Billy Budd, una partita a scacchi

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Quel qualcosa di decisivo che doveva scaturire nel capitolo 18 di Billy Budd è in effetti scaturito. Dopo tante descrizioni, riflessioni e pagine siamo giunti al dunque: Claggart, il mastro d’armi, decide di comunicare al capitano Vere importanti informazioni su un marinaio in odore di ammutinamento. Sono pagine potenti, a mio giudizio. Il narratore, così ricco di sfumature quando si è trattato di entrare nelle pieghe della natura umana per fornircene uno spaccato particolare in questi personaggi, è altrettanto abile a rendere credibile, nervoso, carico di tensione autentica il dialogo tra i due personaggi nel denunciarne un terzo, Billy Budd.

Paziente come un ragno Claggart tesse la sua tela per invischiarci il capitano Vere. Quest’ultimo non è da meno per sfuggirle: da subito giudica repellente l’uomo che gli sta parlando di ammutinamento in atto. Mentre l’altro parla per vie indirette, Vere prepara già le contromosse. Ma, come è detto all’inizio del romanzo, è appena avvenuto l’Ammutinamento del Nore, e a questo fa riferimento Claggart per ottenere tutta l’attenzione e la premura di Vere, poiché sa di non poterne ottenere la fiducia. Si rivela così fondamentale in questa storia privata quel fatto storico che qualcuno all’inizio ha considerato una digressione inutile del romanzo. Invece è proprio quello l’episodio centrale, la leva per incastrare Billy Budd.

Il capitano nemmeno vuole che venga nominato il Nore durante questo colloquio, tanto ne teme le ripercussioni sulla Bellipotent, la sua nave che venera come un figlio. Il Nore è il peccato mortale della Marina britannica che non dovrà mai più ripetersi altrove. E quindi non può sottrarsi dal pericolo che il mastro d’armi gli sussurra. Anche se fin dal primo momento dubita che Claggart dica il vero, il suo ruolo di responsabilità a bordo non può non tener conto delle sue parole.

E qui c’è il punto di svolta della storia: «Voi dite che a bordo c’è almeno un uomo pericoloso. Ditene il nome». «William Budd, vostro onore». Da questa rivelazione, a cui non crede, ma che non può ignorare, inizia la seconda anche se breve parte del romanzo. O almeno ha tutta l’aria di voler essere tale dopo una così esplicita rivelazione.

Quello che mi pare strano è che il capitano Vere propenda dalla parte dell’innocuo marinaio, pronto a colpire inesorabilmente la menzogna. «Badate a cosa dite. Ora come ora e in casi come questo, esiste un braccio di pennone per il falso testimone». Questa partita a scacchi giocata tra il capitano e il suo sottufficiale sul ponte di poppa della nave vede i pezzi ben disposti. Il capitano ha il bianco, ha l’apertura a suo vantaggio. Se il nero rischia un attacco così esplicito e mortale è perché ha in mente una mossa che l’avversario non è in grado di intuire.

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4 commenti

Archiviato in Leggere

4 risposte a “Billy Budd, una partita a scacchi

  1. L’atteggiamento del capitano Vere serve a dare più senso a ciò che accadrà dopo. Non spoliero nulla.
    Comunque la bravura di un narratore (una delle sue bravure) è anche questa: fare in modo che ogniqualvolta il lettore leggendo un certo capitolo abbia la sensazione che c’è qualcosa di incoerente, leggendo i successivi sia sempre costretto ad ammettere che, sì, in effetti, se la vicenda è questa i fatti che sembravano incoerenti invece non lo sono affatto.

  2. iara R.M.

    Da qui la lettura si fa emozionante. Anch’io non dico nulla, ma… leggi, leggi, leggi.

  3. Tiziana

    Mi ha impressionato quanto il capitano Vere sia irritato dalle parole di Claggart, lo avverte. Una bugia così pesante nei riguardi di un innocente può far danni gravi. La reazione del capitano sarà strana. Forse nemmeno spetta a lui, ma all’ammiraglio tale decisioni. Senza dubbio le parole di Claggart hanno creato confusione in lui. È impossibile che Billy sia colpevole e pericoloso. Il capitano lo sa, ma non può far finta che Claggart non le abbia dette.

  4. Tiziana

    Secondo me i successivi 19 e 20 di capitoli andrebbero letti insieme.

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