Bambini e tablet

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Riguardo al problema dell’interazione tra bambini e tablet, di cui ho parlato ieri, ho ricevuto una mail privata, molto stimolante e preoccupante insieme. Poiché toccava l’argomento con più cognizione di quanto possa fare io, ho chiesto se potevo pubblicarla, anche in forma anonima. Mi è stato risposto che non sono questioni da trattare nei blog ma nelle università, istituendo studi di ricerca interdisciplinari. Non posso che essere d’accordo.

Io stesso, nell’articolo di ieri, mischio considerazioni personali e video scelti più o meno a caso, con altre osservazioni e video indicati invece da studiosi dei meccanismi della mente umana, soprattutto nell’età infantile. Il mio voleva essere solo una riflessione di buon senso, nello stare vicino ai nostri piccoli e dargli noi per primi quegli insegnamenti che li porteranno a diventare adulti consapevoli, e liberi il più possibile da condizionamenti esterni ipotizzati in qualche centro di sviluppo prodotto di una multinazionale, condizionamenti che esisteranno comunque. Non è una questione di complotti, ma di come si costruisce una filosofia del mondo. Costruiamoci noi la nostra prima che altri ce la costruiscano per noi.

Ma non vi lascio senza nulla in mano per approfondire, se lo vorrete. Cercatevi in rete un documentario, The Corporation. Dal minuto 1.03’20” in poi si parla della manipolazione di base dei piccoli consumatori. Non è bibbia, come tutte le argomentazioni è da valutare criticamente. Però sono contenuti scomodi, che se avete o avrete figli, troverete sicuramente stimolanti per la loro crescita.
Se invece volete sentire il parere degli esperti potete partire dai saggi di Evgeny Morozov. Anche qui non tutto è condivisibile, ma qualche dubbio su dove stiamo andando potrebbe emergere dalla sua lettura.

Giusto per non spostarci più dal nostro campo, i libri, concludo infine con una delle tante voci di corridoio dell’editoria non verificabili: il sogno degli editori, per cui stanno lavorando da tempo, è giungere a 10 mega seller all’anno, e trarre da quelli la loro sopravvivenza. Far leggere a tutte le latitudini lo stesso libro contemporaneamente. Una manciata di Harry Potter all’anno. Purtroppo oggi se ne pubblicano ancora troppi.

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13 commenti

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13 risposte a “Bambini e tablet

  1. Tiziana

    La tecnologia può far danni gravi nei bambini se lasciati soli e per molto tempo. Parlavo del libro e so per esperienza che ciò che ho fatto col primogenito non l’ho fatto con la bambina o almeno molto meno. Quando ho detto che è un errore, lo è. Interagiamo con loro, che sia un libro, un gioco, delle chiacchiere, ma non lasciateli ore persi in tablet, televisioni e quant’altro.
    È più grave di come si pensi, lo avevo anche approndito questo argomento tempo fa. Viviamo nell’era tecnologica, ma a pochi mesi non hanno bisogno di vedere solo un’immagine o spingere un app dal tablet. Dosare in età più grandi. Impareranno ad usare la tecnologia, ma da più grandi. Non ricevono insegnamenti mentre osservano un tablet sennò superficiali e non deve essere un compagno per colmare il vuoto. Può essere usato quando un genitore è estremamente occupato, non che sia il suo unico interlocutore.
    Sono danni gravi l’assefuazione da internet nei bambini e ragazzi in età adolescenziale.
    Non sottovalutíamo questo problema.

  2. È chiaro che chi ha potere (economico, sociale, politico, fate voi) vuole mantenerlo partendo dal controllo dei più piccoli. Che questo funzioni è tutto da vedere (dopo tutto quasi tutti i partigiani erano stati al sabato fascista). Mi stupirei se non ci fosse nulla in atto oggi. L’importante, credo, è lo sviluppo di buon senso e spirito critico, che viene, sempre, dall’interazione.
    Per quanto riguarda i mega seller ammetto di non averci molto in contrario. È anche bello parlare di Harry Potter con un sacco di gente. L’importante, come sempre, è la diversificazione. Salani ha pubblicato anche un sacco di altra bella roba grazie anche a Harry Potter. E se io posso passare dal maghetto a, ad esempio, i romanzi di Sandra a un saggio storico che leggiamo in dieci non riesco a vederci nulla di male.

