Billy Budd, ancora niente

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Il quinto capitolo di Billy Budd prende solo una pagina di libro. Che cosa ci dirà di importante? Niente, apparentemente. Riprende i discorsi degli ammutinamenti del terzo capitolo e li fonde con la figura di Nelson nel quarto. La rivolta degli equipaggi era ancora nell’aria, correva lungo i ponti, seppur sedata nel sangue. E per questo motivo la grande figura di Nelson venne trasferita da una nave a un’altra, forse più visibile alle ciurme, affinché la sua personalità rigenerasse quella dedizione e lealtà verso la corona nei marinai della flotta britannica. Almeno, io ho capito questo.

Perché il problema è comprendere. Se dovessi ripetere o riscrivere con parole mie qualsiasi frase di Melville in Billy Budd, avrei difficoltà. Capisco cosa scrive, ma un attimo dopo averlo letto mi accorgo che mi sfugge dalla mente. Certo, è il suo stile complesso. Ma che fatica.
Mi chiedo cosa vi avrebbe detto un editor o uno dei vostri beta lettori dopo la lettura di un vostro blocco testo scritto in modi analoghi. Stiamo parlando di 26 pagine, parecchie nell’economia del romanzo che ne annovera 130. Avrebbe detto molla, butta via tutto, taglia, elimina informazioni irrilevanti, concentrati sulla trama che non parte. Billy Budd dov’è, che cosa fa?

Mi viene da pensare che accettiamo Melville solo perché è Melville. La notorietà acquisita influisce sulle possibilità stilistiche. Si può giocare, anche mirabilmente a tratti – come avviene in questo romanzo – solo perché si possiede un credito di autorevolezza nei confronti dei lettori, credito acquisito in opere precedenti. E qui non sto più parlando di Melville, ma degli aspiranti scrittori che per la prima volta si affacciano con un romanzo sulla scena editoriale: li aiuta il classico che stiamo esaminando a comprendere come si dovrebbe scrivere per sfondare il muro dell’indifferenza del lettore? O li porta fuori rotta?
O forse la domanda è fuorviante, non è questo il punto? Valutate voi.

Anche i classici comunque hanno zone deboli, poco efficaci, criticabili. Non tutto Dante è all’altezza di alcune pagine di Dante. Però lo stile, la voce, il modo di raccontare i fatti, quello pare acquisito a un dato livello che non cambia.

C’è poi la questione di chi sta scrivendo questo romanzo. Le risposte mi hanno stupito. Alcuni dicono che Melville si fonde con il narratore, e in sostanza è lui. Altri, al contrario, pur non avendo ancora letto l’opera, ma a logica narrativa, propendono per un narratore separato dall’autore. Personalmente sto con quest’ultimi. Credo che ci sia un testimone, come Ismaele, che non solo abbia assistito ai fatti, ma li abbia anche trascritti. Un testimone sulla nave, insomma. Staremo a vedere, ma si accettano altri pareri in proposito. Domani sosta, non è che tutti i giorni adesso dobbiamo sorbirci Billy Budd. Magari settimana prossima entriamo davvero nel cuore di questa storia, che per ora non vuole navigare.

Ah, un’ultima considerazione riguardo alle storie che sfuggono. Mi immagino di dialogare con Melville: secondo me quando parla di un che che gli è successo non te la racconta diretta, ma sempre per vie traverse. Me lo vedo così, complicato pure quando ordina un caffè.

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31 commenti

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31 risposte a “Billy Budd, ancora niente

  1. Quando Michele era nessuno (ancora meno di adesso!) e scriveva le sue prime pagine di romanzo in assoluto, aveva bisogno di sapere se quello che scriveva avesse una minima possibilità oppure no. Così si armò di faccia tosta e chiese un parere a un tizio che già pubblicava qualcosina – poca roba – ma che comunque lo faceva da un pezzo e che aveva un suo pur minimo seguito: poco, ma pur sempre meglio di niente. Questa, in mezzo a un parere più articolato, fu una delle sue considerazioni:
    «Forse è diverso con le opere non contemporanee. Ma i lettori di oggi sono persone che vanno al cinema e trovano James Bond che lotta a mani libere col cattivo appeso a una corda che pende da un elicottero senza guida che carica una bomba sul punto di esplodere, prima ancora della sigla iniziale! Non è gente che può stare lì ad aspettare che il protagonista si fidanzi, si sposi e trovi lavoro prima che cominci a succedere qualcosa!»
    Ammetto che, da allora, Michele ha sempre cercato di seguirne il consiglio.

