Penne patentate principianti

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Ieri sera a Zelig uno dei comici storici della trasmissione, Maurizio Lastrico, ha eseguito uno sketch avente per protagonista il «patentato principiante», quell’automobilista fresco di scuola guida o di patente, che espone sul retro dell’auto la famosa «P» a caratteri cubitali per indicare agli altri motorizzati di girare al largo.

Lastrico, che fa del lavoro linguistico la cifra dei suoi pezzi, ha raccontato le vicende di questo tipo di automobilista incerto nella guida usando solo parole che iniziano con questa lettera, la stessa della scritta esposta sull’auto. Il riferimento linguistico agli esercizi di stile di Povero Pinocchio di Umberto Eco è evidente. Ecco un caso «alto» di comicità, che dovrebbe farci piacere come scrittori.

Abbiamo già affrontato in passato nel blog questa stessa sfida, e oggi potremmo idealmente stringere la mano al comico di Zelig. In fondo non fa nulla di più che crearsi un vincolo potente per indirizzare al meglio la sua creatività.

Questo è uno dei motivi per cui sono favorevole ai filtri, vincoli di qualsiasi tipo pur di ottenere creatività e qualità. Non basta un buon vitigno per produrre un vino di qualità, servono necessariamente filtri produttivi, di trasformazione e di distribuzione. Anche perché il mercato li richiede tassativamente.

Il thriller paratattico del Taccuino dello scrittore, per esempio, o gli esercizi di scrittura creativa del blog Scrivere per caso, con le loro regole ferree da soddisfare di volta in volta, sono un banco di prova della nostra creatività e qualità linguistica e letteraria, che alla lunga daranno frutti al momento non percepibili. Senza qualità e filtri non potremo mai sperare di avere un giardino rigoglioso, grazie a una serie di fortunate combinazione degli eventi, ma solo erbacce e rovi.

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10 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

10 risposte a “Penne patentate principianti

  1. Tiziana

    Non ho visto Zelig. Mi congratulo con chi cerca nuovi e vecchi esercizi per allenare la scrittura. Fate del bene senza saperlo.

  2. Io penso che “nessun vincolo” a volte sia il vincolo più potente. Equivale a dire: inventa quello che vuoi ma fai in modo che sia sensato, che abbia una struttura, che crei emozioni e trasmetta messaggi e valori. E paradossalmente, senza vincoli, per creare qualcosa di efficace la prima cosa che si fa qual è?
    Crearsi dei vincoli. La creatività migliore la si vede quando ci si “autocrea” il vincolo più efficace per esprimerla.

    Maurizio Lastrico ieri sera aveva il compito di far ridere la platea. Inventare qualcosa da zero. E cosa si è inventato? Il vincolo della “P”.

    Qualche stagione fa, per chi non lo sapesse, Lastrico faceva i suoi sketch esprimendosi in rima (e se la memoria non mi inganna, addirittura in endecasillabi…). Cosa che io trovavo mirabile: rispettare la forma, dare senso alle parole incastrate e riuscire pure a far ridere…

    Nulla da togliere agli esercizi di scrittura creativa (tanto di cappello alle menti che li hanno partoriti): partecipo sempre quando posso, ma a volte i vincoli stimolano, altre volte meno. Di conseguenza in alcune occasioni si riesce a dare il massimo, e pure in scioltezza. Altre volte no.
    E’ soggettivo.

    Pensiero modesto, il mio, di una penna sicuramente principiante, direi non patentata 😀 …

  3. E’ proprio così. Lo dice sempre anche Anna Maria Testa, che è una che di creatività se ne intende parecchio.
    E’ che uno è portato a pensare di avere bisogno di tutta la libertà del mondo per esprimersi al meglio e poi alla fine i vincoli se li crea da solo, e sempre involontariamente (tipo ridursi al giorno della scadenza, o ripiegare su temi arcinoti). Quando poi in realtà i vincoli sono dei puntelli fantastici per combinare qualche cosa per davvero, perché ti obbligano a evitare le strade facili e ti fanno lavorare di più e meglio.
    Quindi, concordo. Mo mi vado a cercare il comico 🙂

  4. I vincoli sono più stimolanti. Significa trovare una via d’uscita, immaginare strade alternative per arrivare al traguardo. La fantasia può fare grandi cose se messa alle strette.

  5. Nel pieno di una notte tarda e afosa
    io e la dama mia, su la vettura,
    giungemmo in camporella in zona ascosa.

    Poich’ella del guardon tenea paura,
    prim’anco di sganciar lo tieni-seno,
    li vetri a “gazzettar” ebbi gran cura.

    Con fame astinenzial di mesi almeno
    tuffommi in su di lei, ma, porca vacca!,
    mi pianto nello sterno il manual freno.

    Lo trauma intercostal l’ardor non fiacca,
    ma impervio è il fornicar dentro ‘sta Panda,
    dannata imitazion di Fiat polacca.

    Questo è un esempio del Lastrico dantesco (dal libro “Nel mezzo del casin di nostra vita”). C’è un po’ di toscanaccio e qualche neologismo fantasioso, che dubito di possa attribuire a Dante.
    Per quanto riguarda invece i tautogrammi (scrivere con parole con la stessa iniziale), a furia di esercitarsi, venga quasi automatico. Porto l’esempio dello “scrittore per strada”, alias Walter Lazzarin, mio conterraneo, che per pubblicizzare il suo ultimo libro, gira da un anno (se non di più) l’Italia con la sua macchina da scrivere portatile, di piazza in piazza, regalando tautogrammi a richiesta a chi si ferma a salutarlo. Se cercate il suo sito, trovate anche tautogrammi in quantità 🙂

    • Chiamato in causa, propongo uno dei miei tautogrammi con la P:

      Personalità psicotica, parla producendo pernacchie.
      Piuttosto povero, possiede parenti prosperi però pidocchiosi.
      Perdente, pasticcione, piace perché parodia perfetta per parecchie persone.
      Porta papillon, passeggia perennemente presentandosi pennuto, pallido; predilige pennichelle pomeridiane.
      – Piccola, – propose Paperino pregustando pathos, – posso penetrarti?
      – Purtroppo, – Paperina pensò pretesti plausibili, – percepisco problemi pesantissimi: patologie pancreatiche.
      – Paperina, – pregandola, – per piacere permettimelo: potrei perlomeno palparti?
      – Proibito.
      – Perché?!
      – Perché puzzi, porti pegola, – Paperina palesò perfidia, provava pena, – pelandrone patentato!
      Poiché permaloso Paperino partì, picchiandola; Paperina paralizzata protestava, Paperino proseguiva prepotentemente, perfino pestandola, pericoloso, pazzo, pronunciava parole proprio perverse, parolacce popolari per “prostituta”.
      – Perdonami!
      – Purché paghi, – proferì Paperino placandosi, – perciò procurami pecunia per pranzare.

  6. Tiziana

    Un tautogramma:
    Per piacere, presto posta piccoli pensieri. 🙂

  7. Io mi ritrovo pienamente nel potere del vincolo, paletti non per ingabbiare, ma per dare forma alla creatività.

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