Vendetta, tremenda vendetta

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Bisognerebbe scrivere una storia di vendetta.

La vendetta, si sa, è un motore potente e inesauribile. Ma cos’è la vendetta? Il dizionario Garzanti dice che la vendetta è un’offesa morale o un danno materiale che si arreca ad altri per ottenere soddisfazione di un’offesa o di un danno subito.
Per lo Zingarelli invece è un’offesa o un danno più o meno grave inflitto a qualcuno per fargli scontare un torto o un’ingiustizia subita.

Giratela come volete, ma i vocabolari non aiutano. Noto spesso che gli aspiranti scrittori quando devono affrontare un concetto per trasfonderlo in letteratura partono dal dizionario. Bisognerebbe invece partire sì da un dizionario, ma letterario e non linguistico. I linguisti, i lessicografi, non sono scrittori, danno alle parole un senso che sta molto lontano dall’animo umano. Pessima letteratura origina da pessimi spunti. I vocabolari, strumenti importantissimi per la grammatica, sono inutili e fuorvianti per la costruzione delle idee e della trama, che poi non sono altro che una diversa percezione, alternativa, della realtà.

Dire che la vendetta è far scontare un torto o arrecare un danno per ottenere soddisfazione è di un’aridità assoluta. Se si parte dalla definizione linguistica per giungere a raccontare una storia di vendetta, si scriverà pessima prosa. Perché non è il vocabolario che deve spiegare allo scrittore un’emozione, ma la nostra stessa anima. La definizione vera di vendetta vive già dentro di noi tutte le volte che abbiamo pensato a vendicarci per qualcosa o di qualcuno.
Mi hai guardato storto? Ti cavo gli occhi. Non mi hai dato la precedenza? Ti brucio l’auto. Mi hai fregato il fidanzato? Voglio che tu muoia.

Perché la vendetta, come motore potente di una storia, è restituire il torto subito, ma centuplicandolo. Altrimenti è solo occhio per occhio, una sorta di giustizia primitiva. Buttate quindi via il vocabolario: tutte le parole della lingua cercatele sempre e solo dentro di voi. Se avrete il coraggio di leggere solo e sempre nella vostra anima, scriverete sicuramente una gran storia.

E datemi ragione. Non è per condizionarvi, ma sappiate che sono un tipo discretamente vendicativo.

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33 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

33 risposte a “Vendetta, tremenda vendetta

  1. tizianabalestro

    Ti do ragione su questa frase e me la scrivo perché non vorrei dimenticarmene.

    Buttate quindi via il vocabolario: tutte le parole della lingua cercatele sempre e solo dentro di voi. Se avrete il coraggio di leggere solo e sempre nella vostra anima, scriverete sicuramente una gran storia.

    Oggi vorrei star quieta e non vorrei vendicarmi.
    Dammi ragione, sono una tipa discretamente vendicativa.

  2. Dopo Il conte di Montecristo, un romanzo moderno sulla vendetta non può che essere un’opera minore.

  3. Vendetta è rimettere in equilibrio la bilancia, che pende troppo da una parte. Diventa più pesante più passa il tempo, perchè intanto sei lì che stai sostenendo tutto quel peso, per forza dopo ne esce un’azione esponenzialmente maggiore. Vendetta è anche un piatto freddo, quindi ottimo d’estate. D’inverno c’è il rischio che si blocchi la digestione e che risulti molto più spiacevole del torto che l’ha provocata. Vendicatori non ci s’improvvisa.

  4. Davvero si parte dal vocabolario? Ops… Mai fatto…
    Io sono scarsamente vendicativa, infatti mi sono accorta che la vendetta non è mai entrata nelle mie storie. Non so neppure come si fa. Il rancore lo capisco, l’odio pure, ma la vendetta vera, quella che si serve fredda, si pregusta per anni e intanto avvelena l’anima mai.

  5. La migliore vendetta la restituisce il tempo. Io non faccio niente, ma prego che quel tempo arrivi presto.

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