La metamorfosi

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Destatosi da sogni inquieti, una mattina Gregor Samsa si ritrova trasformato in un immondo insetto, scusa tanto irreale da far sembrare vera quella di Donald Trump alla Casa Bianca. Così conciato, con quelle zampette esili e ingovernabili, l’addome piatto, e nudo come un verme anche se si sta parlando di uno scarafaggio, decide perciò di non presentarsi in ufficio. Il che è un grosso problema perché vive in una famiglia monoreddito – è lui che mantiene i suoi due vecchi e la sorella –. E il primo ministro dichiara alla stampa che la cassa è vuota e chi sta sotto la soglia di povertà sono fatti suoi.

Come scarafaggio però non è niente male: di dimensioni gigantesche, se non si facesse schiacciare dalla solita angoscia del lunedì mattina, se pensasse veramente positivo, se guardasse al bicchiere mezzo pieno, trasformando le difficoltà in opportunità, le sfide in soluzioni, i problemi in risorse; se seguisse i consigli di Montemagno su Youtube, potrebbe tranquillamente presentarsi al Circo Barnum, esibendosi dopo il gemello siamese e prima della donna barbuta. Tra pagina Facebook, Instagram e Twitter, i follower e i soldi arriverebbero a palate.

Invece il suo problema, pare incredibile, è andare in retromarcia sulle zampe. Come se a noi interessassero le manovre in spazi ristretti degli scarafaggi. I suoi genitori e la sorella nel frattempo si sono svegliati, e tra una fetta tostata e l’altra del Mulino Bianco, cominciano a preoccuparsi del fatto che Gregor non va al lavoro. Lo chiamano e lui, sforzandosi di parlare con voce umana, cerca di tranquillizzarli dall’altra parte della porta. Ma non aprite quella porta.

Nel frattempo, visto che un fattorino doveva aspettarlo in stazione e non lo ha visto arrivare, l’azienda ha mandato il procuratore a controllare il suo stato di salute. Gregor cerca di alzarsi dal letto, ma il suo nuovo corpo gli impedisce movimenti repentini e mentre i genitori intrattengono il procuratore che inizia a spazientirsi, Gregor balza giù cadendo pesantemente a terra. Cerca di rassicurare tutti, aggiungendo che presto uscirà dalla stanza, ma la sua voce somiglia più a quella del navigatore satellitare che a quella di un essere umano.

Il procuratore si irrita, ritiene di essere preso in giro e avverte Gregor che se continua su questa strada verrà licenziato, da precario col cavolo che te la prenderai comoda, fannullone del cartellino. Inoltre si lamenta con i genitori del rendimento scarso sul lavoro del loro figlio, affermando che negli ultimi mesi è peggiorato professionalmente, forse c’entra anche wattsapp e certi siti porno navigati in orario di lavoro. A questo punto Gregor, con uno sforzo immenso, riesce ad aprire la porta con ciò che non è più la sua bocca.

Il procuratore sopraffatto dall’orrore scappa dalla casa precipitandosi giù per le scale. La madre, vedendo la trasformazione del figlio, sviene mentre il padre lo ricaccia indietro colpendolo con un giornale, Libero di Feltri, che riporta in prima pagina a titoli cubitali La patata bollente. Gregor si rintana sotto il letto rifiutando il quotidiano, a tutto c’è un limite: troppo volgare quel giornale, sono uno scarafaggio, non mi potete dare in pasto qualsiasi schifezza. Poi Gregor, esausto, si addormenta. Sogna di essere il titolista di Libero. Quando si sveglia, per fortuna è tornato scarafaggio, prova un’immensa felicità e trova anche del latte vicino al letto ma non riesce a berlo, i suoi gusti alimentari sono ora di tutt’altra specie. Altrimenti questa storia non si chiamerebbe La metamorfosi.

Nei giorni seguenti Gregor gestisce meglio le sue zampette e decide di nascondersi sotto un divano, così da permettere alla sorella di portargli del cibo più appropriato al suo nuovo stato e di pulire la stanza. Gregor passa le sue giornate ascoltando i discorsi dei familiari che sono sempre più cupi, ma non a causa dei problemi economici che il perdurare dello stato di Gregor hanno aggravato come lui suppone. In realtà discutono animatamente, con trasporto, di Occidentali’s Karma. Possiamo dire, con sollievo, che i guai della vita, a guardarli bene sono transitori, tutto passa, panta rei.

