Billy Budd, una narrazione dall’interno

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Se il primo capitolo di Billy Budd presenta il protagonista solo tramite brevi scambi di battute tra personaggi minori, nel secondo è il narratore che ci racconta, sempre con parsimonia, altre caratteristiche dell’avvenente marinaio protagonista del romanzo. Innanzitutto accenna alla sua bellezza signorile, dai tratti quasi nobili. Ma richiesto dall’ufficiale il luogo di nascita per registrarlo a bordo, «se permettete, signore, non lo so», la risposta di Baby Budd. Un trovatello, un senza famiglia, insomma. Uno che non lascia a terra dolori, rancori, rimorsi; che non si porta dentro il nero della vita di terra per scaricarlo su qualcun altro al largo. E la seconda informazione a rilascio lento che contraddistingue Billy Budd è un difetto vocale: balbetta appena assalito da un’emozione. Caratteristica grave, l’incaglio nella parola, per il protagonista di un romanzo, che di parole dovrebbe essere sempre ben fornito, quanto meno per dominare i dialoghi.

Senza legami famigliari e balbuziente, quindi. Si poteva dire tutto questo in una o due paginette, magari mostrando i balbettamenti di Billy Budd sul ponte di prua per una domanda a bruciapelo di un superiore?

Invece nuovamente sette pagine interlocutorie, di preparazione. Che balbuzie e solitudine avranno un qualche ruolo in seguito è nell’aria. Ma con il primo capitolo ora fanno già 18 pagine su 130, e finora non c’è stata né azione né dialogo né conflitto: Billy Budd non va ancora in scena. Eppure, in qualche modo misterioso – forse proprio a causa di questa prosa vischiosa e ingrippata – questa «narrazione dall’interno» (come recita il sottotitolo del libro) mi tiene sospeso anche in questo secondo capitolo. Il che è una gran cosa, a pensarci bene. Mi metterei quasi a scrivere un romanzo, se solo la sapessi fare anch’io.

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12 commenti

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12 risposte a “Billy Budd, una narrazione dall’interno

  1. (S)punto di (s)vista

    E invece a me piace questo narrare lasciando in sospeso; il capitolo secondo lo descrive un po’ di più, ma sempre in maniera da farti andare a leggere il prosieguo. Il fatto che era solo ce lo aveva accennato Melville nelle ultime righe del primo capitolo con “era lui stesso tutta la sua famiglia”.
    Narrando un’imperfezione forte come quella della balbuzie, lo pone in contrasto col suo fisico, dagli altri e, soprattutto non è il classico eroe perfetto che tanto fa sognare. Non solo mostra la naturale imperfezione umana che abbiamo tutti in forma diversa, ma la storia accenna che si parlerà di un libro non propriamente romantico.
    Non saprei che altro aggiungere a quello che hai descritto tu.
    Queste sono le mie opinioni in merito.

  2. Considera anche che si tratta di un romanzo scritto nel XIX secolo, lo stile segue la tradizione dell’epoca di presentare i personaggi al lettore.
    Adesso c’è questa fissa dello “show, don’t tell” ma a quei tempi i lettori preferivano il “tell, don’t show”.
    Io i primi capitoli di un libro li leggo sempre con interesse prescindendo dallo stile perché so che lo stile potrà catturarmi o annoiarmi in seguito prescindendo dalle sue caratteristiche intrinseche. È l’autore a fare la differenza. Infatti mi è piaciuto anche il 2° capitolo.

    • La domanda è: c’è un segmento di lettori che potrebbe perdersi piacevolmente in un tell, don’t show? Perché lo accettiamo, e ci piace per i classici, ma lo ripudiamo appena passiamo alle nostre scritture? Domando, eh… curiosità. Perché a volte gradirei avere scritture di questo tipo.

      • Beh, per gli autori pubblicati penso che c’entri molto la pressione dell’editore. Presumo che l’editore chieda al suo autore di scrivere secondo uno stile in voga presupponendo che è ciò che desidera il lettore medio. Uno stile “antiquato” rischia di essere subito bollato negativamente.

  3. (S)punto di (s)vista

    Anche a me è piaciuto il secondo capitolo. Ho lasciato in disparte la lettura de “Il ritratto di Dorian Gray” di Wilde trovata da poche settimane in edicola in un’edizione che mi piace. Sono abituata a leggere due cose contemporaneamente. (Non considero i libri dei bambini che anch’essi sono quasi lettura quotidiana. Purtroppo, a volte, è troppo tardi per seguire i loro libri). Intendo anche due libri letti, ma normalmente non due romanzi, sennò si crea confusione. Billy Budd merita di essere letto in modo esclusivo. Ci vuole una concentrazione più attenta.

