Storia d’amore un po’ così

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Avete presente quegli stabilimenti dove di notte si stampano i giornali? Quelle linee di stampa che trasportano le copie appena inchiostrate verso l’imballaggio che verrà poi caricato sui camion e distribuito a tutte le edicole alla mattina presto?

Ecco, il nostro protagonista ci lavora come operaio. Anzi, per essere contrattualmente precisi è un poligrafico. Inizia il turno alle dieci di sera e tutte le notti all’una precisa – forse per evadere la monotonia e la solitudine – si rifugia in un ufficio e telefona a «Una favola per la notte». Se non riuscite a immaginarvelo, fate conto che abbia la corporatura, la voce e la faccia di Silvio Orlando, l’attore. Con quella sia espressione malinconica, ma non triste.

Dall’altra parte del filo, all’una di notte precisa, attacca il turno un’operatrice incaricata di leggere le favole richieste. Le favole non cambiano, sono sempre identiche. Cambiano semmai, forse perché non riescono a prender sonno, quelli che le ascoltano. Ma all’una di notte precisa, tutte le sante notti, chiama sempre la stessa persona. E vuole che gli venga raccontata sempre la stessa favola, La principessa in fondo al mare. L’operatrice, se non riuscite a immaginarla, fate conto che abbia la corporatura, la voce, la faccia di Laura Morante, l’attrice. Con quella sua espressione stralunata e sofferente.
La principessa in fondo al mare, dunque. «C’era una volta una principessa che viveva nell’abisso dei mari, dentro una conchiglia…». Tutte le notti la stessa storia, è proprio il caso di dirlo.

Una notte però faceva molto caldo e le finestre erano aperte. E quando il poligrafico chiamò all’una precisa per chiedere la favola, proprio mentre l’operatrice stava per iniziare il turno, una folata di vento improvvisa le scompigliò i fogli. Alcuni se ne volarono dalla finestra, altri caddero a terra troppo lontano per raccoglierli, e quelli che le restarono in mano non erano neppure l’inizio della favola.
Il poligrafico restò sospeso, perché la favola non iniziava. «Dunque?», disse.

Dall’altro capo del filo la voce di «Una favola per la notte» restò un attimo incerta, e poi attaccò: «C’era una volta una principessa che viveva nel mare, dentro una conchiglia…».
«No – fu interrotta –. La principessa non vive nel mare, ma nell’abisso dei mari».
«Non le andava più di vivere negli abissi».
«E perché non le andava più?»
«Perché… perché… perché negli abissi non c’è luce e non le andava più di stare al buio! Allora decise di salire verso la superficie a vedere la luce del sole che filtra nell’acqua».
«Ma non le faranno male gli occhi?…».

E così il poligrafico e l’operatrice inventarono una loro favola, più bella di quella proposta da «Una favola per la notte». E passavano le ore. Per fortuna nessun altro telefonava interrompendoli. Parlavano tra loro come mai avevano parlato con nessuno. Finché alle tre meno un minuto il poligrafico invitò l’operatrice: «Vuoi ballare con me?».

Nel suo ufficio c’era una radio, e alle tre precise iniziava «Un tango per la notte», allora non fece che alzare il volume della radio e accostarlo all’apparecchio telefonico. L’operatrice invece usava sempre il vivavoce per tenersi le mani libere in modo da girare agevolmente i fogli che quella notte non servirono, e non fece altro che alzarsi e mettersi al centro della stanza. Poi alzò un braccio a prendere la mano del poligrafico, e con l’altra lo cinse. Lui fece lo stesso mentre i giornali scorrevano sul rullo, e fu un tango splendido, passionale e travolgente. Durò due minuti o poco più e per la prima volta in vita loro furono una coppia.

Dopo quel ballo lei disse al vivavoce: «Quando ti incontrerò ti riconoscerò immediatamente». «Anch’io ti riconoscerò», le sorrise il poligrafico. Poi finì il turno e uscì dallo stabilimento. Gli stabilimenti dove si stampano i giornali sono in quei luoghi di periferia dove alle cinque del mattino gli autobus dormono al capolinea accogliendo i pochi passeggeri addormentati anch’essi in attesa di partire. Lui salì e si sistemò in uno di quei posti dove ci si guarda l’un l’altro stando di fronte. Quando il conducente accese il motore fece appena in tempo a salire un altro passeggero, che si andò a sedere di fronte a lui.
Lo guardò, era lei.
La guardò, era lui.

L’autobus giunse in una grande piazza vuota. Alla fermata aprì le porte. Poi le richiuse e ripartì. Il poligrafico si avviò lentamente con quella sua espressione malinconica, ma non triste, verso un portone. Girò la chiave nella toppa ed entrò solo come tutti i santi giorni alle cinque e trenta precise del mattino.

 

Post scriptum: non ispiratevi per nulla a questo, rischiereste il plagio.

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26 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

26 risposte a “Storia d’amore un po’ così

  1. Oh, questa storia è bellissima, Hel.

  2. tizianabalestro

    Non smettere di scrivere.

  3. Gusto un po’ calviniano direi. Ha anche qualcosa di Rodari.

  4. tizianabalestro

    Un ballo così non si dimentica.

  5. Simona C.

    Mi hai fatto pensare a questo

  6. Grilloz

    Che bel soggetto 🙂 Mi ha ricordato, come atmosfera, il film Dopo mezzanotte.

  7. tizianabalestro

    Ma è in spagnolo il film? Almeno io ho trovato così.

  8. tizianabalestro

    Chissà come si chiama quella “videocamera” (non so come definirla) con cui riprende Giorgio Pasotti nel film?

  9. Pingback: Questioni di stile e di telecamera – Scrivere per caso

  10. tizianabalestro

    Film interessante, soprattutto per il luogo in cui si svolge.
    P.s. = Mi sono imparata la serie di Fibonacci. 🙂

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