Billy Budd, un mentore minore

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«La vita nella coffa di trinchetto ben s’accordava a Billy Budd».

Eccolo riapparire, finalmente, il nostro eroe all’inizio del capitolo 9. L’abbiamo lasciato per ben 20 pagine per inseguire altro: digressioni e personaggi che forse dovranno rapportarsi con lui. Ma finora Billy Budd è più nel titolo che nella trama.

Abbiamo già letto una quarantina di pagine, siamo a un terzo del romanzo e sappiamo solo che Billy ha cambiato nave salendo a bordo della Bellipotent. Forse troppo poco ai giorni nostri per entusiasmare un lettore avido di azione, conflitti, colpi di scena, suspense. Questo modo di raccontare però mi attira. Mi sembra che il narratore stia preparando la tavola, sistemando i piatti, i bicchieri, le posate, intento alla coreografia della sala, ai dettagli, alla ricchezza della tovaglia, degli arazzi alle pareti. Gli invitati iniziano ad arrivare solo ora. Il capitano Vere e il mastro d’armi Claggart stanno prendendo posto. Se ora si materializzerà Billy Budd vorrà dire che la cena è a tre. Ma il capitolo 9 parla o no del nostro Billy?

Non troppo, perché vediamo Baby Billy prima impressionato da una punizione corporale a cui deve assistere sul ponte della nave, fustigazione di un novellino come lui colpevole di avere abbandonato il posto durante una manovra. Poi, timoroso di poter commettere qualche errore sul trinchetto tale da venir punito allo stesso orribile modo. Infine, desideroso del consiglio di un vecchio lupo di mare danese, un mentore minore e tiepido, che gli dà un unico parere: attento, Baby Budd, Claggart ti sta addosso. Ma io non ricevo che parole amabili da lui, la replica stupita di Billy. Appunto, ti sta addosso.

Altre sei pagine per dire che Claggart gli sta addosso. Mi sembra che Billy non si sia ancora seduto al tavolo. Diavolo di un narratore, potevi far succedere di più? O è questo che punti, che io ti segua fino in fondo?

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18 commenti

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18 risposte a “Billy Budd, un mentore minore

  1. Dai che ti stai spazientendo anche tu! 🙂
    Io non riesco a immaginare una narrazione simile trasferita ai giorni nostri in capo a un esordiente.
    O sarebbe una rivelazione oppure una sepoltura, anzi che dico sepoltura, una cremazione. 🙂
    Buon proseguimento a tutti! 😉

    • Non sono affatto spazientito. Questo modo di tessere la tela mi piace per l’architettura usata nelle parole, nelle frasi, nella scena. Per la maggior parte dei lettori sarà sepoltura, non lo discuto. Ma dovremmo eliminare l’idea che noi scriviamo per tutti i lettori. Esistono storie, trame, temi amati dalla maggior parte dei lettori, e altri che si rivolgono già in partenza a pochi. Billy Budd, probabilmente è per pochi. (Se però ci fanno il film interpretato da George Clooney, poi schizza alle stelle anche la vendita del libro, vuoi vedere?).

  2. (S)punto di (s)vista

    Non noto spazientimento, anzi un’analisi attenta data dall’interesse. Non è affatto noioso, ma molto magistrale lo stile di Melville. Ci lascia in sospeso, invogliandoci a proseguire. Mica da tutti. Come un piatto ricco, prima vanno preparati gli ingredienti ( personaggi), poi assaggi (storia) ed infine addenti l’ultimo boccone (finale). Se il piatto non fosse preparato bene, con ingredienti di prima qualità e amalgamato bene, non finiresti la pietanza davanti a te, neppure se fosse ben disposto sul piatto. Indi per cui vale il gusto della portata, non solo la bellezza nel sistemare il cibo. Anzi, una bella torta, ad esempio, ma non così gustosa lascio l’amaro in bocca, dopo.
    Qui si gusta subito che il piatto è ricco. Ed io mi ci ficco. 😉

  3. Io ho finito la lettura e… non spoilero nulla, però posso anticipare che probabilmente ciò che vuole fare Melville non è narrare la vicenda di una persona ma proporre un’allegoria di qualche concetto come il mistero o il senso del dovere…

    • (S)punto di (s)vista

      Io non ci riesco in tempi brevi a finirlo. Che bello, Ariano. Infatti, mi dà l’impressione che ci sia qualcosa di più profondo che narrare la vita di Billy sulla nave. Seguici e guidaci. Sei il primo che ha terminato la lettura.

