Marketing al contrario

foto_lettere_alfabeto_1

Ricevo da Donata e volentieri pubblico.

Il piccolo libro di grammatica che ho avuto l’onore di preparare su richiesta dell’Accademia della Crusca, per l’iniziativa in accordo con Repubblica, esce oggi per l’appunto insieme a questo quotidiano. Se sei curioso compralo, costa € 5,90, ma attenzione è comunque una grammatica, anche se un po’ diversa dalle solite, quindi non è certo un libro divertente. Te lo segnalo con la coscienza tranquilla perché non ho compenso in percentuale, quindi non guadagno un centesimo in più se lo comprano in tanti.

Donata

 

Post scriptum di Helgaldo: pochi, maledetti e subito sono i proventi editoriali odierni. Il diritto d’autore invece fa parte ormai della leggenda che si tramanda di autore in autore. Con la coscienza tranquilla estendo perciò volentieri la segnalazione di Donata a tutti quelli che amano la grammatica, o che vogliono provare ad amarla (appartengo sicuramente a questo gruppo), anche se a detta dell’autrice non è un libro divertente (marketing al contrario, questo).

Annunci

26 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

26 risposte a “Marketing al contrario

  1. Amo la grammatica anch’io. Ho appena aggiunto alla mia lista di oggi: edicola. 🙂

  2. Sul sito di Repubblica parla di “Babel”, (Laterza), il libro-dialogo tra Bauman e Ezio Mauro, in cui si affrontano le grandi questioni sollevate dalla globalizzazione e dal mondo privo di gerarchie della Rete. € 7,90.
    Sicuro sia questo? O Repubblica è fuori con due libri diversi, oggi?

    • (S)punto di (s)vista

      Grazie, per avermelo risparmiato. Ti segnalo “daccordo”… Sei d’accordo con me?
      Odio da morire la k al posto del ch tra i tanti orrori dell’abbreviazione messaggistica. Ma anche “h” è molto maltrattata. Meglio andare tutti a comprare quella grammatica.

      • Nel leggere in fretta me lo ero perso (per fortuna). Così come mi sono accorto solo dopo che in Italia si usa “tks”, mentre io ho usato l’abbreviazione anglofona “thx”. La cosa interessante di ciò è che noi abbreviamo la scritta, loro la fonetica: devo ammettere che avrei d’acchito pensato il contrario.
        Su queste “amenità” dovute all’abbreviazione da smartphone ci sono molte dotte teste pensanti: ti segnalo (se già non la conosci) la prof.ssa Francesca Chiusaroli di Unimc, con le sue “Scritture brevi”: ci sono molte cose interessanti, sul suo sito. La trovi spessissimo su Twitter, suo regno incontrastato.

      • (S)punto di (s)vista

        Infatti mi sono accorta del tuo scriverlo come fossi un inglese.
        Interessante anche questo. Segnala sempre ciò che ti viene in mente. Twitter non lo uso; mi andrò a vedere il sito della signora.

        Non è poi una cosa da sottovalutare quella delle abbreviazioni. Io, come dice Celentano, sono il “re” ( o regina, vedi tu…) degli ignoranti, dovrei tacere, ma l’abuso che mi arriva dai messaggi, mi fa venir voglia di correggerli. Poi, mi autocorreggo su altro, ognuno fa i suoi errori. Diffida da chi pensa che non ne faccia, ha una “faccia” tosta nell’ammettere che sia perfetto grammaticalmente.
        Altra storia quando scrivi di fretta, sbagliato, ma non sempre abbiamo il tempo di rileggerci. Questo però lo si capisce sbagliando una vocale, una consonante, cose piccole.
        K, anglicismi, abbreviazioni sono dannatamente voluti.

        Ci scrivo qualcosa. Mi hai fatto venire un’idea. Tipo un dialogo ai tempi d’oggi. Anzi. Chi ha un blog potrebbe scrivere un dialogo fatto di messaggi brevi e vedere cosa si capisce o anche solo per provare un po’ di vergogna nel maltrattare una lingua così bella come l’italiano. Io ve la butto là. È un fenomeno abbastanza esteso.

        Vorrei cancellarmi dai gruppi di whatsapp solo per non vedere questo scempio. (ma anche per alcune mamme poco simpatiche, un bel connubio per farti scappare).
        È una lingua che viene rovinata dagli italiani e amata dagli stranieri. Ci dovrebbe far riflettere.

      • L’ho scritto in inglese perché sono abituato a leggerlo (e a scriverlo, a volte: confesso pubblicamente la mia colpa) parlando inglese per lavoro. Whatsapp per fortuna lo uso pochissimo e quel poco che vedo mi disgusta nel contenuto prima ancora che nella forma.

        Che CVD sia finito in quella lista mi pare assurdo; a ogni modo io mi rifiuto di scrivere quel dialogo 😛

      • (S)punto di (s)vista

        Tipo questo :
        https://passionemobile.wordpress.com/2006/03/15/la-guida-completa-alle-abbreviazioni-per-sms/

        Mi sento male al pensiero di leggere messaggi così. Lo blocco, sicuramente. È un codice indecifrabile.

