Elena Ferrante nome cognome

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Non potete immaginare quanto sia difficile mantenere l’anonimato nell’era dei social e del tutto in piazza. Persino quest’umile scrivente fatica sempre più a restare innominato.
Qualcosa sfugge inevitabilmente: nelle risposte a una mail firmata frettolosamente con il nome di battesimo; nel bisogno a volte di allargarsi con qualcuno e dire qualcosa di me; nelle procedure informatiche che ti chiedono con sempre maggior frequenza chi veramente sei per essere portate a termine, e qualche volta spediscono informazioni in automatico in giro per la rete. Senza contare che incrociando tre indizi su Internet si ottiene una prova provata di quello che fai, di dove lo fai, che sei tu l’assassino.
Già era caduto il mito di Banksy, ora è la volta di Elena Ferrante. Io stesso vacillo, fatte le debite e indebite proporzioni.

Elena Ferrante, alias Anita Raja. Traduttrice, moglie di Domenico Starnone, collaboratrice di a/o. Identificata non grazie all’analisi linguistica dei suoi testi, che sarebbe giocare ad armi pari in una sorta di ti vedo non ti vedo dalle infinite interpretazioni; ma spulciando la dichiarazione dei redditi e confrontando i picchi delle entrate di Anita Raja con i picchi delle vendite di Elena Ferrante. Ed ecco che coincidono.

C’è voluto Il Sole 24Ore, giornale economico in crisi finanziaria per togliere a molti lettori il privilegio di immaginarsi ognuno a suo modo Elena Ferrante, scrittrice economicamente e finanziariamente solida.

Probabilmente il mondo si divide tra quelli che vogliono sapere e quelli che non vogliono sapere. Il giornalista protagonista dello scoop non ha chiesto il permesso dei secondi, di quelli che hanno scelto i romanzi della Ferrante per la storia che racconta e non per il nome riconoscibile in copertina. Elena Ferrante coincide con i suoi libri. Finzione più finzione.

I primi, quelli che vogliono sapere, hanno vinto la partita. Ora sanno. Realtà meno finzione.

Sento già le loro critiche alla Raja: collaboratrice di casa editrice, moglie di Starnone, traduttrice, una della casta editoriale, una della cricca, i soliti noti. E il mondo dei libri ora è un po’ più angusto.

Speriamo che un demente non si metta in testa di scoprire chi fosse Omero. Bisognerebbe modificare tutte le copertine e l’Odissea non avrebbe più il fascino che ha avuto per millenni. Si direbbe infine che Omero è un altro della cricca, il solito noto.

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25 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

25 risposte a “Elena Ferrante nome cognome

  1. Cherchez l’argent. Si diceva così, no? Io lo so che il “Sole” è un giornale con dei professionisti capaci. Certo avrei preferito che tanto acume fosse messo a stanare i Grillo, i Renzi, i Boschi, ecc ecc.
    Dici che è già tutto alla luce del sole? Già. Rubare è una vanteria. Scrivere, invece, è roba da vergognarsi e nascondersi.

  2. tizianabalestro

    Restare anonimi è difficilissimo. Nessuno ci protegge. Se io voglio stare chiusa nel mio guscio, prima o poi, da Internet qualcosa mi sfuggirà. Da un mio racconto, da un accesso per iscriversi a siti di studio, da … boh. Per lavoro. Siamo un nome e un cognome che ci viene dato. Sinceramente a me interessa la persona, non la smania di saper tutto. A me non cambia nulla se Maria si chiama Giulia, se Tiziana si chiama Vittoria. Si cerca tutto e subito. Credo che conoscersi è scoprirsi poco a poco e dovrebbe essere consenziente. Nessuno si prende la briga di chiederci se vogliamo rimanere anonimi, ci prendono la nostra identità. A volte non sarebbe male potersi firmare “anonimo”, se non altro per non essere giudicati, se non altro per darci la possibilità di scegliere se esporci o meno.

  3. Grilloz

    In effetti di anonimo ci resta solo più Helgado, chi si nasconderà dietro questa figura nel mondo patinato dei blog? (Come dite? I blog non si stampano più su carta patinata?).
    Comunque non leggo i giornali tedeschi, quindi non saprei se l’eco dello svelamento sia arrivato anche qui (probabile) fatto sta che oggi in libreria il suo libro (tra l’altro finalmente con un titolo italiano tradotto in modo decente in tedesco) era secondo in classifica. Tenendo conto che il primo era l’ultimo della famosa saga anglosassone direi un gran bel risultato.

  4. Tu Hel, stai riuscendo alla grande nel tuo intento. La casa editrice si chiama e/o non a/o. Poco cambia.

  5. Io penso a sta poveretta che per anni ha faticato a tenersi nascosta dietro un nome qualunque (lei che “qualunque” non è) e che si è trovata sgamata per mano di qualcuno che davvero aveva tempo da perdere.
    Adesso, chi voleva evitare di sentirsi “una della cricca” o “la solita nota” dovrà cominciare a rendere conto del mestiere che fa e del marito che ha e chi ha condotto le indagini sul caso letterario può sentirsi fiero di sentirsi urlare da un bel po’ di persone: ecchissenefrega!

