Grammatica, tremenda grammatica

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Cara Donata, ti sottopongo un piccolo dubbio grammaticale che ha coinvolto tre blogger, uno di questi ero io, su delle concordanze all’interno di un dialogo tra due personaggi. Oltre alla soluzione che mi potrai dare, sarebbe interessante anche capire perché vengono improvvisamente questo genere di dubbi, perché mi pare che non se ne abbiano fino a un certo giorno, e poi di colpo nasce il dubbio.

Comunque questo è il contesto in cui è nata la discussione grammaticale:

“Io, piuttosto, sono stufa delle tue bugie: sii sincero con me, una buona volta”
“Che vuoi dire?”
“Per esempio, potresti spiegarmi perché ho trovato questo nella tua giacca.”
“Quindi tutta questa discussione nasce da un misero biglietto trovato in una tasca?”
“Se nel misero biglietto c’è scritto “sei un uomo speciale, quando ci rivediamo?” e quel biglietto non l’ho scritto io, si.”
Mario aprì il frigo, si scelse una birra, lo richiuse.
“Almeno per qualcuno lo sono davvero.”
“È un’ammissione, la tua?”
“Sì, ti ho accontentato: sono stato sincero. Sei più felice, adesso?”

 

Qualcuno (è proprio il caso di dirlo) obietta che si doveva scrivere «qualcuna» anziché «qualcuno», perché è riferito all’amante. Allo stesso modo, riferendosi alla moglie, «accontentata». Nel primo caso la frase mi pare corretta. Nel secondo preferisco «accontentato» – io lo scriverei così – anche se non correggerei chi lo scrivesse al femminile.

Ormai sei diventata il Salomone (la Salamona, secondo la logica grammaticale di qualcuno, niente a che vedere con il salame) delle dispute sulla lingua.

Ciao

Helgaldo

 

Post scriptum: domani la risposta di Donata. Oggi provate voi a togliermi il dubbio, poiché mi sembra che frasi simili possano apparire in ogni pagina di un romanzo, e allora meglio sapere prima come comportarsi anziché pubblicare concordanze imprecise.

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22 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

22 risposte a “Grammatica, tremenda grammatica

  1. Secondo me… l’ uso del maschile non è errato in questo contesto.

  2. La Crusca, come dissi allora, dà per corretti entrambi ma per la concordanza di genere dice che ormai suona desueta. Roba da Manzoni, insomma.
    Io, che più che membro della Crusca sono un crusco del Membro (notare la concordanza di genere), preferisco concordare: sono un ragazzo all’antica (ma anche questo si sapeva).

    PS: Se Donata è Salamona, allora quello della Bibbia è Salamone. Perché vabbè essere talebani della concordanza, ma portarla fino in mezzo alla parola è troppo anche per un estremista! 😛

  3. Io femminile uber alles. Nei miei testi sto li a correggerli tutti se mi scappa il maschile riferito a una lei. A quanto pare faccio un lavoro inutile.

  4. Premesso che in un dialogo la grammatica in gioco non è la tua, ma quella dei personaggi e che la Crusca ha ragione, io terrei il “qualcuno” generico (che può anche lasciare l’ambiguità sul fatto che lui abbia un’amante o un amante) e metterei piuttosto accontentata, perché mi pare che la moglie sia proprio una lei. Ma è più mio gusto che grammatica.

  5. Grilloz

    Nel primo caso si tratta di un abile gioco linguistico del protagonista, usando il maschile resta sul generico (il bigletto potrebbe averlo scritto un uomo) sviando così le paranoie della moglie.

  6. Simona C.

    Quando si tratta di dialoghi, non penso con la mia testa, ma con quella dei personaggi. Mi chiedo se parlando, litigando in questo caso, si porrebbero il problema della concordanza corretta. Si fa in una lite reale? A parlare è un marito che non pensa a certe finezze.

  7. Metterei al femminile. In particolare “qualcuna” per rafforzare l’idea dell’amante donna. Il marito potrebbe essere un po’ str*** nei confronti della moglie davanti un’accusa del genere….

