Storia di Helgaldo

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Mi hanno chiesto in privato da dove nasca il nome Helgaldo; e pubblicamente e scherzosamente Maria Teresa Steri mi domanda invece se Helgaldo sia un personaggio autobiografico. Unisco le due curiosità in un’unica risposta.

Dovete sapere che tre anni fa, quando aprii il blog, di blog non ne sapevo nulla: non ne avevo mai letto uno, né pensavo che esistesse una comunità virtuale molto attiva e attenta sui temi della scrittura.
Tuttavia volevo, intuivo, che la scelta iniziale di come chiamare il blog e me stesso sarebbe stata decisiva per orientare tutto quello che fosse avvenuto in seguito.
Una cosa era però tassativa: non doveva assolutamente essere un blog impegnato. Tra un contenuto serio e un’impertinenza frivola avrei dato spazio sempre e comunque alla seconda. Insomma, un luogo dove trattare il libro e il mondo che gli gira attorno per quello che è: un luna park di varia umanità dove tutti di fingono un po’ quello che non sono; e di conseguenza anche il nome da usare per comunicare con tutti voi doveva contenere qualcosa di picaresco, per non dare troppa importanza e boria a questo scrivente.

In quel periodo avevo sulla scrivania una copia del Don Chisciotte, con una copertina di cui ricordo le sagome nere del cavaliere in groppa al suo ronzino con la lancia al fianco e del suo fido scudiero, una macchia quasi tonda a cavalcioni di un asino, figure che si allontanavano pigramente in direzione dei mulini a vento. A quella immagine associai la parola hidalgo, quel piccolo nobile un po’ sbruffone che si dà arie da eroe, ma che all’atto pratico è un peones, un antieroe. E questa fu la mia prima idea sul nome da adottare. Ideale per professorare di scrittura e affini senza averne il titolo. Un titoletto, al massimo.

Però hidalgo, che andava bene, era troppo spagnoleggiante. Qualcuno avrebbe potuto pensare che fossi spagnolo; o conoscessi la letteratura spagnola; o fossi particolarmente legato culturalmente alla Spagna. Ovviamente, della Spagna, dello spagnolo, degli scrittori che lo parlano e lo scrivono, non ne so nulla. Sia chiaro che anche su tante altre questioni non ne so nulla, ma è un nulla che so raccontare discretamente bene: proprio come un hidalgo che si vanti di imprese minime narrandole come fossero epiche.
Quindi, hidalgo poneva qualche problema. Ogni due per tre avrei dovuto spiegare a chi non mi conoscesse che no, con la Spagna non ho legami particolari: e allora perché mai hidalgo?
Ed ecco quindi che inizio a giocare con quella parola, aggiungendo consonanti, spostandole, commutandole; e infine tra le varie combinazioni spunta questo Helgaldo, quella che mi suona meglio. E che, soprattutto, ha due vantaggi non da poco. Il primo, che è un suono abbastanza lontano da hidalgo, da non richiamarlo direttamente. L’altro, che non n’è troppo distante per farmi dimenticare quanto di buffonesco debba esserci nel mio blog. Blog che non è altro che la parodia dei vostri, i quali per fortuna hanno qualcosa da raccontare sulla scrittura – e non da distruggere come faccio sistematicamente io che non credo in nulla –.

Per la curiosità che viene dal privato, questa è la storia di come nasce Helgaldo. Per la curiosità pubblica di Maria Teresa («Helgaldo è un personaggio autobiografico?»), rispondo sicuramente sì, è un personaggio. Autobiografico? Così è, se vi pare.

 

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35 commenti

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35 risposte a “Storia di Helgaldo

  1. Mai infatti l’avrei associato a Hidalgo. In realtà non lo associo a nulla, tu sei Helgaldo, come Romeo è Romeo, Dante è Dante, insomma quei nomi che sì di Romeo ce ne sono diversi (al sud è pure un cognome piuttosto diffuso) ma si pensa inevitabilmente a quello di Giulietta, e di Dante ce ne sono pure diversi (avevo un compagno di scuola e poi c’era un tipo conosciuto in vacanza) ma Dante è quello dell’inferno.
    Insomma Helgaldo è quello di questo blog.

