Billy Budd, uomo di mare

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Questo Billy Budd procede troppo lento. Voi avete già riposto il romanzo e siete passati ad altro e io ve lo sto raccontando al rallentatore, quasi quasi non è nemmeno lo stesso Billy Budd che sto leggendo. Una lettura lenta, lentissima, aiuta la comprensione o la mortifica? Ipotizziamo che io sia autistico, di quell’autismo che dilata i tempi e si perde nello spazio bianco che separa due parole. Il capitolo 16 è un soffio, solo due pagine. Non si può tirare oltre?

Ma come si fa a proseguire quando una lettrice ammette la delusione per la figura di Billy Budd, troppo buono, troppo bambino, troppo innocente, e diciamola tutta, troppo stupido e passivo: tutto gli scivola addosso, comprende poco o nulla, non riesce a decodificare i segnali che gli arrivano dal danese che lo mette in guardia più volte dal cattivo della storia, John Claggart, il mastro d’armi.

Anch’io come la lettrice vivo la stessa sensazione. E pare che Melville quasi ci senta e abbia scritto questo breve capitoletto per confutare il nostro disappunto. Perché di Billy qui si dice che è un uomo-bimbo, un puro. E non c’è da meravigliarsene.

L’esperienza è maestra. E Billy ne ha ben poca. Billy è un marinaio. E i marinai – dice sempre il nostro narratore – non sono uomini di terra. Il marinaio è franchezza, l’uomo di terra è finezza. La vita per il marinaio non richiede gran testa, non è una partita a scacchi con i suoi simili. La sua piccola società per mesi e mesi, a volte per anni di navigazione, è ridotta a un ponte da pulire, una vela da issare, un comando perentorio da eseguire. Non serve testa, basta il corpo. Diffidare per l’uomo di terra, quindi per noi, è abituale: abbiamo una famiglia, dei figli, dei doveri, degli obiettivi, qualcuno che ci ama e altri che ci odiano. Alla sera torniamo a casa e possiamo fare il resoconto della giornata, il dare e l’avere avuto. In una parola, conosciamo il Bene e il Male.

Ma in anni e anni di navigazione tutti uguali, qual è il dare e l’avere del marinaio? La sua casa è dove poggia i piedi, suo padre il capitano, suo figlio il mozzo. Claggart è l’unico uomo di terra circondato da danesi, capitani, Billy Budd meno avvenenti del nostro avvenente marinaio. Perché mai Billy dovrebbe pensare come un uomo di terra dato che è uomo di mare?

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14 commenti

Archiviato in Leggere

14 risposte a “Billy Budd, uomo di mare

  1. (S)punto di (s)vista

    Dissento. Non ho la stessa sensazione su Billy. Io non ho chiuso il libro. Sto leggendo piano perché voglio gustarmi la lettura. A me piace la figura così com’è voluta da Melville. Se avesse il cliché del marinaio, Billly reagirebbe in modo diverso. Come ho già esternato, il libro mi cattura per questo, per come è Baby Budd. Altrimenti sarebbe la classica storia di pirati. Mi piace il libro e non ho finito di leggerlo. Potrei ricredermi, ma per ora difendo la scelta di Melville, del suo protagonista e il suo modo di narrarlo.

  2. Io l’ho letto più rapidamente perché non riesco a centellinare una lettura troppo per le lunghe, è un mio limite. Certo, Billy Budd appare eccessivamente ingenuo, ma d’altronde come ho già detto in un commento la mia impressione è che Meliville non voglia raccontarci una persona ma piuttosto un’allegoria… un’allegoria che sarà più visibile una volta giunti alla parola fine.
    Riguardo la distinzione fra uomini di mare e di terra, beh, consideriamo anche che ai tempi della vicenda la vita di mare era ancora più costrittiva di quanto non sia oggi: le navi erano più lente, i diritti dei marinai molto più blandi, l’autorità degli ufficiali superiori quasi dittatoriale. Non esistevano “ferie contrattuali” e neppure la dichiarazione dei diritti universali dell’uomo… Stare a bordo di una nave significava avere tantissimi doveri, ben pochi diritti e restare lontano da casa per anni… D’altronde le “ferie contrattuali” e la dichiarazione dei diritti universali dell’uomo non esisteva neppure in terraferma dove era normale che nelle fabbriche lavorassero bambini di dodici anni per quattordici ore al giorno ricevendo tre centesimi come paga… Ecco, dovendo scegliere, per un nullatenente dell’epoca era forse più remunerativa economicamente e meno opprimente sul piano umano la vita marittima. Ergo: ragazzi giovanissimi, magari quindicenni, imbarcati su vascelli che li portano in giro per il mondo, senza famiglia, senza più contatti con la propria comunità di origine, per anni e anni di seguito senza interruzione. Un qualche Billy Budd poteva indubbiamente esistere a quei tempi.

