Corso contro il tempo

Che valore ha per lei un’ora della sua vita?

L’uomo con la cravatta fucsia ben annodata al colletto della camicia bianca, mi ha posto la domanda a bruciapelo subito dopo essersi presentato agli otto sfigati come me – ma avremmo dovuto essere dieci, due hanno rinunciato all’iscrizione –, nella piccola aula al quarto piano di un palazzo di piazza De Angelis a Milano.
Mi chiedo solo ora come ho fatto ad autoconvincermi che necessitavo di un corso sulla gestione del tempo, una volta alla settimana per due ore di lezione in dodici incontri, cento euro a botta. Sto al minuto dieci della prima lezione e già mi ha messo in crisi con la sua domanda.

Che valore ha un’ora della mia vita? Speravo fosse lui a dirmelo e lui lo chiede a me. Mi passano per la testa varie risposte, tutte velocissime, nessuna che si ferma per soccorrermi.
Potrei dirgli cento euro, equiparando il mio valore al suo. Ma non è la risposta giusta, sarebbe anche polemica. Soprattutto è falsa perché è una cafonata estranea al mio carattere: non ho mai monetizzato nulla nella mia vita, figurarsi un’ora del mio tempo, a meno che non si tratti di lavoro.

Tergiverso, prendo tempo. O perdo tempo? Prendere tempo, perdere tempo: per la prima volta mi stupisco di queste parole. Il tempo si può perdere come fosse un ombrello o prendere come una birra dal frigo? Forse fa parte della strategia del corso indurmi a riflettere su parole che non ho mai valutato con attenzione. Sento che qualcosa sta maturando in me. Ma lui sta ancora aspettando la mia risposta, non posso indugiare ulteriormente.

Da tre anni gestisco quotidianamente un blog senza neanche un obiettivo, solo per perdere tempo e farlo perdere a chi legge. Mi sento anche un po’ in colpa, non dico con la società, perché non è che abbia tutto questo successo mass mediatico, ma con quei pochi che mi seguono inutilmente, che forse dovrebbero anche loro pensare a un corso di gestione efficace del tempo. Il corso verterà anche sugli obiettivi da realizzare nel tempo, ma più avanti, dopo che avremo capito quanto vale un’ora della mia vita. Ma perché non chiederlo al vicino?

Potrei rispondere dipende. Mi viene in mente Márquez, il colonnello Aureliano Buendía di fronte al plotone di esecuzione. Un’ora, ma anche un minuto, in quella situazione ha un valore altissimo, assoluto. Mentre per un bambino di tre anni che nemmeno più ricorderà i suoi primi anni di vita non ha nessun valore. Ma non mi posso certo mettere a filosofeggiare, spendendo e facendo spendere agli altri cento euro inutilmente.

Anche lui ha capito che non risponderò mai alla sua domanda ed è passato al mio vicino, che probabilmente è un manager – sto tra sette manager, mi sarebbe piaciuto perdere un po’ di tempo con i due che hanno rinunciato al corso, saremmo stati bene assieme – con la seconda, che a me sembrano domande preparate: valgono più i soldi o il tempo?

Allora c’entravano i soldi, potevo dire cento euro. Ma forse no, sono confuso. Ho fatto bene a stare zitto. Comunque sappiate che i soldi si possono immagazzinare, il tempo no; tutto si può comprare, il tempo no; siamo tutti diversi, ma il tempo è dato uguale per tutti; soprattutto il tempo è finito, un giorno moriremo tutti, meglio sfruttarlo bene finché ce ne abbiamo ancora un po’ a disposizione. Mi tocco scaramanticamente e penso che ho due ore in meno di vita. E cento euro in meno in tasca.

Compito per la prossima lezione: scrivere cosa farai, da oggi, per utilizzare meglio il tuo tempo.

Aiutatemi, cosa farò?

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19 commenti

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19 risposte a “Corso contro il tempo

  1. Tiziana

    Compito:
    Sto prendendo del tempo per me per non perdere più il tempo perso.
    Sarebbe tempo perso spiegarlo, preferisco prendermi del tempo per non perderlo più.

    • Credo che il compito non consista nello scrivere un’intenzione mentale, ma proprio qualcosa di pratico. È questo che mi mette in difficoltà.

