Autobiografico? No, grazie

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Basta, non se ne può più. Ancora con questa storia dell’autobiografico?! Ma chi è questo lettore, sempre lui, che implacabile chiede a tutti quelli che hanno scritto un libro: scusi, caro scrittore/trice, il suo libro è autobiografico? Non è che invece è un lettore immaginario della vostra fantasia infantile, e quindi autobiografico?

Se esiste veramente fuori il nome e anche il cognome, così lo affronto io e risolvo la faccenda una volta per tutte: smettila di chiedere a tutti i blogger che conosco se è autobiografico perché poi mi vanno in paranoia! E mi sfiniscono con questi post sull’autobiografico…

E l’incredibile è che ce ne sono alcuni che non hanno ancora pubblicato il libro, ma il lettore che già gli chiede se è autobiografico, quello è immancabile. Lettore immaginario, appunto.

 

Post scriptum: se poi un lettore in carne e ossa vi domanda se il vostro libro è autobiografico significa una sola cosa: che il vostro libro non vale più di voi.

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39 commenti

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39 risposte a “Autobiografico? No, grazie

  1. Ogni riferimento è puramente casuale, immagino.
    Ma stavolta ti rimprovero la distrazione. Io volevo dire altro. 🙂

  2. Io non ho scritto un libro, ma me l’hanno chiesto su un racconto. Per la privacy non posso dire nomi e cognomi, ma dai commenti del blog risulta che i lettori sono maggiormente interessati dall’autobiografico e chi usa quest’arma appositamente per vendere. 🙂

  3. Grilloz

    Ma questo post è autobiografico? 😀
    Comunque io lo chiederei, ma se conosco l’autore ho paura della risposta e se non lo conosco mi manca l’occasione per chiederglielo 😛

    • Uuuh! Beh magari come lo si chiede per capire un attimo chi si ha di fronte, perché non si conosce bene l’autore. Io per esempio quando scrivo ci metto poco della mia vita. Preferisco evaderla.

      • Grilloz

        Salvo il caso dell’autobiografia vera è propria, se dice no ci resto un po’ male (e mi domando se in realtà non stia mentendo), se dice sì comincio a domandarmi quale punto sia autobiografico. Insomma, meglio tenersi il dubbio 😉

  4. tizianabalestro

    @Grilloz Perché hai paura della risposta?

    @ Helgaldo Io, invece, ho paura e basta.
    Se non ti va di scrivere su di te? Se hai il terrore di scrivere troppo su di te?
    Se potresti far male a qualcuno a scrivere esplicitamente? O anche solo a se stessi?
    Se non ti va di rispondere che quello che scrivi è autobiografico?
    Se ti chiedono se è un fatto vero o di fantasia?
    Mi stai mettendo in crisi con l’ultima frase.
    Ora sì, che non so che fare.

    • Grilloz

      Dipende dal libro, ma mi fa paura in ogni caso 😛

      • tizianabalestro

        Allora la paura è contagiosa.
        Una domanda super-seria (anche quelle di prima lo erano):
        Hai così importanza sapere se è un testo autobiografico?
        O forse ci si dovrebbe concentrare sul racconto?
        Altra cosa: (l’argomento mi tocca, si nota? Per questo domando più che posso):
        La curiosità di sapere se è autobiografico è solo per i temi forti (prostituzione, violenza, droga, ecc.) o anche in quelli più leggeri?
        Se scrivo di una storia d’amore (al di là dello svolgimento narrativo) si domanda se è autobiografico?
        Se parlo di aborto, poi all’autrice viene chiesto se era lei in realtà?
        Vale per entrambi la domanda da fare o nel primo caso non è un tema così sconvolgente da disturbare lo scrittore nel quesito di cui stiamo trattando?
        Le domande cominciano ad essere tante.

