1 milione di euro

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L’anticipo che in qualche caso un autore seriale italiano già affermato riesce a ottenere dal proprio editore in vista del libro successivo.

23 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

23 risposte a “1 milione di euro

  1. Massimiliano Riccardi

    Boh, qui si fa fatica a farsi dare il giusto…

  2. Michele Scarparo

    Lo scrittore seriale (serial writer in lingua inglese) è un pluri-pubblicatore di natura compulsiva, che produce libri senza o con regolarità nel tempo, senza riuscire a cambiarne i personaggi e con un modus scrivendi caratteristico. La natura compulsiva dell’azione, talvolta priva persino di un movente di natura economica, è in genere legata a traumi della sfera emotivo-sessuale.

  3. Un milione di euro? In qualche caso? Camilleri? Valerio Massimo Manfredi? Non mi viene in mente un terzo nome papabile…

    • Pensavo anch’io così: e invece sono Vitali, De Giovanni, Carofiglio, stando a quello che ho letto. Di più, se promettono una nuova seria la cifra si moltiplica per tre, per sei. E questo fa nascere il fenomeno dell’imitazione: tutti a scrivere seriale, con risultati però molto più meccanici. Oh, l’ho letto, ma non c’è smentita, dunque si può anche credere.

  4. Uno scrittore che ottiene un anticipo del genere dovrebbe mostrare solidarietà economica verso i colleghi meno fortunati…
    AUTORE CHE HA RICEVUTO UN ANTICIPO DI UN MILIONE DI EURO, MI SENTI? IO SONO UN COLLEGA MENO FORTUNATO! RICORDATI DI ME, EH!

    • 😀 😀

      Eh no, sbagli a chi chiedere. Loro chiedono al loro editore, tu chiedi al tuo… è lui che deve darti l’anticipo.

      • Il mio editore è me stesso. Se avessi un milione di euro concederei volentieri un anticipo di un milione di euro ad Ariano Geta per il suo prossimo libro. Anche se immagino che in un caso del genere Ariano Geta mi direbbe di tenermelo e spenderlo in bagordi…

      • Questo vuol dire che Ariano Geta editore crede in Ariano Geta scrittore, ma che Ariano Geta scrittore non crede in Ariano Geta scrittore.

  5. Fosse così semplice… un milione ha la coda lunga e di libri seriali ne devi vendere. Ora contratti faraonici non ne vedo molti in giro.

  6. La notizia secondo me è decisamente falsa. Mi piacerebbe conoscere la fonte, se contiene altri dettagli.

    Perché è falsa? Perché contravviene la legge dei numeri.

    Perché un editore paghi un anticipo di un milione di euro a uno scrittore per singolo libro, significa che l’autore guadagnerà di royalty più di 1 milione di euro.

    Considerando che un top scrittore ha un 15% di royalty, e la Sellerio ad esempio vende a 12€, significa che il libro dovrebbe vendere a occhi chiusi almeno 700 mila copie.

    Dalle fonti delle vendite, in realtà emerge che la media vendita di un Camilleri, e parliamo del top italiano, si aggira fra le 80 e le 120 mila copie.

    Quelle royalty si possono pagare solo agli ultraseller. E italiani non ce ne sono. Basti considerare che negli ultimi 20 anni, i super libri italiani si contano in una mano.
    Il primo di Faletti vendette 3 milioni di copie.
    Io non ho paura di Ammanniti toccò il milione, così come la solitudine dei numeri primi.
    L’ultimo big fu il giornalista di cui non mi ricordo il nome, invitato da Fazio e che mi scoccio a googlare che fece 700 mila con Fai bei sogni.

    Non ci sono i numeri di vendita per sostenere tali anticipi.
    Camilleri potrebbe essere il sospettato, se si sommano i diritti per i film tv e le traduzioni. Andate a vedere su Amazon Uk come gli inglesi adorano Montalbano.
    Cosa comprendono gli inglesi della mentalità siciliana e dintorni, non oso immaginare. 😀

    Per me notizia falsa, ma sarei contento d’essere smentito e sapere che anche in Italia circolano questi numeri. Sperare nel domani fa sempre bene. 😀

      • Grazie Hel,
        Interessante, ma un prodigioso OMISSIS sul pezzo. Che poi faccio danno. 😀

      • Se sia vero o falso l’ho scritto come primo commento. Ma se nessuno smentisce la notizia…

      • Non mi riferivo a te, tu hai l’onestà intellettuale di riportare quel che si dice.
        Io credo che nessuno smentirà. Primo perché importa a pochi. Secondo perché chi di dovere sa che la verità e la menzogna in certi casi non vanno mai smentite.
        Resta il dubbio sugli anticipi. La stessa giornalista, in un altro pezzo, intervista Vitali, che poveraccio ha risposto alle domande senza sapere che lo voleva ridicolizzare.
        I numeri che cita Vitali stesso, anche con tre libri all’anno, non reggono il milione di euro di anticipo.
        Lei lo accenna con un pare “giornalistico”. E che pare sia. 😀

