Ti amo

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Avere un buon lessico ti fa risparmiare parole. Era questo il fulcro del post di ieri, rivolto a evidenziare la perdita di capacità linguistica nei giovani dopo l’arrivo sul mercato del digitale che ha tolto spazio ai libri, per altre forme di lettura. Un ragazzino dotato di smartphone, può utilizzarlo anche per leggere un libro, ma il libro stesso si trova in concorrenza sul telefonino con altre proposte di lettura molto più intriganti. Mail, Facebook, sms, videogiochi, filmati, immagini fotografiche. Anche queste sono letture, ma letture che pur dicendo di aumentare la creatività dei giovani, ne impoveriscono la capacità linguistica. Ed è difficile immaginare una creatività slegata da un lessico ricco di sfumature. Come diceva Tenar nei commenti al post, il linguaggio dei ragazzi non solo ne risulta impoverito, ma anche omologato (questo non l’ha detto, ma l’ho dedotto dalle percentuali che mostrava).

Da scrittori, o aspiranti tali, il tema non ci tocca. O forse sì. Perché una certa omologazione investe tutti, compreso il sottoscritto.

Nella lingua scritta, poi, il risparmio di parole è intrinseco. Già scrivendo utilizziamo meno parole del parlato, e un segno stilistico di maturità di uno scrittore è saper gestire, dosare, economizzare i termini per dare densità al testo. Non dico gli scrittori, ma gli aspiranti tali devono fare un po’ di autocritica. Post chilometrici potrebbero essere ridotti a pochi righe efficacissime, racconti formato saga potrebbero trovare densità maggiore se ripensati in funzione del risparmio, facendo emergere le idee anziché annacquandole in un fiume di parole. Ma non è di questo che vorrei parlarvi.

Darius Tred, un blogger della mia cerchia non è d’accordo con quello che ho chiamato paradosso della ricchezza linguistica, per cui più sei ricco meno parole spendi. E mi ha, penso provocatoriamente, posto di fronte a un caso limite – la provocazione è che di per sé stesso è un caso limite non troppo attinente con l’argomento – o forse no. Ecco cosa ha scritto:

«Se devo scrivere una lettera d’amore alla mia dolce metà potrei sì limitarmi a scrivere “ti amo”: messaggio senz’altro essenziale. Ma non so se efficace: con ogni probabilità, deluderei l’aspettativa di chi legge».

Il ti amo è deludente? Ho pensato a come viene espresso il sentimento umano più misterioso, quello che ci rende incerti, specie quando ci sconvolge. Ti amo, te quiero, je t’aime, I love you. Credo che in tutte le lingue del mondo l’espressione sia brevissima, telegrafica, economica. Ci sarà un motivo universale per sintetizzare tanta grandezza in così poche sillabe?

Mi è venuto in mente un appuntamento estivo con un’amica da sempre. Alle otto di sera davanti al teatro Strehler a Milano. Quando è giunta ha trovato un tavolino, due sedie, una tovaglia, una cena pronta, una bottiglia, io già seduto. Ho stappato la bottiglia è le ho dato un bigliettino. C’era scritto t’amo. Non ha detto nulla, ma le sue labbra si sono avvicinate alle mie, il famoso apostrofo rosa tra quelle due parole. Sarò stato fortunato perché sono bastate, in quella situazione, a dire tutto quello che dovevo dire. Non solo essenziale ma anche efficace. In certi casi l’efficacia sta nel non dire altro perché hai già detto tutto.

Dell’Appartamento di Wilder ho già parlato. Dobbiamo aspettare due ore per sentire solo nell’ultima battuta del film quello che era chiaro fin dall’inizio: «Miss Kubelik, io l’amo. Ha sentito cosa ho detto?». «Fai le carte e poi ridimmelo».

Se una dolce metà di fronte a un messaggio così essenziale resta delusa dalla lettura le possibilità sono solo due: o non è poi così dolce, o è dolce solo per metà.

E voi signore e signori, quando vi hanno scritto o detto t’amo, se ve l’hanno scritto o detto perché può anche essere che questo non si sia mai verificato pur facendo coppia con qualcuno, l’avete ritenuto troppo essenziale e deludente?

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33 commenti

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33 risposte a “Ti amo

  1. tizianabalestro

    Per l’autocritica sono presente già da ieri, anche se non scrivo post in un blog, ma vale lo stesso per un commento. Tanti giri di parole non servono a molto.