      • Grilloz

        Domanda difficile (poi non posso mica parlare a nome della categoria, non sono ancora il rappresentante del S.I.L. – sindacato italiano lettori) ma ci provo.
        Il lettore accetta di farsi prendere in giro dallo scrittore, lo accetta di buon grado e gli piace anche. Accetta di leggere storie inventate e crederle vere, sospende la sua credulità al punto (se l’autore è bravo a raccontare frottole) di immedesimarsi nel protagonista e di vivere le sue storie come se fosse lui stesso a viverle. Ma fino a un certo punto. Vuole sapere che almeno un po’ di quel che sta leggendo è vero davvero e se non possono esserlo gli eventi, se non possono esserlo i personaggi che almeno lo siano i sentimenti, le emozioni, le sensazioni.

      • Grilloz

        per le altre domande:
        – tutti (ovviamente più si va nel torbido più il lettore si eccita, ma un lettore non si aspetterà mai che sia tutto vero – vedi sopra)
        – sarà convinto che i sentimenti siano veri, del resto chi non è stato innamorato almeno una volta nella vita?
        – no, non direttamente, almeno (certi temi sono troppo delicati – però se lo chiederà se la storia narrata è scritta in modo profondo)
        – l’ultima non l’ho capita 😛

      • tizianabalestro

        Grazie delle risposte.
        Qual è quella che non hai capito?

      • Grilloz

        “Vale per entrambi la domanda da fare o nel primo caso non è un tema così sconvolgente da disturbare lo scrittore nel quesito di cui stiamo trattando?”

      • tizianabalestro

        Ok.
        Ho omesso “i temi”.
        – Vale per entrambi i temi ( sia quelli più semplici, che quelli forti–>esempi di cui sopra), rivolgere la domanda all’autore se è autobiografico?
        Oppure la curiosità nel lettore è solo nei temi più scabrosi?
        Rigiro la domanda.
        Se il tema che si tratta è forte, c’è più curiosità e/o possibilità che il lettore ti chieda se è autobiografico? O il tema trattato non è influente?

        Troppe domande?
        Poi smetto :p

      • Grilloz

        boh, cosa pensino gli altri lettori non saprei 😛

      • tizianabalestro

        Ho capito, smetto di far(mi) domande. :p

      • Grilloz

        infatti 😉 scrivi, e poi lascia che le domande te le facciano i lettori 😛

      • tizianabalestro

        😊☺

  5. Una domanda seria: come può, un libro, valere più di chi lo scrive? Secondo me non è possibile: sarebbe come cavare sangue dalle rape.

  6. Grilloz

    “Quel Polo perse a causa della morte l’unico figlio. Raccontano che egli avesse pianto a sufficienza il lutto e dopo fosse tornato al servizio dell’arte. In quel tempo ad Atene recitava l’Elettra di Sofocle, e doveva per così dire portare un’urna con le ossa di Oreste. Questo è il soggetto della tragedia, che Elettra, la quale per così dire portava le reliquie del fratello, piangesse la morte di lui. Infatti Elettra credeva che suo fratello fosse morto. Allora Polo, portando indosso il luttuoso abito di Elettra, prese dal sepolcro le ossa e l’urna del figlio e riempì tutto non di apparenze e né di finzioni, ma di lutto e di veri e agitati lamenti. In verità gli spettatori credettero che Polo portasse l’urna di Oreste, invece di quella del figlio.”
    AULO GELLIO

    Insomma questa cosa dell’autobiografico ce la tiriamo dietro da un po’ di annetti 😛

  7. Non ci vedo nulla di così negativo nella curiosità di chiederti se è autobiografico o meno, anzi, serve a te ad identificare il tipo.
    Un libro vale più dell’autore quando ispira il lettore dandogli diverse possibilità di interpretazioni. Ma c’è sempre qualcuno che si ferma al primo livello anche quando le possibilità sono tante. Quindi il valore di uno scrittore non può basarsi sulle domande che ti fa un certo tipo di lettore, anche se è il più comune.

