Nella mia borsa

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Ridondanza e mercato, ecco due parole che non si parlano, anzi si detestano.

Ridondanza. Vediamo che cosa c’è oggi nella mia borsa: il libro che sto leggendo (questo non manca mai), una moleskine per gli appunti, un’agendina per gli appuntamenti (sempre intonsa, non ho relazioni sociali insignificanti), un telefonino vecchio tipo, il Kindle (sempre carico anche se non l’uso mai), l’iPad con tastiera esterna, dovessi scrivere qualcosa di un po’ più lungo e articolato come sto facendo ora, penne di vari colori, una matita. Non manca neppure la macchina fotografica, non si sa mai quale bellezza potrei incrociare per la strada, se poi me la perdo ci rimango male. Come lo definireste voi? Eccessivo, quindi ridondante? Più probabilmente peso inutile da portarsi appresso. Questo è l’armamentario dell’uomo pseudo moderno, cioè il sottoscritto: considerate che sono arrivato alla pratica «erotica» di mettere l’iPad sulle ginocchia come piano di appoggio per fogli di carta da vergare a penna. Devo avere impressionato la ragazza seduta a fianco che sgranava gli occhi al mio uso creativo della tecnologia…

Mercato. Uno smartphone per fare esattamente le stesse cose, e molte altre.

Mercato vuol dire economia, eliminare tutta l’inefficienza ridondante. Nelle fabbriche come nella mia borsa. Girando con uno smartphone al posto della borsa potrei fare lo stesso, c’è la tecnologia per fare tutto di default. Perché allora mantenere in vita questa ridondanza? Perché un libro non è esattamente un Kindle, e un Kindle non è esattamente uno smarthphone; perché una penna non è esattamente una tastiera esterna e una tastiera esterna non è esattamente la tastiera del telefono; perché una macchina fotografica non è esattamente la fotocamera di uno smartphone; perché la carta non è esattamente il foglio digitale.

La natura è ridondante, l’uomo stesso è ridondante. Poco efficiente, molto fantasioso, bisognoso del superfluo. In natura si chiama biodiversità. In una foresta, ma anche in un giardino, troverete molte specie che convivono l’una di fianco all’altra. Così avviene nella mia borsa.

Non so perché ma tutti i miei conoscenti che girano solo con lo smartphone alzano la testa per dirmi che hanno letto solo il libretto di istruzioni dello smartphone. Poi la riabbassano e riprendono a giocare sul telefonino.

 

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10 commenti

Archiviato in Moleskine

10 risposte a “Nella mia borsa

  1. Tiziana

    Dire che non usare la tecnologia sarebbe ipocrita. Proprio ora stiamo scrivendo su un computer, tablet, telefonino, ecc.
    L’unica cosa è staccarsene quando si è concentrati in altro, ad esempio con le altre persone?
    Direi di far mettere un cartello di divieto in determinati luoghi e parlare con gli altri. Oppure se non si ha voglia, mettersi a leggere. Ti dico cosa avevo io oggi nel mio zaino per aspettare in ospedale. A parte acqua, e cose necessarie per viaggiare, avevo un libro, due fogli ed ero senza penna .Avrei voluto chiederla a qualcuno, ma tutti stavano presi nel loro telefono. Nell’attesa il libro è stato vitale. La rottura sono stati i messaggi con volume irritante. Anche dal mio telefono arrivano, ma tolgo la suoneria, almeno in certi posti direi di avere più rispetto. Se sono occupata, non potrei rispondere, tanto vale chiudere il mondo virtuale e aprire quello reale.
    Dovremmo chiederci se è sempre necessario stare connessi. In alcuni momenti direi che sia il caso di spengere tutto o avere la compiacenza di allontanarsi.