    • Sono d’accordo anch’io sul leggere in dieci (meglio se in cento) altri libri in aggiunta ai mega seller. Ho sentito dire che questa è la tendenza, il sogno degli editori. Lo riporto tale e quale senza trarne un giudizio. Ripeto: c’è la tendenza alla concentrazione per realizzare economie di scala, che contrasta con la ridondanza, la diversità, che anch’essa è un valore al quale non vorremmo e non dovremmo rinunciare. Diversità che giorno dopo giorno è più difficile non solo da realizzare, ma addirittura da immaginare. Perché se è bello trovare tanta gente con cui parlare di Harry Potter (nulla in contrario con il maghetto e la sua creatrice) non vorrei essere un giorno costretto a leggere Harry Potter per poter parlare di libri con qualcuno. Questo non capiterà, ma c’è chi vorrebbe capitasse. Che poi sono quelli che ci vogliono sempre collegati a internet, anche se stiamo facendo altro.

    • Onoratissima per essere nel tuo commento e per esserlo accanto a Harry Potter. Grazie di cuore.

  3. Ieri mi sono lasciato andare al commento divertente e provocatorio. Oggi passo al commento serio e ragionato. Che poi non è molto diverso da quello di ieri nella sostanza.
    Noi che leggiamo, o che proviamo a leggere, forse abbiamo più strumenti di molti altri, nel riuscire a cogliere le sfumature del nostro tempo.
    Io ad esempio colgo che il senso dell’allarmismo degli adulti è una costante cosmologica nella specie umana.
    Confucio quattro mila anni fa scrive che i giovani stanno perdendo irrimediabilmente le tradizioni dei padri.
    Stesso discorso lo pone anche Cicerone, che confessa che i giovani non hanno più la scorza del romano di quando era giovane lui.
    Come puntini della storia, troviamo riferimenti in tal senso anche in Dante, Leopardi, Tolstoj e una infinità di altri autori testimoni del loro tempo.
    Ancora mio padre dice che le canzoni di quando era giovane lui erano molto più e belle e noi qui presenti sappiamo che quando eravamo giovani noi erano altri tempi.
    Francamente a me viene il sospetto che tra gli adulti di ogni tempo vi sia una sorta di idiosincrasia con la realtà. Gli adulti cristallizzano i loro migliori anni come un’epoca d’oro, il mondo cambia e nei giovani non riescono più a ritrovare le coordinate del proprio tempo.
    Mia figlia di sua spontanea volontà già a due anni prendeva in mano l’ipad.
    Da genitore è evidente che mi sono posto il problema e vedendo il suo utilizzo ho detto sì.
    Vedere la mia piccola utilizzare uno strumento, che mia madre non riusciva a comprendere nella sua semplicità, fa cogliere come l’arte dell’apprendimento ha una sua parabola ben delineata.
    Io guardando e studiando mia figlia, credo che grazie all’Ipad sia più intelligente di me alla sua stessa età.
    Quell’aggeggio le ha amplificato l’intuito, migliorato il coordinamento, nuove connessioni neurali, plasticità di ragionamento, e capacità che lasciano senza parole. Se consideriamo che non sa leggere e scrivere, ma che è in grado di svolgere funzioni là dove ci sono le scritte è portentoso.
    Mia figlia sa contare i numeri fino a 10, conosce gli animali con i loro versi… e parecchio altro.
    Preoccupato comunque sia degli effetti sui bambini, non dell’ipad, ma del wifi di casa, cioè queste onde elettromagnetiche ad alta potenza che attraversano i muri, ho chiesto al pediatra che è molto in gamba, i possibili effetti sulla salute dei miei figli. Lui mi ha risposto che siamo a un bivio, o scegliamo di rinunciare adulti e bambini alla connessione isolandoci dal pianeta, oppure questa è la realtà del nostro mondo.
    Anche se decidiamo di non azionare il wifi, basta accendere un dispositivo per vedere quante decine di wifi dei vicini ci attraversano simultaneamente.