    • Il corsivo finiva al punto esclamativo 🙂

      • Che poi, però, dipende dal pubblico. I lettori di oggi sono anche quelli che amano Terrence Malick e le sue quattro ore di splendide albe e tramonti (io l’ultima volta mi volevo sparare a metà film). Quindi suppongo dipenda anche da che lettore vogliamo al nostro amo.

      • Corretto, ma era bella anche nella prima versione. 🙂

    • Seguire sempre i buoni consigli (ma sono della mamma di Salinger?)

      James Bond al cinema è però molto più scintillante di quello su carta, il famoso medium che fa la differenza tra le varie scritture, anche se domina la prima. Quindi fai bene a non fidanzare e sposare i tuoi personaggi. Da single fanno cose più interessanti.

      • Dubito che la mamma di Salinger porti il pizzetto. 🙂

        Comunque (e anche per @Tenar): certo, dipende dal pubblico. Però bisogna tenere conto che il grosso delle persone sono abituate al linguaggio veloce imposto da cinema e tv (che ha come conseguenza una minore capacità di attenzione), e che le nuove generazioni sono assuefatte anche a quello iperveloce di Internet (con una capacità di attenzione quasi nulla).
        I lettori “ottocenteschi”, capaci di sorbire lunghi testi ipotattici pieni di digressioni, non sono più numerosi delle tigri dai denti a sciabola: è la modernità, e tu non puoi farci nulla. Nulla.

      • Amare verità ma verità da odiare. Quel disgraziato del paratattico, tutta colpa sua… 🙂

  2. La maggior parte dei giganti della letteratura non sono uniformi nella loro produzione. Ricordo che uno dei docenti di letteratura inglese alla Terza di Roma, uno che ha scritto numerosi saggi su Shakespeare e ne parlava sempre con un tono rispettoso di devozione, spiegò a noi studenti che le opere del bardo vengono messe in scena ancora oggi tranne due veramente “brutte” (usò esattamente questo aggettivo, che detto da lui sembrava quasi l’improvvisa blasfemia di un credente integerrimo).
    Inutile aggiungere che anche lo stile di Will oggi sembrerebbe troppo ampolloso e contorto. Ma lui scriveva nel XVI secolo, così come Herman scriveva nel XIX… La colpa è nostra che viviamo nel XXI 😉

  3. iara R.M.

    Non lo so. Non accetto il modo di narrare di Melville perché è Melville. Lo assecondo perché la sua scrittura è interessante e perché come è stato fatto notare, il contesto in cui è stato scritto è completamente diverso da quello attuale. Giustifico certe divagazioni dalla trama che in un romanzo attuale troverei inutili perché comprendo che all’epoca trovare certe informazioni non era alla portata di click come oggi. E’ molto difficile decontestualizzare un testo e forse, fuorviante credere di poter adattare un certo stile allo stato attuale. Penso a un esempio banale come la moda: quale donna indosserebbe ai nostri tempi corsetti e lunghi abiti a sbuffo? Ritornando al libro in lettura, resto con le mie domande all’autore: qual è la storia di Billy? Quando inizi a raccontarmela? Per quanto continuerai a girarci intorno? Beh, un lettore a un certo punto perde la pazienza! Ho comprato questo romanzo per sapere cosa accade a questo personaggio e non per una ripetizione di storia. Ora, la fiducia deve essere ripagata più avanti o parlo per me, difficilmente riprenderò in mano un testo scritto da Melville. Devo cominciare il capitolo sei e mi auguro che ci sia una pausa a queste divagazioni.