  4. iara R.M.

    Ciao 🙂
    Ieri sera sono salpata anch’io dal comodo porto del mio divano per avventurarmi in questo mare di parole che ho trovato belle, complesse, per il momento per niente noiose. Una lettura diversa dalle mie solite. Ho dovuto, spesso, riprendere i periodi per coglierne bene il senso. Soffermarmi sulle note con i relativi significati. Rileggere tutto con una padronanza acquisita. I periodi lunghi, pieni di rimandi, precisazioni, spezzano la linearità del racconto, arricchendolo, ma facendo anche perdere il filo senza la dovuta concentrazione. Il linguaggio usato per descrivere ambienti e personaggi mi ha conquistata. Niente di difficile per ora. In verità, una distanza temporale che attraverso le parole è colmata e resa comprensibile. Le informazioni sono centellinate, non c’è fretta da parte dell’autore di far accadere per forza qualcosa. Eppure, tutto inizia fin dalle prime pagine. Billy Budd sale senza obiettare sulla Bellipotent con la sua reputazione, il suo magnifico aspetto, pronto a iniziare un nuovo viaggio. Nel secondo capitolo, Melville si sofferma sulle origini sconosciute di Billy e sul difetto vocale; difetto che però, contribuisce a renderlo reale, o forse, dovrei dire umano. E’ come trovarsi difronte a un quadro di cui a poco a poco ne vengono svelati particolari e aneddoti. E’ proprio questo modo di narrare a rendermi complice. Mi sembra di essere seduta davanti al fuoco con mio nonno che mi racconta una vecchia storia, con tutte le divagazioni e gli approfondimenti del caso mentre resti lì combattuta tra il voler sapere subito che cavolo succede poi e l’incantesimo di soffermarsi anche su tutto il resto. Ma queste sono solo sensazioni a caldo e soprattutto, di poche paginette. Essendomi fermata ai primi due capitoli è presto per qualsiasi giudizio, molto altro non posso commentare. Vedrò se la storia continuerà a prendermi.

    Chiedi se si poteva dire tutto in una o due paginette… Probabilmente sì; ma ricreare un’atmosfera in poche battute sarebbe stato più difficile e le sfumature della storia rischiavano di andare perse.
    Non so perché nei romanzi di oggi non si è disposti ad accettare questo stile di narrazione. Mi chiedo: forse perché trattandosi di contesti attuali non serve che mi spiegano certe ambientazioni? Di conseguenza, l’attenzione ha necessità di focalizzarsi su altri aspetti più interessanti.
    Non so. Ci devo riflettere.
    Intanto, seguo la rotta. 🙂

    • (S)punto di (s)vista

      Meno male un’altra donna. Una di quelle che piacciono a me.

      • iara R.M.

        Ah, grazie. Anche voi mi piacete molto. Ho preso questo esperimento con un tale entusiasmo. Non ho mai fatto parte di un gruppo di lettura e la possibilità di poter condividere opinioni e riflessioni rende tutto più bello e interessante.
        Buona giornata. 🙂

    • Mi piace questa complicità che racconti e la sensazione di radunarsi intorno al fuoco. Ecco, la dinamicità attuale sembra che imponga una lettura più nevrotica, segnata da un ritmo. Se la lettura rallenta, anche per l’oggettiva difficoltà di capire tutto immediatamente, in qualche modo ci si rilassa, entriamo davvero in contatto con l’autore. Leggendo i libri di oggi, invece, l’autore è più freddo, distante. Non ci chiede pazienza e complicità. Sembra quasi di fruire un film in sala. Il libro viene proiettato, ma chi l’ha scritto non sembra presente. Per questo preferisco i classici. Perché forse hanno al loro interno, per come sono costruiti, quella dilatazione del tempo necessaria per immergersi nella lettura.

  5. (S)punto di (s)vista

    Neppure io ho mai fatto parte di un gruppo di lettura. Mi sono lasciata prendere da troppo entusiasmo anch’io. Buona giornata anche a te.

    • Spero che l’entusiasmo resti alto, e possa coinvolgere addirittura quelli che il libro non lo stanno leggendo, ma che seguiranno le nostre riflessioni su questo romanzo.

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