Breve lezione di scrittura

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Quando non so che cosa scrivere, come mi capita oggi, prendo un libro e inizio a ricopiare il testo, le idee poi arriveranno.

Ieri sera, nella bella palestra della Lisbon High School, i tifosi della squadra locale e quelli della Jay Hills sono stati insieme increduli testimoni di una prestazione sportiva senza uguali a livello scolastico. Bob Ransom, noto come «Bullet» Bob per stazza e precisione di tiro, ha segnato trentasette punti. Sì, avete letto bene. Inoltre lLo ha fatto con grazia, velocità… e anche con insolita cortesia, commettendo solo due falli personali nella sua cavalleresca rincorsa a un record che sfuggiva ai frombolieri giocatori della Lisbon dalgli anni della Corea 1953…

Le correzioni sono opera di John Gould, direttore del «Lisbon», al pezzo scritto da un giovane redattore, Stephen King, il quale imparò così in soli dieci minuti quello che non aveva appreso sulla scrittura in due anni di corsi di letteratura inglese. Una pura rivelazione quella pennona nera che eliminava il superfluo dalla sua prosa. «Ho solo eliminato i punti brutti», gli disse Gould.

Se fossi stato il direttore del «Lisbon» avrei tolto anche insieme, che mi pare superfluo, e avrei sostituito i tre puntini di sospensione dopo velocità con una semplice virgola. Ma questa è solo un’opinione.

La certezza invece è che se si entrasse una volta almeno in una redazione, anche solo sportiva, e per dieci minuti si vedesse come si lavora sulle parole per renderle disponibili al pubblico, si smetterebbe di scrivere o si inizierebbe a scrivere veramente. Stephen King è diventato Stephen King dopo quei dieci minuti, non prima.

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44 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

44 risposte a “Breve lezione di scrittura

  1. Anch’io avrei tolto “insieme”. I tre puntini, invece, fanno tanto Thomas Pynchon. Chissà, lui, in quali dieci minuti ha imparato a scrivere… E tu, invece?

    • I tre puntini fanno tanto letteratura, qui invece c’è solo cronaca sportiva. Questo post mi è venuto da sé incrociando un’esperienza di King, ma riflettendo su quella redattrice (o redattore) di Confidenze che passa i tuoi pezzi. Dici che non vengono toccati, e va benissimo e ci credo. Anche quello di King andava bene in ogni caso, Gould glielo rimarcò, e King già lo sapeva. Ma il filtro del mestiere è stato per lui molto più proficuo che se gli avesse detto che andava già bene così come l’aveva scritto. Due giorni in redazione ti farebbero crescere enormemente sul mestiere di scrivere.

      • Non l’ho mai detto. Anzi, in un post ho perfino affermato che appiattiscono il testo: correggendo gli errori (voluti) e sostituendo ai vocaboli scelti da me degli iperonimi o equivalenti più comuni. Ma quella è solo narrativa…

      • E tu pensi che sia un peggioramento al testo? Sarebbe interessante che mostrassi qualche breve stralcio della tua prosa, con le variazioni apportate dalla redazione. Credo che ci sarebbe da discuterne a lungo.

      • Mi fai un esempio di iperonimo sostituito?

      • Io i tre puntini li avrei tolti e basta. Non sopporto più né puntini e né punti esclamativi.

      • Io penso che in redazione conoscano bene i loro lettori (lettrici), e che le correzioni che fanno ai miei testi non sono “correzioni” in senso stretto, ma adeguamenti alle esigenze dell’utenza. Infatti non me ne sono mai lamentato, e se continuo a insistere nell’adoperare “ammannire” al posto di “apparecchiare” è solo per vedere se lo correggono ogni volta. 🙂

        Tuttavia mi rimane sempre un dubbio, credo legittimo: non è che sottovalutano le loro lettrici? È lo stesso dubbio che mi viene ogni volta che leggo un romanzo pubblicato da Arnoldo…

      • Ammannire è da pazzi, se fosse Gould ti direi: al prossimo ammannire che trovo, vedi di apparecchiare i tuoi pezzi in un’altra rivista, non abbiamo mica tempo da perdere qui.

      • tizianabalestro

        Sì impara sul campo, con l’esperienza. La gavetta da cui pochi passano ma che, secondo me, è fondamentale se non necessaria. Nessun mestiere escluso. Per imparare nella bottega artigianale dove lavoravo prima, si faceva così; l’esperto insegnava al principiante. Insegnamento ed ascolto. Mentre pratichi, eri affiancato. Direi che vale anche per un giornalista, uno scrittore e così via. Bisognerebbe forse pensare in questa ottica. A me è rimasta innata questa attitudine di farmi insegnare, poi posso anche continuare da sola, non prima di aver imparato quello che serve.

