Di pupattoli, libri e conoscenza

Oggi parlo di bambini, libri e conoscenza. Se almeno uno di questi argomenti vi  interessa siete nel post giusto per discuterne.

Innanzitutto vediamoci tre video, molto brevi nella durata, ma davvero interessanti.

Il primo è il più polemico, video anti Steve Jobs molto popolare in rete, forse l’avete già incontrato. Però non ve lo faccio vedere per gli stessi motivi per cui è stato creato, ma solo perché ci aiuterà a riflettere su uno dei problemi della conoscenza. Ecco il video:

Piaciuto? Ok? Bene, proseguiamo con il secondo, suggerito dalla rete in quanto contenuto correlato al primo. Guardatelo, dura meno di un minuto.

Volete rivederlo o proseguiamo? Proseguiamo, allora.
Ecco ora l’ultimo video, che sempre la rete mi consiglia a partire dal secondo (un po’ una catena di Sant’Antonio, ma tecnologica). Questo, ve lo dico subito, è quello che preferisco. Osservatelo attentamente.

Bene. E adesso che li abbiamo visti?

Adesso che li abbiamo visti vediamo cos’hanno in comune.

1) Dei bambini piccoli.
2) Ogni bambino usa la mano per toccare l’oggetto che ha davanti.

Direi che di comune non c’è molto altro.

Adesso soffermiamoci sulle differenze.

Nei primi due il bambino è solo. Interagisce direttamente con l’oggetto «comandandolo» con le mani. Il rapporto è bambino-tablet.
Nell’ultimo video invece, il bambino non è solo. Interagisce con la madre (più in generale con l’adulto) «comandandola» con l’oggetto (in questo caso il libro). Si chiama potere del libro, il potere che ha un bambino piccolo di avere un adulto a disposizione che gli legga una storia su comando, quando indica con il dito le figure.

Nei primi due casi la risposta viene sempre dal tablet, nell’ultimo sempre dall’adulto. Non è il libro la fonte di conoscenza, come potrebbe sembrare in apparenza, ma l’adulto che sta soddisfacendo la curiosità del bambino, arricchendo il libro di parole che sul libro non sono state stampate. In pratica, si crea una ridondanza.

L’adulto è la biodiversità di cui ho parlato qualche giorno fa, una ricchezza aggiunta al libro che fa bene all’«utente» bambino. Il tablet invece è il mercato: un modo efficiente ed economico per intrattenere un bambino e liberare l’adulto dalla fatica (a volte uno sforzo estremo) di educarlo, «perdendo» del tempo con lui.

C’è un altro aspetto in questi video da notare. L’ipertestualità, che è strettamente legata alla conoscenza. Cliccando su una qualsiasi icona, cioè su una figura, anche un bambino piccolo può accedere a infiniti mondi. Con il collegamento ipertestuale accede alla conoscenza? Quelli che progettano la tecnologia ci raccontano di sì, ma in realtà accediamo solo all’informazione.
Anche nel caso di un adulto viene usato lo stesso metodo, se ci pensate bene: mi serve «conoscere» la formula della relatività di Einstein? Basta un clic. Con un clic accedo all’informazione, ma per conoscere veramente, per accedere alla conoscenza della formula, serve un percorso lineare, e non ipertestuale, di parecchi anni di studi di fisica, partendo da teorie più semplici, e via via sempre più avanzate.

Nei primi due video i bambini possono accedere solo a un’informazione, oggi sarà giocosa, domani educativa. Ma solo il terzo accede alla conoscenza, che passa attraverso la linearità del libro. Nel video infatti, quando volta le pagine, noterete che a un certo punto ne salta una – e questo non è altro che ipertestualità –. La madre, forse è una violenza bella e buona, lo fa tornare indietro di una pagina per ripristinare la linearità del racconto. Sembra un gesto istintivo e insignificante, invece è l’unico modo che abbiamo per cogliere il nesso tra le informazioni, generando conoscenza.

Anche per superare le colonne d’Ercole bisogna remare linearmente partendo da Itaca e avanzando con fatica verso l’infinito. Non serve saltare qua e là. Medioevo, Dante, Virtute e canoscenza, già.

 

Post scriptum: questo post è stato ispirato dall’immagine di una pupattola in braccio alla sua mamma.

 

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28 commenti

Archiviato in Leggere

28 risposte a “Di pupattoli, libri e conoscenza

  1. Nella mail non si vedevano i video, quindi ho pensato ti fossi fatto di crack: è questo cos’è lineare o ipertestuale?

    I miei genitori, da piccolo, mi hanno piazzato davanti alla TV; immagino per gli stessi motivi che quegli altri, quelli del video, hanno dato un tablet in mano a un bambino. Questo non ha fatto di me un rincitrullito. Credo… spero… iiiiiiiiaaaaaaah! o.O

  2. È il progresso, bellezza. E tu non puoi farci niente. Niente.