  2. tizianabalestro

    L’esempio del “Ti amo” è perfetto. Mai sintesi fu più loquace.
    Deludente non lo è. Lo sarebbe se chi te lo dice lo sbandiera con estrema facilità. Va usato con cautela. Non mi piacciono i “turutu”, “Ciccino “, “cucciola” … meglio niente o un “Ti amo” al momento giusto.

  3. tizianabalestro

    P.s.= ieri ho scritto una lettera per un racconto. Anticipo un po’. Nel finale ci sono le due parole magiche. Fanno un po’ impressione. Rimbombano. Ma sono le uniche che potevano esprimere quel sentimento, senza tanti preamboli.

    • tizianabalestro

      Mi sta venendo il dubbio sulla lettera. Forse bastava molto meno nel racconto. Volevo esaltare lo stile epistolare che si usava prima o almeno raccontare un po’ dei personaggi attraverso una lettera scritta da lui. Quanti dubbi!

  4. tizianabalestro

    Vorrei far notare i miei commenti e la sintesi di Grilloz. Non posso farcela, sono logorroica. 😀

  5. Se non si è mai detto un TI AMO va benissimo, nel senso che magari una ci spera, ma non ne è certa e allora arriva quasi come una sorpresa e/o una felice conferma. Se si sta insieme da anni è bello ripeterselo, ma magari aggiungere qualche dettaglio. Che bella la scena davanti al teatro, Hel!

  6. Più che il “ti amo” conto quello che si legge negli occhi di chi si ha di fronte, lì il testo può essere densissimo, anche senza parole.

  7. No, non era una provocazione.

    P.S.: se concludessi la mia risposta con “No, non era una provocazione” sarebbe un altro esempio in cui l’essenzialità del messaggio non corrisponderebbe con la sua efficacia. Infatti un ipotetico lettore che volesse aderire all’argomento dovrebbe rileggere il tuo post per capire il senso della mia risposta.

    Quindi mi dilungo in questo Post Scriptum. 😛

    Hai riportato correttamente la mia risposta al tuo post precedente ma hai omesso la frase introduttiva, quella che, per ironia della sorte, era già una risposta essenziale e, in quel caso, anche efficace.

    Si parlava infatti della ricchezza di lessico che dovrebbe automaticamente permettere un risparmio di parole. E io, rispondendo, ho detto che “Dipende dal contesto e dal lettore”, riportando poi l’esempio del “ti amo”.

    Ora hai arricchito l’argomento chiedendo se è deludente sentirsi dire solo “ti amo”.
    E ancora rispondo dicendo che dipende dal contesto e dal lettore.

    Il tuo contesto (a cena con il biglietto “t’amo”) è un chiaro esempio in cui le due parole, unite dall’apostrofo sono efficaci, ben collocate e non deludenti.

    Ti riporto ora io un contesto in cui le parole “ti amo” sarebbero state deludenti. Immagina due giovani innamorati che hanno vissuto l’adolescenza e la giovinezza negli anni ’90 o prima, quando non esistevano internet, social networks, telefonini e quant’altro. La lettera, a quei tempi, era tutto. E due innamorati che si scambiavano lettere e biglietti d’auguri (al compleanno, a Natale) aspettavano fremendo queste lettere, scritte ovviamente a mano. I due innamorati sapevano di amarsi e quindi scrivere solo “ti amo” (un “buon compleanno”, un “buon Natale”…) sarebbe stato deludente perché ovvio. Si voleva di più. Più parole per pensare, per rileggere e sognare. Per rivivere anche i momenti passati insieme. Lettere che a volte si facevano persino leggere all’amica del cuore. Lettere che magari si conservano gelosamente per rileggere quando si sta lontani.
    Lettere che solo chi era (è) ricco di lessico può scrivere con grande efficacia.
    Immagina se quelle lettere fossero state scritte solo con un “ti amo”. Essenziale ma forse, in quel contesto e a quel lettore (la dolce metà), paradossalmente sarebbero sembrate ovvie, scontate, banali. Forse persino fredde.

    Quindi, ritornando al tuo post (e anche a quello precedente) la mia non era una provocazione.
    Ma solo un esempio. Che poi sia un esempio non attinente con l’argomento, potrei anche essere d’accordo.
    Tuttavia la lettera è pur sempre una forma di scrittura che veicola un messaggio da uno scrittore a un lettore. Avevo però premesso che “dipende dal contesto e dal lettore”…

    😀

    • La tua creatività ti porta a concepire esempi estremi, quindi al limite dell’assurdo. Due innamorati che si scrivono lettere di due sole parole mi pare un po’ forzato come esempio, non credi? 😀

      Su questo puoi costruire un racconto molto interessante (avrei cinque o sei alternative da proporti), ma nel post parlavo di mondo reale. Di comunicazione tra persone vere.