    • Oh Helgaldo Helgaldo perché sei tu Helgaldo!?
      Rinnega il tuo blog, rifiuta il tuo nome, o se non vuoi, giura che mi ami e non sarò più una Faè.
      Solo il tuo nome è mio nemico: tu sei tu.
      Che vuol dire “Da dove sto scrivendo”?
      Non è una mano, né un piede, né un braccio, né un viso, nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome.
      Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo “rosa” anche con un altro nome avrebbe il suo profumo.
      Rinuncia al tuo nome, Helgaldo, e per quel nome che non è parte di te, prendi me stessa.

  2. Grilloz

    Un post decisamente autobiografico 😉

  3. Grazie di aver accolto la mia richiesta, sono molto contenta stamattina di trovare questo post che ci svela qualcosina in più di te 🙂 Ero abbastanza sicura che Helgaldo contenesse un richiamo a qualche personaggio letterario, ma non sarei mai stata in grado di individuarlo.
    “Blog che non è altro che la parodia dei vostri” è una frase stupenda, dovresti metterla da qualche parte a mo’ di presentazione del blog 🙂

  4. tizianabalestro

    La prima volta che ho letto questo nome, non riuscivo a leggerlo.
    Credo di averlo scritto male svariate volte.
    Invece di Helgaldo, pensavo alla parola spagnola “Delgado” che significa magro, sottile, snello.
    Ma io non faccio testo, ho la testa nello spagnolo e associo cose che stanno bene come suono, non come significato.

    • Ma guarda un po’, scopro ora di essere un po’ delgado. Sì, sono magro e snello. Come vedi i nomi raccontano i personaggi.

      • tizianabalestro

        Allora dovrei essere l’uccellino Titti di gatto Silvestro.
        Però per pochi, eh.
        Solo chi mi conosce, bene, bene, bene mi chiama così.

      • Grilloz

        Non sai quanto ci sono rimasto male quando, ormai molto adulto, ho scoperto che Titti in realtà è un maschio :O

      • tizianabalestro

        Sapessi io, che sono donna.
        Però, boh.
        Forse è la mia parte maschile, più nascosta.
        Ma spesso penso come un uomo, sono abituata.
        Sono sempre stata in minoranza.

  5. tizianabalestro

    Buono a sapersi, quando mi firmo anonima, uso Don Chisciotta.
    Mi ci sento pure. Devo solo incontrare Sancho Panza e sto a cavallo.

  6. Simona C.

    Ci ho sempre letto la fusione di due nomi, Helga e Aldo, e un giorno che non avevo nulla da fare mi sono messa a immaginare chi fossero. Potevano essere persone reali, magari i tuoi nonni, magari una coppia di amici, magari due insegnanti che ti avevano fatto appassionare alla letteratura. Mi suonava però un riferimento troppo privato, allora ho pensato che fossero i personaggi di un tuo racconto, di un tuo romanzo incompiuto o della prima storia che hai scritto e per questo avevano anche un valore affettivo.
    Bisognerebbe scrivere la storia di Helga e Aldo. 🙂

    • tizianabalestro

      Mi piace questa della fusione.
      C’è un po’ di maschile e femminile in ognuno di noi.
      E se fossero due persone?
      Helga e Aldo? Oppure l’Helgaldo balla da solo? (da noi si usa apostrofare il nome proprio al feminime –> la Silvia, la Tiziana, la Simona, la Sandra)😀😊
      Helgaldo senza apostrofo, dai.