      • Non ho colto l’intento di ridicolizzare, se uno dice di non ricordarsi quanti libri ha scritto, mi sembra auto ironico. Però non mi sembra neppure di aver letto «anticipo per libro». Un anticipo può riguardare molte cose insieme. Si parla di scrittura seriale in questi articoli. Forse si ragiona a pacchetti più che a singolo volume. E se un concorrente ti offre di più cambi editore. Immagino, eh… E poi i diritti TV, l’estero, non so…

      • Beh noi sappiamo leggere fra le righe, l’ironia sferzante è più nell’articolo che mi hai linkato. Diciamo che si intuisce che non adora gli scrittori seriali e che quasi quasi li considera come il cibo del MacDonald, roba fatta in serie. Ci può stare anche l’ironia feroce, figuriamoci, il politicamente corretto è la morte dell’intelligenza.
        Di questa impostazione quel che a me non piace è il riempimento del calderone. Scrittori seriali: tutti uguali. Tutti lì per guadagnare. Trovi lo spunto e tiri la carretta.
        Esclude che ogni scrittore ha la sua ossessione, sogni, amore per la scrittura. Camilleri con tutti i soldi che ha guadagnato e considerata l’età, non avrebbe bisogno di scrivere per soldi. Ha le sue esigenze narrative, la sua passione per le storie e le parole.
        Se è in grado di scrivere 3 romanzi l’anno e appassionare milioni di lettori in tutto il mondo, tanto di cappello.
        La giornalista crede sul serio che sia facile mantenere uno standard narrativo? Se al nuovo Camilleri il lettore sbadiglia, quello dopo non lo compra più.
        Tra l’altro da quando ho saputo che Camilleri è diventato cieco e ormai può solo dettare i suoi romanzi, mi si è spezzato il cuore di tristezza.
        Io ho letto Malvaldi e Manzini. In Malvaldi non ci sono grandi ambizioni, ma in Manzini la scrittura è corposa, di qualità.
        Accomunare tutto alla stessa roba di serialità dozzinale americana, mi pare riduttivo.

        Riguardo ai numeri lei dice testualmente:
        “Lagioia, Piccolo, Murgia valgono un piede o un baffo di Vitali, De Giovanni, Carofiglio, che per un singolo libro pare prendano dal mezzo milione al milione di euro di anticipi. E se promettono una serie nuova, la cifra si moltiplica anche per sei.”

        Parla per singolo libro.
        A me questa incongruenza è saltata subito all’occhio, perché io sul serio mi son studiato contratti editoriali e come e perché e con che numeri uno scrittore può vivere di scrittura. Il suo “pare” è completamente buttato lì.

        Se lo stesso Vitali (l’intervista a Vitali ha la stessa data dell’altro pezzo, quindi sono due articoli che derivano dalla stessa materia) dice di vendere 80 mila copie a volume, il conto è presto fatto.
        Ponendo un prezzo medio di copertina di 12€ tra brossura, mondolibri ed economici, il libro con 80 mila copie fattura: 960 mila euro.

        Il 15% di royalty è 144 mila euro. Ma in realtà le royalty sono di meno, perché per le versioni economiche le royalty sono dimezzate.
        Insomma, Vitali non può beccare mai nemmeno 500 mila euro di anticipo.
        Ed è difficile che gli editori anticipino per una serie. Al massimo vincolano per contratto. Ho sentito casi di vincoli per tre libri, di più mai. Metti caso che lo scrittore muore, diventa matto, gli si esaurisce la vena e non scrive più, nessuno di questi tempi si può esporre con anticipi per cinque o dieci libri. Anche perché l’anticipo non si restituisce mai.

        E poi la giornalista addirittura dice che per una serie nuova si moltiplica per sei. Non si capisce a cosa si riferisce. E quanto dovrebbero vendere questi libri? E poi non c’è nessuna garanzia che uno scrittore con una serie nuova ripeta il botto.
        Lo dimostra Camilleri. Quando scrive un romanzo storico non arriva a 10 mila copie. Appena esce il nuovo Montalbano torna a fare i numeri.

        Questo il mio ragionare. Poi, sono umano, possibilmente anche poco intelligente e posso ben sbagliarmi. Ma così, i numeri empirici non mi tornano.

      • Mi ero perso la frase che si riferiva a un solo libro. Quindi allora è più no che sì. Che comunque si guadagni discretamente da permettersi di fare solo quello sembra assodato.

    • Sì, i nomi dai lei citati credo che rientrino tutti nella fantastica decina, che pare siano gli scrittori in grado di vivere di romanzi in Italia. Tutti gli altri? A lavorare… 😀

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