    • tizianabalestro

      No, non c’è niente di male. Anzi è una delle domande più comuni.
      Più che altro cerco io delle risposte quando scrivo (non dico scrittrice, ma quando scrivo, visto che sento un abuso improprio di questa parola).
      Io sono una scrittrice, io sono uno scrittore. Esagerazione, chi lo afferma.
      Si scrive, punto.
      Lo scrittore è colui che ha un bagaglio d’esperienza non indifferente.
      Detto questo.
      Le mie erano domande che mi pongo se il mio testo venisse letto.
      Da lettrice forse farei domande come tutti o forse no.
      Di solito prima ascolto chi sta esponendo il suo libro, capto ciò che mi può interessare. Se voglio sapere se c’è di autobiografico glielo chiederò, di solito non è quello che mi interessa.
      La paura mia non era la domanda che qualcuno mi chiedesse se è autobiografico, il terrore nasce se non è buono ciò che ho scritto.
      Visto che mi si è stato chiesto in un contesto personale, ora il dubbio mi viene, anche se in realtà è stato gradito il pezzo.
      Inoltre mi viene il dubbio se parlare di temi forti, potrei sconvolgere qualcuno o se pensino che sia autobiografico, o se non lo è non è realistico.
      Insomma, le domande servono a chiarire i miei dubbi.

  8. Vedo che questa provocazione vi ha preso. Tento un riassunto in un unico commento. È da tempo che la questione se si è o no autobiografici imperversa nei blog.

    Da lettore, quale sono (ricordiamoci che noi siamo prima di tutto lettori e solo alcuni di noi, dopo, si mettono anche a scrivere), non ho mai pensato che dentro un libro c’è la storia di chi lo racconta, ma solo una storia che capita a un personaggio. Questo è un patto tra chi legge e chi scrive, e per quanto mi riguarda l’ho sempre rispettato fin da piccolo. Cappuccetto Rosso o Achab fanno parte della mia vita. I loro autori no. Il confronto è tra me e i personaggi, le loro storie, in relazione con la mia. L’autore non mi interessa. E perché dovrebbe? Cosa può aggiungere alla storia? L’autore è uno, diciamocelo chiaro, che mangia, dorme, ruba, è ipocrita e arrivista e tradisce come tutti noi. Qualche volta fa anche del bene, come tutti noi. Dell’autore me ne frego. Non leggo Moby Dick perché voglio sapere chi è Melville. Amo Copperfield e Lucia Mondella e mi è indifferente Dickens e Manzoni. Conta la storia e quello che le parole scritte riescono a comunicarmi e smuovere.

    Il lettore che chiede all’autore, da qui la motivazione del post, se quanto ha scritto è autobiografico è un lettore rozzo, uno che pensa che causa (autore) ed effetto (libro) siano relazioni biunivoche. Crede che il libro sia nient’altro che un sottoprodotto dell’autore, in un’altra forma, un diversamente autore. Se così fosse i libri sarebbero solo l’estensione dell’ego di chi li scrive. E invece vanno oltre, in modo misterioso, e sì, Michele, superano la persona in carne e ossa che li scrive. La Divina Commedia è migliore di Dante, le tragedie di Shakespeare sono più profonde delle vicende storiche che riprendono, il successo di Cesare nelle Gallie è più glorioso sulla carta che sul campo di battaglia, e i Canti di Leopardi superano in umanità il fragile corpo malato che li ha scritti.

    Ma questo vale in qualsiasi campo. Non ci possono essere due Cappelle Sistine. Michelangelo si è superato in un dato momento e ha prodotto qualcosa che l’ha stupito, e che forse non avrebbe più saputo rifare. Se non si esce da sé stessi c’è solo la riproduzione di sé stessi. Ma quando entro nei musei vaticani vedo l’opera che resta e non il pittore che è passato.

    Se da un lato c’è un lettore senza qualità, se domanda all’autore quanto di autobiografico c’è nel suo libro, dall’altro abbiamo scrittori che giocano, come dice Barbara, a dichiarare l’autobiografia per attrarre maggiormente questi lettori bisognosi di buchi nelle serrature da cui osservare l’autore. Mi sembra una strategia di marketing, un modo per tenere aggrappati ai propri libri seriali lettori che in fondo non apprezzano.