    • Quindi le divagazioni mettono a dura prova la tua fiducia iniziale? Staremo a vedere…

      Non sono però sicuro che l’autore stia dando informazioni storiche in modo gratuito, per acculturare il lettore o manifestare le proprie conoscenze. Credo che nessuno scrittore punti a questo nelle varie epoche. Ho invece fiducia che le parole che troviamo sulla pagina siano solo quelle necessarie a comprendere la storia. Nulla di meno e nulla di più. Anche su questo vedremo se si verifica o no. Qualche atto di fiducia nel leggere una storia è necessario nei confronti di chi la scrive.

      • iara R.M.

        E infatti, io mi fido. Ovvio che più grande è la fiducia, più grande può essere la delusione.
        Comunque, sono andata avanti e non vedo l’ora di parlarne. 🙂

  4. Beh, ci sono opere minori che vivono di luce riflessa. Da me parlo del libro del gruppo di lettura, “I duellanti” di Conrad, che è carino, scorrevole anche per gli standard moderni (nessunissimo spiegone nonostante l’ambientazione anche lì napoleonica), ma lontano anni luce da Cuore di Tenebra. Se Conrad non avesse scritto capolavori non avremmo letto “I duellanti”. Del resto quanti capolavori possono capitare in una vita? Se sei molto, molto fortunato ne azzecchi uno. Il resto è lavoro, buon artigianato e fatica, suppongo.
    Comunque mi avete fatto venir voglia di leggerlo, Billy, anche se da noi è uscito “La buona terra” di S. Buck, di cui non so assolutamente nulla.

  5. (S)punto di (s)vista

    Premetto che 4 e 5 l’ho letto insieme. Mi è servito per accorporare i fatti storici e sorbirli meglio. Dico pure che io avevo iniziato a leggerlo poco tempo prima questo romanzo e ho rallentato quando Helgaldo ha detto che avrebbe fatto una lettura comune, attraverso il suo blog. Coincidenza da prendere al volo, sperando non sia l’unico caso di gruppo di lettura in cui mi sento partecipe. Come prima volta, mi è andata bene.
    Iara esterna stanchezza e diciamo che ci si aspetterebbe che finalmente Billy entri in scena. In un romanzo attuale un editor non so quanto avrebbe rischiato sul fatto di non andare al sodo, considerando che non è un libro voluminoso come pagine.
    Per come viene narrato, a mio modesto parere, sono necessarie queste lentezze narrative.
    Billy dove è? Sembra un appello, ma mi vorrei fidare e, anche se Melville non fosse un tipo diretto, ma ci gira intorno, mi dà l’impressione che ne varrà la pena. Circumnavigheremo la rotta più lunga, ma il panorama sembra valere le ore in più di viaggio.
    Io sono arrivata al 7 capitolo. Un po’ di riposo, ci sta bene. Consiglio di leggere 6 e 7 insieme poiché sono collegati.
    Giuro non dico nulla. Buon fine settimana a tutti.

    • Ho detto a Iara più o meno quello che hai evidenziato tu: pazienza e fiducia. Anche a me questo giro lungo mi sembra molto panoramico e sono contento di poterlo compiere. Mi dispiace di rallentarti, puoi anche precederci di quel tanto che basta se sei curiosa di vedere più in là. Seguirò il tuo consiglio di accorpare capitolo 6 e 7, forse avrei dovuto farlo anche per il 4 e 5, ma ci stava bene finire la settimana con Billy Budd.

