Billy Budd, oltre la sagacia

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«Qualcosa di decisivo doveva accadere».

Così si conclude il diciassettesimo capitolo di Billy Budd, aprendo la porta su un evento che farà muovere una macchina narrativa che finora ha soltanto scaldato i motori percorrendo pochi metri. Dopo 70 pagine e ben 17 capitoli il narratore ci avverte che qualcosa di importante succederà nel prossimo. Eppure sono giunto fin qui con le aspettative intatte, immacolate come l’anima di Billy Budd.

Mi chiedo quale sia il segreto di questa sospensione che non mi spazientisce. Forse è il fatto che Billy Budd è un classico e non si può criticare? Deferenza verso Melville? Se l’autore fosse stato, chessò, Mario Rossi aspirante scrittore all’esordio o, peggio, autopubblicato, gli concederei tutta questa paziente fiducia? Non avrei invece già richiuso il libro?

Si potrebbe tentare, perché non ci provate?, a ripetere l’esperimento con un altro libro, magari in self-publishing. Ecco, capitolo per capitolo iniziando dall’incipit tutte le riflessioni che ti vengono a partire dalla pagina per capire se esiste l’abbondanza, la ricchezza, la profondità, la trama, le perplessità che abbiamo trovato (o non trovato) in Billy Budd.
Chi se la sente di allargare l’analisi ai contemporanei, che magari vengono a parlare, a spiegare, a integrare e perché no a contraddire la lettura? Datemi un libro e vi sposterò il mondo, almeno il mondo di quel libro.

Ora ho paura che questo non sia possibile, si rischierebbe troppo da una parte e dall’altra. Meglio un sintetico quindi generico e sicuramente inutile mi piace che in fondo lascia ognuno padrone del suo sogno di aver letto o scritto un libro degno, importante o anche solo che contiene una storia divertente.

 

Del capitolo 17 dico solo in aggiunta che si rivolge a una categoria precisa di lettori: i sagaci.

Sono quelli di noi – sono io – «che possono pensare che sarebbe stato più che naturale per Billy Budd provare a sondare qualcuno degli altri coscritti forzati allo scopo di scoprire quale fondamento, se c’era, avessero gli oscuri accenni dell’emissario in merito a tramare slealtà a bordo. Sì, i sagaci possono pensarlo. Ma qualcosa di più, o piuttosto qualcosa d’altro della mera sagacia è forse necessario per la debita comprensione di un carattere come quello di Billy Budd». Insomma, per Melville non si può capire Billy con la semplice intelligenza, serve qualcos’altro. Sì, ma cosa?

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4 commenti

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4 risposte a “Billy Budd, oltre la sagacia

  1. Il suo esatto opposto: l’innocenza. Ormai siamo adulti e “smaliziati” come si dice dalle mie parti, ma bisognerebbe provare a rammentare certe cose nelle quali abbiamo sinceramente creduto quando eravamo adolescenti… Io quando provo a rievocare certe mie convinzioni, ideali e correlati modi di fare di quando ero molto giovane di primo acchito penso: “Quanto ero idiota a quei tempi”. E poi in seconda istanza mi rendo conto che l’intensità di certe sensazioni che provavo era dovuta proprio a questa “idiozia”, e quindi forse è più giusto dire “Quanto sono diventato arido oggi”.
    P.S. Io ci ho provato a pubblicare un ebook con una lunghissima introduzione prima dell’inizio vero e proprio della storia. È stato un flop 😉

    • Certo, la gioventù ha dalla sua una freschezza e alti ideali che con il tempo vengono corrosi dall’esperienza. In Billy Budd vive un assoluto immodificabile che nella vita non si verifica.

  2. (S)punto di (s)vista

    Oppure quanto eravamo ingenui. Sognatori un po’ lo siamo sempre. Mi sa che sagace non lo diventerò neppure ora. 😀
    Mi sento a metà tra Paperino e non mi viene in mente nessun personaggio goffo.
    Ma a noi gli eroi perfetti non piacciono. 😛
    Tornando alle critiche mi è successo di farlo con un classico. Con quest’opera di Melville non ci riesco e, devo ammettere che non è una lettura semplice. Forse ho superato me stessa con Melville. Come posso criticarlo?
    Ebbene sì, qualcosa sta per accadere.

  3. Premesso che non l’ho letto ma è in lista, forse Melville è quel tipo di scrittura che non annoia, che sebbene non racconta del protagonista principale lascia comunque qualcosa, dell’ambiente, dell’epoca, delle consuetudini da risultare comunque interessante. Quindi non c’è azione, ma descrizione ricca. Per alcuni self non c’è questa sensazione (non tutti e non generalizziamo troppo): a volte scorri veloce il testo, salti righe a piè pari perchè è chiaro che l’autore ci sta girando intorno per allungare il brodo. Ma il brodo lo allunghi solo se hai usato un dado concentrato, sennò è solo acqua sporca e fa un po’ schifo. Questa cosa è evidente nel genere thriller, dove è importante tenere la tensione narrativa alta. Ma se dopo tre capitoli il protagonista sta ancora facendo il caffè con la moka, la stessa moka, lo stesso caffè, mi preoccuperei un tantino. Va bene che è una questione di sguardi, ma tre capitoli di sguardi sono troppi. O succede qualcosa, o si racconta qualcosa di già successo.

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