    Infine abbiamo gli scrittori che producono autobiografie involontarie perché scrivono semplici diari pubblici credendo di produrre un romanzo. Questi sì che non si offendono se gli dici che è autobiografico, cioè brutto come loro. Anzi, lo prendono come un complimento. Ti autografano anche il libro, come Icardi farebbe con la sua autobiografia scritta dal ghost writer assoldato dalla casa editrice.

    • Grilloz

      Tutto vero quel che dici, ma può un vero artista esserlo senza mettere qualcosa di suo in quel che fa? Senza tirare fuori la stella danzante dal caos che ha dentro?
      Forse io vedo la parola autobiografico in senso più ampio.

      • tizianabalestro

        Nel senso che un pezzettino, una particella microscopica c’è sempre in ciò che si scrive?

      • Grilloz

        Sì, più o meno quello.

      • Caro Grilloz, non perdiamoci. Ieri ho preso la vita di Sophia, cinque anni, e quella di Fenoglio, unite nella fatica di scrivere. Questo fa lo scrittore, prende le vite che ha attorno e le ripropone, mediandole con la sua. Ho potuto farlo, e n’è scaturita una discussione perché anch’io faccio di continuo l’esperienza di faticare a scrivere. Casomai il lettore dovrebbe chiedere: è dalla biografia di qualcun altro che hai attinto?

        Logico che uno scrittore attinge alla propria esperienza di amore, rabbia, ipocrisia, menzogna, bontà, per dar vita ai suoi personaggi. Inoltre ruba dalla vita altrui. In più attinge alle proprie conoscenze. Non vive certo in un vuoto pneumatico. Deve stare al mondo per parlar del mondo. Di che razza sei?, chiedevano a Einstein. Umana, la risposta. In quanto umani scrivendo di umanità siamo tutti autobiografici.

      • Grilloz

        Il concetto alla fine è quello 😉

  9. tizianabalestro

    Allora ne convieni con me.
    Il fulcro è la storia.
    Cosa importa chi è l’autore? Che mestiere fa costui?
    Se si firma anonimo o nome, cognome ed esageriamo soprannome in modo che tutti sappiano che è uno SCRITTORE?
    Sono sempre ripetitiva in questa domanda, ne farò il mio mantra:
    Ti ha fatto provare qualcosa quello che hai letto?
    Le mie parole ti sono arrivate?
    Perfetto.
    Di chi sono io, non deve importarti.
    Così in un altro mestiere.
    Ti piace quel vestito che hai comprato?
    Ti sta bene?
    Chi lo ha disegnato e/o lo ha cucito non vai nemmeno a chiedertelo.
    Oggi avevo deciso di non commentare, ma certi temi vanno chiariti.

  10. Ma Helgaldo è un personaggio autobiografico?
    Al mio primo romanzo tutti mi chiedevano se era autobiografico e io ne ero seccata. Ora troverei la domanda divertente, ma nessuno me lo chiede, uff 😦

  11. Abbi pazienza, nel primo racconto che ho pubblicato con Giallo Mondadori il protagonista è Giulio Cesare. Giulio Cesare, ok? Indovina se me lo hanno chiesto? Sì, me lo hanno chiesto!
    Peggio ancora della volta col prete, o con Sherlock Holmes.

    • Da non credere. E tu che gli hai risposto? Sei stata ironica, villana (non credo), paziente, santa. Solo la santità può evitare oggetti contundenti indirizzati verso le domande stupide.

      • Siccome era la mia prima esperienza in assoluto sono rimasta a boccheggiare. Poi ho iniziato ad essere più creativa. Però c’è sempre La domanda, fatta con tono serissimo e ho passato dieci minuti buoni a spiegare con calma che no, non sono Sherlock Holmes, non sono così intelligente, non suono il violino e non mi drogo.

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