74.441

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Nel primo semestre del 2016 sono stati 41.538 i titoli in formato ebook.
Sempre nello stesso periodo i libri pubblicati in cartaceo sono stati 32.093.
L’ebook ha sorpassato, per la prima volta, il libro di carta, soprattutto grazie al self-publishing.

Sessantamila nuovi titoli all’anno prima erano un’esagerazione, e tutti a lamentarsi. Ora 74.441 in sei mesi, e tutti a pubblicare.

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47 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

47 risposte a “74.441

  1. Grilloz

    Bisogna però vedere quanti titoli sono stati pubblicati sia in cartaceo che in digitale. I due insiemi non sono disgiunti 😉
    (restano tanti, troppi)

    • Gli ebook delle case editrici sono in crescita, ovviamente. Ma più lentamente di quelli in self, e per gli editori è soprattutto interessante proporre in ebook libri fuori catalogo, da cui anche una maggior lentezza perché il processo di conversione non è del tutto automatico in questi casi.

      • Grilloz

        Le nuove uscite in genere hanno sia la versione cartacea che l’ebook. Una cosa curiosa, una casa editrice che seguo, piccola, pubblica l’ebbok sei mesi dopo il cartaceo, così lo lanciano due volte: tecniche di marketing 😉

      • Ogni libro è in concorrenza con tutti gli altri, compreso il proprio se pubblicato nei due modi. Tranne qualche stravagante che vuole il cartaceo e il digitale dello stesso libro, bisogna fare i conti anche con questo. È come se un centravanti giocasse per segnare nella rete avversaria e anche nella propria. Comunque la giri, all’atto pratico, sono sempre 74.441. Per ora…

      • Comunque quelli che leggono pare diminuiscano. Ma anche se restano invariati non è una bella notizia per chi pubblica. Se l’offerta è superiore alla domanda i prezzi dovrebbero anche scendere, bisognerebbe che i libri in ebook fossero tutti a 0,99. Anche meno. 🙂

      • Davvero? Eppure lo sai quante ore e quanti mal di testa servirebbero per scriverlo. Quanta gente servirebbe per affinarlo. Quanta ancora ne servirebbe per stamparlo, su carta o digitale che sia. Gente con le palle, mica qualcuno che prende un file e lo masturba con un paio di programmi free od open source.
        Dovrebbero costare 99 euro, altroché. Che li compri chi ci tiene: i libri non sono rasoi.

      • Le tue però sono rasoiate… 😉

      • Grilloz

        Credo che comprare l’ebook e il cartaceo dello stesso libro sia una cosa da feticisti, del tipo mi piace il cartaceo ma lo leggo in ebook così non lo rovino 😀
        @Michele, mia figlia a cinque anni se ne uscita con:
        – sai mamma anche io ho scritto un libro, ma nessuno lo legge.
        – come mai?
        – eh, costa mille euro
        – forse è un po’ caro
        – sì mamma, ma io ho fatto tanta fatica a scrivere tutte quelle pagine
        😀

      • Se questa storia è vera la ripropongo come post… Batti un colpo se ci sei.

      • Grilloz

        toc toc 😉

  2. Io non c’entro nulla: è più di un anno che non pubblico… 😛
    Quindi la mia fuffa al momento è ancora nella mia bottega.

    Sono d’accordo sul fatto che gli ebook dovrebbero costare meno di 0,99.
    Purtroppo però spesso 0,99 è il prezzo minimo a cui si è obbligati a vendere. Jeff Bezos, che giusto ieri sera era a cena a casa mia :-D, me lo ha ribadito. Io venderei a prezzi simbolici, tipo 0,33 o 0,74 ma non so se ora le piattaforme lo permettono…

    • Ho trovato libri a 0,10. Comunque scarico quelli con download gratuito, quindi credo che Bezos era un po’ brillo ieri sera. 😀

      • In realtà escludevo quelli gratuiti. Pensavo che il prezzo minimo fosse di 99 cents: non sapevo ce ne fossero anche a meno.