      • (S)punto di (s)vista

        Ti rifiuti? Non sai quello che ti perdi. A parte gli scherzi, i giovani ne fanno uso, ma voglio essere fiduciosa che non sia la maggioranza. Mi auguro che siano molto meno dei loro genitori, che poi sono quelli che si lamentano se i figli non studiano. Il frutto non cade mai molto lontano dall’albero.

    • Io l’ho trovato, probabilmente Repubblica è una macchina editoriale che sforna cultura a più non posso.

  3. (S)punto di (s)vista

    Grazie a te e alla signora Schiannini. Lo comprerò.
    Sono a favore del marketing di questo tipo, così come di segnalare altro per arricchirci tutti.
    Sii generoso, regala informazioni di utilità culturale. (Lo porrei come post-it davanti al pc, la porta d’ingresso, al frigorifero e in ufficio, per non dimenticare ).

  4. (S)punto di (s)vista

    8. A presto = ap

    9. A proposito =ap

    Guarda questo.
    Come capisci quale è dei due? Diresti dal contesto.
    Ma dov’è il contesto se è tutto un susseguirsi di codici?

    Cmq dom hobidite. Fs1f. Cp? Cvd.
    L’esempio con ap era troppo semplice. Ap alla fine lo avresti intuito.

    • Sì, ma per chi è il tuo msg? 🙂

      Comunque quella lista è del tutto farlocca: prendi “fs1f” e cercalo con Google, metro universale per andare a caccia di lemmi usato persino dalla Crusca. Non troverai nulla (di sensato). Perché non lo usa nessuno, ovvio. Le abbreviazioni più ovvie sono le solite, che tutti conosciamo. Oppure le emoticons, che ormai sono una dotazione standard dei telefoni.

      • (S)punto di (s)vista

        Oddio non ho pensato a un destinatario, anche perché così non mi risponderebbe nessuno. Il “msg” è un’esagerazione, saranno usati solo 1/3 di quelle abbreviazioni, se esistono. Io scrivo sempre tutto per esteso.
        Anche la lista della spesa.
        A proposito, devo fare la spesa e andare in edicola. 😊
        A presto. 😀

    • iara R.M.

      Ho dato una sbirciatina alle abbreviazioni. Ammetto di essere tra coloro che in whatsApp utilizzano alcune scorciatoie per arrivare prima. Roba tipo: ci 6? Xké… ma il mio tradimento alla lingua italiana non va oltre. Una scappatella, insomma :-p
      A parte questo, trovo sconcertanti le abbreviazioni che sintetizzano emozioni e sentimenti.
      La scritta: A proposito ti amo = apta, mi sembra dia la misura di come siano vissute oggi le relazioni. Che peccato, mi dico. Per la lingua italiana, ma anche per l’amore.

      • (S)punto di (s)vista

        Lo so che andiamo sempre di fretta, Iara. Se è un’emergenza, non manderemo un messaggio, ma telefoneremo. Per cui, come una zia rompiscatole, ti consiglio di prenderti il tuo tempo e scrivere tutto ciò che vuoi dire per esteso. Se non hai tempo, rimanda a quando avrai qualche minuto in più. Vuoi mettere ricevere un messaggio completo? Da vecchietta ti dico anche di non censurarti, se devi esternare qualcosa, fallo, ora.
        Per intero e senza giri di parole.

  5. chiarasole1981

    La psicologia inversa funziona sempre.
    Lo prenderò anche io. E magari, dopo averlo letto, lo passerò a gente che ne ha bisogno. 🙂

  6. iara R.M.

    Letto il suggerimento sono passata in edicola. Ora, è nella mia borsa. 🙂

  7. iara R.M.

    (S)punto di (s)vista posso solo dire che hai ragione.
    🙂 Sul non censurarmi temo di doverci lavorare ancora parecchio. In compenso, mi concedo silenzi che non conoscono abbreviazioni.
    Grazie. 🙂

  8. (S)punto di (s)vista

    Il silenzio è ingombrante, vale più di tante parole. A volte devi sapere quando parlare e quando tacere.
    Tutti ci lavoriamo, ma con l’età e l’esperienza capisci che alcune cose non dette, poi non è sicuro che ti saranno concesse di dirle un’altra volta.
    Se non sono offensive, dille, senza censura. Se sono sincere, verranno capite.
    A volte sbaglierai a dire la verità, a confidarti, a essere più vulnerabile, ma fa parte del gioco. Chi non vuole ascoltarti, non lo farà a prescindere, non perché hai detto un qualcosa di scomodo.
    Di niente.
    Una zia rompiscatole. 😛😊

  9. Abbiamo preso il primo volume di questa raccolta, e non mi fa onore, ma non l’ho aperto. Rileggo i miei quaderni delle elementari e provo:
    orrore per grammatica e ortografia claudicanti assai
    piacere per le storielle che inventavo
    = la maestra suggeriva di fare le schede per le doppie quando – è un suo consiglio scritto in fondo a un mio testo libero – ne trovava parecchie sbagliate. Consiglio dunque non compiti a casa. Non so se le ho poi fatte, non ricordo. So di avere enormi lacune che in parte colmo leggendo tanto, qualcosa attaccato rimane, ma mi consolo sentendo come parla la maggior parte della gente.

  10. La grammatica non è divertente, non sempre, ma è necessaria.
    Ma prof!
    È necessaria. E poi quand’è che “divertente” è diventato l’unico metro di giudizio?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...