Bully Budd, l’antagonista

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Se ieri abbiamo parlato di Vere, il capitano della nave da guerra dov’è imbarcato forzatamente Billy Budd, oggi affrontando il capitolo 8, facciamo la conoscenza con mastro d’armi, John Claggart, in pratica l’antagonista di questa storia, che per ora non fa che presentare personaggi e situazioni, ma apparentemente non procede. L’inizio del capitolo è emblematico, e a mio parere bellissimo quasi quanto l’incipit del romanzo, segnale dell’importanza del personaggio in questione, sentite un po’:

Dei tenenti e degli altri signori ufficiali che formavano lo stato maggiore del capitano Vere non c’è bisogno qui di particolareggiare, né necessita di menzionare alcuno dei graduati. Ma tra i sottufficiali ce n’era uno che, avendo molto a che fare con la storia, tanto vale introdurre senza indugio. Mi proverò a ritrarlo, azzeccarlo mai. Costui era John Claggart, il mastro d’armi.

Se prova a ritrarlo e non lo azzecca il narratore di questa storia o Melville in persona, non posso certo farlo io. E quindi non tenterò. Dice la storia che Claggart era un uomo «sui trentacinque», «smilzo», «alto», «non male nel complesso». Ma sicuramente male nell’animo, mi sento di dire, perché solo il Male può sfuggire a un ritratto preciso. Non vi dirò come lo descrive Melville in circa sei pagine, un capitolo abbastanza corposo nell’economia del romanzo; segnalo soltanto che uno dei suoi compiti, infami e impopolari, era di disciplinare i ponti inferiori, controllarne gli umori, sanzionarne gli uomini. Insomma, un capo di polizia. Inoltre, all’opposto del capitano Vere, i cui natali sono accertati e nobili, per quanto riguarda Claggart non si può dire altrettanto. Non solo da poco sulla Bellipotent con il suo ruolo di sottufficiale, ma con una provenienza incerta da civile, «uno chavelier, arruolatosi volontario nella marina reale per conciliare una qualche misteriosa truffa della quale era stato chiamato in giudizio alla corte suprema».
Fatto per nulla insolito questo: la flotta britannica, specie in tempo di guerra, era popolata d’individui che scappavano dalla legge. Se a corto d’equipaggio, una nave da guerra rimpolpava le braccia con contingenti raccolti dalle carceri. O con quell’arruolamento coatto di cui Billy Budd era un’eccezione positiva, agnello in mezzo ai lupi. Dalle fogne veniva invece Claggart e molti suoi tirapiedi pronti a servirlo sotto il suo comando.

Questa consuetudine di una nazione «civile» che arruola gli incivili che la popolano per mandarli in guerra, non credo sia una pratica da libro. Guarda un po’, mi sono detto: quando sento di stragi, stupri, azioni criminose perpetrate sui teatri di guerra, brutta metafora per dare una cornice alta ad azioni infami, non dovrei stupirmi. Il peggio di ogni società viene spedito fin laggiù, non uomini innocui e dai sentimenti profondi, ma pronti a tutto purché abbia un seme di violenza. Non credo che Melville pensasse all’Afghanistan o alla Siria, o ad altri luoghi martoriati nel mondo dove si muore sotto le cannonate. Ma un classico è anche questo: giungere ai giorni nostri integro, raccontando sempre la stessa unica storia, in modo da ammonirci che non siamo oggi più civilizzati di duecento anni fa. E neanche fra mille.

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8 commenti

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8 risposte a “Bully Budd, l’antagonista

  1. (S)punto di (s)vista

    Fisicamente mi ha colpito che Claggart fosse pallido. In una nave il lavoro duro e non di certo al riparo dal sole, fa impressione con il suo incarnato pallido.
    I pettegolezzi si sprecano, ma come in tutti i luoghi, la nave non fa eccezioni.
    Praticamente un carcerato sarebbe stato arruolato subito, appena dopo gli addetti. Billy è la pecora nera. Non è un addetto e neppure un delinquente. Un senso di purezza, non solo per l’età, anche per la condotta.

  2. Il ritratto di Claggart è molto fisiognomico come avevo spoilerato l’altro giorno.
    Trovo anch’io molto suggestiva la scelta di Melville di non volere/potere spiegare la malignità interiore di Claggart. In effetti certe forme di bullismo in ambienti scolastici (e non solo) spesso hanno come sola spiegazione plausibile un evidentemente inarrestabile desiderio di far del male al più debole solo per il gusto di farlo.
    L’aggressività e la violenza sono purtroppo una realtà concreta…

    • (S)punto di (s)vista

      Andando avanti con la lettura c’è chi lo metterà in guardia a Baby Budd. Sarà solo per il gusto di far del male? O c’è qualcosa di più? Un bullo dei nostri giorni? Vedremo.

    • Mi piace questo allargamento a un problema attuale di un Male già presente sulla nave di Billy Budd. Questo mostra quanto dei classici resta attuale.

  3. iara R.M.

    Claggart emerge da subito come una figura ambigua. Niente si sa della sua vita precedente se non pettegolezzi e supposizioni che hanno più o meno credibilità e ragione di essere. Trovo che l’autore giochi bene con i contrasti tra l’apparenza esteriore e quello che cela o potrebbe celare. Tutto detto in via indiretta. Molte allusioni. Niente è rivelato apertamente, ma viene gettato un velo che insinua il dubbio tra quello che sembra e quello che è davvero. A conclusione, direi che il nascosto inquieta molto più di ciò che è evidente. In queste pagine mi è tornata più volte in mente l’ingenuità di Baby Billy e mi sono trovata a chiedermi: come se la caverà? Non so se questo può essere un meccanismo utile a uno scrittore per tenere un lettore incollato alle pagine. Con me però ha funzionato.

  4. (S)punto di (s)vista

    Il dire non per intero, girarci intorno. Tener viva l’attenzione.
    Ci sono il bene e il male come nel più classico dei conflitti. Billy contro Claggart. Baby Budd contro… anche il suo antagonista ha un nomignolo. 😉
    Mi sto chiedendo se ci sia uno dell’equipaggio senza soprannome, ma deduco che sia la prassi.

    • iara R.M.

      La cosa che colpisce me è che fino a questo momento il narratore non mi dice mai direttamente che Billy dovrà vedersela con Claggart. Semplicemente, lo fa supporre. Descrive contesti e personaggi lasciando in ombra alcuni aspetti che generano domande. Poi, io da sola (non proprio da sola in verità, perché è l’autore che mi spinge in questa direzione), mi immagino il povero Billy, la cui natura è stata definita buona, amabile ecc… ecc… in questo ambientaccio di scaltri uomini di mare. E c’è anche che chiunque si sia trovato in un contesto anche professionale circondato da “furbi”, non può non sentirsi addosso quell’ingenuità che rende vittime dell’esperienza (o dovrei dire cattiveria?) altrui.

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