Le giornate di Gregor, monotone, lo vedono confinato tra le quattro pareti, sembra di stare al Grande fratello ma senza la tettona che ti la sventola la patata, sempre lei, davanti alle antenne. Però c’è un aspetto positivo: Gregor ora scorrazza per la stanza, arrampicandosi anche sui muri per provare le sue nuove abilità. Per qualche ora si trasforma nell’Uomo ragno.

Grete, la sorella, pensa allora che sia la volta buona per togliere alcuni mobili dalla stanza e con la scusa di lasciargli più spazio li vende all’incanto. Un giorno, però, Gregor vede la madre prendere un quadro a cui è molto affezionato, L’urlo di Munch, esce da sotto il divano e quando la madre lo vede grida terrorizzata e fugge dalla stanza. Il fatto era che il quadro era sempre stato appeso a rovescio, e ora si è resa finalmente conto del pessimo gusto di Gregor, che la insegue e il padre vedendo il figlio-insetto scorrazzare per la casa, gli tira una mela che va a conficcarsi nella sua corazza. Un’allegoria di Guglielmo Tell a rovescio.

Gregor ferito torna nella sua stanza e rimane bloccato per diverse settimane, mentre la mela marcisce nella sua schiena. I giorni passano, le mamme invecchiano, e la situazione per Gregor si fa insostenibile. Decide di diventare scrittore, aspirante self-publisher, titolo del libro: L’insostenibile pesantezza dell’essere immondo. Una biografia-romanzo. I genitori nel frattempo hanno subaffittato l’appartamento: una sera Grete decide di suonare il violino per i nuovi inquilini. Gregor abbandona per un attimo la scrittura ed esce dalla stanza, perché la porta è rimasta aperta, e appena viene visto il padre lo ricaccia in camera, ma i nuovi inquilini, terrorizzati e disgustati dalla visione dell’insetto, decidono di andarsene senza pagare l’affitto.

A questo punto Grete è costretta a trovarsi un nuovo impiego, zona Olgettina, e Gregor è solo, abbandonato. Il padre, che lo odia peggio che un laziale Totti, e la madre che lo teme come Equitalia, decidono che è necessario sbarazzarsi del figlio-scarafaggio, perché sarà sempre più un ostacolo alla loro vita e gli impedirà di rialzarsi dal collasso economico in cui sono precipitati.

Gregor dopo aver sentito la discussione della sua famiglia sul suo futuro, capisce di essere un peso morto per i suoi e per la società, di non avere più alcuna speranza di essere protetto e aiutato. Si lascia quindi andare verso un declino inesorabile: non mangia e smette di scrivere fino a perdere le forze e morire. La sua famiglia, dopo averne scoperto la carcassa, si sbarazza del suo esoscheletro e comincia una nuova vita. Si trasferiscono, quindi, in un appartamento più piccolo e iniziano a sperare di poter sposare la figlia, forse con un ricco industriale. Ma non ce n’è affatto bisogno. Mondadori pubblica il suo inedito inconcluso, trovato per caso tra i rifiuti. L’insostenibile pesantezza dell’essere immondo scala le classifiche sbalzando Il codice Montemagno. Dove sarebbe mai potuto giungere Samsa se avesse completato l’opera, questo il rammarico nel mondo delle lettere.

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12 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

12 risposte a “La metamorfosi

  1. Questo lo faccio per la prossima Biblioteca Scarparo: Alberto Sordi – “Il codice Metemagno” (sottotitolo: macarone, tu m’hai provocato…)

  2. Tiziana

    Per un attimo non avevo capito. Presumo di essere l’unica a non aver letto Kafka. Mi ha impressionato d’impatto la storia su quest’uomo e la sua metaformosi. Avendomi sempre parlato di Kafka come di un autore difficile da comprendere, non ho mai provato a spingermi a leggerlo. Non so se sia fondata questa visione di lui e dei suoi libri. Mi piacerebbe conoscere questo importante scrittore. Ti invio un messaggio privato, Hell.

  3. Mi ricorda vagamente qualcosa…
    La Metamorfosi in effetti non l’ho mai letto, ma combinazione al momento è sul mio comodino in attesa che finisca Scerbanenco.

  4. Ho sperato fino all’ultimo in un finale più lieto per il nostro povero insettone, ma invano…

  5. Letto Kafka, in uno di quei comodi libricini a 1000 lire che all’epoca stavano in mezzo ai libri che è un piacere (che potevi far finta di studiare e non si vedeva la differenza 😛 ). Però non l’ho capito. Cioè, anche a voler “allegorare” il tutto non l’ho capito. O forse speravo troppo in un lieto fine e invece è rimasto solo il puzzo del Raid che l’ha stecchito.

  6. Pingback: Biblioteca Scarparo #28 – Scrivere per caso

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