        I miei acquisti di ebook vivacchiano di newsletter e tutti quelli proposti non sono mai stati al di sotto dei 99 cents…

  3. Sai come si dice no? Ogni essere umano prima di morire dovrebbe avere un figlio (anche adottato), piantare un albero e scrivere un libro.
    Quindi questi dati implicano che appena lo 0,12% degli italiani ha ottemperato il terzo punto.
    Ergo: dobbiamo ancora crescere in questo settore.
    ;-P

  4. Troppi libri e pochi lettori. Finiremo col leggere solo quello che scriviamo?

    • Sarebbe facile dire di sì o fare una battuta. Parlando seriamente mi pare che si legge poco quello che si scrive, manca una visione critica dei propri mezzi espressivi, comunicativi, narrativi. Se non ci fosse stato il digitale non ci sarebbero così tante immagini in rete (tutti fotografi di alto livello) e tutti con il romanzo on line (scrittori bravissimi). È stata rimossa la barriera alla pubblicazione, prima costava, serviva un tipografo, uno stampatore, un editore ecc., ora non più. Vedo soprattutto selfie fotografici e selfie editoriali. Si guarda a se stessi, ci si dice bravi.

    • Grilloz

      Sarebbe già un passo avanti 😛 mi sono capitati un po’ di manoscritti che credo non siano stati riletti neanche dall’autore 😀

  5. Marco Amato

    Io però che sono uno di quelli brutti, sporchi e cattivi, quando sento ripetere da tutti, competenti o meno, la stessa cosa, comincio a pormi qualche dubbio.

    Ma siamo così certi che in Italia si legge poco? Così poco che tutti si stracciano le vesti e arrivano addirittura ad avanzare l’ipotesi secondo la quale ci sono più scrittori che lettori?

    Io non mi faccio persuaso.
    Sono andato a cercare un dato che dovrebbe essere facile trovare e che invece è occulto. Nelle mega statistiche nessuno lo dice… bah.
    Quante sono le copie di libri che vengono vendute ogni anno?
    Dalla diminuzione percentuale dei libri venduti nei primi sei mesi (unico dato che ho trovato) ho fatto un calcolo sommario e pare che in Italia dovrebbero vendersi ogni anno circa 90 milioni di copie.

    Porco boia ragazzi, ma a me 90 milioni di libri non sembrano pochi. Mi immagino solo cosa significhi stampare e distribuire 90 milioni di pezzi ogni anno.

    Oggi giorno perché un editore sia soddisfatto di un autore, un libro deve vendere almeno 10 mila copie. Cioè quello scrittore soddisfatto deve riuscire a vendere lo 0,011% dell’intera produzione nazionale.

    Cioè tutti gli scrittori che si ritengono falliti perché non vendono o vendono poco, dovrebbero considerare d’essere almeno uno 0,011%

    Per di più, per diventare un bestseller da 30 mila copie occorre essere solo uno 0,03%

    Colpo di mille astronavi a energia a curvatura… se mi avessero detto che per diventare scrittore dovevo conquistare il 10% del mercato, quasi quasi cestinavo la penna.
    Ma se devo toccare lo 0,011%, ma io mi accontenterei anche di 5 mila copie, ovvero 0,0055%. Che fa con ‘sti numeri il romanzo nel cassetto lo tiro fuori o lo lascio?

    • Grilloz

      Daltro canto i lettori in italia sono circa 23 milioni, i lettori forti sono 6 milioni, se uno scrittore emergente puntasse solo agli ultimi per “sfondare” dovrebbe conquistare solo lo 0,08% 😉

      • Marco Amato

        Eh già, vista la cosa dalla prospettiva statistica, non è così drammatica.
        Che poi anche chi dice, in Italia si legge poco perché all’estero si legge molto di più… A me non è che pare molto arguto questo ragionamento.
        Perché in Germania si mangia meno pasta che in Italia. In conpenso in Germania si beve più birra. Gli inglesi adorano il polo. E i francesi… beh… loro si arrangino. 😀
        Siamo un paese di ignoranti dove a scuola si aizzano i giovani a odiare i libri. A mio figlio hanno fatto studiare I promessi sposi, con un apparato critico che a me faceva venire la pelle d’oca. Con esercizi da svolgere in cui lo studente doveva compiere l’analisi del capitolo e spiegare perché Renzo compie A e non B. Capitolo per capitolo, scena per scena, intenzione per intenzione. Compiti da svolgere con relativa interrogazione e voto.
        Cioè a me diventa difficile recuperare mio figlio a fargli leggere un bel libro. C’è una certa sana follia nella scuola, e stiamo a guardare perché all’estero si legge di più?
        Ma lasciamolo perdere il paragone. Noi siamo noi. Nemmeno fra 50 anni raggiungeremo i livelli di lettura della Germania. Vendiamo 90 milioni di libri, non sono pochi, accontentiamoci di questo. Ma soprattutto basta lagne che si legge poco. 😀

