È successo il successo

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In questi giorni è tempo di bilanci nei blog di scrittura: quanti visitatori, quanti utenti, i post più gettonati, le statistiche dell’anno passato, le buone intenzioni per il nuovo. Come per il riepilogo delle letture nel 2016 – che ho già drammaticamente trattato nei giorni scorsi –, anche questi nuovi dati quantitativi, più arduo analizzarne il significato qualitativo, mettono a dura prova il mio buonumore. Sono un blogger d’insuccesso, e non posso fare altro che prenderne atto.

Comunque parliamo del successo, inteso come sostantivo. Un sostantivo futuro – nuova figura grammaticale – perché il successo sta sempre davanti a noi. Nel passato stanno solo degli aspiranti scrittori, sconosciuti e frustrati, forse frustati.

Dovete sapere che i nostri aspiranti scrittori si riuniscono in un bar, bevono e si scambiano consigli e opinioni sui loro libri inediti. Quasi quasi ci assomigliano. Ce n’è uno, dovete immaginarvi la faccia di Alec Baldwin, che ha scritto un romanzo denso di poesia, interrotto poi a metà sulla frase «per il successo non ci sono scorciatoie». Ecco il tema: il successo.

Quando l’amico del bar, ha la faccia di Dan Aykroyd, ottiene un anticipo di 190.000 dollari sulla trilogia che sta scrivendo, scatta nel primo la rabbia e afferrata la macchina per scrivere elettronica la getta dalla finestra urlando che vuole il successo.
Capite anche voi che se ci trovassimo a pianterreno sarebbe un guaio, ma limitato. Ma dai piani alti di un palazzo quell’oggetto, dotato di un peso specifico, l’accelerazione, la forza di gravità, non è che ne sappia molto di fisica, per farla breve impatta la testa di una vecchietta sul marciapiede di sotto. E la vecchietta muore.

E allora bussano alla porta. Chi sarà, la polizia? No, è il diavolo che ha trovato un potenziale cliente. Anzi no: utente. Il diavolo ha fattezze femminili provocanti, ma secondo me farebbe la sua porca figura pure con l’immagine classica, coda e forcone, falce e martello. Voglio il successo, non mi interessa altro. Finalmente un vero scrittore, con le idee chiare su quello che dev’essere il suo futuro. Il patto sciagurato è sigillato non con il sangue, si vede che cambiano i tempi, ma con un bel rapporto carnale lì sul pavimento. Anche questo fa la sua porca figura.

Il successo arriva immediato. Soldi, fama, premi, servizi fotografici, lettori, ma soprattutto donne, tante belle donne sempre disponibili. E i colleghi della prima ora? Dimenticati.

Da questo momento non si parla più di scrittura. Il successo non c’entra nulla con la scrittura, pare capire. I critici non vogliono nemmeno stringergli la mano. I libri sono illeggibili, ma si vendono. E lui ora è infelice perché il successo non dà la felicità, ma dai?! Il contratto infernale dura dieci anni, anni che passano veloci, alla fine dei quali bisognerà pur dare al diavolo il suo compenso: l’anima.

Non vi sto a dire come va a finire questo terrificante cliché che ho visto l’altro ieri in tv. Ma ci sarà anche del vero, se è un cliché. Tutti questi numeri sgranati come da un rosario in questi giorni, sono una spia di quello che alla fine vogliono tutti: numeri sempre più alti, segni tangibili del successo di oggi, ma che devono impennarsi ulteriormente domani, se no non vale. Impennate che tra l’altro non hanno relazione alcuna con la penna: non sapendo perseguire il meglio, ci accontentiamo di inseguire il di più. Se i temi sono scontati, ci incoraggiano le visite, se il racconto è traballante ci rassicurano i like. A che servirebbero le statistiche sempre alla nostra portata, se non a misurare se il nostro patto col diavolo funziona meglio della nostra stesura?

Post scriptum: poi ieri ho visto un film su D’Annunzio da giovane. Anche qui, scrittura poca o niente. Ma successo tanto, soprattutto con le donne, tante belle donne sempre disponibili. E i colleghi di prima? Tutti a dire che è un bravo scrittore, ma non un genio. Anzi, copia spudoratamente dai geni. Quasi quasi assomiglia a quel mio post nell’anno vecchio.

Post scriptum 2: la vecchietta poi risorge.

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13 commenti

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13 risposte a “È successo il successo

  1. In un lampo mi s’è accesso,
    devo dirlo, proprio adesso!,
    e il concetto c’hai trasmesso
    nel cervello mi s’è impresso.
    Da una sol misura oppresso,
    l’uomo vive per l’amplesso
    e lo brama come ossesso:
    infilare il suo bompresso
    in quel luogo, noto fesso,
    e giacere genuflesso
    al cospetto del concesso
    uso e abuso dell’ingresso.
    La scrittura? Non c’è nesso
    tra il verbo scritto, espresso
    e l’emozione che confesso,
    importa sol il mio possesso
    del fantomatico recesso
    dal qual mai sia estromesso.
    In mancanza dello stesso
    è preferibile il decesso
    dell’anima, sia premesso,
    dono al Diavolo depresso.
    E se rimango infin perplesso
    dal pensiero che va appresso
    è che materia d’uomo è il gesso
    nobil nerbo, che rende bianco il cesso.

    PS: E “successo”, dirai? O scrittura, o successo. Tertium non datur.

  2. La vecchietta che risorge mi ha lasciato un brivido e anche uno spunto per una storia.
    Buon anno!

  3. Sì, davvero meno male che la vecchietta risorge, il successo che non ha nulla a che fare con la scrittura non mi piace.

    • Stasera vedevo in tv Veronesi e Lagioia parlare della nazionale di calcio. Segno che sono scrittori di successo, non scrittori punto. Lo scrittore di successo non può sottrarsi alla telecamera. La scrittura può attendere, il programma tv no. Patti col diavolo irrinunciabili. E non dico che non devono: programmi, interviste, presentazioni, presenzialismo…

      • Io infatti aspiro a un successo di minor portata, ho già fatto i miei esempi, li ripeto volentieri: Sara Rattaro, Barbara Fiorio, Lorenzo Marone, Elisabetta Bucciarelli, gente che non va ovunque pur di esserci e parlare di cose di cui forse non sa neppure tanto. Gente che scrive e che ha i libri ben esposti in libreria.

  4. C’è chi chiude per ferie due settimane e chi sceglie il post delle statistiche per non lasciare il blog in completo silenzio. Del resto, anche le case editrici si apprestano a chiudere il bilancio d’esercizio.

    • Penso a volte che se non ci fossero le statistiche a guidarci scriveremmo liberi da condizionamenti. E gli editori con bilanci in passivo cercano il best seller per risollevarsi, così affondano definitivamente.

  5. (S)punto di (S)vista

    C’è chi vorrebbe aprire i battenti e non può, chi vorrebbe chiudere bottega e non vuole. C’è chi vorrebbe parlare e tace. C’è chi vorrebbe rimanere e deve andare. C’è chi ha tanto e non lo apprezza, chi ha meno e lo tiene stretto per non perderlo. C’è chi merita di più e suda per ottenerlo, c’è chi raccoglie ogni giorno anche se non ha neppure seminato. Un bilancio un po’ amaro.

  6. Il successo per gli uomini è costituito dalle donne, tante, bellissime e giovanissime, invece per le donne il successo è quasi sempre il grande amore… o forse no.

  7. Simona C.

    Io parteggio per l’antisuccesso 😉

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