    • (S)punto di (s)vista

      Pienamente d’accordo. Ho sempre immaginato che ci fosse un messaggio più profondo nella narrazione di Melville. Inoltre Billy è un forzato sulla nave. Orfano. È giovane, non ha avuto il tempo di vedere il male. Altri tempi. Ora lo vedremo come ingenuo, ma io m’immedesimo mentre leggo in lui in quel momento, non ora.
      Ariano solitamente leggo più velocemente, ma non ho avuto tutto questo tempo. Problema mio. Inoltre ho chiuso in un momento che mi ha sconvolto. Ma stasera proverò a continuare.
      Forse sono strana io, ma mi sarei comportata come Billy. Almeno fin dove ho letto. Mi sono messa nei suoi panni e, direi che per l’autore di un libro è fondamentale che il lettore ne sia coinvolto. Faccio un’altra considerazione che è quella che non tutti siamo così reattivi, furbi… A volte ce n’è bisogno di personaggi come Billy in narrativa. Gli eroi sono simpatici, forti ma a me piace più la fragilità e l’insicurezza.

    • (S)punto di (s)vista

      Abbiamo gusti simili. Anche nei miei personaggi che tratto di narrare non sono quasi mai invincibili. Spesso dei perdenti…

  3. Massimiliano Riccardi

    Mi intrometto senza averne diritto, non ho mai partecipato attivamente all’esperimento: per me Billy Bud è il Candido. Si fa trasportare dagli eventi, li subisce, non si difende a chiacchiere perché non è in grado. È buono, quindi fuori dagli schemi. Agisce, sì, ma in modo naturale e istintivo. Sorry.

    • Caro Max, questi post non sono per chi legge Billy Budd, sono per tutti. Il libro è una scusa. Se ti chiedo di parlarmi di un candido, di un Billy Budd, sono sicuro che ne hai conosciuto almeno uno nella vita. Perché allora non inserirlo in un romanzo?

      • Massimiliano Riccardi

        Ma certo, grazie, è che mi dispiaceva fare la parte di quello che arriva a fare il commentator fetente dopo lo splendido esperimento fatto da altri 😀 Comunque, tu non ci trovi qualche similitudine con il Candido in questo buonissimo Billy?

      • Il Candido di Voltaire è un nebbioso ricordo giovanile, non arrivo a tanto. Parlavo più di un candido con la minuscola, gente immacolata che ti sarà capitato di incontrare nella vita reale.

  4. iara R.M.

    Billy Budd è stata una lettura che mi ha suscitato reazioni diverse capitolo dopo capitolo. Il fatto di non aver compreso in pieno un personaggio non mi ha impedito di affezionarmi alla storia. Le domande che mi sono posta, il tentativo di cercare risposte, l’insofferenza in alcuni momenti, la rabbia in altri, una protesta silenziosa la mia, in ultimo, quando ho sentito il bisogno di chiudere il libro per un po’. Sicuramente, un Billy più consapevole avrebbe reso una storia diversa. Io ho letto questa storia e la tengo così com’è anche con tutti quei punti interrogativi che mi lampeggiano nella testa. In fondo, le domande sono una ricchezza e per me, che so ben poco, un punto di partenza.

    • Anche per me è lo stesso. Per una strana coincidenza Melville in questo capitoletto esamina proprio la questione del carattere di Billy Budd, quasi che origliasse le nostre obiezioni. Vuol dire che anche lui ha qualche dubbio se spende delle pagine per parlarne.

      • iara R.M.

        Chissà se Melville si è sentito davvero in dovere di spiegare la natura incontaminata di Billy o se la sua distinzione tra uomini di mare e di terra serve qualche altra ragione. E comunque, questa semplificazione non mi convince. La natura umana citata in precedenza dallo stesso Melville mi spalanca un portone di interrogativi. Va bene che le esperienze possono influire sulla nostra capacità di prevedere e intendere certe situazioni, ma l’ essere umano è fatto anche di emozioni e istinti innati che non richiedono apprendimento.
        Non ne esco da questo ragionamento.
        Billy è Billy. Io mi sento parte di quel complesso mondo che gli ruota intorno e di cui lui non si cura occupato com’è a pulire ponti e a issare vele.

      • Adesso mi hai fatto venire in mente che noi siamo lettori, sappiamo cioè leggere. Billy Budd, come Renzo e Lucia, non so se ha alle spalle un poco di scrittura, di scuola, qualche libro, un’interiorità meditata. La psicanalisi poi nasce con Freud, nel primi decenni del secolo scorso. Ora, noi oggi siamo abituati allo scavo psicologico dei personaggi, alle sfumature, ma in realtà è un concetto moderno.

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