Scritture parlanti

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Mi chiedevo se mi è mai capitato di scoprire qualcosa di nuovo nella mia scrittura nell’atto stesso di scrivere. Un salto di qualità nello stile o nella trama o nelle descrizioni o nei dialoghi, inattesa rivelazione in diretta che sei salito di un gradino, che hai fatto quadrare il cerchio e d’ora in avanti non potrai più accettare di scrivere nulla al vecchio modo.

Cioè, in pratica è come chiedersi se la scrittura ci parla.

Eh, me lo sono chiesto per parecchie ore di fila e sai a che conclusione sono giunto? Che la scrittura mi parla, ma non tanto la mia, quanto quella degli altri.

Tale e quale al proverbio: la scrittura del vicino è sempre più verde.

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8 commenti

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8 risposte a “Scritture parlanti

  1. La mia è una scrittura chiacchierona: fino a qualche tempo fa mi parlava eccome, però mi diceva sempre le stesse cose. Per questo ho deciso di imbavagliarla. E adesso sembra si sia offesa e non vuole guardarmi più. Sto provando a riconquistarla.

  2. Quindi tu trovi miglioramenti nella scrittura altrui, interessante.
    Io trovo un gran salto ne La montagna incartata, mi incute quasi timore di non riuscire a reggere l’intero romanzo, infatti sta lì fermo, ma è anche colpa di sta maledetta influenza.

    • Le altre scritture mi parlano con voce forte e chiara: sto pensando ai grandi scrittori, ma anche a ciò che trovo nei vari blog. Mi affascinano certe frasi o parole dette in modo per me irraggiungibile, e cerco di farle mie. Più che miglioramenti sono stravolgimenti, epifanie. Della tua sento forte e chiaro l’entusiasmo, a volte l’equilibrio instabile, come se camminasse sul filo, sembra quasi stia per cadere e poi arriva dall’altra parte del baratro intatta. Ma è una ballerina sul filo, con un ombrellino fru fru. Circense ma poetessa. Mi dà sempre l’impressione di trovarmi in un racconto felliniano un po’ stralunato.

      E tu? Il grande salto che ti incute terrore l’hai sentito mentre scrivevi o solo rileggendoti come se ti guardassi dall’esterno?

      • Ottima domanda: rileggendomi. Mentre scrivevo diciamo che ci provavo, ricordi quel post sui Nobel che ti piacque? Ecco da lì, poi rileggendomi dopo diverso tempo ho percepito un salto. Grazie per l’immagine di me, la terrò stretta.

  3. La mia scrittura parla tantissimo. Parla talmente tanto che spesso mi distraggo da quello che scrivo perché mi appassiona di più pensare a come lo scrivo: soprattutto quei momenti di passaggio, come dici tu, per cui da ora in poi non potrai più accettare di scrivere nulla nel vecchio modo.
    Immagino ci sarà una fase di assestamento, a un certo punto (ma mica è detto… Al massimo la imbavaglio, come dice Marina), ma per ora mi pare di fare più meta-scrittura che scrittura. Non a caso tengo il diario creativo: è una piccola consolazione 🙂

  4. Simona C.

    La mia scrittura è migliorata da quando leggo diversamente. Sono passata da “Che bel libro!” a “Che bel libro! Come ha fatto l’autore a renderlo tanto bello?” e a volte ho trovato la risposta nelle analisi sui vostri blog.
    Ho perso qualche vizio nei romanzi, ma non riesco a togliermelo nei racconti, ci sono vizi ai quali sono affezionata 🙂
    Di virtù conservo quelle acquisite con naturalezza, quelle più congeniali al mio stile e che lo arricchiscono, ma nulla di forzato perché certe tecniche o modelli non mi si addicono.

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