    • Grilloz

      P.S. visto che tu hai seguito quella famosa discussione, alla fine le cifre le ho trovate (il grafico stava proprio all’inizio dell’indagine Istat sulla lettura) e hanno confermato la mia tesi:
      I lettori hanno continuato a crescere dal ’95 (salvo un piccolo calo a fine millennio), c’è stato poi un calo a partire dal 2010-2011 (guarda caso proprio a ridosso della crisi economica, credo che lo stesso calo lo si possa trovare nella vendita di qualsiasi prodotto, probabilmente anche in modo più consistente) per poi ricominciare a crescere dall’anno scorso. In ogni caso i lettori non sono mai scesi sotto le cifre dei primi anni 2000.

      • Marco Amato

        Beh l’argomentare di quell’imbecillone era da quaquaraquà. È così perché lo dico io e lo dicono tutti. 😀

        Infatti, la crisi economica è il principale fattore della diminuzione dei libri. La causa di un sistema complesso non è mai una soltanto. In questi dieci anni, sono nati gli smartphone, Facebook, Whatsapp, milioni di serie tv, gli editori rincorrono il best seller facile. Poteva andare peggio, invece bene o male i lettori tengono.

      • Grilloz

        Non solo non diminuiscono, ma nel lungo periodo crescono pure.

      • Io probabilmente sono “distratta” dall’ambito famigliare, dove proprio non riesco a farli leggere, con gente che preferisce andare in chiesa tutte le sere piuttosto che leggere (capite che tragedia??!). Però a guardare il mercato, le statistiche si focalizzano solo su due punti: i libri venduti (meno gli ebook) e i libri letti (sondaggio a campionamento). Esclusi il volume dei prestiti in biblioteca (ci sono anche i prestiti digitali adesso). E soprattutto tutto il mercato del’usato del cartaceo, che è ben attivo (nonostante nel 2016 Poste Italiane riesca ancora a smarrire, o a far sparire, interi pacchetti). Questo mercato ha avuto un’accelerata pazzesca con l’avvento della rete, perchè acquistare un libro uscito da pochi mesi a 1/3 del prezzo di copertina è un’ottima occasione. Però è un mercato non tracciabile, perchè tra privati. Ma i libri girano e vengono letti. Se vogliamo parlare di lettura.

      • Grilloz

        I dati ISTAT però contano i libri letti indipendentemente dalla fonte.
        @Marco, quelle del lusso?

      • E potremmo discutere sul campionamento, sulle domande del sondaggio e sulla verità delle risposte (perché c’è sia gente che si vergogna di dire che non legge sia gente che si vergogna di dire che legge molto), nonché di quale risultato va in cerca la statistica. Presente certi sondaggi per questo o quel partito politico, dove tutti sono dati vincenti? 😉

      • Grilloz

        Sicuro, però dal punto di vista ingegneristico un errore del +/- 3% è trascurabile 😉 Il numero esatto non lo saprai mai, ma le tendenze le inquadri.
        Sarebbe interessante (forse tu che l’hai studiata mi sai dire di più) sapere quali tecniche adottano i sondaggisti per superare la reticenza o la mendacia delle risposte ai questionari.

      • Quando l’ho studiata io, nulla. Da un decennio (dagli ultimi flop scandalosi degli exit polls), stanno cercando di introdurre un algoritmo correttivo. Presumo si basi sullo scostamento che ogni volta registrano tra sondaggi e valore reale.

      • Grilloz

        Beh, immagino che qualche correttivo sia essenziale, sarebbe interessante, anche se credo che certi algoritmi siano top secret 😉
        Del resto, al di là dei sondaggi elettorali, sulle indagini di mercato girano un bel po’ di soldi, un’indagine di mercato sballata puù far perdere alla società che l’ha commissionata suon di milioni, quindi immagino che i sondaggisti debbano dare un certo grado di affidabilità.
        Mi ricordo (parliamo di psicologia però) il test MPI, Marco probabilmente l’ha fatto alla visita di leva. Quando lo feci lo considerai una cosa cretina, ma quando lavorai al distretto e vidi i risultati ne restai colpito per la precisione dei risultati. In quel test c’erano le domande “serie” quelle che servivano a tracciare il profilo e una serie di domande di controllo, mescolate alle altre e indistinguibili da chi faceva il test, che servivano a capire se tiravi a caso le risposte, se mentivi, se eri reticente ecc.