      • Tiziana

        Dipende da quello che vuoi fare. La teoria senza pratica non serve a nulla. Cosa vuoi fare il pasticcere?
        Fai un corso pratico di pasticceria in cui ti insegnano i trucchi e il modo per fare i dolci. I primi ti verranno male, ma se ti metti solo a leggere gli ingredienti sul libro senza “sporcarti le mani”, ti rimarrà solo un tavolo pulito senza farina sparsa a destra e a manca.
        La scrittura ha bisogno di quei fogli cestinati a destra e a manca e qualcuno che ti dica che devi riprendere un altro foglio e riscriverlo. Se, poi, non hai capito come si fa, consulti il manuale. Pratica e teoria, da mettere in pratica. Mi sono fissata con le ripetizioni, te ne regalo qualcuna.

  2. McLuhan sostiene (con una buona dose di ragione) che il denaro non sia altro che tempo “condensato” allo stato solido. In effetti, invece che perdere due ore di tempo per farti il pane lo paghi; quelle due ore potranno servirti per fare altro, eventualmente monetizzabile. È solo questione di tempo.
    Per riuscire nel tuo esercizio la prima cosa da fare è stabilire una gerarchia di valori: che siano euro oppure “dobloni d’emozione”, dovrai appiccicare a ogni cosa che fai un cartellino con un valore. Solo allora potrai stabilire come usare meglio il tuo tempo, cominciando dalle cose che hanno maggiore valore e poi scendendo – se rimane tempo! – fino a quelle di valore infimo.

    Quanto al blog, che dire? Tu perdi un’ora per scrivere. Io perdo un’ora per leggere e commentare. Li vedo, i nostri giorni: lunghe, interminabili strade diritte costellate di ore perse, scivolate dalle nostre tasche senza troppi rimpianti e quasi senza accorgersene. Lasciamole, caro Helgaldo, dove sono cadute: qualcuno le troverà, magari, e se le metterà in tasca: gli avremo regalato un’ora nuova di zecca, che potrà usare per scrivere qualcosa che noi leggeremo con gran divertimento. Perdendo di nuovo altro tempo.

    • Gerarchie di valori e cartellini…

      Questa è una buona indicazione. Il problema è che fatico a capire quali siano le gerarchie di valori per metterle sui cartellini. Le piramidi gerarchiche non mi sono mai piaciute. Mi faccio un po’ trascinare dall’umore o dal vento, che poi è la stessa cosa. Qualcuno dice di programmare pure l’attività di blog. Anche lì gerarchizzando. Ma io non ne sono capace, prevedo una tragedia.

      • Questa, ovviamente, è famosissima per tutta Internet.

        «Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e lo riempì con sassi di circa tre centimetri di diametro; poi chiese ai suoi studenti se il contenitore fosse pieno ed essi gli risposero di sì.
        Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente: ovviamente i piselli si infilarono negli interstizi vuoti rimasti tra i vari sassi. Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, risposero di sì.
        Quindi il professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. La sabbia riempì ogni spazio vuoto rimasto: per l’ennesima volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero che lo era senza ombra di dubbio.
        Infine il professore tirò fuori da sotto la scrivania due lattine di birra e le versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli studenti risero a crepapelle.

        “Ora” disse il professore, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita.
        I sassi sono le cose importanti, la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli, le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.
        I piselli sono le altre cose per voi importanti: il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto… le piccole cose, insomma.”
        “Se metteste dentro il vasetto per prima la sabbia” continuò il professore “non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita: se dedicherete tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura in primis dei sassi, ovvero delle cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia”.

        Una studentessa allora alzò la mano e chiese al professore cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Volevo solo dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perché c’è sempre spazio per un paio di birre con gli amici.”»

      • La storia è proprio bella, non la conoscevo. Però spero che nessuno me la racconti al corso, altrimenti avrei buttato via i miei soldi. Non perché non possa avere un senso anche lì, ma perché come storia non è completamente vera. Qui viene indicata una scala di valori un po’ buonisti: chi non è d’accordo che la famiglia viene prima dell’auto e della birra con gli amici? Però la vita non va proprio così. C’è chi lascia la famiglia per gli amici, a volte anche solo per la birra. Cioè, i valori non seguono questa gerarchia. Prendiamo anche solo la scrittura: quante ore sacrifichiamo agli altri per scrivere il romanzo della nostra vita? E quel romanzo non è al pari della sabbia o della birra, rispetto alla famiglia e al lavoro?