      • Ammannire è da intenditori. 😉

      • Ammannire mi fa venire in mente una sola, tragica conseguenza:

        Ormai avranno una macro di Word per toglierlo, se conosco i miei polli. Dovresti provare con qualcosa di diverso. Chessò: coonestare. 😛

      • Scutulare, dicono in Sicilia. 😉

  2. Io invece mi chiedo in quale redazione abbia imparato a scrivere Bob Dylan 😛

  3. Grilloz

    Ho riconosciuto il brano alla prima riga, mi sa che son malato 😛
    Però mi aveva impressionato quel passaggio di On writing 😉

  4. Che buffo:
    A io e Michele abbiamo commentato insieme
    B ho scritto HAI invece di HA il che rende la cosa fantastica, a Hel il Nobel per la letteratura! Anvedi.

  5. A me il nobel a Dylan piace. Di questi decenni penso che resteranno sopratutto testi di canzoni, che ci piaccia o no (son gusti, a me piace) è la letteratura del nostro tempo. Ma dopo tutto anche le poesie di Dante circolavano musicate.
    PS: Ho trovato meraviglioso questo pezzo su On Writing.

    • Devo ammettere che ora che lo so sono contento. Non credo che la letteratura si esprima solo tramite i libri, Dario Fo ne è l’esempio più evidente. Non amo la musica, né la poesia, non la seguo. Però il testo musicale in quanto testo l’ho sempre guardato con attenzione. Spesso raggiunge delle sintesi di prosa notevoli. Mi pare un riconoscimento a un tipo di scrittura spesso trascurata perché funzionale alla musica.
      Sarà contento De Gregori che ha appena portato a termine nel suo ultimo album un lungo lavoro di traduzione in italiano dei testi di Dylan.

      • tizianabalestro

        Esatto. Non perché sia musicata, non è letteratura. De Andrè, altro esempio. (Almeno per me, eh!). Un autore uruguaiano che seguo mi ha incuriosito perché nonostante la semplicità nei suoi testi, ho scoperto che segue sempre una metrica ben precisa. Quindi si può benissimo essere scrittori musicando ciò che hai redatto. Direi che è un valore aggiunto, artisti a tutto tondo.

    • tizianabalestro

      Non mi dispiace il Nobel a Bob Dylan.
      In fin dei conti, nell’epoca attuale, nessuno fa solamente lo scrittore, poeta, etc.
      Si può fare anche un altro mestiere, pure il cantante, perché no? Anche perché, a meno che non sei un nome nell’editoria, non ti manterrai economicamente.
      I suoi testi li ho trovati sempre molto poetici e, se non sai scrivere, non ti vengono così bene.
      Se mi è rimasta in mente questa canzone, imparata come fosse una poesia a scuola, ci sarà un perché. Credo perché è un poesia, in più è musicata.
      Da leggere.

      Blowin in the wind

      How many roads must a man walk down
      Before you call him a man?
      How many seas must a white dove sail
      Before she sleeps in the sand?
      Yes, and how many times must the cannon balls fly
      Before they’re forever banned?
      The answer, my friend, is blowin’ in the wind
      The answer is blowin’ in the wind

      Yes, and how many years can a mountain exist
      Before it’s washed to the sea?
      Yes, and how many years can some people exist
      Before they’re allowed to be free?
      Yes, and how many times can a man turn his head
      And pretend that he just doesn’t see?
      The answer, my friend, is blowin’ in the wind
      The answer is blowin’ in the wind

      Yes, and how many times must a man look up
      Before he can see the sky?
      Yes, and how many ears must one man have
      Before he can hear people cry?
      Yes, and how many deaths will it take ‘till he knows
      That too many people have died?
      The answer, my friend, is blowin’ in the wind
      The answer is blowin’ in the wind

    • tizianabalestro

      La penso esattamente come te, Tenar sia per il Nobel, sia per il pezzo “On writing “.
      Comunque sia, tutto è soggettivo.
      Il mondo è bello per questo. Se fossimo tutti d’accordo, sai che monotonia.
      😊😀

  6. La cosa sconvolgente non sarebbe tanto il Nobel a Helgaldo, quanto il venirlo a sapere da me.
    Tornando al post le correzioni di Gould le trovo geniali.
    Tornando al Nobel Roth e Murakami staranno rosicando come ogni anno, i miei rosicamenti in confronto sono bruscolini.
    Ti voglio bene, Hel.