  8. Sono d’accordo con Simona. Il fatto è che è dentro un dialogo e quindi dovresti ragionare con la testa dei personaggi che parlano: che personaggio (cioè, chi) userebbe “qualcuna” in un dialogo vero? Mi aspetto che in una discussione tra un marito e una moglie la lingua sia istintiva e rapida, mentre “qualcuna” sa di artefatto.
    Lo stesso vale per “ti ho accontentata”. Per quello che mi ricordo io della scuola, i tempi composti con l’ausiliare “avere” non richiedono la concordanza, che come dice Michele è desueta (e infatti me la ricordo nei libri per ragazzi di mia mamma che leggevo da bambina, tipo Piccole Donne edizione 1968). E quindi insomma, quando litigate con le vostre mogli/compagne/fidanzate direste mai “ti ho accontentatA”?
    Non so, questa volta non sarò categorica come nell’altra discussione: è più una questione di registro linguistico (e di percezione personale), mi sembra.

  9. Io avrei scritto “ti ho accontentata”, ma leggo che è desueto. Eppure l’uso del maschile, almeno nel secondo caso, mi suona così male! Sticazzi, sarò desueta.

  10. Grilloz

    Quanto al secondo caso, girando la frase diventerebbe “io ho accontentato te” in questo caso il femminile suonerebbe proprio male. Il participio dovrebbe concordare con ti, che ha connotazione neutra, come direbbe l’Anfuso, quindi anche in questo casi il maschile ci sta bene, però ci starebbe bene anche il femminile. Direi validi entrambi 😛

  11. Quando ho scritto questo dialogo, onestamente non ho avuto alcun dubbio sulle forme verbali adottate o sull’uso del pronome indefinito. Entro in crisi mille volte, ma qui l’incertezza non mi ha sfiorato e sono pronta a ri(sotto)scrivere tutto: “qualcuno” è un pronome indefinito e non segue la persona cui si riferisce, io dico “qualcuno sa che ore sono?” anche in presenza di sole femmine, non dico “qualcuna sa che ore sono?”

    Sul passato prossimo “ti ho accontentato” posso ammettere una variazione stilistica ma…mah, mai usata.

    Che poi, mi chiedo: che significa conoscere la grammatica se poi, come dice qualcuno (sempre indefinito) in qualche commento letto sopra, ognuno può fare come gli pare, tanto sono i personaggi che parlano o è il suono del testo che comanda o roba del genere?

    • Cara Marina, metti il dito nella piaga. Tutti dicono di conoscere la grammatica ma poi giustificano qualsiasi scelta grammaticale parlando di contesti, intenzioni, registri, stili, epoche storiche, usi e disusi. Il fatto è che si può non conoscere la grammatica – personalmente ho grandi lacune che gestisco in qualche modo arrangiandomi sul suono della frase – ma questo non è certo conoscere le regole grammaticali. Per questo sfrutto Donata, perché conosce non sono solo quali siano le regole ma sa dirmi anche quando si possono trasgredire in base a principi sempre grammaticali, non certo perché conta l’intenzione di chi scrive o la funzione letteraria del testo.

      Arrivo a dire che anche se si imbrocca la soluzione ma non la si sa poi giustificare grammaticalmente si tratta solo di una grammatica a orecchio e non certo per conoscenza approfondita. Il tuo caso era semplice, in fondo. Eppure le ipotesi si sprecano più di un giallo sull’assassino. Quindi tutta questa presunta conoscenza dell’italiano e di come usarlo è, appunto, presunta. E poi la regola tutti la sanno definire finché è statica, ma appena viene applicata a una frase concreta inizia a vacillare e si finisce per parlare d’altro che non c’entra nulla con la grammatica.

  12. Simona C.

    Passando continuamente dal generale al particolare non c’è soluzione. In generale sappiamo tutti che “se io avrei” è un errore e non una licenza poetica, ma quando Stephen King fa parlare Dolores Claiborne che è una donna pratica e ignorante non può darle la stessa voce di Vera Donovan che è ricca e istruita. Questo è un esempio estremo, ma nel caso si disponga di due forme che in generale sono ugualmente corrette si opera una scelta nel particolare tenendo conto di altre variabili. Riguardo i dialoghi, questa è la mia opinione e so bene che un’opinione non è una regola 🙂

  13. Mi sembra che sia corretto sia qualcuno che accontentato. Forse sul primo si potrebbe obiettare qualcosa, perché potrebbe ingenerare dubbi in chi legge.
    Assolutamente corretto è accontentato, perché, se non ricordo male, il genere con l’ausiliare avere concorda col soggetto – in questo caso maschile, mentre con l’ausiliare essere concorda con l’oggetto. Però leggendo il testo non mi suona male quello proposto.

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