    • Questa potrebbe essere davvero una bella storia d’amore. Ti va di scriverla tu? Ah, ma tu non ami le storie d’amore senza la fantascienza…

      • tizianabalestro

        Dai Simo, scrivilo.
        Le storie d’amore son bellissime. Pochi scrivono d’amore, ultimamente.
        Quasi, quasi mi ributto anch’io. In amore ci vuole fantasia, del fantascientifico c’è. Anche di chimica, matematica, artistica e fisica (educazione). 😀
        Il nome delle materie sono cambiate.
        Al posto di educazione fisica abbiamo motoria.
        Non ti dico le altre. 😁😁😀😀

      • tizianabalestro

        A proposito di materie scolastiche, in italiano a parte il classico libro di lettura, ne hanno tre più piccoli, di cui uno sulla scrittura creativa.
        Poi ci sarebbero altri progetti legati più alla lettura.
        Già da piccoli sviluppano la fantasia. Era un piccolo aneddoto.

      • Fantascienza non necessariamente, avventura sì, sempre. Però non pensavo a Helga e Aldo come due amanti, forse sono rivali, forse sono due voci nella testa di uno schizofrenico. Infinite varianti possibili

      • Anche questa variante è ricca di potenzialità. Dai, buttati. Però Helga e Aldo vanno cambiati come nomi, sa un po’ di situation comedy, tipo Mork e Mindy. 😀

      • Forse sono una gatta e un cane, una stella marina e un pesce, forse sono due pianeti, forse… Forse è una storia che si sta scrivendo nelle mie fantasie 🙂

  7. Io, all’inizio, ho pensato al nome di qualche Opera lirica come Alfredo, Otello, Tancredi… Helgaldo mi suonava epico. Ho pure chiesto a mia madre, esperta di Traviate e Trovatori, se esistesse un personaggio nella lirica che avesse questo nome.
    “Non che io sappia” – mi ha risposto.
    E se non lo sa lei…
    Poi sono finita anch’io nell’inganno del doppio nome, come Simona e, alla fine, mi sono rassegnata. Chiunque tu sia, ti racconti bene dietro il tuo pseudonimo.

  8. In effetti, più che come un hidalgo ti vedo come un picaro (e non ti mancherà modo di documentarti sulla letteratura “picaresca”, forse già la conosci).

  9. Io pensavo a una abbreviazione. Hai presente quella mania tutta italica di abbreviare i cognomi al maschile?
    Esempio pratico. Supponiamo che tu ti chiami Andrea Galdini (o Galdoni, o Galdelli …).

    Quando giochi a calcetto i tuoi compagni per chiamarti, nelle fasi veloci del gioco non stanno a chiamarti “Galdini, passa la palla”, “Galdini guarda di qua”, “Galdini passa dietro”.
    No, abbreviano: “Galdo guarda, passa, tira”.

    Allo stesso modo “Brambilla” diventa “Brambo”, “Riboldi” diventa “Ribo”, e così via.
    Magari i tuoi amici ti hanno battezzato anni fa, quando si era ancora adolescenti o poco più.
    “Oh, raga, che si fa stasera? Tutti a casa del Galdo”. Oppure “Ma chi ha scelto il cinema stasera?? Film di mmm.rda”, “L’ha scelto il Galdo”.

    Da “Il Galdo” a “El Galdo”, il passo è breve. Uniamo e aggiungiamo l’acca q.b., come quando si improvvisano le ricette: et-voilà “Helgaldo” è servito.

    P.S.: dimenticavo: viva la fantasia! 😀

  10. tizianabalestro

    Darius mi hai convinto.😀

  11. Ora che conosciamo la storia di come nasce Helgaldo, come nasce la storia di come nasce Helgaldo?

  12. La mia curiosità patologica starnazza allegra nel laghetto dei fatti tuoi.
    Non avrei mai e poi mai indovinato la vera storia di Helgaldo, non sarei nemmeno arrivata al collegamento con la Spagna. Per me “hell” richiama l’inferno quindi ti ho sempre mentalmente rappresentato come un cavaliere dell’Apocalisse… con un volto somigliante a mio zio Edgardo! 😀

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