Made in Italy?

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Bibisco è un software di scrittura creativa made in Italy. Ne parla Barbara Businaro nel suo ultimo post, spiegando anche come scaricarne l’ultima versione – è gratuita, tranquilli, non dovete pagare niente –. Il programmatore, o scrittore non so, che l’ha inventato, o tradotto non so, lo offre generosamente alla comunità di webnauti per scrivere questo benedetto romanzo che finora non siete riusciti a mettere nero su bianco. Il mio consiglio spassionato e che ve lo installiate sul computer e produciate questo cavolo di romanzo che vi ossessiona da una vita.

Scorrendo però le varie schermate riportate nel post di Barbara mi hanno incuriosito soprattutto quelle riguardanti i personaggi. La famosa «scheda personaggio», si sa, è un must. Dove vai se la scheda personaggio non ce l’hai?

Le schedature, devo ammettere, non le ho mai sopportate. Se un personaggio dev’essere reale, che lo sia. Non mi piacerebbe che qualcuno mi schedasse: nome, cognome, soprannome e via di seguito. Colore dei capelli, degli occhi, tratti somatici. Dove vivo, con chi vivo, dove sono nato. A voi piacerebbe essere schedati?
Non vedo allora tutta questa necessità di schedare i personaggi, se poi devono vivere come noi. Proprio perché li limito in una scheda, dopo un po’ mi dicono «ma chi è quel deficiente che ha una vita così meschina? Al confronto il tuo capufficio è un genio di creatività. Davvero vuoi ridurmi in questo stato larvale? Sei sicuro che attingere alla mia scheda ti eviterà di scrivere mediocremente?». Al che mi scuso, butto la scheda – utilizzo sempre il retro bianco dei bollettino postali scaduti per le mie schede personaggi, speriamo non venga mai una contestazione dall’azienda elettrica –.

E allora che faccio? Niente, scrivo e basta. Che facciano quello che vogliono. Mentre i vostri personaggi sono credibili perché seguono la scheda personaggi, i miei sono incredibili perché sono imprevedibili. Ho estratto dal cassetto un vecchio testo impolverato, una soffiatina e via, inizio la lettura. Non mi ricordavo più cosa facessero nella mia storia. Non sto scherzando. Si spogliano, scopano, partono, bevono, fanno delle battute a sfondo sessuale, citano un film in bianco e nero, ballano il tip tap. Proprio come noi. Cioè, non proprio come me, di mio c’è solo la battuta a sfondo sessuale. Tutte le altre cose, compreso il tip tap, magari voi le fate. Quindi fanno le cose come voi, perciò sono credibili, quindi – è un sillogismo perfetto – voi siete incredibili. Non ve l’aspettavate, eh, di essere incredibili.
Ma non volevo parlarvi di tutto questo, è che mi sono fatto prendere la mano e come il mio personaggio sfugge alla scheda personaggi così io sono sfuggito al tema di questo post: cioè il software made in Italy.

Alla fine del post di Barbara c’era una schermata che rimandava ad alcuni manuali di scrittura creativa consigliati dal software stesso. Ho notato che sono tutti di uno stesso editore, Dino Audino, specializzato in manualistica legata alla scrittura professionale. Ma dai, mi sono detto, come mai questa scelta così monolitica? E ho posto la domanda. Il programmatore del software mi ha gentilmente risposto che sono testi di drammaturgia che l’hanno ispirato e sono tutti testi americani.

Infatti nella famosa scheda personaggi di Bibisco si parte dai dati personali (nome, cognome, soprannome.. occhi, capelli, naso, orecchie, mani, corporatura, altezza, peso, razza…) che è un po’ la stessa cosa che c’è a pagina 28 delle Lezioni di scrittura creativa del Gotham Writers’ Workshop (Come si chiama il personaggio? Ha un soprannome?… Di che colore ha i capelli? E gli occhi?… Quali sono le sue caratteristiche somatiche?). Poi ci sono altre informazioni che potrebbero, uso il condizionale, essere attinte dal meglio degli altri testi.