      • ?

        Infatti io dicevo che due innamorati di vent’anni fa *non* si scrivevano lettere con scritto solo “ti amo”.
        Ho fatto un esempio di mondo reale, tratto direttamente dal mio vissuto (che credo piuttosto diffuso tra gente della mia età…).

        L’avevo già confermato più sotto nei commenti. 😉

      • ?

        Ma nessuno di noi ha detto che due innamorati di vent’anni fa (e neppure di oggi) si scrivevano lettere con scritto solo «ti amo». L’hai scritto tu solo per negarlo.

    • tizianabalestro

      A questo punto vorrei che la scrivessi una lettera d’amore, Darius. La vorrei leggere. Un ritorno al passato. Solo i nostalgici come noi, guardano a cose così semplici, ma di un grande spessore. Una lettera di prima non ha nulla a che vedere con le parole incomprensibili dei giovani.

  8. tizianabalestro

    Darius, sintetizzo: sei un genio. Mi hai sciolto il dubbio.
    Lascio la lettera com’è. Non sempre il troppo, storpia.

    • Grazie. 😛 In realtà ho riportato una parte del mio vissuto.
      Mi spiace che il buon Helgaldo l’abbia presa come una provocazione.
      Non era certo mia intenzione… 🙂

      • tizianabalestro

        Tutto serve da spunto. Si conversa per questo, per parlare e confrontarsi.
        Ti dirò di più. Ho sperimentato altro. Se prima era una semplice lettera, ho stravolto tutto. L’idea me l’avete data tu e l’argomento esposto da Helgaldo.
        Grazie a voi. 🙂

  9. La differenza, secondo me, non è nelle due parole ma nel modo in cui vengono utilizzate (e qui credo di aver capito cosa volesse dire Darius). Ci sono “ti amo” inflazionati che richiedono profondità, ci sono “ti amo” che valgono più di mille parole aggiunte (tu, di questo, ci hai dato un esempio con la tua esperienza.)
    Io non sono di facili sentimentalismi, se dico “ti amo” esprimo tutto un mondo che mi tengo dentro e nel quale a pochi è dato di accedere, dunque quelle volte che l’ho detto a qualcuno ha avuto un significato che andava ben oltre il valore del sentimento manifestato in tanti modi. E so dirlo ancora: poco, ma con la stessa efficacia.

  10. tizianabalestro

    Questo post sull’amore scritto è la combinazione giusta per valutare una lettera d’amore che ho scritto. Se ieri era una semplice lettera, oggi c’è un flusso di pensieri in mezzo. Ho tagliato, stravolto tutto. Lo spunto è nato da questo post. Mi vorrei mettere in gioco. Vorrei un consiglio. Secondo voi, il biglietto lasciato dall’uomo è esaustivo o deludente? È una lettera breve. Cosa avrebbe dovuto scrivere in più, semmai ce ne sia bisogno?
    Vi chiedo, inoltre, cosa ne pensate di tutto il testo.

    “Cara Teresa,
    devo andare, non piangere…”

    Non sono mai stato bravo con le parole e non so quante volte ho già detto quella frase a tante. Ma Teresa non se la merita. Nemmeno le altre, ma lei è speciale, già so che mi mancherà. Spero che mi dimenticherà.
    Ma Teresa non si scorda di nulla. Le viene in mente ogni parola detta, le nostre litigate per filo e per segno e tutte le date. Teresa mia, quanto sei bella? Che ci fai con un uomo come me? Sono un girovago, quel che guadagno lo spendo. Bevo, fumo, gioco a carte e anche coi sentimenti. Cosa potrei offrirti? Ogni volta ritornavo da lei e quando me ne andavo, mi diceva che le stava bene. Teresa non sa mentire. I suoi occhi lucidi e le sue mani che stritolavano le mie, parlavano per lei. Solo a Teresa ho raccontato la mia vita e mi ha capito. Non mi ha mai giudicato. Ma perché si è innamorata di me? Non ho niente di buono. Non sai quanto vorrei starti accanto, ma ti farei del male. Dimenticami tu perché io non ce la faccio. Ti amo, Teresa… Dov’ero rimasto?

    “Cara Teresa,
    devo andare, non piangere… Non preoccuparti per me. Non possiamo stare insieme. Non posso fermarmi qui. Perdonami, se puoi. Ho altri progetti e non posso costruire niente con nessuna donna.
    Teresa, addio!”