  7. E qualcuno da te, Michele, aveva immaginato che la Ferrante fosse il mio imbianchino.

  8. Ieri sera, nella palestra della Lisbon High School, i tifosi della squadra locale e quelli della Jay Hills sono stati insieme increduli testimoni di una prestazione sportiva senza uguali. Bob Ransom è entrato negli annali dei record scolastici segnando trentasette punti. Sì, avete letto bene: trentasette. Lo ha fatto con grazia, velocità. Caparbietà. E anche con insolita cortesia: nella rincorsa a un record che sfuggiva ai giocatori della Lisbon dal 1953, ha commesso solo due falli personali…

    Ho scritto spesso sul giornalino della mia scuola.
    Vale lo stesso?? 😀 😀 😀

    • Mmh, Gould non sarebbe del tutto d’accordo. Non stai dicendo la stessa cosa dell’articolo: hai invertito la frase del record, ora stai dando maggiore importanza ai falli personali che al record che sfuggiva dal 1953. Prima la subordinata erano i falli e la principale, giustamente in fondo, più di peso perché è l’ultima informazione che leggi nella frase riguardava l’evento che non si ripeteva da molti anni. Tu hai detto una cosa diversa, come se la cosa più rivelante sia commettere meno falli rispetto a fare un record.

  9. Resto un po’ interdetta di fronte al Nobel assegnato a Bob Dylan. L’assegnazione è avvenuta perché il cantante ha “creato una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana”. Non so, musica e letteratura vanno a braccetto, certo e ci sono testi musicali che narrano storie meglio di tanti libri, ma il Nobel è il massimo riconoscimento in un dato campo e darlo a chi in quel campo non si è distinto per meriti esclusivi, boh, non mi pare sensato.

    La lezione di scrittura, invece, è davvero interessante. A me, per esempio, piacerebbe un sacco affiancare un editor durante la sua attività, seguirlo nelle sue operazioni di taglio e cucito. Sono sicura che imparerei molto e sarei in grado di vedere nei miei scritti tutto il superfluo che si nasconde.
    Comunque anch’io avrei tolto i puntini di sospensione dal testo.

    • Grilloz

      Attenzione però che il nobel non va allo scrittore che scrive meglio ma a chi si è particolarmente distinto per certi meriti. Del resto l’anno scorso hanno premiato una giornalista.

      • Infatti: il Nobel non è un premio ma è IL premio, un po’ come l’olimpiade non è una competizione ma è LA competizione.
        Per via dei meriti il Nobel si riveste di un significato anche politico, altrimenti si fa a chi vende di più. Ecco perché avrei preferito veder premiato un africano, un siriano, un mediorientale, un pakistano, un tibetano, ecc ecc.: per vedere accendersi un faro su posti dimenticati per negligenza o per volontà attiva. L’America – e Dylan – di un faro non avevano proprio bisogno.
        Per quanto riguarda i letterati, invece, due domande me le farei. Facciamo un esempio molto meno aulico. Cerimonia degli oscar. L’oscar per la miglior sceneggiatura va a… Bob Dylan, per i testi delle sue canzoni. Se scrivessi sceneggiature, valuterei di cambiar mestiere. Questo senza togliere nulla al buon Bob. che pure io ho cantato e strimpellato un’infinita di volte.

      • Grilloz

        Ni, nel senso che il nobel per la letteratura viene assegnato anche a poeti e chi scrive testi delle canzoni in qualche modo è un poeta. Figurati che un professore di liceo di mio padre sosteneva che le poesie greche o latine non andassero declinate ma cantate, perché questo era il modo dell’epoca.
        Non mi stupirei che in futuro prendesse il nobel per la letteratura uno sceneggiatore (anche lui scrive narrativa in qualche modo) più difficile il contrario.
        I nobel per la pace e per la letteratura sono sempre quelli che fan discutere di più, proprio per il sottinteso politico che portano con loro. Non per niente l’anno scorso il nobel è andato a una scrittrice russa e due anni fa a uno scrittore cinese.

      • Confermo: la poesia antica si cantava. 🙂
        Ma io sono convinto che Dylan sia un poeta, eh. Così come sono convinto che la poesia moderna (che in molti si chiedono dove sia finita o danno per morta) sia confluita nella musica.

    • tizianabalestro

      Non solo i puntini, anche “insieme” come dice Helgaldo. È superfluo.

      • Poesia e canzone sono difficilmente distinguibili almeno fino al 1500/1600 (poi, professore universitario che trovi, diversa teoria che ascolti, secondo il mio tutta l’epica rinascimentale veniva ascoltata con accompagnamento musicale, più o meno cantata). Comunque, se penso all’occidente degli ultimi quarant’anni il ruolo dell’intellettuale come colui che smuove le coscienze e porta alla ribalta temi anche scomodi arrivando a un vasto pubblico è stato spesso ricoperto dai cantanti.

  10. Simona C.

    Ho capito che se mando i miei romanzi da revisionare alla Gazzetta dello Sport e li canto in giro per quarant’anni, poi vinco il Nobel. Grazie per le dritte.

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