Smartphone vs scrittori

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La notizia è un trafiletto che passa quasi inosservato. Da una ricerca internazionale sembra che per la prima volta le pagine web consultate tramite smarthphone abbiano superato in quantità quelle sfogliate sul computer.

Nulla di strano, a mio parere. Basta osservare la folla che mi sta attorno in metropolitana, per accorgermi che se c’è ancora qualcuno che sfoglia un quotidiano, due o tre che leggono un libro, di carta o digitale, tutti gli altri sono alle prese con lo schermo del telefonino.

Da più parti sento dire che il futuro sta lì, dentro lo smartphone, anche per attività che prima si svolgevano con ben altre attrezzature. Penso alla pesantezza delle macchine fotografiche professionali e delle attrezzature video. Ora, grazie alle piattaforme di Youtube e Instagram, senza escludere Facebook, è un gioco da ragazzi catturare la realtà e diffonderla in tempo reale ovunque. Immagino che i produttori di telefonini stiano lavorando per distillarci un po’ alla volta una qualità dell’immagine sempre più apparentata con quella professionale. Tra un po’ telecamere tradizionali e fotocamere di fascia alta confluiranno in un maneggevole telefonino.

Ma nello smartphone ci stanno anche le parole: quelle dette e quelle scritte. Soprattutto quelle scritte. Soprattutto quelle scritte da altri. Libri, blog, siti internet. Gli ereader non vengono quasi più pubblicizzati, troppo di nicchia e forse con un mercato già saturo. I vecchi portatili, nei volantini delle maggiori catene di elettronica, sono quasi spariti o venduti a prezzi decrescenti. La maggior parte dello offerte è occupata dal re dell’elettronica, sempre in cima ai nostri pensieri: il telefonino. I modelli si moltiplicano, si potenziano, si semplificano. Le app proliferano, e tutto è pensato per permetterci di stringere tra le dita di una mano tutto ciò che viene pensato nel mondo di creativo o informativo.
La tendenza è incontrovertibile. Mi pare che il sorpasso indicato dalla ricerca sopra citata sia la conferma della realtà e di dove vogliono condurci.

Già il tablet ha sostituito il computer. Resta ora da stabilire il giusto compromesso tra ampiezza dello schermo e fruibilità della lettura. È possibile che i testi del futuro – penso ai libri e ai blog – dovranno fare i conti, e accettare, una fruizione soprattutto tramite smartphone. Non è improbabile che siano due settori non strategici per chi progetta tecnologia, quindi il rischio di venire messi in un angolo, l’angolo di quelli che ancora hanno lunghe sedute di lettura, è concreto.

Mi chiedo chi di noi sia attrezzato a scrivere post e libri sintetici, sempre più contratti, per poterli fruire anche da uno smartphone. Già ora utilizzo il tablet per curiosare tra i blog: post troppo lunghi, anche se interessanti, vengono penalizzati per dare spazio a letture più veloci. Figurarsi poi racconti lunghi, che superino le due-tre paginette – li salto proprio, troppo faticosi anche per un tablet –: con un libro infine non mi cimenterei neppure a livello mentale. Che fine faremo quando il 90 per cento dei contenuti sarà fruibile dallo schermo di un telefonino? Dovrò buttare nel cestino una parte dei miei post già scritti? Che poi sono uno di quelli che non la fa mai troppo lunga…

 

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18 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

18 risposte a “Smartphone vs scrittori

  1. Orchestra da camera, vinile a 33/45 giri, cassetta a nastro magnetico, compact disc (cd), file compressi mp3/aac, direct streaming…
    Eppure le note sono sempre sette. 😉

  2. Simona C.

    Mi hai fatto tornare in mente l’analisi di Natalino Balasso sull’evoluzione dei cellulari: prima sempre più piccoli e leggeri poi, da quando oltre a telefonare ci si può navigare in Internet, la tendenza è tornata a modelli con schermi sempre più ampi. Per guardare meglio i porno, sostiene lui che probabilmente ha ragione, ma torna utile anche per leggere meglio pur sapendo che i lettori di libri non sono i potenziali utilizzatori ai quali pensano i creatori di smartphone.
    Io non riesco a leggere a lungo sul cellulare, figuriamoci scrivere. Ho bisogno di una tastiera dove far correre tutte le dita insieme come su un pianoforte, altrimenti divento lenta e mi innervosisco pure. Lascio queste grane agli scrittori e lettori della prossima generazione, io mi fermo dove sto più comoda.
    Un giorno magari inventeranno un dispositivo che traduce direttamente le idee in libri e io diventerò pigrissima.

  3. Occhio alle controtendenze, però! Aumenta il numero di persone con un libro in mano sulla metro…
    giraSole

    • Certo, forse avrei dovuto mettere un punto interrogativo nel titolo: smartphone vs scrittori?

      C’è anche un ritorno dei dischi in vinile, mi pare. Una volta le offerte di Mediaworld contenevano pagine e pagine di computer e macchine fotografiche. Ora imperano i telefonini. Vedo molti più libri di carta, ma questo da sempre, che ereader. Giusta osservazione la tua. Ma da lettore di libro mi sento circondato dai telefonini. Poi magari giocano a un videogame o sfogliano foto, non leggono di sicuro.

