Essere Alessio Montagner

foto_tre_pesciolini

Molti di voi già lo sapranno per averlo letto direttamente o per averlo sentito dire dai giornali: l’altro giorno Umberto Eco si è espresso per il Sì al referendum motivando la sua decisione in 7 punti dal blog di tg24 live. Il sesto punto delle sue motivazioni, riportato anche nel titolo dell’articolo, sostiene piuttosto perentoriamente che chi voterà No è un imbecille e i grillini sono una legione di imbecilli.

Immediatamente si è scatenata la rivolta in rete. Insulti di ogni tipo sono piovuti addosso al semiologo, che già in precedenza si era espresso in maniera molto critica sui frequentatori della Rete. Se i primi commenti si limitavano a un vai a lavorare, con il passare dei minuti se ne sono aggiunti di sempre più violenti, arrivando perfino alla bestemmia. A dispetto di qualcuno più edulcorato, che ha ribattuto puntigliosamente punto per punto al professore, la maggior parte ha dichiarato che non leggerà più le sue opere, che egli si dimostra essere nient’altro che il servo di Renzi, e c’è chi ha persino ironizzato sulla sua corporatura flaccida che appare nella foto a corredo dell’articolo, dove il professore indossa una maglietta con uno slogan a favore del Sì.

Scorrendo il profluvio di insulti pesanti, al limite del penale, scorgo anche un breve commento di Alessio Montagner, uno che considero della mia cerchia. Montagner confessa il suo disagio: gli sembra di essere stato catapultato in un universo parallelo, dove la realtà è sovvertita. Non sa più se è lui l’ubriaco oppure se si trova nel ruolo della vittima di un gigantesco Scherzi a parte, dove tutti si sono messi d’accordo per recitare come comparse di quelli che ignorano che Eco non è più tra noi già da otto mesi.

Ecco, in quel momento mi sono sentito Alessio Montagner. Al di là della facile ironia, del webeti di Mentana, delle parole dure espresse non troppo tempo fa da Eco stesso sul livello intellettivo delle discussioni social, provo lo stesso straniamento di Montagner. La bufala, ben congegnata, mostrava evidenti tracce per dissolversi al sole. Sotto un titolo strillato campeggiava la foto di un militante del Sì dai tratti somatici solo vagamente riconducibili a Eco; il famoso punto 6 incriminato parlava di grullini, e non di grillini, come poi si è puntualmente verificato; una motivazione articolata del professore si concludeva con un «tiè!» dell’avambraccio. Il punto 7 dichiarava che l’estensore dell’articolo ha le corna lunghe; il fantomatico tg24 live ricorda solo da lontano Tg Sky 24. Eppure…

Eppure schiere di persone hanno dato credito alla forma e non hanno saputo decodificare la sostanza. Sospinti dall’odio, a nulla sono valsi gli appelli di vari Montagner a consultare Wikipedia per rendersi conto dell’inganno. Dovrei consolarmi di essere anch’io un Montagner, possedere cioè gli strumenti critici che mi permettono di discernere il vero dal falso. In questo caso non sono caduto nella Rete, era facile sfuggire alla bufala. Già, ma fino a quando?

Quelli della mia cerchia, come li definisco io, non ci sarebbero cascati, ne sono sicuro. Ma gli strumenti critici che possediamo sono assoluti? Ci garantiranno di smascherare altre bufale, altri inganni, meno appariscenti e meglio congegnati? Qua e là già sento i primi cedimenti del terreno, anche nelle cose nostre legate ai libri, alla scrittura. Una certa trascuratezza nei contenuti, l’incapacità crescente di distinguere un testo valido da un altro semplicemente corretto nella grammatica ma censurabile nella sostanza. Giudizi trancianti sulla letteratura ufficiale in base a una vaga democrazia indie preconfezionata da Amazon. Tendenze limitate, per ora, ma che aprono autostrade di autoincensamento che fanno della mediocrità e della non competenza un obiettivo ormai alla portata di tutti. Manganelli era un assiduo lettore di voci enciclopediche e da quella prosa scarna attingeva la sua prosa. Ora si consulta Wikipedia, la nuova Bibbia online, e non si sa più valutare il grado di autorevolezza di una fonte. Auguro a tutti di essere Alessio Montagner. Ma fino a quando saremo in grado di evitare le maglie della Rete?

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18 commenti

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18 risposte a “Essere Alessio Montagner

  1. Grilloz

    E se fosse tutto vero? E se davvero fossimo noi, paranoici della bufala a essere nel torto? Resterò con questo chiodo fisso per almeno il resto della giornata :O

  2. Grilloz

    Del resto su una senatrice della repubblica dice:
    “Ero nella mia casa al sesto piano nella frazione di Pettino e 7.1 di magnitudo mi sembrava abbastanza credibile”, che altro si può aggiungere?