  6. Sto seguendo con attenzione questa maratona. Anche se per ragioni di priorità non posso leggere con voi Billy Budd (mi sarebbe piaciuto).
    Però una piccola difesa in favore di un classico voglio lanciarla.
    Melville non è del tutto un autore come gli altri.
    Moby Dick ad esempio è un libro che noi italiani non possiamo capire. Al di là di tutte le digressioni enciclopediche sulle balene (vero e proprio trattato nel romanzo) e le nozioni marinaresche, Moby Dick è considerato da parecchia critica come il più grande romanzo in lingua inglese.
    Perché in realtà Moby Dick è un poema scritto in prosa. La lingua, la cadenza, la concatenazione delle parole utilizzata da Melville non è riproducibile con una traduzione. Se in un romanzo di quel tipo, tradotto in italiano, si perde lo stile, si perde tutto. Fermo restando che l’archetipo di Achab rimane uno dei più memorabili della letteratura.
    In tal senso, se avete occasione, guardate lo spettacolo che qualche anno fa fece Baricco su Moby Dick. Baricco riesce a farci entrare dentro il romanzo e a comprendere quelle sfaccettature che dalla sola lettura, per noi italiani, è impossibile cogliere.

    Non ho letto Billy Budd, però per me Melville è già straordinario nel racconto di “Bartleby lo scrivano”.

    Sul ritmo narrativo e le digressioni.
    E’ evidente che Melville ha un credito che pochi scrittori oggi, per non parlare degli esordienti, potrebbero permettersi.
    Io nel mio romanzo mi pongo il dubbio se lasciare o meno una digressione di venti righe. Il paragrafo fa capire qualcosa in più sul protagonista ed è pure divertente, ma spezza la sequenza narrativa.
    Io lo lascerei, l’editor mi ha consigliato di tagliare… Insomma, si lotta fra cuore (lasciare) e ragione (tagliare).

    Questo perché nella narrativa odierna non si può perdere tempo. Il lettore contemporaneo ha poca pazienza. Ha bisogno della storia. Anticipare l’avvio dei fatti il prima possibile, già dall’incipit magari, sembra una tendenza consolidata.
    Mio figlio non riesce a vedere un film prima degli anni duemila. Troppo lenti dice. Magari riesco a fargli vedere Blade Runner visto che esce il seguito al cinema.
    Io stesso da lettore, perdono i classici, ma ho poca pazienza con i contemporanei che si concedono lunghi feedback che interrompono la narrazione, magari per raccontare dettagli che con la trama c’entrano poco.
    Che piaccia o no la tendenza moderna è questa.

    • (S)punto di (s)vista

      Grazie per la tua spiegazione. La traduzione di un libro da una lingua all’altra non sempre rende. Più difficile di ciò che si pensa.
      Puoi mettere il link in cui Barrico spiega su “Moby Dick” o sennò il senso, se non è così complicato?
      Oggi è tutto velocizzato: comunicazione, rapporti, anche quando ci muoviamo; non ci fermiamo nemmeno sulle panchine per dirsi due cose, due.

      • Purtroppo credo che lo spettacolo integrale non ci sia in rete. L’ho cercato in passato. Io l’ho visto trasmetto da La Effe. La tv di Feltrinelli.
        Su Youtube c’è una breve intro. https://www.youtube.com/watch?v=7iqO6dQ0-6s&t=322s
        Lo spettacolo è molto bello perché è anche recitato a spezzoni da Stefano Benni e Paolo Rossi.
        Credo che la versione integrale sia in dvd, a pagamento. Purtroppo.

    • Non sono d’accordo con il tuo ragionamento. Dire che Moby Dick non può essere compreso dagli italiani mi sembra bizzarro. Vorrebbe dire che solo gli inglesi possono capire Shakespeare, gli spagnoli Don Chisciotte, i tedeschi Goethe, e gli italiani Dante.

      Una traduzione può non essere aderente a certi significati letterali, ma li presenterà in modi simili per essere compresi. Sarebbe strano che Moby Dick parlasse solo agli americani, e magari solo agli americani contemporanei di Melville. Vorrebbe dire che la letteratura instaura dei muri invalicabili. Ci basta Trump per questo…

      E poi ogni libro parla direttamente al lettore. Piace o non piace, dice o non dice. Moby Dick per alcune parti è immenso, per altre è squilibrato. Diritto del lettore è farsi un’opinione propria non mediata da altri elementi, che magari sono giustificabili come quelli che hai espresso tu, ma che stanno al di fuori del testo.