  6. L’anonimato si può mantenere, C’è un blogger scribacchino famoso (ma proprio famosissimo, eh!) che ogni tanto commenta pure i post di Helgaldo, e nessuno conosce la sua vera identità. Le sue iniziali pseudonime sono AG.
    Ok, scherzi a parte, scoprire che la Ferrante è in realtà la moglie di Starnone non è pregiudizievole. Lo sarebbe stato se Starnone avesse pubblicato recensioni entusiastiche sui romanzi della Ferrante.
    Se abbia avuto un ruolo “dietro le quinte”, beh, quel che accade dietro le quinte è solo ipotetico, e ciò valeva anche quando la Ferrante era totalmente anonima.

  7. Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 26, versetti 72-74.
    “Ma egli negò di nuovo giurando: ‘Non conosco quell’uomo’. Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: ‘Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!’. Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: ‘Non conosco quell’uomo!’. E subito un gallo cantò.
    😀

    Mi hanno sempre colpito le parole “la tua parlata ti tradisce” …
    Credo valga anche per la parlata “scritta”.
    In quest’epoca così social e così iperconnessa, penso sia difficile rimanere anonimi per sempre.
    Prima o poi il gallo canta per tutti. 😀

    Ma quello che mi piace pensare è che il gallo che canta non scoperchia l’identità di una persona che parla (o scrive), ma la sincerità di chi ascolta (o legge). Perché è in quel momento che si vedono le persone vere, cioè quelle che ascoltano più per la bontà delle parole (dette e scritte) che per la persona che parla.

    Forse Elena/Anita perderà qualche lettore al prossimo romanzo. Ma potrà consolarsi pensando di essere letta da persone sincere che apprezzano lo scritto per quello che è. Insomma: pochi ma buoni è sempre meglio. 😀

    • Grilloz

      Però l’han beccata per la dichiarazione dei redditi, mica per l’accento 😛

      • Chiaro. Quello che intendevo dire è che quando scriviamo tendiamo a usare determinate parole, precise frasi che con il tempo possono “tradirci”. In alcuni casi direi anche la punteggiatura e il modo di interrompere le frasi. Ma anche l’uso di esempi, parafrasi, aneddoti. Modi di esporre pensieri componendoli in frasi.

        Persino gli errori. Ti faccio un esempio: un mio amico scriveva un blog in modo anonimo. Aveva il vizio di ripetere un errore particolare. Quando c’era da scrivere ” Beh ” (o ” Be’ “) scriveva (sbagliando) “B’è” (per inciso: “B” apostrofo seguita da “e” con l’accento). Errore molto particolare, oltre che grossolano.
        Quando mi scriveva e-mail non anonime, il vedere quel particolare errore (insieme ad altri elementi, sia chiaro) mi ha aiutato a sgamarlo.

        E’ in questo senso che intendevo “la tua parlata ti tradisce” (parlata scritta, ribadisco).

      • Grilloz

        Sì, e se non sbaglio qualcuno aveva anche tentato di fare delle analisi linguistiche per scovare l’anonima.
        Sai, mi ha ricordato quella parte di Una notte d’inverno un viaggiatore in cui fanno l’analisi dei testi col computer 😉

      • Non ricordo il passaggio di Calvino, ma è la dimostrazione che tutto è già stato scritto prima che accada. Vi sono state, credo, due analisi linguistiche, di cui una è andata molto vicina al risultato del Sole 24Ore. Quell’operazione è stata un gioco letterario, quindi interessante. L’analisi dei flussi dei ricavi invece, forse più univoca, è molto meno elettrizzante.

  8. Simona C.

    Se tutti i libri fossero anonimi conterebbe solo ciò che è scritto e non chi l’ha scritto. Poi, però, se ti piace un autore e vuoi leggere altro di lui come fai? E se cambia identità non ti piace più come scrive? Non so se si possa slegare completamente l’autore dall’opera e se l’opinione che ci facciamo dell’opera dipende anche da chi ne è l’autore. Certo se scoprissi che il mio scrittore preferito nel tempo libero annega i gattini, magari smetterei di comprare i suoi libri, ma son casi estremi.
    Difficile restare anonimi quando si diventa famosi, ricchi o se si ricoprono ruoli importanti, mentre se sei una persona comune non frega a nessuno chi sei, finché non dimentichi di pagare una multa e ti inseguono come un criminale internazionale.

    • Tocchi un punto importante, e forse sottostimato. Esiste un legame, credo inscindibile, tra autore e letteratura. Penso a Verga e I Malavoglia, a Dante e la Commedia, a Manzoni, a Hemingway e Addio alle armi. Quando invece parliamo di editoria, non di letteratura, il legame non lo vedo più tanto stretto, tant’è che molti autori famosi scelgono di scrivere usando pseudonimi, collaboratori, interi staff al loro servizio. In questo secondo caso conta il libro, la trama, la suspense, la trilogia, il sequel da milioni di copie, la possibile riduzione cinematografica. Della vita dell’artista interessa poco e niente, ma solo del successo commerciale in tempi stretti.

      • Simona C.

        E dal punto di vista del lettore? Conta il libro o l’autore? Mi pare che siano un po’ l’uovo e la gallina, insomma.

    • tizianabalestro

      … dei Libri Letti Tanto Tempo Fa
      Che Sarebbe Ora Di Rileggerli e dei Libri Che Hai Sempre Fatto
      Finta D’Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli
      Davvero.
      (Solo che io lo ammetto di non aver letto “Una notte d’inverno un viaggiatore”)😛

  9. tizianabalestro

    È vero, Darius. Il nostro ‘ tic” nella scrittura, ci frega.

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