      • Marco Amato

        Nelle statistiche non rientrano nemmeno i libri venduti in edicola o quelli abbinati ai quotidiani. E che dire anche delle bancarelle dell’usato.
        Questo non significa che l’editoria sia florida, tutt’altro. Anche perché basta domandarsi quali siano le aziende floride in Italia.

      • Marco Amato

        @Grilloz
        Le aziende del lusso, hanno la possibilità di poter imporre margini di guadagno cospicui sul loro prodotto. Questo aiuta, ma non sempre è sufficiente. Siamo un paese in declino economico. Non ci riprenderemo, semplicemente perché questa è la storia. L’impero persiano è scomparso, la città di Siracusa ai tempi dei greci per un secolo è stata la città più potente al mondo, l’impero britannico a inizio Novecento era la superpotenza mondiale. Nel mondo altre nazioni sono in espansione economica, noi in declino. Loro salgono, noi scendiamo. La colpa è nostra, degli italiani… ma il discorso sarebbe lungo e poi Helgaldo mi squalifica per fuori tema. 😀

      • Grilloz

        Non mi far salire la depressione che già me la devo vedere con la concorrenza indiana 😀
        Diciamo che il mercato del lusso si rivolge a un pubblico ristretto ma che non vede crisi e che, almeno fino ad oggi, i marchi italiani sono ben quotati laddove fa più il nome che la qualità.
        Sì, sono andato fuori tema anch’io, torniamo ai libri 😉

      • Vi prego… non citate il Made in Italy… che certe “eccellenze della qualità italiana” fatturano ad Hong Kong. In Italia attaccano solo l’etichetta. E i dipendenti sono costretti alla riservatezza… :/

      • Grilloz

        Intendevi producono, immagino 😉 appunto come ho scritto sopra, conta più il nome della qualità.

    • Giungo solo ora a leggere te, Grilloz e Barbara. Bene che si discuta anche senza il sottoscritto, del tutto marginale. Andrò a controllare per curiosità se ho mai detto anch’io che si legge poco da noi. Ma credo di non averlo mai detto. Credo infatti che si legga molto e bene. Nella presentazione del Circolo Pickwick forse ne ho accennato. Credo che invece si pubblichi troppo.

      Uno spunto per voi. I 74.441 titoli riguardano tutto. Saggi, manualistica, libri di testo. L’errore nelle discussioni è che ci si immagina che siano tutti libri di fiction. Se gli italiani leggono 90 milioni di libri, devi considerare che ci sono, per esempio, inclusi i libri di cucina, la biografia di Emma Marrone e Peppa Pig.
      Mi preoccupa però questa bulimia del self che è sbilanciato solo sulla fiction, cioè ho la sensazione, non i numeri per dirlo con certezza, che la sovrabbondanza di offerta cresca di più nei romanzi rispetto a tutto il resto.

      • Marco Amato

        Che si pubblichi troppo questo non lo so. L’impressione credo che sia quella. Però se diciamo troppo, dobbiamo anche specificare quale sarebbe la percentuale giusta di pubblicazione. Dato che non riesco a figurarmi una percentuale giusta, dire troppo o poco mi disorienta.
        Ormai parecchi approfondimenti sparsi in giro, hanno fatto comprendere perché l’editoria pubblichi troppo. Per gli editori è questione di sopravvivenza economica. Dato che i resi delle librerie dei libri invenduti sono consistenti, contabilmente all’editore conviene sostituire i libri invenduti con nuove produzioni. Per la serie se io editore ho venduto al libraio 10 copie del romanzo x, e lui ne ha vendute 6, per le 4 che deve tornarmi indietro non si fa uno storno economico, ma vengono sostituite con nuove uscite.
        Il realtà il conteggio è molto più complicato, però la tendenza della sovrapproduzione è proprio questa. Tappare i buchi economici degli invenduti. Questo meccanismo è positivo? Non credo. Alla lunga produce esternalità negative che portano all’acqua alla gola tutti gli attori in campo.

