Billy Budd, dieci comandamenti

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Ora non dovete pensare che per un mese intero parlerò di Billy Budd – trenta sono i capitoli del libro –. Potrebbe succedere che ne accorpi alcuni, o che se dovesse scemare l’interesse per questo esperimento di lettura, che include anche considerazioni sulla scrittura, abbandonerò l’intento.

Per il momento però poniamo sotto i riflettori il capitolo quarto, che nel primo paragrafo dice così:

In questa faccenda dello scrivere, per quanto si possa essere risoluti a mantenersi sulla strada maestra, certe vie secondarie posseggono un’attrattiva cui non si resiste prontamente. Mi accingo a deviare in una di esse. Se il lettore mi terrà compagnia ne sarò lieto. Almeno, possiamo riprometterci quel piacere che perfidamente è detto esservi nel peccare, poiché peccato letterario la divergenza sarà.

Già questo rende il capitolo interessante. E la maestria di Melville, a mio avviso, qui è massima. Dunque, ricapitoliamo quanto afferma.

Primo, Billy Budd è una faccenda di scrittura. Non è una narrazione orale di cui leggiamo il labiale sulla pagina. A me sembra che Melville ci dica che stiamo leggendo un libro. Infatti, secondo, c’è un lettore. E, terzo, Melville – o chi sta scrivendo il libro, ma chi è allora lo scrivente di Billy Budd? – sta per fare una deviazione dalla strada maestra, la trama; deviazione, e siamo al punto quattro, a cui non sa resistere, è più forte di lui. Quinto, deviare, fare una digressione, scrivere qualcosa che non c’entra direttamente con la storia, è un peccato letterario di cui si è completamente consapevoli. Sesto, peccare è piacevole. Settimo – questa è una mia riflessione – oggi non si pecca più grazie al primo, secondo, terzo atto a cui tutte le storie devono essere conformi. Ottavo, probabilmente siamo diventati conformisti grazie al cinema e ai media in generale. Ma c’è anche un punto nove: il capitolo precedente, quello sul grande ammutinamento, anche se apparentemente era una digressione, nella mente di Melville, o di chi scrive per lui, stava invece all’interno della strada maestra. Decimo, e ultimo comandamento, il capitolo quarto di Billy Budd lo potete saltare perché parla di Nelson, il grande marinaio della marina militare britannica, e quindi potrebbe non interessarvi.

Come Melville sarò anch’io lieto se il lettore mi terrà compagnia ancora per un po’ con questo romanzo. Aggiungo che potrei interpretare male il testo, quindi per quanto riguarda il capitolo attuale, quelli che precedono e che seguiranno, se qualcuno ritenesse che ciò che dico è sbagliato è pregato di farlo notare, perché come lettore, ripeto, sono tanto attento e attivo quanto distratto ed errante (nel senso che sbaglio spesso a leggere e decodificare).

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13 commenti

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13 risposte a “Billy Budd, dieci comandamenti

  1. Dopo aver letto capitolo 3 (digressione sugli ammutinamenti), capitolo 4 e 5 (digressioni su […] e su […] (non lo scrivo perché non vorrei bruciare il divertimento a qualcuno)), si riprende con il capitolo 6 che, guarda caso, comincia con un “Ma…”.

    Ho fatto questo esperimento: sono tornato indietro e ho letto la parte finale del capitolo 3 e sono saltato direttamente al capitolo 6. La narrazione non perde nulla. Ergo (mio umilissimo parere) i capitoli 4 e 5 sono totalmente inutili.

    Melville ne è consapevole tanto che chiede, come sottolinei tu, la complicità del lettore (“Mi accingo a deviare in una di esse. Se il lettore mi terrà compagnia ne sarò lieto” …). Io penso (e concordo) che la maestria di Melville stia proprio nel mettere le mani avanti. E’ chiaro che i due capitoli li reputo inutili sopo DOPO averli letti: però li devo leggere perché la complicità che mi ha chiesto Melville mi cattura (con maestria, appunto).

    Mi sovviene una vecchia battuta goliardica che ci facevamo tra amici: “Se proprio devi peccare, pecca! Ma almeno divertiti…”. Quindi la mia riflessione è un’altra. Dopo aver peccato insieme a Melville, io lettore mi sono divertito? Devo dirlo onestamente? Io no. 😀

    I due capitoli, a me lettore di 150 anni dopo, non dicono quasi nulla, a parte la pura cronaca storica e le interpretazioni dell’autore. Il rischio di annoiare il lettore è alto. E quindi mi chiedo: mi potrò ancora fidare, come lettore, del buon Melville quando la prossima volta più o meno esplicitamente scriverà un’altra frase del tipo “Mi accingo a deviare” ?

