Fai le carte e poi ridimmelo

foto_assi_hd_4

C’è chi sabato sera è uscito a cena con gli amici, chi si è scatenato in balli e bevute sfrenate, chi ha deciso di restarsene al computer per dare forma al suo romanzo, chi se n’è andato al cinema, e chi come me è rimasto sul divano perché stavano trasmettendo per l’ennesima volta L’appartamento con Jack Lemmon e Shirley MacLaine, la mia amatissima Miss Kubelik, la ragazza dell’ascensore apparentemente inaccessibile e invece alle prese con i compromessi della vita in quanto amante del capufficio, a sua volta amata in segreto dal grigio C.C. Baxter, detto Cicci bello, l’impiegato-inquilino dell’appartamento sempre a disposizione per le scappatelle degli alti dirigenti del suo ufficio. Commedia e tragedia, agro e dolce, amore platonico e vita vera. Potremmo definirla una storia rosa perché finisce bene, ma nera perché attraversa il cinismo e la scarsa stima di sé, anche se alla fine c’è un riscatto.

Amo Miss Kubelik fin da piccolo e ancora adesso, con fazzoletti metaforici, mi perdo nelle sue scelte superficiali, autodistruttive, umanissime, comprensibilissime. Mi ritrovo anche nel mite Baxter, servile e puro, carrierista e leale, succube ed eroe.

Mi stupisce sempre la ricchezza inesauribile di questa storia, accumulo di dettagli densi di significato. Lo specchietto per i trucchi crepato, dove a Miss Kubelik piace riflettersi, un oggetto banale che fa da specchio all’anima. Mi chiedo quali oggetti femminili nel romanzo che stai scrivendo abbiano tanta forza interiore anziché essere solo accessori esterni e superficiali.

«Io l’amo»: detto solo alla fine, come ultima battuta a disposizione, quando qualsiasi azione del protagonista sta mostrando da più di un’ora, fin dalla prima apparizione di Miss Kubelik, questo sentimento senza bisogno di spiegarlo. Mi chiedo quali parole vengano lasciate in fondo al romanzo che stai scrivendo per avere più potenza e non essere solo un suono  scontato e grossolano dei sentimenti.

L’incipit in media res, con tutti i personaggi che entrano in scena dopo essere già stati più volte in scena nell’appartamento prima che la storia inizi, così da riscaldarlo con le forme dei loro corpi premuti sul divano, con gli orecchini persi tra i cuscini e le bottiglie di champagne gettate nella spazzatura. Mi chiedo quali stanze della casa di cui stai scrivendo nel romanzo non siano invece intonse e fredde, con i mobili Ikea ben allineati e mai vissuti, solo mobilio esterno fornito dallo sponsor a vite che a trent’anni non hanno ancora iniziato a respirare.

Una pistola di cui si parla e che non si vede, ma che poi spara, deformando per un istante interminabile i lineamenti dolci della MacLaine nell’attimo più bello, quando intuisce che è Baxter l’uomo che ama nello stesso istante in cui lo perde. Mi chiedo se la pistola del romanzo che stai scrivendo non sia nient’altro che una semplice banale arma da fuoco ben in vista e rozzamente utilizzata solo per sparare.

Ce ne sarebbero tante, ma così tante da scriverci un romanzo: una racchetta da tennis come scolapasta, un frigorifero da acquistare la notte di Natale, un corpo da lasciare nel testamento a un museo, una partita di ramino. Ma per la verità non è di questo che vuole parlare il post di oggi, ma dell’amore immenso che ho per Miss Kubelik, dell’amore malato che lei ha per gli uomini sbagliati, capuffici di cinismo, dell’uomo giusto che è già da sempre lì presente. E vorrei per una volta essere io quello che dice: «Io l’amo, ha sentito?». Fai le carte e poi ridimmelo.

Ecco, bisognerebbe che qualcuno lo scrivesse.

Annunci

11 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

11 risposte a “Fai le carte e poi ridimmelo

  1. Grilloz

    Mi hai fatto venir voglia di guardarlo 🙂
    Anche se certi film andrebbero proprio studiati per la cura con cui son stati fattti, varrebbe più di decine i corsi di scrittura.

    • È una buona proposta, ci penserò seriamente se ti interessa.

      • Grilloz

        A me sì, interessa 😉
        Nel frattempo mi sono permesso di condividere il post su pescepirata

      • Ok, aprirò un nuovo filone, film celebri scomposti e ricomposti.

      • Grilloz

        Danke 🙂

      • A proposito di Danke… Partiamo proprio da una parola tedesca fondamentale nella trama. Iniziamo col dire che il dottore, il vicino di casa che salverà dal suicidio Miss Kubelik, rivolgendosi a Baxter lo invita a cambiare vita, a vivere in modo meno superficiale. «Ha presente come si dice uomo in tedesco?». Baxter risponde che sa solo poche parole di tedesco. «Sia un Mensch, un uomo». La parola tornerà alla fine della storia, nel momento di riscatto di Baxter, quando in ufficio rinuncerà alla promozione rifiutando di ridare le chiavi dell’appartamento al superiore per riportarci la Kubelik, recuperando così la sua dignità perduta. A sua volta dirà al suo capufficio: «Sa cos’è un Mensch? Ecco, io ora sono un Mensch, un uomo». L’appartamento è ricco di episodi che poi ritornano con più significato mentre la storia avanza. Potresti rivederlo cercando di scovarli, e poi li elenchiamo tutti. Che ne dici?

  2. Grilloz

    Provo a vedere se riesco a trovare il film 😉

  3. Simona C.

    Bellissimo. Sono cresciuta con mio padre che mi faceva vedere i film di Billy Wilder e Blake Edwards. Il suo preferito è “Irma la dolce”, stessi attori e stesso regista, insieme a “Colazione da Tiffany” di Edwards.
    Li ho visti tutti da ragazzina, quindi non con l’attenzione del tuo post, eppure se li rivedo con piacere fuori dalla loro epoca significa che hanno qualcosa di speciale. Situazioni, personaggi e dialoghi traggono forza duratura proprio dai dettagli che a volte assimiliamo dai film senza rendercene conto. Il regista li sottolinea con una certa inquadratura, con una certa luce, chiedendo all’attore una certa espressione, lo scrittore deve fare tutto questo con le parole. Sono modi diversi di comunicare con il pubblico e raccontare, ma si possono prendere spunti e lezioni importanti da analisi come questa.

  4. tizianabalestro

    Su YouTube è a pagamento il film O.O

  5. tizianabalestro

    La versione italiana è a pagamento. In inglese no.

  6. È un film meraviglioso. E sono d’accordo con Grilloz, si impara un sacco sulla scrittura analizzando film così. Uno dei pochi corsi davvero illuminanti che ho seguito è stato quello di critica cinematografica tenuto da Bruno Fornara. Abbiamo visto fino allo sfinimento “Il cavaliere della valle solitaria” e “la morte corre sul fiume”, ma è stato uno dei pochi in cui ho davvero avuto l’impressione di imparare qualcosa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...