    Riguardo ai complottismi delle aziende che vogliono dominare il mondo, anche questo è un vecchio problema.
    Agli inizi del ‘900, era evidente (per alcuni) il piano degli Ebrei per conquistare il mondo. Hitler pensò di spazzare quello scenario assurdo convinto di fare pure bene al mondo. Oggi si parla di Bilderberg e di altre sciocchezze simili.

    La realtà dei fatti è che le aziende, che aspirano al profitto, aspirano al proprio profitto e non a quello degli altri,
    I trust, i cartelli, le egemonie di mercato, sono fenomeni che si sono amplificati con la rivoluzione industriale e in particolare da metà Ottocento.
    Però è chiaro che possiamo trovare tali fenomeni ovunque nella storia. L’esempio più semplice da far comprendere a tutti è la Firenze di Lorenzo il Magnifico. Trust, cartelli ed egemonia, hai voglio col mitico Lorenzo.
    Ma soprattutto, è lampante, che le aziende, per quanto grandi, abbiano tutte dei cicli di vita, che col dominio del mondo fanno scappare una risata. La Kodak, l’impero delle pellicole e delle nostre memorie giovanili è fallita, scavalcata dai tempi. Non aveva forse risorse e aspirazioni di dominio del mondo?
    E che dire della Nokia, cui tutti noi abbiamo avuto almeno uno o più telefonini. Erano i leader mondiali. Sono stati scavalcati da aziende più piccole, con idee più innovative, e Nokia è morta. I cattivoni del mondo adesso sono Samsung e Apple.
    E cosa dire delle aziende petrolifere. Hanno distrutto mezzo pianeta, sono state le dominatrici incontrastate per oltre cento anni come aziende più ricche del mondo. Adesso economicamente sono state surclassate dalle aziende tecnologiche. Musk, Google, Apple, stanno costruendo una società sull’elettrico che manderà in fallimento le aziende petrolifere.
    E le auto da sole prefigurano di spazzare dal mercato le odiose compagnie assicurative, altre dei sulla terra. Dominio economico del mondo? No, ci sarà pure il declino di Facebook come ci fu per MySpace, e come accade per tutti e tutto.
    Siamo umani, tutto è destinato a mutare, i giovani sostituiscono i vecchi e spariscono tradizioni e usi sociali.

    I bambini di oggi nascono tecnologicamente vivi. Per quanto noi possiamo paventare il disastro delle future generazioni, non saremo nient’altro che vecchi Confucio che semplicemente non comprendono più il mondo nuovo.
    Non siamo sull’orlo di una perdizione o di futuri uomini solitari e lobomotizzati.
    Mai gli uomini hanno comunicato di più con altri loro simili. Oggi rinchiuso a casa per lavoro, non so con quante persone ho parlato tra Facebook, Whathsup e simili.
    E’ giusto ragionarci, è giusto cercare di comprendere il proprio tempo.
    Ma demonizzare, pensare che ci siano gli oggetti del male che strappano l’umanità.
    Beh, mi pare più facile che siamo noi a non comprendere.

    • “Io guardando e studiando mia figlia, credo che grazie all’Ipad sia più intelligente di me alla sua stessa età”.

      Se mi dicessi che tua figlia a due anni sapeva fare le sottrazioni in colonna a tre cifre, allora sì sarebbe stata più intelligente di te. Invece a due anni i bambini sanno usare l’iPad solo perché è stato progettato per essere fruito anche da utenti con un cervello di due anni. Bisogna vedere se poi a 11 anni sa risolvere un problema di geometria più velocemente di noi, visto che non sono affatto intuitive come l’interfaccia dell’iPad. Nella classe di mia figlia (seconda media) smanettano tutti sul tablet, ma non sanno articolare un discorso e leggono lentamente seguendo le parole con il dito. L’intelligenza dipende da connessioni mentali, non certo informatiche.