  3. Tiziana

    Hai pienamente ragione. Il potere che ha un libro è pazzesco. Quando lo prendiamo e lo facciamo vedere ad un bambino, scatterà una comunicazione fondamentale con l’adulto. La stessa cosa non la darà la tecnologia, soprattutto se i piccoli saranno lasciati da soli. A volte per dargli autonomia, si lasciano per brevi momenti sperimentare con giochi, riviste, costruzioni, ecc. Ma da piccolissimi hanno bisogno di una persona grande che giochi con loro, parlargli, stimolarli. Il libro funge da tramite per mille esplorazioni. Mi sto sentendo in colpa in questo momento. Con il primogenito avevo tempo indefinito per stare con lui. Leggevamo minimo due volte al giorno un libricino. Cosa che non ho fatto o molto poco con la secondogenita. Malissimo. Ho sbagliato tanto. L’ho ripreso in seguito, ma non credo sia la stessa cosa. Lo consiglio per la pupattola di leggerle sempre. Ma Tenar è bravissima, si percepisce quando parla di lei. Da piccolissimi ti guardano e basta senza avere grosse reazioni o che si addormentano e via. In realtà quando leggiamo e facciamo veder le figure del libro parliamo con loro. Faremo solo che del bene.

  4. Comunque è solo questione di tempo prima che il grosso di libri e riviste sparisca, inglobato nei tablet. La carta rimarrà roba da collezionisti o per opere di pregio; è una questioni di costi, e quindi di mercato.
    Steve Jobs ha “programmato” la bimba? Non più di quanto Goebbels abbia fatto con il mondo attraverso la televisione. È scandaloso? Temo che l’umanità avrà problemi più seri, da affrontare.

  5. Marco Amato

    Quando ero piccolo io, mia madre non voleva farmi vedere Goldrake e Jeeg Robot perché in tv gli espertoni dicevano che erano cartoni animati violenti.
    Stranamente sono cresciuto con tanta voglia di difendere il pianeta terra. Non dai cattivoni dello spazio, ma dagli umani imbecilli. Sottigliezze lo so. Ma gli eroi mentre ero piazzato davanti al televisore mi accompagnano ancora oggi.
    L’altro giorno ero parecchio triste e su Youtube mi son rivisto le sigle dei cartoni di quand’ero piccolo. Gli occhi mi si sono rigati di emozione e la mia linfa si è ritemprata con tanta voglia di vivere.
    Pertanto?
    Ma siamo così sicuri che la tecnologia sia così deleteria?
    Ma siamo così sicuri che un tablet (vero pozzo delle meraviglie e di stimoli) faccia crescere stupidi gli uomini di domani?
    Ma siamo così sicuri che mamme che leggono le storie ai figli non si ritroveranno figli violentatori, evasori fiscali (cosa facile in Italia) o altre porcherie umane?

    • Ti autorizzo a riformulare direttamente a me la domanda fra una ventina d’anni ( se ci campo!)

      • Marco Amato

        Tu Marina, da quel poco che traspare su Facebook di mamma orgogliosa dei suoi gioielli, hai fatto un lavoro splendido. Arte, pittura, musica. Sono certo che hai forgiato e stai crescendo dei ragazzi meravigliosi. E da maschietto un po’ di invidia mi sorge, senza nulla togliere a mia madre, una madre come te non sai quanto l’avrei desiderata! Figurati che io venivo rimproveravano perché leggevo… Perdevo questo tempo con i libri… 😦
        Io lo spero e te lo auguro fortemente, che in un contesto di declino economico come quello italiano, i tuoi pilastri abbiano, ma soprattutto si creino il meglio.
        Ti direi un grande brava, ma non posso eccedere perché tanto lo so che non mi adotti lo stesso. XD

      • Io ti adotto volentieri, Marco, però ti piazzo davanti a un tablet da subito: sono una mamma responsabile e non cresco potenziali criminali. 😛

      • Marco Amato

        ahahah perfetto, io nell’ipad ho tutti i miei romanzi, mi metto in un cantuccio e scrivo tutto il giorno senza lagnarmi. 😛
        P.s. ma io che devo salvare la terra, al massimo come criminale posso essere Capitan Harlock. 😀

      • Tiziana

        Una puntata di Capitan Harlock me la vedo anch’io 😉

      • Marco Amato

        Tiziana, il fascino del capitano mio capitano non tramonta mai. 😉

      • Tiziana

        Eh… già… Andiamo a vederlo. 😉

      • Marco Amato

        Considerato che tu stai in Spagna e io in Sicilia, per mezza via vi viene giusto giusto Ibiza 😀

      • Tiziana

        Magari ero in Spagna. Dove lo hai letto, Marco? Sono in Italia. 😀😀😀
        Qua la stampa dà notizie non attendibili. E poi sui comuni mortali. 😀

      • Marco Amato

        Oh caspita, rosso dalla vergogna.
        Parlando spesso della lingua spagnola mi ero immaginato che ti fossi trasferita lì.
        Rivedo la mia posizione sprofondando nel buio. Pardon.

