Il rapper e il poeta

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«Avere un buon lessico ti fa risparmiare parole».
L’ho sentito dire ieri da Roberto Casati, filosofo della conoscenza al Cnrs di Parigi, rispondendo alla domanda, per lui fondamentale, a che cosa serva leggere.

Sono tanti i motivi che ha elencato per spiegare i vantaggi della lettura. Uno di questi, è che leggere arricchisce il lessico, e di conseguenza risparmi le parole.

Sembrerebbe un paradosso, un irragionevole inversamente proporzionale. Eppure da una ricerca condotta per vent’anni sulla scuola francese, i ragazzi delle medie sottoposti al classico tema di inizio anno scolastico – come hai trascorso le vacanze – rispondono nell’era digitale usando il venti per cento di parole in più per dire le stesse cose dei loro coetanei degli anni precedenti.

I ragazzi hanno sempre letto molto più degli adulti, anche se non sempre per i motivi giusti. I libri di solito si abbandonano più avanti, quando la concorrenza di altri apparati, tv, videogiochi, smartphone diventa agguerrita. I compagni di mia figlia scrivono molti messaggini e leggono pochi libri. Poi faticano a esprimere un sentimento, anche fosse solo di rabbia. Questa la mia osservazione empirica.

Quello di Casati era solo un accenno, non ha potuto approfondire, ma mi è rimasta la frase sul foglio. E una riflessione più allargata che in fondo ci coinvolge. Più leggi, meno scrivi. Lessico più ricco significa scegliere subito il termine preciso, la frase efficace, l’argomentazione accurata.

Forse è anche un problema di risorse. Il foglio, la pagina stampata costringe le parole in uno spazio fisico. La pagina digitale sempre aperta, gratuita, potenzialmente illimitata, è stata creata soprattutto per quelli che hanno un lessico povero, che per dire una cosa, magari dare solo un’informazione, annacquano il discorso, e anche il nostro tempo di lettura. Mi chiedo ora se potevo scrivere questo post con parole più precise e brevi.

La disperazione di un rapper si traduce in un fiume esondante di parole, quella di un poeta in una manciata arida di strofe. Sarà solo un caso, legato a scale ritmiche e mercato della musica?

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22 commenti

Archiviato in Leggere

22 risposte a “Il rapper e il poeta

  1. Grilloz

    Io infatti che leggo tanto scrivo solo brevi commenti. Se leggessi molto di più forse riuscirei a esprimere ogni concetto con un adeguato loquace silenzio.

    • Sono pienamente d’accordo a metà. 😀

      Leggere molto arricchisce il lessico: lo trovo ineccepibile.
      Ma da qui a dire che “di conseguenza” si possono risparmiare parole, be’ credo che dipenda dal contesto.
      A volte si usano poche parole (e sempre le stesse) proprio perché si ha una povertà di lessico.

      Quanto al problema di risorse non condivido. 1000 fogli cartacei non sono un limite tanto diverso da 1000 pagine di un editor di testo. Quindi non vedo perché il foglio di carta dovrebbe costringere a usare un lessico più efficace.

      • Sono d’accordo a metà, quindi siamo al 25 per cento. 😀

        La scrittura è sempre (o dovrebbe essere) un risparmio di parole. Chi è lessicalmente più ricco riesce a esprimere concetti anche complessi con un numero limitato di parole. Ha a che vedere con l’efficacia del messaggio.

        Scrivi un romanzo da mille pagine con un editor di testo, e poi dai il comando di stampa. Vediamo se non ti poni un problema di risorse.

      • Continuo a pensare che dipende dal contesto e dipende dal lettore.

        Se devo scrivere una lettera d’amore alla mia dolce metà potrei sì limitarmi a scrivere “ti amo”: messaggio senz’altro essenziale.
        Ma non so se efficace: con ogni probabilità, deluderei l’aspettativa di chi legge.

      • Grilloz

        Perchè sprecara 4 caratteri? basta un ❤
        😛

      • Grilloz

        Secondo me però confondi lo scrivere in modo essenziale con lo scrivere poco.
        Ti faccio un esempio: perchè scrivere “Il cuneo costituito da una grata metallica posto sul muso della locomotrice” quando avrei semplicemente potuto scrivere “cacciapietre”?

  2. tizianabalestro

    Devo rileggere il post un’altra volta, non ho capito bene.

    • tizianabalestro

      Ho capito che più leggi, più arricchisci il tuo vocabolo. Quando poi parlerai, non dovrai usare tante parole per esprimerti. Con una buona, valgono per cento parole. Se ho capito bene, mi sto preoccupando delle volte che scrivo molto. Forse ho letto poco, ancora adesso. Aiutami a capire. Faccio fatica a concentrarmi con questa influenza. ( ho l’attenuante ) 🙂

      • L’osservazione è legata soprattutto ai giovani che avendo un vocabolario poco ricco, anche a causa della scarsa lettura, si ritrovano poi a esprimersi per iscritto o parlando usando molte più parole per spiegare ciò che potrebbe essere detto con un numero minore di termini, e più precisi. Pensa ai comici quando imitano il parlato dei giovani…

      • tizianabalestro

        Secondo la mia opinione, buttare un termine colto non è indice di aver letto molto, solo se si è consapevoli della parola. C’è chi strafà per darsi un noto. Se la cultura si basasse su poche parole, ma buone, saremmo tagliati tutti fuori. O ne rimarrebbero pochi. Oppure basterebbe prendere un dizionario e cercare parole incomprensibili ai più. Forse più si sa è meno di dice. Chi tace è un genio. I logorroici come me dovranno preoccuparsi, in particolare perché raramente uso termini complicati e/o gerghi. Mi sembrerebbe di parlare diversamente da come sono. Povera me. Dovrò parlar di meno e affiancarmi un dizionario vicino. Non ho mai parlato come i giovani di adesso, neppure alla loro età, ma è ancor peggio. Loro non sono consapevoli di essere ignoranti, io sì.

      • E invece vai benissimo. 🙂

      • tizianabalestro

        🙂

  3. iara R.M.

    È una bella riflessione. Quando scrivo mi capita spesso di riempire pagine e pagine di parole. Poi, mi accorgo che ero solo alla ricerca di quello che volevo dire.

  4. I ragazzi di oggi scrivono tante parole, ma il 20% sono parolacce, il 30% sono scorrette grammaticalmente il restante 50% oscilla tra “fare cose” e “cosare il coso”, con la variante “fare/prendere/mangiare una roba”. Non sono tutti così, grazie al cielo, ma molti sì.

  5. Le confesso che adoro questa sua riflessione. È catartica. Per tutte le volte che sono stata accusata di usare termini “complicati” ho provato a semplificare il modo in cui trasmettevo il mio messaggio, notando infine che, escludendo alcune parole, l`Italiano diveniva una veste tarlata. È una lingua fatta per l`eleganza, la precisione, per essere specifica. Troppe volte coloro che si infastidiscono davanti ad una parola ignota arrivano poi a dover dire la stessa cosa con estenuanti e spesso poco dignitose perifrasi.

    • In effetti è proprio quello che ha detto lo studioso nel suo intervento, proprio così, è aumentato nel tempo il ricordo alle perifrasi. Il che non vuol dire che il termine complicato, giuste le virgolette del commento, sia sempre un segno di eleganza. In bocca a certi parlanti può diventare un oggetto pacchiano, Kitsch.

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