      Se guardi il video postato da Marina sul vecchio telefono vedrai i ragazzi di oggi spaesati di fronte a quell’oggetto del passato. E’ normale. Per noi invece è semplice. Dagli però in mano un telefonino e lo sapranno usare meglio di noi. Chi è più intelligente, noi con il vecchio telefono o loro con quello nuovo? Mi dispiace, ma non sappiamo articolare un discorso meglio di quando facesse Cicerone, né scrivere un’opera monumentale in endecasillabi meglio di Dante, né gestire un testo della lunghezza di Guerra e pace senza servirci della potenza del software di Word. Stacca la corrente e vediamo chi è più veloce nel trovare soluzioni al mondo.

      • Questo è nella natura delle cose. Gli antichi sapevano fare meglio di noi parecchie cose. Ad esempio da bambino conobbi un agricoltore che mi stupì. Il cielo era limpido di stelle, ma disse che il giorno dopo avrebbe piovuto. Le nuvole che erano passate nei giorni scorsi, il vento che si era alzato… Aveva indovinato alla perfezione. Oggi noi diffidiamo delle previsioni meteorologiche calcolate dai satelliti e dai super computer.
        In questi giorni mi sto interessando a Christine de Pizan. Una scrittrice francese del ‘400, da noi praticamente sconosciuta. Le sue opere non hanno retto al tempo, però la sua figura incanta ed è davvero straordinaria. Le femministe di oggi dovrebbero pendere da lei per quel che scriveva sul valore delle donne. Eppure il padre, era medico e astrologo del re di Francia. Medico e astrologo. Le due figure coincidevano spesso all’epoca, cosa che oggi a noi farebbe sorridere. Il tempo toglie e dà conoscenze.

        Mio figlio di otto anni, che ancora non ha il cellulare, era venuto da me col desiderio dei pokemon go. Le notizie circolano a scuola.
        Dico, sulla stupidità di questo gioco penso siamo d’accordo entrambi. Avrei potuto impuntarmi nel dire sei piccolo, non sono cose intelligenti, invece ho adottato la tattica opposta. L’ho assecondato. Ho preso uno smartphone vecchio, ho installato il giochino e gliel’ho affidato.
        Ho studiato i suoi spostamenti mentre per casa cercava i pokemon. Era addirittura felice di andare a fare le compre. Poteva cercare i Pokemon in città. Un sabato sera, in casa non trovava Pokemon, così siamo usciti tutti e due siamo andati a cercarli. Siamo andati pure in un punto dove doveva esserci una sorta di base e ne ha catturati parecchi. Io accostavo e partecipavo con lui facendomi spiegare le caratteristiche di quegli esserini. Abbiamo condiviso affiatati quelle due orette e siamo rientrati a casa contenti. Avevamo condiviso una esperienza e gli ho fatto comprendere che non era solo.
        I Pokemon sono durati una settimana ancora e poi sono diventati noiosi. Lo smartphone è rimasto inutilizzato sulla mensola e l’ho riposato.
        Se gli avessi negato il gioco, avrei alimentato un’ossessione che magari si sarebbe portato dietro per mesi.
        Fare il genitore in quest’epoca moderna è difficile. Vietare non credo che sia la soluzione migliore. Regolamentare, ma soprattutto vegliare in silenzio e intervenire non dando l’impressione di intervenire, credo, a mio giudizio, sia la soluzione migliore.