      Barrico avrà costruito un suo spettacolo a partire da alcune sollecitazioni di Moby Dick, che è cosa diversa dal libro.

      • Tu dici “bizzarro” ma io trovo sorprendente quanto gli uomini possano essere limitati. Tu pensi in maniera assoluta, quando il pensiero è relativo.
        Credo che sia evidente fuor di ogni dubbio che i libri non sono tutti uguali. Che alcuni possono essere tradotti più facilmente e altri meno.
        Credo che sia ovvissimo che la Divina Commedia tradotta diventa una semplice trama. Dove sono gli endecasillibi, le terzine rimate, il cadenzare del verso di Dante. E’ ovvio che si può tradurre la Divina Commedia, ma non viene la Divina Commedia. Infatti, fuori dall’Italia, si ha un valore relativo dell’opera di Dante. E’ ovvio che sia complicato tradurre il Faust, così come Puskin. E’ più semplice tradurre Don Chisciotte e la prosa in genere.
        Che Moby Dick nella sua vera essenza sia intraducibile, non lo dico io, ma lo dice Baricco, che magari è più in gamba e ha studiato più di me. Magari il bizzarro è lui. Sarà la chioma riccia.

      • Le tue osservazioni mi piacciono anche quando non le condivido. L’essere in disaccordo è l’essenza del nostro rapporto, sarà questo il nostro destino. Dici cose forti ma per me non sempre esatte. Quindi ribatto non per criticare la tua persona, ma le tue tesi.

        Anche Baricco. Melville sarà intraducibile per Baricco, ma non per Pavese, per esempio. Ogni opera poi indipendentemente dalla lingua in cui è scritta ha un fondo di mistero, di intraducibilità.

  7. (S)punto di (s)vista

    Grazie. Mi sembra interessante. Poi ti dirò.

    • Tra l’altro per Moby Dick occorre considerare che quando Melville lo scrisse, metà Ottocento, nessuno dei contemporanei aveva mai visto una balena. Noi tutti alla tv le abbiamo viste almeno una volta nella vita. Le abbiamo lette e studiate. Siamo contro ai giapponesi che le cacciano. Ma ai tempi di Melville erano animali giganteschi e leggendari. Il suo trattato all’interno del romanzo, aveva un senso, oltre che divulgativo, di far comprendere cosa fossero fin nel minimo dettaglio. Perché il “Villain” Moby Dick poteva acquisire il suo stato di esemplare fra gli esemplari, solo se lo scrittore lo fa conoscere nei dettagli più minuti. Il male, per temerlo, devi conoscerlo. Un bambino non ha paura del buio in sé. La vera paura del buio sorge se gli altri ti dicono che sotto il letto si nasconde l’uomo nero. Il mostro del mondo esterno che comincia a specchiarsi con le paure più intime dell’animo. Il male per temerlo nelle viscere lo si deve conoscere. E i dettagli tecnici della marina, non sono nient’altro che questo, gli strumenti per immergersi nella lotta contro il male.
      E Moby Dick, l’animale più forte e crudele, per essere affrontato appieno, può essere solo contrapposto ad Achab e alla sua discesa negli inferi. Il male supremo può essere affrontato soltanto da un altro male che sconfina nella follia e si autodistrugge portandosi tutto con sé.
      A mio giudizio, leggere Moby Dick oggi, senza la chiave di lettura, è la lettura più noiosa della storia. Ma la grandezza sta proprio tutta qui. Nell’indugio estremo verso la battaglia finale.
      Ah, e se io avessi una barca, senza alcun dubbio la chiamerei Pequod. Lo so, fa una brutta fine. Ma vuoi mettere il fascino?

      • Non sono mai d’accordo con le tue opinioni, mi sembra che lo fai apposta… 😀

        A parte che una balena entra tranquillamente in Pinocchio e nella fantasia dei bambini, anche senza che l’avessero vista in tv. E poi c’è Giona, piena Bibbia con tutte le sue raffigurazioni pittoriche, a dire che gli antichi, anche gli Ebrei non proprio marinai provetti, conoscevano questo grande pesce e lo temevano. In Moby Dick c’è un’omelia strepitosa a raccontarlo.