        Quindi non è così facile ammettere pubblicamente, come mi viene chiesto, i miei valori nero su bianco. Perché se quello a fianco scrivesse che prima di tutto mette la carriera, e il suo tempo dev’essere occupato da questo obiettivo, il bel racconto edificante cade, e il tuo professore immaginario non è altro che un moralista travestito. Uno che mette la carriera, o il lavoro, al primo posto – ripeto, io potrei metterci la scrittura – come lo giudicheresti? E lui come mi giudicherebbe? Quindi bariamo fin dal primo compito, siamo stati programmati per barare, per fare bella figura, ma non aderendo alla nostre vere idee.

      • Come con i bambini: fai come ti dico, non fare come faccio. È ovvio che questa è una storia stupida e buonista, altrimenti non sarebbe così famosa. Una storia vera prevede prima di tutto il lavoro: un’ora di fame oppure un’ora di notte, al freddo, perché non possiamo permetterci cibo e casa hanno un cartellino con un costo esorbitante.
        Poi la questione è: vuoi avere successo (qualsiasi cosa voglia dire)? In cambio devi pagare: non esistono pasti gratis. Ore di scrittura in cambio di ore di famiglia, ore di ragionamenti in cambio di ore di passeggiate…
        Lo scrittore è bello da leggere, mica da viverci insieme.
        E la birra? La birra non la divido con nessuno: «write drunk edit sober», diceva qualcuno.

  3. Oppure, come “Corso contro il tempo”, ti suggerisco questo:

  4. Cento euro per 24 ore di corso? Uhm, considerando che sei un lettore forte potevi acquistare uno dei millemiliardi di libri che dicono la stessa cosa. Oppure guardare gratis i millemiliardi di video su youtube, identici.
    Il tempo è relativo, diceva quello là, e mica si riferiva solo alla formula matematica! 😉

    • No, Barbara, cento euro a lezione. Sono dodici, fai tu il conto. In pratica cinquanta euro a ora. Sarò un lettore forte, ho scritto un post dove dico che sono fortissimo, però in questo caso non è un libro di cui ho bisogno. Perché il libro (il video da Youtube) lo leggi (lo guardi) e poi non lo metti in pratica. Poiché sono un vero perditempo sento il bisogno di una persona che mi sproni e prepari per me un percorso, delle azioni specifiche, controllabili, verificabili. Un metodo personalizzato, almeno così ci siamo accordati. Il libro non saprà mai se lo segui, l’abbandoni, non fai quello che ti suggerisce.

  5. Ho anche trovato una foto del tuo uomo con la cravatta fucsia (e nastro adesivo per tenerla ferma):

  6. Cosa faccio per utilizzare meglio il tempo? Anche i salti mortali pur di non perdermi un aggiornamento del blog di un certo Helgaldo.

  7. Quando in quell’ora devi concentrare tutte le energie non concesse in altri momenti delle quindici ore a disposizione per fare l’unica cosa che valga la tua giornata, non ha nemmeno senso cercare di darle il giusto valore.

  8. iara R.M.

    Io cerco di andare a letto ogni sera senza avere rimpianti.

  9. Simona C.

    Non so se esistano regole universali perché l’uso del tempo è molto personale. Se sono stanca e mi concedo un pisolino forse ho sprecato tempo, ma da riposata scrivo in mezz’ora quello che da stanca mi costerebbe un’ora, quindi ho gestito bene quel tempo? Chi decide cosa sacrificare in favore di cosa per gestire meglio il mio tempo? Io, ma solo dando per scontato che sia libera di scegliere come usarlo, e direi che con il nostro stile di vita questa libertà non è così scontata. È vero che il denaro compra il tempo e per avere il denaro devi dare del tempo al lavoro, il trucco sta nel far pendere la bilancia dalla parte del tempo ottenuto, roba da prestigiatori.
    Di teoria comunque ce n’è a bizzeffe e spero che il corso (che costa tempo, più il tempo per guadagnare i soldi per pagarlo) insegni invece la pratica del risparmiare tempo, anzi, del crearlo quando manca.
    Come usarlo, poi, sono fatti nostri. 🙂

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