Ascoltando Pontiggia/1

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Nella prima puntata delle Conversazioni sullo scrivere di Giuseppe Pontiggia del ’94, conversazioni che potete liberamente scaricare dal sito di Radiorai, lo scrittore comasco introduce molti spunti su cui è doveroso soffermarsi. Non so quali osservazioni faranno in proposito Marina Guarneri e Michele Scarparo sui loro blog, poiché questa è un’iniziativa a tre, ma personalmente mi soffermerei su un punto appena sfiorato nella puntata, ma di grande responsabilità per tutti quei blogger che offrono consigli di scrittura ai propri lettori. Pontiggia propende per un approccio problematico alla scrittura, in contrapposizione alle certezze americane di tipo normativo basate su consigli e modelli consolidati di costruzione della trama stessa, specie se legati alla letteratura di genere.

Quello di non fornire soluzioni rapide e appaganti, dell’aprire scenari, di evidenziare problemi e opportunità nella scrittura, di privilegiare percorsi alternativi ugualmente percorribili nell’economia del testo, senza indicare un modello unico di trama; di non ridurre le questioni di stile e di scelta linguistica al paratattico, alla presenza o all’eliminazione degli avverbi in mente, di non dare risposte preconfezionate sul numero di aggettivi da accostare a un sostantivo per rendere efficace la frase; questo è l’approccio che preferisco, che mi è istintivamente congeniale e mi distanzia da quelle soluzioni troppo pilotate, in dieci o in sette o in cinque punti, che sembrano caratterizzare molti consigli che affollano la rete, consigli che vengono presentati come verità assolute mettendo tutti d’accordo, o che presentando l’accordo di tutti diventano verità assolute.

Il rischio di salire sul piedistallo e distribuire consigli-scorciatoia quando invece la scrittura è di per se stessa caratterizzata da vie tortuose e a volte vicoli ciechi verso la meta finale della pubblicazione, ci accomuna tutti, a partire dal sottoscritto. Mi sento tirato per la giacchetta da Pontiggia, lui che avrebbe l’autorità per dire cosa funziona e cosa no sulla pagina, e invece ci educa per gradi, dolcemente, chiedendo solo concentrazione e impegno continuo. Niente trucchi da quattro soldi, insomma.

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13 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

13 risposte a “Ascoltando Pontiggia/1

  1. Pingback: Sostiene Pontiggia #1 – Scrivere per caso

  2. (S)punto di (s)vista

    Le lezioni di Pontiggia in radio sono utili e piacevoli all’ascolto. Sono contenta che siano state apprezzate. Peccato non avere un blog per condividere più ampliamente questa opportunità di scrittura e il mio pensiero in merito.
    Buon ascolto.

    • Vorrei proporre alcuni spunti da ognuna delle lezioni. Se hai ascoltato la prima puoi aggiungere liberamente qualsiasi osservazione riguardo a ciò che ha detto durante la puntata e che ti ha colpito.

      • (S)punto di (s)vista

        Ci sono diverse cose che mi hanno colpito. Per questo non credo di essere molto sintetica. Devo cercare di fare un grande commento e racchiudere un po’ tutto. Diciamo come quando voi fate un post. Non colpisce solo un argomento nei 40 e passa minuti di trasmissione radiofonica. Intanto posso dire che solo i grandi danno delle dritte efficaci, il resto si preoccupano di tenere per sé gli attrezzi del mestiere.

      • Questa tua considerazione, che solo i grandi divulgano i segreti della loro attività, può fare da cappello introduttivo a tutte e 25 le lezioni di Pontiggia.

  3. (S)punto di (s)vista

    Forse perché so di cosa parlo per esperienza personale. Ora smonto questo complimento di persona attenta, intelligente e studiosa rivelando la mia pazzia nell’avermi già appuntato a suo tempo i punti salienti della trasmissione di Pontiggia. Ognuno ha i suoi metodi. Non copiatemi. Addrizzate le orecchie, però.

  4. “Piedistallo” e “consigli-scorciatoia”: ecco due parole che mi fanno pensare al “gurismo”, piaga di quest’era digitale. Pare che a questo mondo siano tutti guru in qualche disciplina, pur non essendosi mai sporcati le mani.