  3. Finchè si tratta di bufale così banali, è facile per un lettore medio mascherarle. Le gente che non legge non sa che Umberto Eco è morto. Al telegiornale è stata data come prima notizia solo il giorno stesso, perdi quello, hai perso l’informazione. In rete, si condividono più volentieri i gattini, i buongiorno e buonanotte, i sorrisi (finti), i selfie turistici, le citazioni pure sbagliate. Ma su quante bufale e truffe varie deve arrivare la Gabanelli prima che un pirla qualsiasi sia preso sul serio? Due mesi fa una banca “serissima” ha proposto ad un amico di investire quei pochi risparmi in diamanti, “sicuri come l’oro!”. Senza nemmeno aprire il web gli ho detto “lascia stare, la cosa mi puzza”. Settimana scorsa mi ha girato il video della Gabanelli, et voilà, puzza eccome! E’ marcia la cosa!
    Il senso è che non siamo esenti da bufale, dipende tutto dall’ampiezza delle proprie competenze. A chi la letteratura, a chi la finanza, a chi la tecnica, a chi la semplice scuola di vita.

  4. Je suis Alessiò Montagner… XD

  5. La cosa peggiore? Quella gente vota. Peggio: il suo voto conta quanto il mio.
    Mi vien voglia di comperare un biglietto per Marte.

  6. iara R.M.

    C’è una frase che mi è venuta in mente mentre leggevo: “se dovessi diventare anch’io così, vi prego uccidetemi.” L’inganno è qualcosa di sottile, difficile da individuare. Quando l’evidenza non si evince significa che nella testa si ha un cervello in coma. E io non vorrei mai essere una zombie che cammina.

  7. Simona C.

    Un caso simile è quello della foto di Spielberg con il cadavere del triceratopo di Jurassic Park alle spalle che ha sollevato ondate di proteste e insulti di gente convinta che abbia davvero ucciso un dinosauro.
    Penso che l’impossibile non esista, ma vincere la guerra all’ignoranza e alla stupidità ci si avvicina molto. Non solo in rete, mi capita di parlare con persone che ragionano così poco che mi scoraggio e smetto di provare a spiegarmi.

  8. Purtroppo le bufale in rete sono un grosso problema. Ho visto un sito internet che imitava la grafica di sky tg 24 in modo abbastanza accurato ed era pieno di notizie fasulle (e anche di banner pubblicitari, ovviamente il loro scopo è far soldi grazie ai click degli utenti ignari).
    Il fatto che tanti non sappiano neppure che Eco è morto già da alcuni mesi è solo l’ennesima prova che siamo davvero il paese col più alto numero di analfabeti funzionali al mondo.

  9. Mi viene in mente il titolo di un famoso libro di Asimov, che a sua volta si rifaceva all’aforisma di non-so-chi (potrei aprire Internet per scoprirlo, lo so…), che a sua volta si rifaceva a una grande verità di vita vissuta: neanche gli dei possono nulla contro la stupidità umana.

    (Lo so, c’è anche un detto che dice che “la madre degli stupidi è sempre incinta” con varie derivazioni. Mi sembrava più figo citare Asimov… 😀 😀 😀 ).

  10. La foto, da sola, vale quanto tutta la bufala scritta.
    Ma si può scambiare quel signore lì (con tutto il rispetto eh) per Umberto Eco? Roba da valzer dentro la tomba.

  11. tizianabalestro

    Il bello è che litigano tra commentatori 😀😀😀
    Da morire dal ridere 😁😁😁

  12. Sono d’accordo con Michele, queste persone votano…
    Sono giorni che penso a come rendere credibile una storia inventata, forse è più semplice di quello che credo.
    Ma… non poteva essere semplicemente un omonimo? Essere noi quelli che non capiamo. Quasi tutti quelli che hanno risposto potrebbero essere persone che lo conoscono personalmente. Lui essere uno scrittore il cui suo unico titolo è “Ve la faccio vedere io”?

  13. Ieri ho fatto un esperimento. Alle persone che ho incontrato (anche doppie lauree) ho riferito solo che “Umberto Eco ha rilasciato un’intervista che…” senz’altro aggiungere. Mi aspettavo una reazione alla Alessio Montagner, e invece no. Zitti. Focalizzati sull’intervista. “Ragazzi, Umberto Eco è morto da mesi.”
    “Ah si? Ma dai!”
    ………………………………………………………………………………………………………!!!
    (e scusate se non sono solo 3)

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