  2. Quasi quasi Helgaldo mi batte nell’organizzazione della borsa 😉
    Non ho un tablet, ma viaggio già con un portatile. Ho lo smartphone, il kobo o il libro solo se prevedo sarà lunga, sempre l’agenda Moleskine (“Ma come? un’informatica con l’agenda di carta?” “Ho avuto 3 Palm, perennemente scarichi e scomodi, e ora non si accendono nemmeno più…”), sempre il taccuino Moleskine, fisso quello piccolino, a volte anche il grande.
    Esempio al contrario: in attesa del tagliando auto presso officina/concessionaria. Guardo le mail, i social, rispondo e poi tiro fuori il KosoKobo. Di fronte a me un’agente immobiliare fa sentire a tutti i suoi accordi telefonici (se tutti avessimo fatto come lei…). Un ragazzo tira fuori lo smartphone e si mette a leggere (si capisce dal poco uso del tocco). Un signore anziano, si siede, sbuffa, guarda l’unica rivista di auto datata, sbuffa, guarda noi, sbuffa, prende il cellulare, tocca qui tocca lì, sbuffa, si rialza, va alla macchinetta del caffè, ritorna, sbuffa, guarda gli annunci delle usate, sbuffa. Avremmo dovuto intrattenerlo? Cominciare con i soliti discorsi di politica e economia? Iniziare la conta delle magagne di salute? Parlare del tempo?
    Un libro salva la noia! 😉

  3. Falso: il mercato spinge a comperare. Tu hai fatto felici un sacco di commerciali tra Apple, Amazon, Moleskine, qualche coreano, ecc ecc.
    Quanto a me, la cosa che più mi guida è un certo tipo di estetica: il vetro di iPhone e iPad mi restituisce una sensazione di morbidezza, sulle dita, che rende impensabile l’uso di una tastiera. Una cosa paragonabile solo alla scioglievolezza della stilografica sulla carta buona; tu sai cosa intendo.

    Tutto il resto non mi è utile. La carta va bene solo per le storie che la meritano. Il Kindle per me è equivalente a un libro, lo accendo solo se ho il giusto tempo da dedicargli.

    PS: Sulle relazioni sociali hai una negazione di troppo. Oppure hai una vita più interessante della mia.

  4. La mia borsa è cugina della tua, a parte l’iPad, ne ho uno vecchio che mi è stato regalato usato e lo uso solo a casa nei momenti di ozio, per giocare ogni tanto (ogni troppo).
    La cosa buffa della mia borsa è che la porto sempre con me e mi porto sempre tutto questo peso ma se per caso mi capita di vedere una bellezza rara o di voler citare un libro è sempre nell’unico giorno in cui ho rinunciato alla macchina fotografica o al kindle per portarmi, magari, l’ombrello, anche se ovviamente è poi uscito il sole.
    Cara borsa, lo vedi l’iphone? Pensalo come un dito medio alzato.

  5. Simona C.

    Come sono povera! Nella mia borsa uno smartphone sempre scarico, blocchetto “John Lemon” dell’Esselunga e matita (perché la penna quando serve non scrive mai), un libro piccolo perché ho la borsa piccola e non ci sta nemmeno il kindle, portafoglio, fazzolettini e un sacco di mazzi di chiavi che non so bene cosa aprano. Non ho spazio per la ridondanza, la tengo tutta a casa.

  6. Voto per la ridondanza: la mia borsa è ridondante, di più, è un porto di mare; le mie giornate sono ridondanti, le mie passioni sono ridondanti. Il mercato? Per me è solo quello di frutta e verdura.

  7. Anche io voto per la ridondanza: nel mio zaino ogni giorno una mela, una banana e una carota. Lettura solo quando vado in trasferta. Il resto della mia lettura è tutta in notturna.

  8. Con la pupattola in braccio leggere libri pesanti è un problema. Così il romanzone che pure avevo in cartaceo l’ho iniziato sul kindle. Al quarto capitolo sono tornata al cartaceo, però ieri sera, pupattola di nuovo in grembo, eccomi cercare il punto a cui ero arrivata sul digitale. Ridondanze.

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