    Mi capita talvolta di arrivare sul blog di qualcuno che, come dici tu, dispensa consigli su consigli e, forte delle decine e decine di commenti, costruisce finte verità assolute. C’è solo un piccolo dettaglio: non ha mai scritto né pubblicato un romanzo. Ma sono sottigliezze.
    Ovviamente non è il tuo caso, né quello di Pontiggia… 😀

    • L’approccio alla scrittura è importante. Vero è che c’è chi si atteggia a guru, ma molti di più sembrano inseguire guru dalle ricette facili. Parlo più a questi che ai primi. Trovo in Pontiggia la fatica di definire la scrittura efficace e artistica, che dipende da molte variabili. E anche se tutte fossero soddisfatte queste potrebbero non funzionare lo stesso sulla pagina. C’è anche chi scrive dei romanzi e poi dà ricette. Ecco, preferisco chi discute di scrittura, ha le proprie idee e convinzioni – Pontiggia sicuramente giudica anche con severità i testi – ma non ne parla come portatore di verità uniche e assolute.

  5. (S)punto di (s)vista

    Il discorso è molto lungo poiché Pontiggia affronta varie tematiche nella stessa puntata. Direi di affrontarle una per volta. Intanto fa un’introduzione di se stesso in cui dice che cominciò presto a lavorare in banca per motivi economici. La storia del suo romanzo con Vittorini e così via.
    Mi ha colpito che, secondo lui, scrittori si diventa. Alcuni hanno delle attitudini, ma essenzialmente lo scrivere è una tecnica che si può imparare.
    Da distinguere tra la scrittura narrativa, alta e quella della comunicazione efficace (incisiva, persuasiva).
    Il paragone con lo studio al conservatorio fa capire questa differenza.
    Chi studia al conservatorío, appunto, può leggere lo spartito, suonare uno strumento.
    Se si ha attitudini particolari si diventerà un grande musicista, direttore d’orchestra, in caso di attitudini normali acquisirà competenze utili in campo professionale.
    Così in scrittura.
    Per ora mi fermerei qui. Accenna anche alle scuole statunitensi, all’economicItà dello stile e altro ancora.
    Meglio parlarne in più stacchi, non musicali, come fa Pontiggia tra un discorso è l’altro.

    • Ogni frase di Pontiggia può essere spunto di riflessione sulla scrittura. Già tu ne hai elencate diverse. Mi ero limitato a un aspetto, ma la scelta era vasta. Se vuoi aggiungere altri spunti legati alla prima puntata, puoi ovviamente farlo. È così per quelle che verranno. Perciò anche l’andare fuori tema vista la ricchezza di Pontiggia è lecito e utile a tutti.

      • (S)punto di (s)vista

        Più che fuori tema è ampliare tutto ciò che dice lui. E non parla solo di un argomento. Ecco perché dicevo che non è un post sintetico come sviluppo. Io ci sono sempre, lo sai. Ogni occasione è buona per confrontarsi. Successivamente parla di liberarsi dalle proprie educazioni ricevute.
        Possiamo parlare dei pregiudizi che abbiamo nello scrivere.
        Oppure del modello problematico scelto da Pontiggia anziché normativo di tipo americano che hai citato tu. Vediamo altri di cosa vogliono parlare. Io ho fatto un quadro della puntata. Lo stacco era riferito alla scelta di un tema da trattare. Pontiggia ne mette tanti. Per me va bene qualsiasi. Basta cominciare.

      • Se il post fosse stato tuo quale argomento ti ha colpito di più e perché? Su cosa avresti posto l’attenzione?

      • (S)punto di (s)vista

        L’argomento che mi ha colpito di più è quello in cui dice che scrittori si diventa e anche Pontiggia stesso ne è un esempio. Io ho sempre pensato che la scrittura fosse riservata a determinate persone che avevano già una preparazione classica o comunque lavorativamente parlando in specifici settori. Ovviamente la distinzione tra le due scritture rimane, ma la tecnica si può acquisire, cosa che è realmente così. Forse non ce ne accorgiamo nell’immediatezza, ma le acquisizioni che traiamo dalle tecniche di scrittura sono efficaci, in particolare per l’uso comunicativo. Avrei posto l’attenzione su questo. Se vogliamo migliorare in questo campo, dobbiamo studiare, seguire i consigli, fare un percorso tecnico. Sapere bene cosa vogliamo perché è pur vero che “scrittori si diventa” ma con la perseveranza, l’umiltà e lo studio. Questo può avvenire tramite chi è del mestiere e, come dicevamo ieri, chi ci concede le sue conoscenze. Non esiste più in molti lavori il tramandare da maestro ad allievo per molti lavori manuali, cosa che avveniva prima nelle varie botteghe. Vediamola così. I grandi insegnano in bottega in maniera diretta. Molto generoso da parte di Pontiggia.

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