    • Io posso rispondere da lettore: esaustiva la prima lettera, molto deludente la seconda.

      Nella prima lettera ci vedo un addio con una dichiarazione d’amore tra le righe.
      Nella seconda lettera ci vedo un addio molto più asciutto.

      Parere di lettore, ribadisco. 😀

      • tizianabalestro

        Cosa faresti per non lasciarlo deludente e asciutto?
        Tranquillo, puoi commentare liberamente. Altrimenti non mi sarei messa in gioco. 😉

      • tizianabalestro

        Faccio un post scriptum. Tanto mi è concesso dopo una lettera. 😀
        Il testo che ho inserito è un esperimento, uno stravolgimento non drastico di una lettera che avrei voluto inserire in un racconto.
        L’ho trovata attinente al post. L’ho cambiata pochissimo per allacciarmi al discorso nell’essere esaustivi con poco e anche perché conteneva due parole sublimi “ti amo”. Nel mio esperimento, anche se ho avuto conferma solo da Darius, la brevità del biglietto verso la donna amata non è esauriente, è asciutto come mi conferma Tred. Quel testo in fondo, nella mia lettera non c’era. L’ ho aggiunto oggi e modificato alcune cose.
        Avevo scritto solo così :

        Cara Teresa,
        devo andare, non piangere.
        Non sono mai stato bravo con le parole e non so quante volte ho già detto quella frase. Ma Teresa, tu non te lo meriti tutto questo. Nemmeno le altre, ma tu sei speciale, già so che mi mancherai. Spero che mi dimenticherai.
        Ma tu non ti scordi di nulla. Ti viene in mente ogni parola detta, le nostre litigate per filo e per segno e tutte le date. Teresa mia, quanto sei bella? Che ci fai con un uomo come me? Sono un girovago, quel che guadagno lo spendo. Bevo, fumo, gioco a carte e anche coi sentimenti. Cosa potrei offrirti? Ogni volta ritornavo da te e quando me ne andavo, mi dicevi che ti stava bene. Teresa non sai mentire. I tuoi occhi lucidi e le tue mani che stritolavano le mie, parlavano per te. Ti ho raccontato la mia vita e mi ha capito. Non mi ha mai giudicato. Teresa mia, sei dolcissima. Non mi sono mai sentito così bene come con te. Ma perché ti sei innamorata di me? Non ho niente di buono. Ho sbagliato tutto, anche ora nei tuoi confonti. Mi pentirò di doverti lasciare. Non sai quanto vorrei starti accanto, ma ti farei del male. Dimenticami tu perché io non ce la faccio. Ti amo, Teresa.

        (La lettera è stata scritta prima di tutto il racconto. A questo punto, ritengo non sia nemmeno necessario scriverlo.)
        P.s= ti ringrazio Helgaldo di avermi dato la possibilità di muovermi liberamente nel tuo spazio, senza creare grossi disagi.
        N.b.= Ti amo aveva, ha, avrà sempre il suo perché. È tutto racchiuso in due parole.

  11. L’essenzialità del pensiero maschile da sempre cozza con la prodigalità del pensiero femminile (confermato dallo studio che vede per le femmine il bisogno di 20 mila parole al giorno contro le sole 7 mila maschili). Poi dipende anche dalla situazione: ambiente e linguaggio non verbale aiutano a dimezzare quello verbale, e questo viene in ragione di Darius Tred.
    Poi, non so voi, ma se devo scegliere, a parità di condizioni, tra un “ti amo” e una cosa così (l’originale poi è in gaelico):
    ‘Ye are Blood of my Blood, and Bone of my Bone.
    I give ye my Body, that we Two might be One.
    I give ye my Spirit, ‘til our Life shall be Done.’
    Non ci sono storie, vince il secondo. 😉

    • Preferisci un registro di tipo letterario? Perché mi è capitato anche questo. Mi è stato regalato un libro, in sostituzione del poco originale ti amo. Per la precisione La lettera d’amore di Cathleen Schine. Cosa che mi ha infastidito, perché non vivo nella letteratura.

  12. Le signore ci devono scusare: si sa, la tentazione del righello per i maschietti è insostenibile. Meglio un corto “ti amo” o un lungo “libro”? La domanda è mal posta; per quanto, al di là dei miti che affermano il contrario, le dimensioni abbiano un loro perché, le donne preferiscono di sicuro la durata: “mi sposi?” 😛

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