Bibisco dà un piccolo consiglio ai piccoli scrittori: personaggi completamente buoni o completamente cattivi sono stereotipi e pertanto non credibili. Un po’ come a pagina 22 del sopracitato manuale: «Gli scrittori spesso cadono nella tentazione di creare personaggi che siano completamente buoni o completamente cattivi, e questa è un’altra versione degli stereotipi».

Ora guardate il dito e non la Luna, no ho sbagliato, è il contrario: guardate la Luna e non il dito. Scaricatevi Bibisco, e usatelo per il vostro tormentato romanzo. Siate però consapevoli che primo, stando nella griglia di Bibisco scriverete un romanzo all’americana se non alla Hollywood, e potrebbe non essere il motivo per cui scrivete; secondo, un software può essere aggiornato al 2016, ma la filosofia a cui si ispira origina da lezioni di scrittura creativa di quindici-vent’anni fa come minimo, e anche di questo dovreste essere coscienti; terzo, il vostro personaggio non potrà mai essere felice perché non gli è concesso masturbarsi – dalla scheda personaggi non risulta.

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22 commenti

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22 risposte a “Made in Italy?

  1. tizianabalestro

    Sarà anomala, ma non faccio mai una scheda personaggi.
    Si delineano davanti a me con spontaneità.
    Non riesco nemmeno a scordarmi tutti i loro particolari perché li ho creati io.
    Anzi qualcuno/a li ho davanti a me quando ci sfioriamo nel quotidiano.

  2. tizianabalestro

    Sarò anomala. 😀

  3. Hai mai scritto un romanzo dove ci sia un’intera squadra di basket? ognuno col suo nomignolo, pregi/difetti, vizi/virtù? qualcuno sposato/fidanzato, qualcuno no (cambia chi sta in platea)? Finché i personaggi sono quei “soliti” 6/7 tutto bene…quando il numero s’allarga, le ore di scrittura si dilatano nel tempo (e l’età avanza), il rischio di confonderli c’è. 😉
    Magari errori risolvibili da un editor professionista e da un correttore di bozze serio, ma qui c’è la crisi cari miei e il prodotto deve arrivare già completo.

    • tizianabalestro

      Per fortuna che nel romanzo che sto scrivendo ci sono meno di 10 personaggi e riesco a gestirli bene.
      L’età avanza, ma vedo che la memoria non sta cedendo.
      Devo sbrigarmi a terminarlo prima che arrivi a dimenticarmi tutto. 😉
      Casomai ne riparliamo al prossimo romanzo, sempre che decida di mettere più personaggi e sempre che lo scriva un altro.
      Le variabili sono tante.😉

    • Grilloz

      Sei giocatori, più sei riserve che però giocano poco, un allenatore e un manager… figurati che conosco gente che snocciola a memoria dati e statistiche dei giocatori di un intero campionato 😀

  4. Barbara, che si occupa di informatica, apprezza che il programma non si installa; che l’interfaccia risponda ai canoni di moda nel 2016; che salvi nei formati corretti; (forse) che sia in italiano.
    Tu, che non ti occupi di informatica, di tutto il programma ti preoccupi di verificare chi sia l’editore (mandante?) che sta alla base della struttura.
    Siete una squadra fortissimi. 🙂

    PS: Vogliamo parlare invece delle storie con struttura hollywoodiana? Chiedi, al tuo amico editor inesistente, se preferisce quelle o le altre. Ti dirà che preferisce le altre, ma fa passare le americanate: sic transit gloria fori.

    • Beh, nel post precedente Helgaldo aveva già scritto che ognuno dovrebbe occuparsi solo delle proprie competenze. Io non ho la competenza per insegnare a scrivere, non ho la formula magica per arrivare alla pubblicazione nè alla consacrazione di bestseller. Posso dire la mia solo per gli strumenti informatici. 😉

      • Giusto: e infatti io apprezzo il lavoro di squadra. 😉

      • Ma gli strumenti informatici non sono neutrali rispetto alla conoscenza. Costruiti per raggiungere certi obiettivi, ne escludono automaticamente altri.

