«Gli» o «le»? Com’è andata a finire

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Nel post di ieri abbiamo discusso un mio dubbio grammaticale: se fosse corretto usare gli al posto di le in una frase del mio post dell’altro ieri. Chi si fosse perso le puntate precedenti può quindi retrocedere di un post, eventualmente due, e tornare poi in questa pagina per scoprire com’è andata a finire.

Non è bastato chiedere in giro ad altri blogger. La divergenza di opinioni che si è generata mi ha convinto a spedire il mio dubbio via mail a due lessicografe che ho la fortuna di conoscere. Fortuna tutta mia, sciagura tutta loro, perché ogni volta che mi sorge un dubbio di grammatica – e accade spesso – le poverine vengono inondate di questioni linguistiche da terza elementare.

La mail che ho inviato separatamente a entrambe portava un titolo emblematico: Dubbio grammaticale atroce, il che la dice lunga sul mio stato psicofisico generato dai pronomi personali.

Questa la domanda per entrambe:

 

Cara Donata/Elisa (si chiamano così le lessicografe, ndr),
sono ignorante. Specie in grammatica. Perciò vado a orecchio sperando che dio me la mandi buona. Oggi ho scritto questo:

«Ma all’una di notte precisa, tutte le sante notti, chiama sempre la stessa persona. E vuole che gli venga raccontata sempre la stessa favola, La principessa in fondo al mare».

Che gli venga o che le venga? L’ho cambiato quattro volte, ora non ci capisco più niente. Devo concordarlo con «persona», quindi al femminile o con colui che chiama tutte le sante notti, che essendo un uomo abbisogna del «gli»?

Aiuto, prego…

 

Passa qualche ora e mi arrivano le risposte.

 

Caro Helgaldo (non mi chiamano così, ma ci siamo capiti, ndr),
io come sai sono quella del «va sempre bene tutto».
In questo caso vanno bene entrambe le soluzioni: le concorda sintatticamente, gli concorda a senso. Per me meglio gli, perché la persona che parla sa bene che la persona è un uomo, e quindi è molto più naturale concordare al maschile. Ti convinco?
Ciao,
Elisa

 

Sì, mi convinci. Leggiamo ora quella di Donata.

 

Allora, la concordanza grammaticale vuole le, femminile, a causa di persona. La grammatica italiana ammette in certi casi anche la concordanza «a senso», quindi andrebbe bene gli perché è un uomo, il problema però è che questo lo sai solo tu, chi legge ancora non lo sa; e finché non glielo fai sapere si aspetta la concordanza grammaticale e ha ragione di aspettarsela. Non è poi così difficile, vedi. Ma tranquillo, sono dubbi che vengono a tutti. A proposito, stanno uscendo ogni venerdì con Repubblica i piccoli libri di italiano dell’Accademia della Crusca, uno dei quali l’ho scritto io, ma uscirà solo in gennaio. Io li compro tutti, per € 5,90 cad, e dei tre finora usciti uno non mi è piaciuto, uno mi è piaciuto molto e il terzo, che è in edicola questa settimana, mi piace molto per l’argomento ma ancora non l’ho potuto leggere per capire se mi piace come è fatto. Io però se fossi in te lo comprerei, perché il tema è interessante e potrebbe servirti. Se lo compri e lo leggi, mi dici che effetto ti fa (l’autore è l’attuale presidente della Crusca). Coraggio, ciao.
Donata

 

Per fugare ogni ombra di dubbio dalla risposta di Donata, invio allora ad entrambe tutto il brano, per essere sicuro di dar loro tutte le coordinate giuste per rispondere. Da come parla Donata, infatti, mi pare non abbia compreso che la persona di cui si parla è già nota. Ed ecco le rispettive repliche.

 

Sì, lo confermo. Si tratta di un uomo (e lo sa non solo il narratore, ma anche il lettore) e quindi la concordanza a senso secondo me è più naturale. (L’altra non è comunque sbagliata).
Ciao,
Elisa

 

Sì certo, così le cose cambiano: che è un uomo lo sa il lettore, e anche l’operatrice telefonica. Allora la concordanza a senso, al maschile, è legittima; ma naturalmente resta legittima anche quella grammaticale, al femminile. Io sono sempre molto contenta quando riesco a spiegare a qualcuno che se esistono due diverse espressioni non è detto che una delle due debba essere sbagliata, ma abbiamo libertà di scelta. La lingua, anzi tutte le lingue, lasciano spesso spazi di libertà, ed è anche per questo che le amiamo. No, questo non è vero, purtroppo molti le amano perché sono convinti che abbiano leggi ferree, naturalmente quelle che piacciono a loro.
Nel frattempo ho finito di leggere il terzo libro di Repubblica/Crusca. Parla poco di lingua italiana e molto di internet… Il prossimo, in edicola da venerdì prossimo, parlerà di «sindaca» e affini; lo aspetto con ansia.
Ciao
Donata

 

Riassumendo, quindi, abbiamo ragione tutti. Perciò il mio onore di blogger è salvo, e pure il vostro di scrittori. Non è bellissimo?

Diffidate invece di quelli che in grammatica sono per le leggi ferree.

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22 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

22 risposte a “«Gli» o «le»? Com’è andata a finire

  1. Pingback: Questioni di stile e di telecamera – Scrivere per caso

  2. tizianabalestro

    Evviva. Buone notizie stamattina.
    P.s. la mail di Donata è unica. 😀 Coraggio, ciao.

  3. Oh, sì bellissimo! E’ stato tutto così interessante e corretto, nel senso: pareri divergenti ma nessun insulto, muso lungo. Andassero sempre così i confronti!

    • Non avevo dubbi che andasse diversamente. Non si tratta di schierarsi con una fazione, e in fondo il dubbio grammaticale era solo mio. O forse no: sicuramente ora abbiamo una doppia possibilità, quando prima ritenevamo di non averla. E poi credo che le regole grammaticali restano in testa quando ci troviamo di fronte a un dubbio. Tu sapevi comunque come fare, poi hai dubitato, ora sei doppiamente sicura.

  4. tizianabalestro

    Pure qualche risata. 😀

  5. Grilloz

    Oh, c’ho preso con la concordanza a senso, e poi dicono male degli ingegneri 😛
    P.S. forse avvrei dovuto scrivere ci ho? :O

    • Il tuo funziona è un buon criterio. Sì, poi ci hai preso. Non credo alla grammatica come a una teoria da mandare a memoria, sarebbe impossibile. Un po’ di orecchio, come nella musica, non guasta. Regole a orecchio, diciamo. Ne sei uscito benissimo.

  6. tizianabalestro

    Vai a senso. 😛

  7. Abbiamo salvato capra e cavoli. 😀

  8. Va bene, così sono soddisfatta. E mi pare bellissimo che Donata dica quella cosa che abbiamo libertà di scelta perché le lingue lasciano spazi di libertà 🙂

  9. Simona C.

    Un finale bellissimo, insomma, un GLIeto fine 🙂

  10. Evviva la grammatica fluida!

  11. Ottimo! Bello scoprire che la grammatica ci offre delle possibilità anziché metterci dei paletti.
    E grazie, Helgaldo, per averci resi partecipi di questo tuo dubbio che si è rivelato utile per tutti. 😉

  12. Che tripudio di applausi. Una concordanza di CONsenso. 😀

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