    In altre parole (e per farla più in breve): io come lettore accetterei di buon grado le deviazioni dalla trama principale, però mi devono divertire. 😀

    • Benissimo, ottima osservazione. Mi tengo anche l’appunto del “Ma”, per riprendere in seguito il salto al capitolo 6. Certo è che le parti di un’opera, di qualsiasi opera, si parlano. E inoltre, non tutte sono ugualmente riuscite. La digressione su Nelson a me pare, in questo momento della lettura, a lato della storia, quindi opinabile. Ovviamente l’ho letta con interesse, preso come afferma anche Ariano, dallo stile del romanzo. Insomma, accetto di essere portato dall’autore dove vuole lui, anche se questa deviazione mi sembra introdotta a forza.

      E per l’altra questione, quella di chi sta veramente scrivendo Billy Budd? Melville o è un altro?

      • Il narratore non è mai l’autore secondo me.
        Io immagino sempre Manzoni che parteggia per la monaca di Monza. Lo dice alla moglie e lei gli fa una scenata “e poi che dice la gente! Sei cattolico, ti sei pure convertito, e ora parteggi per una suora serial killer! Cerca di far capire che non sei d’accordo! Menti!” e lui aggiunge “sventurata” al “rispose”. Però poi pensa “sarà sventurata per l’anonimo seicentesco? O per il tizio che giura di aver trovato il manoscritto?”

      • Si direbbe che sia Melville a scrivere ma la finzione letteraria offre sempre svariati modi per coinvolgere il lettore.

  2. Beh, direi che la bravura di un autore si vede anche da queste sottigliezze. Più che “capitoli inutili” come li chiama Darius li definirei capitoli “didattici” come quelli sulle balene in “Moby Dick”. Sono capitoli che integrano l’argomento a beneficio del lettore che non conosca bene il contesto storico. Personalmente non ne sono infastidito, anzi, confesso che la lettura mi sta talmente incuriosendo che ho già precorso le tappe e ho superato il capitolo 4… Spero che ciò non implichi la mia squalifica, ma visto che tu stesso hai scritto “Potrebbe succedere che ne accorpi alcuni” conto si essere perdonato 😉

    • I capitoli inutili non mi hanno dato fastidio. Solo non mi hanno particolarmente divertito. 😉

      • (S)punto di (s)vista

        Invece a me ha un po’ annoiato. Ho letto anch’io 4 e 5 capitolo per andare un po’ avanti. Ho faticato molto a leggere, però, come abbiamo già detto è tipico del romanzo dell’epoca. Il 4 capitolo parte con il narratore che parla avvertendo della divagazione storica.
        Io proseguirei con un passo più veloce perché vorrei che Billy entrasse in scena in modo più incisivo. Spero che anch’io verrò perdonata. Alle perse vi aspetto.

      • Eh, sì andare avanti è una tentazione irresistibile. Questo vuol dire che l’opera interessa. Sì, questo rallentamento – mi devo ricordare di parlarne la prossima volta – può essere difficile da digerire. Come aspettare a lungo il primo piatto dopo avere preso posto al ristorante, rischia di far passare la voglia di mangiare. Che poi è il difetto principale di Moby Dick, dove le digressioni durano interi capitoli.

    • Nessuna squalifica, anche perché sto andando troppo lentamente. D’altra parte se si corresse ci perderemmo alcune sottigliezze, che invece valeva la pena sottolineare. E credo che rallentando ci si possa quasi fare un corso pratico di scrittura senza spendere che i pochi euro del prezzo del libro. Neppure io mi sono sentito infastidito, anche se ho sempre dovuto rileggere più e più volte le frase, quindi mi è costata fatica.

      Come chiedo a Darius giro anche a te la seconda domanda: chi è che sta raccontando Billy Budd, l’autore del libro o lo scrittore del libro?

  3. (S)punto di (s)vista

    Non so se può andare bene a tutti. Damioci un piano di lettura. Non so, visto che c’è il fine settimana si può leggere di più. Questo però dipende dalla tua pubblicazione dei post. Alle perse, se si allunga il passo, ci si ferma un attimo al porto. 🙂

    • Ti ringrazio per il suggerimento, ma non voglio seguire piani di lettura. Ovviamente si può andare avanti a leggere anche tutto il libro e poi tornare indietro per rileggere i capitoli precedenti alla luce di quello che emerge dai post.

      • (S)punto di (s)vista

        Va bene. Infatti dipende un po’ dal tempo personale di cui disponiamo. Ecco perché dicevo che ci aspetteremo casomai tornando a rivedere i capitoli.

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