      • Questo è ovvio. E come ho detto nei commenti all’articolo, ognuno deve trovare il suo strumento. Certo che i “veterani” della scrittura non possono nascondere uno strumento solo perchè non piace a loro o loro personalmente non ci si trovano bene. Io preparo gli articoli del blog su Blocco appunti/Notepad, posso andarmene in giro a dire a tutti che solo quello è il metodo migliore? 😉

  5. Grilloz

    Prima o poi ci sarà una rivolta dei personaggi contro la schedatura, prenderanno gli archivi digitali come un tempo altri presero la Bastiglia, e mescoleranno le schede 😛

    P.S. “ma la filosofia a cui si ispira origina da lezioni di scrittura creativa di quindici-vent’anni fa come minimo” cosa dice la moda corrente?

  6. Non si dovrebbe studiare la storia per capire il futuro?
    Io direi che con questa cosa degli americani siamo avvantaggiati, possiamo trarre dalle loro storie delle idee da usare a casa nostra, arricchendole del nostro vissuto.

  7. Simona C.

    Al solo pensiero mi sento schiacciata dalla claustrofobia. Mi faccio imbrigliare solo da regole mie, ho i miei metodi e la mia organizzazione in testa e sul pc, adattare le mie confortevoli e mutevoli abitudini all’uso di un software simile mi procurerebbe più fatica e confusione che vantaggi. L’unica “scheda” che faccio è un elenco dei capitoli con due righe sul contenuto di ognuno e nemmeno la compilo in anticipo, ma man mano che li scrivo, giusto per orientarmi quando voglio inserire o spostare qualche paragrafo.
    A molti piacerà e farà comodo, ma non fa proprio per me. Io rimango qui a divertirmi con i miei foglietti pasticciati e OpenOffice, sarà qualcun altro a scrivere il capolavoro dell’epoca.

  8. Io adoro le schede personaggio, per il gioco di ruolo, però, dove devo ricordarmi gli incantesimi preparati, gli oggetti magici trasportati, i modificatori alle caratteristiche. In narrativa i personaggi devono essere vivi. Chissà, forse esistono in universi paralleli e noi abbiamo il privilegio di spiarli, non certo l’obbligo di schedarli, come fossero delinquenti. All’inizio mi segnavo qualche dato, come l’altezza, per ricordarmi chi guarda negli occhi chi, ma alla fine ho smesso anche di fare quello. Forse è rispetto per i personaggi, forse solo pigrizia…

  9. A quanto pare non sono l’unica ad avere in antipatia le schede dei personaggi. Affido tutto alla memoria, al massimo faccio degli identikit psicologici in stile profiler tanto per inquadrarli.

  10. chiarasole1981

    La scheda dei personaggi, ormai fatta due anni fa, è soltanto un punto di partenza per non cadere in incoerenze narrative facendo sì che tizio non sia biondo a pag. 30 e moro a pag.50, e non dimenticarmi (anche perché, come sai, la storia copre un arco di tempo molto largo) dettagli come l’età, o affini. Tuttavia, devo ammettere di non averle mai consultate, perché poi è scattata una viscerale comunione con loro. Li conosco, fino in fondo. E so come farli agire. Piuttosto, mi è stato molto più utile (credo che prima o poi scriverò un post al riguardo, anche se mi blocca la paura di essere presa per pazza) fare il loro tema natale. Sembrerà ridicolo, ma credimi, siccome è uno strumento che mi aiuta a inquadrare le persone anche nel quotidiano, si è rivelato fondamentale per definire le sfumature caratteriali, e rendere ancora più profondo il contatto con loro.

    Quanto ai programmi, un paio di anni fa avevo scaricato YWriter: mai usato. Con il caro vecchio word sto così bene… poco importa se ho millemila cartelle e sottocartelle, file e fogli sparsi.

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