    • Tu credi che questi siano obiettivi coscienti all’autore, e in generale quando scrivi ti poni obiettivi simili o pensi solo a portare a termine una storia?

      • Quando inizio a scrivere in genere il mio punto di partenza è una scena, una serie di scene in effetti, e uno stato d’inquietudine che mi rode dentro. Anche se può sembrare bizzarro, quando inizio a scrivere in genere non c’è un vero progetto dietro ma solo un’ipotesi. Infatti ho diversi manoscritti iniziati e lasciati a metà, o addirittura frammenti che avrebbero potuto essere la parte centrale di una storia di cui però dovevo definire inizio e fine.
        Quando l’ipotesi si evolve in una forma più definita, allora comincio finalmente a vedere io stesso ciò che voglio dire, incomincio a scorgere dietro le immagini grezze anche il contenuto al quale inconsciamente ambivo. A quel punto inizia la fase della rilettura, editing e riscrittura in cui mi impegno a enfatizzare il contenuto e a riorganizzare il testo in funzione di tale contenuto.

  4. iara R.M.

    Su questo capitolo ho poco da aggiungere rispetto alle mie considerazioni precedenti. Il vecchio burbero danese che si affezione a Billy ha la vista lunga e prova ad avvisarlo: “In Gambe ti sta addosso”. E lui? Rifiuta quell’avvertimento sincero, forse, troppo lusingato da amabili parole.
    In un racconto o in un romanzo non credo sia sempre volontario l’obiettivo di comunicare significati particolari, secondari rispetto dalla trama principale; però, è pur vero che una storia non si limita a raccontare solo fatti o sarebbe semplicemente cronaca. Penso che nelle vicende umane si possa sempre ritrovare una morale, trarre insegnamento, scoprire collegamenti del tutto personali. E’ quello che accade quando si legge. Ora, se l’autore volesse solo narrare la storia di Billy o usare la vicenda come metafora per dire altro credo che non lo sapremo mai… Ma il bello della scrittura è anche questo: scoprire significati involontari che l’autore ci regala tra le righe, suo malgrado (?) e che chiuso il libro restano insieme al racconto che si è letto.

    • (S)punto di (s)vista

      Il danese lo mette in guardia, ma Billy è incredulo. Come si può dubitare di una persona che ci lusinga? Perché il danese lo fa? Mi domenderei questo.
      Nella nostra quotidianità a chi daremmo retta? Forse saremo ciechi come Billy, increduli da una falsità di cui non capiamo subito la motivazione.

  5. iara R.M.

    Billy ha sempre vissuto (mi è parso di capire) tra persone che in qualche modo gli volevano bene. Mi viene da chiedermi che infanzia abbia vissuto per crescere così immacolato… senza conflitti e le classiche prove che la vita ti mette davanti nel processo di crescita. Ma questo che cavolo c’entra con Billy? Credo niente. Però, me lo sono chiesto.

    • Ogni scrittore dovrebbe chiedersi com’è stata l’infanzia dei suoi personaggi. Quali giochi, quali affetti, avevano un gattino, si sono mai picchiati con un compagno? Chissà se Melville si è preoccupato di tutto questo o è una considerazione da corsi di scrittura moderni.

      • iara R.M.

        Ci siamo un pochino sovrapposti. 😛

      • iara R.M.

        Io non credo che sia da scrittori moderni. Quello che viviamo ci forma e giustifica scelte, comportamenti, paure, reazioni… Anche un personaggio deve avere un’identità chiara nella testa dell’autore. Adesso, se io volessi trovare un punto debole nel libro che sto leggendo sarebbe questo. Trovo contraddittorio che Billy dichiari senza alcuna emozione di non avere idea di dove sia nato. In qualche modo questo passato dovrà pur averlo condizionato in qualche modo, o no? Chissà… forse il suo difetto vocale oggi sarebbe interpretato come un disturbo psicosomatico scaturito dall’infanzia.

  6. iara R.M.

    Che poi io avrei anche una perplessità… Possibile che un ragazzo cresca senza dare importanza alcuna alle sue origini? Che non provi nell’animo un minimo di rabbia e di malinconia per la mancanza di una famiglia? Che non si chieda chi siano i suoi genitori e perché è rimasto solo? Vorrei tanto che Melville avesse scritto una backstory su Billy…

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