        Sul self publishing la questione è diversa. Come sappiamo il self publishing è una valvola di sfogo per tutti quegli autori rifiutati o che non riescono ad accedere all’editoria. E’ il pendolo di quegli autori che prima pubblicano col piccolo editore, scontenti passano al self publishing e scontenti tornano al piccolo editore. E poi ci sono quei pochi come me che ritengono l’auto editoria una nuova risorsa per la pubblicazione.
        Quando io sento che c’è una sovrabbondanza di self publishing, non sono sicuro sui numeri dati, perché in realtà ci si muove su territori ignoti. Amazon ad esempio non comunica alcun dato sugli autori indipendenti da lei pubblicati. Anche quando bussa Nielsen e altre agenzie di statistica, non forniscono numeri. I numeri vanno ricavati in altro modo. Per dire, secondo me potrebbero anche essercene di più di libri in self publishing. Ma a mio giudizio, anche questa sovrappopolazione non è un problema. Di recente ho seguito da vicino alcuni autori self publishing e ho toccato con mano, quanto è difficile per questi vendere i loro ebook. Cioè se ci fossero 100 libri in self o 1 milione, la popolazione di selfer che venderebbe numeri decenti sarebbe sempre minima. La concorrenza che tutti questi autori possono generare fra loro, è ininfluente, perché non è che un autore autopubblicato sia pure un genio di marketing. E’ semplicemente uno che si arrangia come può.

      • Grilloz

        Volevo provare a fare una stima, purtroppo Amazon ha la voce “narrativa e letteratura” con 52.044 testi, ma non ha la voce “manualistica e saggistica”.

      • Parliamo seriamente: come si chiama tua figlia e quanti anni ha?

      • Grilloz

        scrivimi 😉 più pratico

      • Ma in “narrativa e letteratura” è compresa anche la fiction di genere? Sarebbe interessante vedere lo stesso dato tra 24 ore, o tra un mese, per capire se c’è un incremento, e quanto consistente.

      • Grilloz

        Visti i numeri direi di sì. Se mi ricordo tra un mese riguardo 😉

  6. Finisco solo ora di leggere i commenti-fiume. Tutti interessanti. Però mi rimane un dubbio (oppure un dettaglio che mi è sfuggito).

    Mi pare che si tenda a prendere le statistiche di vendita come termometro per “misurare” quanto si legge. Io penso che nemmeno le statistiche più oneste, complete e accurate ci potranno mai dire quanto si legge: infatti un conto è vendere un libro, un altro conto è considerarlo letto.

    In altre parole: il libro venduto non è automaticamente un libro letto. Basta guardare le nostre personali librerie in casa: i libri che abbiamo li abbiamo veramente letti tutti? Difficile. Tanti libri ci vengono regalati e rimangono sulle mensole (se non negli scatoloni) semplicemente perché non incontrano i nostri gusti.

    Può sembrare una sottigliezza ma il libro è uno di quegli “oggetti” che vengono regalati più spesso specialmente perché si presta bene per essere acquistato all’ultimo momento e senza troppo impegno. Ci sarà capitato anche a noi di andare in libreria a comprare un libro perché non si sa cosa regalare.

    Vale naturalmente anche il contrario: un libro venduto può essere letto da N persone. Capita che ci si presti libri tra familiari e amici. Quindi a fronte di 1 libro venduto, in realtà andrebbero contate N letture, 1 + N-1 a scrocco… 😀

    Sempre in merito ai libri che ci compriamo personalmente, a me capita di acquistare libri e di leggerli dopo tanto tempo (a volte anche un paio di anni).
    Questo “fenomeno” mi si verifica specialmente per gli ebook: con la scusa che costano poco o niente, sono diventato un accumulatore seriale e quindi compro oggi e leggo magari tra due o tre anni.

    Quindi la statistica di vendita (che solitamente è fatta su base annuale) fallisce anche su questo fenomeno, dato che si basa su 1 ebook venduto nel 2016 ma letto, chissà, nel 2019.

    Quindi penso che possiamo starcene tranquilli: non sapremo mai quanto un popolo legga realmente, potremo solo percepirlo. 😀

    • Grilloz

      Che io sappia ci sono due “statistiche”: quella Istat dei libri letti, fatta sulla base di un questionario che conta, con tutti gli errori del caso, trattandosi di statistica, i libri effettivamente letti (anche prestiti, biblioteche ecc.) Poi c’è l’indagine sul fatturato dell’editoria e sulle vendite (anche qui con tutti gli errori del caso). Danno due “numeri” diversi, ovviamente correlati tra loro, ma che vanno appunto letti per quel che sono.

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