        Sul fatto che i ragazzi di oggi non sappiamo articolare un discorso non so.
        Io ai miei tempi non vedevo dei geni fra i miei compagni. Magari una scuola periferica del sud, non è il massimo come esempio. Ma mio padre, nato durante la guerra, a 8 anni già lavorava come garzone. A 14 anni era messo in regola.
        Dal mio punto di vista caro Helgaldo (e a me piace scrivere distopici) il peggio deve ancora venire. I nostri figli ne vedranno delle belle, che in realtà saranno molte brutte. Ma nel mio pensiero positivo mi affido sempre alla storia.
        Cesare in Gallia per la conquista civile dell’impero romano ha provocato 6 milioni di morti. Eppure lo consideriamo un genio della storia. Eppure anche Hitler ha ucciso 6 milioni di Ebrei. L’umanità ha vissuto tanti momenti bui e difficili. Tante cose brutte del passato oggi sappiamo che non sono più tollerabili. Siamo testimoni di una generazione di svolta dell’umanità. Probabilmente non siamo pronti noi stessi adulti a un compito così difficile. Eppure provo a credere che il bicchiere sia sempre pieno.

      • Anche mia figlia giocava a otto anni con i Pokemon e oggi usa il tablet per seguire le boy band di cui è fan. Sta nel gruppo di Whatsapp per la scuola e la pallavolo. Ama la grammatica, la matematica e l’inglese, odia invece fare i temi. Quando c’è da fare un PowerPoint lo sa fare. Ma soprattutto lo sa spiegare a voce in modo esauriente e preciso. Se copia-incolla da un sito internet per una ricerca indica le fonti da cui ha attinto la notizia. Credo che sia in linea con i suoi tempi, forse un po’ più avanti di tanti altri. Non si vieta niente.

        Anch’io credo ai bicchieri mezzi pieni, solo che il liquido che ci metto dentro è diverso da quello che piace bere a te. Non mi bevo la tecnologia. Siamo testimoni di una generazione di svolta dell’umanità l’hanno detto in tutte le epoche. Dalla falange romana al torchio tipografico, dal motore a scoppio a internet. Invece tutto cambia lentamente e l’uomo cambia poco, oggi come ai tempi di Cicerone. Muta solo la fede in un qualcosa che risolverà definitivamente i problemi. Fino a qualche anno fa ci si affidava alle idee politiche, oggi ai prodigi informatici. Che per la gente comune poi vuol dire cliccare su un link e mandare una mail. Al più sapere le previsioni meteo dieci giorni in anticipo. 😀

      • Dalla tua chiusa Hel, mi viene subito in mente uno dei detti siciliani più popolari: munnu a statu e munnu è. 😀

      • Voi avete Il Gattopardo, ci sarà un motivo…

  4. iara R.M.

    Queste riflessioni mi toccano molto, perché sono una mamma alle prese con un vivace bambino di sei anni, super curioso e super tecnologico. In questo momento, mentre io scrivo col telefono, lui scrive al PC, vuole vedere come vengono le lettere al computer in stampato e in corsivo maiuscolo e minuscolo. Mi chiama di continuo per farmi domande e io rispondo. Non gli ho mai impedito di usare la tecnologia, ma non l’ho mai lasciato solo. Come Marco, ho assecondato la novità pokemon go, questa estate, ed è stato un macinare chilometri, chiacchierare, guardarsi intorno; anche lui, annoiato dal gioco dopo qualche mese, ora lo ignora totalmente. La conoscenza inizia dalla comprensione e la realtà che ci circonda è la prima che dobbiamo capire. Mi è piaciuto chi ha parlato di senso critico e di diversità che forse oggi, è quello che più manca tra le persone (non solo giovani). L’utilizzo che si fa degli strumenti a disposizione, da sempre, fa la differenza. Un libro può essere sfogliato, letto, studiato, usato sulla testa per migliorare il portamento. Quello che spero è di avere idee e valori giusti e abbastanza forti da poter essere per mio figlio un buon punto di partenza per un confronto critico ricco di perché, prospettive, scambi e cambi di opinione.

  5. Tiziana

    Nessuno impedisce ai propri figli di usare la tecnologia, sarebbe metterli sotto una campana di vetro. Dosare e dare alternative. Tutto serve nelle dosi giuste. Non è assolutamente facile fare il genitore. Banale, lo so. Anche con un libretto d’istruzioni sbaglieremo lo stesso. Per fortuna loro, sanno essere più saggi di noi.

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