      • Tiziana

        Ma va… per così poco. Magari fosse profetico. Mi accontenterei anche di mesi in Spagna. Lo studio per altri motivi, ma non ho mai vissuto lì. Mi sa che l’ho nominato troppo lo spagnolo. Cerco di non dirlo più, sennò annoio. 😁

      • Marco Amato

        Ah era poco? Io mi ero già messo in ginocchio sui ceci. 😀
        Citalo sempre lo spagnolo, è una lingua meravigliosa e qui in Sicilia, dominati per tanto tempo, ha tantissime parole in comune con il siciliano.

      • Tiziana

        Pensa che fu una scelta sbagliata quella della spagnolo. In realtà doveva essere inglese. Storia lunga. Annoio, annoio…Qui mi cacciano. 😀
        Sì va perennemente fuori tema.
        Più che altro, pensando allo studio delle lingue e al discorso bambini, non credo sia così sbagliato far sentire non solo in italiano. Se proprio gli dobbiamo far vedere qualcosa in internet, qualche volta anche in inglese, ad esempio non gli fa male. Da piccoli assimilano la giusta pronuncia.

      • Marco Amato

        Vero, fingiamo di rientrare in tema, se no fra poco Helgaldo ci caccia.
        Concordo, le lingue sin da piccoli… anche se io per i bambini comincerei ormai dal cinese. 😀

  6. La mia coscienza è a postissimo. Ho scelto di fare questo, nella vita, aiutare i miei figli a “conoscere”: non solo leggevamo esattamente come nel video della signora con il piccolo, ma ci inventavamo storie partendo da un giocattolo e poi le rappresentavamo su un foglio di carta pacco attaccato alle pareti della cucina con lo scotch. Sul tavolo mettevo colori, colla, carta crespa, vari formati di pasta cruda, fili di lana, tutto quello che mi veniva in mente, stoffa, forbicine (rigorosamente con la punta arrotondata) e lasciavo che i miei figli (piccolissimi) facessero tutto quello che veniva loro in mente: disegnare, ritagliare, incollare… Uno di quei cartelloni ha resistito a due traslochi, per me vale più di mille ricordi.
    E credo che sì, tutto questo sia valso a qualcosa.

  7. Penso che far crescere i bimbi all’oscuro dell’esistenza di tablet e cellulari nel mondo di oggi sia utopico e forse neppure giusto. Il loro mondo sarà tecnologico, certo, ma non sarà fatto solo di tablet. Il gatto digitale che imita e fa le fusa del secondo video un po’ mi piace e un po’ mi spaventa. Di certo la mia pupattola ha già un gatto vero con cui rapportarsi (povero micio, già le prende, appena si avvicina parte un calcetto dalla pupa) e presto avrà dei libri suoi. Se si aggiungono elementi, del resto, si crea ricchezza, se se ne tolgono, povertà (di stimoli in questo caso). E il valore aggiunto, comunque, è una presenza amica accanto.

    • Questo cerco di dire, non certo demonizzare il tablet come strumento. Serve ricchezza, tanti strumenti, ridondanza. Non credere che uno strumento solamente risponda a tutte le esigenze educative e di sviluppo di un bambino. Un bambino non è un grande in miniatura, ma un essere complesso e delicato insieme.

      • Sì, era chiaro il tuo intento. Il più grande rischio credo è che i bambini crescano soli. Siamo animali sociali, noi umani, già il figlio unico non è il massimo e se poi manca quel “villaggio” intorno che serve per crescerlo si crescono dei piccoli spaesati eternamente incerti e insicuri.

  8. Tiziana

    È quasi impossibile infatti non usare la tecnologia, ma almeno di dosarla. Come anche la tv che fa da compagnia perpetua come sostituto ai grandi. Dosare è la parola giusta. Non puoi estraniarli da cellulari o altro, ma un libro vale più di mille intrattenimenti e insegnamenti, così come i giochi. Come diceva Marina anche inventare con la manualità. Il problema è quando non si ha il tempo sufficiente. Un po’ non fa male nulla. Il loro mondo è tecnologico, ma con moderazione. Faranno in tempo ad apprendere. E credimi, loro imparano subito.
    Quando non si userà più la carta, sarò cenere per fortuna. Non potrei farne a meno. Ovvio che tutti usiamo mezzi virtuali. La nostra epoca è questa. Usiamo ciò che abbiamo, ma pure ciò che usavamo da piccoli.

  9. Su Facebook gira anche questo video che è complementare a quelli tuoi ed è molto carino: bambini alle prese con il vecchio telefono a disco.
    Questo è il link:
    http://gds.it/2016/11/12/bimbi-alle-prese-con-un-telefono-a-disco-ecco-le-loro-divertenti-reazioni_589282/

    • L’avevo preso in considerazione, ma l’ho scartata perché volevo concentrarmi sui bambini piccoli, fino a tre anni. Una particolare categoria di «lettori» del mondo.

  10. Tiziana

    Fortuna le nonne. Almeno i miei sanno cos’è quel telefono. : D

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