  4. Avendo alla base un ragionamento simile, qualche anno fa scrissi, a 4 mani con Spartaco, l’iperromanzo. I suoi nodi, diciamo una via di mezzo tra capitoli e scene, dovevano esser lunghi solo qualche pagina proprio perché l’obbiettivo era fruirlo anche tramite terminale mobile.
    Esistono pure siti che raccolgono storie da metropolitana (e tu o qualcuno, qui, ha partecipato, mi par di ricordare) lunghe – cioè corte – proprio per lo stesso motivo.
    Io, che uso un computer da più tempo di voi, uso il tablet già da un paio d’anni per scrivere romanzi e racconti; il pc mi serve solo per le rifiniture. La comodità del tablet, tra l’altro, mi ha portato a leggere sul Kindle solo di rado. Odio leggere sul tablet, ma odio anche di più dovermi portare in giro il Kindle.
    Potendo, potrei usare anche il telefono per scrivere: ha una comoda funzione di dettatura. Il problema più grosso (oltre alle volte in cui capisce fischi per fiaschi e produce certe perle) è che io non sono in grado di dettare una storia: il mio cervello è troppo lento e la velocità della lingua lo manda in crash.

  5. Grilloz

    Per assurdo per me è proprio il contrario: lo smarthphone lo posso leggere seduto in poltrona (o sul… vabbè avete capito), a letto, sul tram. E’ più leggero, lo posso tenere con una mano, lo posso portare con me, posso cambiare posizione mentre leggo, sono quindi invogliato a leggere testi più lunghi sullo smartphone piuttosto che sul pc 😉

    P.S. per quando i produttori raccontino di fotocamere sempre più perfezionate e facciano iperbolici paragoni con le reflex, ahimè, le leggi dell’ottica (come molte leggi della fisica) hanno il brutto vizio di restare valide 😛

    • L’altro giorno mi hanno mostrato delle foto fatte in notturna vicino all’osservatorio di Asiago, con una strumentazione che vale quanto una decina di Iphone nuovi. Non c’è storia. Solo l’obiettivo ha bisogno del cavalletto a parte.

      • Hai ragione, ma devi anche considerare che la fruizione oggi avviene in rete. E la rete viene calibrata per una certa utenza che posta istantaneamente a prezzi ridotti. Pensa solo ai video blogger da milioni di fan, che stanno cambiando il concetto di fotografia e video.

        Anche i nuovi scrittori in rete, giovanissimi, dicono di aver scritto i loro libri con il telefonino. O è una bufala? 😀

      • Anna Todd, autrice della saga “After” racconta di avere scritto il suo primo libro su smartphone.

      • Qualcuno potrebbe anche rispondere “… e si vede!” 😛
        Se c’ha collegato una tastiera bluetooth ed ha scritto sulle app di Evernote, Dropbox o Google Drive è come avesse avuto una piccola Olivetti. Un amico ha addirittura una tastiera in silicone arrotolabile!

    • Però è cambiato il gusto estetico, grazie o per colpa dei social. Anche questo va messo nel conto. Il supporto dove vedi ciò c’è scatti non è neutro. Ci sono fotografi anche famosi che non disdegnano l’uso del telefonino per dare una certa impressione di spontaneità. Forse vale anche per la scrittura del futuro.

  6. Ma ndo vado io con il mio samsung 2?
    Versione super superata, ma perfetta per le mie esigenze.
    Una volta ho provato a leggere un libro (lo ricordo ancora, era di Romain Gary) dallo smartphone, una cosa tipo venti pagine per un capitolo di tre. Esperienza archiviata per sempre.
    Col tablet, invece, mi trovo benissimo: io ho il mini e lo uso come un quaderno. Non ho difficoltà a digitare sulla tastiera, lo porto comodamente in borsa e all’occorrenza è anche un comodo e reader. Tutto a portata di mano. Non chiedo dì meglio. Poi con il cloud mi trovo i file sul computer, dunque sono a posto.

  7. Io batto tutti in strumentazione arcaica. E me ne fotto, soprattutto oggi che mi ritrovo a discutere di questo. C’ho il fisso a casa, figuriamoci.
    Ma il punto è questo: ampiezza dello schermo e fruibilità della lettura come hai scritto tu, davvero applausi a chi riesce a fare tutto nel piccolo, io no, io ho lo schermo del pc al 125% fissa, boh. Pazienza, però ricordo una vignetta, la scopa dice al libro “tranquillo, anche a me dicevano che sarei morta con l’arrivo dell’aspirapolvere!” Chi non ha almeno una scopa in casa? Fine del ragionamento.

  8. tizianabalestro

    Grande, Sandra. 😀

  9. Per come lo vivo io, da sempre sul web funzionano meglio le cose brevi, se sono racconti, vicini alle 2/3 cartelle, se sono di una soltanto meglio. Se si scrivono cose più lunghe bisogna sapere che si offre un prodotto di nicchia. Ma il bello della nicchia è che è affezionata e tenace, quindi non so quanto questo sia un male.

  10. Ah, ah, ah! Fin’ora il fatto di aver scritto due libri brevi sono stati considerati (prima dai miei lettori e di conseguenza da me) una penalità… Ora invece, sembra che avrò un futuro come scrittrice di roba breve! 😀

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