      • Proprio strano, proprio nel commento in cui ero più vicino a te, nel tutelare i classici, dici così. I paradossi della vita.
        Io ho provato a spiegare perché ha senso mettere un trattato sulla balena dentro a un romanzo. Quel che voleva sospingere Melville, i lettori ai quali si rivolgeva.
        Ti chiedo scusa per aver espresso la mia opinione. Dato che commentare argomentando richiede tempo, vedrò di astenermi in futuro.

      • Ma io apprezzo il tempo che dedichi non a me, ma a tutti noi. Siamo qui proprio per parlare di classici. Il motivo che indichi tu per apprezzarli, semplicemente mi pare debole. Ci sono canti di Dante, parti della Bibbia, opere di Shakespeare che non hanno la stessa intensità di altre. Se Melville inserisce un saggio sulle balene in un romanzo perché ha bisogno di istruire il lettore, commette un errore. Anche Manzoni mette la storia della monaca di Monza nei Promessi sposi, ma poi ci rinuncia, quando non è in sintonia con l’opera.

      • Ma io sono contento del mio pensiero debole perché fra le righe io parlo delle tecniche artistiche pittoriche, delle tecniche narrative spiegate da Umberto Eco, delle riflessioni di Baricco e di molto altro sotteso.
        Cioè, il mio pensiero debole che è sostenuto da cotanti autori, confesso che mi inorgoglisce un po’.
        Viceversa mi pare molto debole il tuo argomentare.
        Mi citi Giona, Pinocchio eh… Su e poi? Coraggio, non ti viene nient’altro?
        Cioè in tutto l’immaginario di miti e leggende della storia dell’umanità, mi citi due elementi e non hai altro.
        I lettori di metà Ottocento avevano soltanto echi su cosa fossero questi mostruosi mostri marini chiamate balene. Non potevano nemmeno informarsi leggendo Pinocchio, ché Collodi avrebbe pubblicato la sua favola più di 30 dopo Moby Dick.
        Ti consiglio di leggerti le sei passeggiate nei boschi narrativi, che non l’ho scritte io, ma Eco, che a tuo giudizio è un po’ deboluccio. Lì Eco, unico italiano assieme a Calvino, ha spiegato agli studenti di Harvard le tecniche narrative, fra cui, l’importantissimo indugio che ritrovi applicato paro paro in Moby Dick.
        E poi come si può affermare, cioè tu come puoi affermare che Melville ha sbagliato a inserire il trattato sulle balene, perché i lettori (tu e noi) di quasi due secoli dopo ci saremmo annoiati a leggerlo. Ma non è assurda questa affermazione? Come se tu nel tuo blog, anziché scrivere per i tuoi contemporanei, dovessi preoccuparti di scrivere per quelli che leggeranno fra 150 anni e troveranno noiosi i tuoi post.
        Melville, uomo del suo tempo, ha scritto un capolavoro conclamato per il suo tempo.
        Quel che mi dispiace è che hai trascinato una discussione costruttiva, in sterili polemiche atte solo a sminuirmi. Avevo commentato con tanto piacere e interagito con squisitezza con la acuta e interessante lettrice Spunto e Virgola.
        Non ho detto che non commenterò negli altri blog, ci mancherebbe. Ma se il blogger di Da dove sto scrivendo porta la discussione così. Meglio lasciar perdere la prossima volta. Il mio tempo è prezioso.

      • Non so cosa rispondere al tuo commento. So però che non essere d’accordo con alcune tue affermazioni non vuol dire sminuire la tua persona, ma conservare qualche dubbio su ciò che sostieni con tanta fermezza. Spero che continuerai a commentare come sempre anche se non saremo mai d’accordo (ma qualche volta è capitato anche che fossimo d’accordo). Quindi “ti proibisco assolutamente di morire” (Ismaele a Queequeg).

      • Come dicono i vulcaniani: lunga vita e prosperità.
        Un abbraccio.

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