Pagina sì, pagina no

Nel suo ultimo post Darius Tred utilizza un dialogo di Michael Crichton, tratto dal Mondo perduto, per sviluppare alcune riflessioni sulla superiore ricchezza della parola rispetto all’immagine. Se vi interessa l’argomento, andatevelo a leggere.

Qui invece vorrei riprendere il brano perché è emblematico del mio rifiuto di certa scrittura che porta come conseguenza anche a rifiutare certi generi letterari – quasi tutti per la verità –.
Che sia Crichton o l’aspirante scrittore in self-publishing, una pagina come quella riportata sotto mi ricorda nella migliore delle ipotesi i dialoghi filosofici, dove Socrate parla parla per spiegare la sua filosofia e l’interlocutore si limita a rispondere con monosillabi affermativi, dato la logica stringente che guida la discussione.

La letteratura invece è un’altra cosa: arriva a una qualche verità attraverso l’immaginazione, l’istinto, il paradosso, il conflitto e chissà quante altre cose. E questo non avviene tramite verità sbattute in faccia all’interlocutore, ma nascoste tra le pieghe del romanzo, ragion per cui si potranno sbizzarrire i critici letterari a ricercarne le verità sommerse. La pagina letteraria, poi, è dinamica, viva, creativa. Mai saccente. Personaggi umani, non supereroi inflessibili, non trovano a volte le parole, mentono, non sanno spiegarsi, sono contraddittori, non ascoltano o fraintendono chi parla. Mi piace questo della vita e quindi anche della letteratura. Questo cerco e per fortuna trovo.
In queste ore, per esempio, lo sto trovando in tutte le pagine che ho letto finora della Coscienza di Zeno, che a dispetto del titolo non è un repertorio di teorie psicoanalitiche freudiane.

Invece il passo di Crichton, pur scritto da un autore che ha venduto milioni di copie, pur nella brevità, è sufficiente per annoiarmi e convincermi che non è così che intendo la lettura e la scrittura. E allora vi domando: anche voi avete il mio stesso rifiuto – è una pagina brutta, che non merita – o, al contrario, la trovate interessante e bella, una pagina che può fare da modello per la vostra prosa?

 

«I processi comportamentali possono verificarsi con una velocità maggiore di quanto di norma si pensi. In diecimila anni gli esseri umani sono passati dalla caccia all’agricoltura al ciberspazio. Il comportamento procede a tutta velocità, e potrebbe rivelare una incapacità di adattamento. Nessuno lo sa. Anche se io personalmente ritengo che il ciberspazio rappresenti la fine della nostra specie.»
«E perché?»
«Perché implica la fine dell’innovazione», spiegò Malcolm. «Quest’idea di un mondo interamente cablato significa morte di massa. Tutti i biologi sanno che piccoli gruppi in isolamento si evolvono rapidamente. Metti mille uccelli su un’isola in mezzo all’oceano e la loro evoluzione sarà rapida. Ne metti diecimila su un continente e l’evoluzione rallenta. Ora, nella nostra specie l’evoluzione si verifica soprattutto attraverso il comportamento. Per adattarci noi lo mutiamo. E, come tutti sanno, l’innovazione si verifica solo in gruppi ristretti. Se hai una commissione formata da tre persone, forse qualcosa si riesce a fare. Con dieci, diventa più difficile. Con trenta, tutto si blocca. Con trenta milioni, diventa impossibile. Questo è l’effetto dei mass media: far sì che nulla succeda. I mass media soffocano la diversità. Rendono uguali tutti i posti, da Bangkok a Tokyo a Londra. C’è un McDonald’s in un angolo, un Benetton in un altro, un Gap all’altro lato della strada. Le diversità regionali spariscono. Tutte le differenze si annullano. In un mondo dominato dai mass media, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci dischi più venduti, i film più visti e le idee più correnti. […] Tutto si bloccherà. Tutti penseranno le stesse cose nello stesso momento. L’uniformità globale.»

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13 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

13 risposte a “Pagina sì, pagina no

  1. Questo è l’effetto dei critici: far sì che nulla succeda. I critici soffocano la diversità letteraria. Rendono uguali tutti i libri, da Melville a Svevo a Crichton. C’è un Helgaldo(*) in un angolo, un Darius(*) in un altro, un webnauta(*) all’altro lato della strada. Le diversità di genere spariscono. Tutte le differenze si annullano. In un mondo dominato dai critici, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci classici più venduti, gli autori più letti e le idee più correnti. […] Tutto si bloccherà. Tutti leggeranno le stesse cose nello stesso momento. L’uniformità globale.
    (*) = potete inserire un nome di blogger a caso.
    Visto così, mi fa proprio paura Crichton… 😉

    • ?!

      Non ho capito: fai un discorso complesso, forse è giusto riprenderlo nel blog di Darius.

      Qui mi accontenterei di capire se questa pagina ti è gradita o no alla lettura e/o scrittura. Perché è letta sicuramente da milioni di persone che l’apprezzano, anche per la verità che afferma. Questo è indubitabile.

      • Il punto è che stai chiedendo un parere soggettivo. A te non piace, non è nei tuoi gusti, ma i gusti rimangono personali. E la pagina in questione è una spiegazione quasi tecnica (fatta eccezione per biologi e sociologi) che l’autore deve dare al lettore come strumento per proseguire nel libro. E’ inserita all’interno di un dialogo più ampio (mentre chi parla viene medicato da ferita, quindi magari un tantino agitato) e data la tipologia del romanzo è alquanto normale che ci sia. Non è la dimostrazione della tesi, è un assunto necessario a indagare la tesi. Che comunque rimane una tesi, non verità.
        Mondo perduto è il seguito Jurassic Park e in questo frangente parla di quanto sia perfetta la Natura nella sua complessità e interazione continua, mentre tutto ciò che fa l’uomo non lo è. “Gli esseri umani stanno trasformando il pianeta, e nessuno sa se questo sviluppo sia pericoloso o no.” Al che torna alla domanda da cui parte lo scrittore: quanto sarebbe pericoloso se i dinosauri tornassero in vita? Sarebbero davvero più pericolosi dell’uomo?
        Ma sul tema del libro è sicuramente più afferrato Darius. Gli unici dinosauri che mi piacciono sono quelli dei Flintstones.

      • È giunto il tuo commento mentre rispondevo a Darius, toccando un po’ il tema da te mosso. Sì, chiedo un parere personale. È vietato esprimerlo sui blog?

    • Personalmente non ho problemi a leggere ogni cosa, con la predisposizione d’animo corretta. Ho letto filosofi nel momento in cui ne sentivo il bisogno, ho letto i classici e ancora ne ho parecchi in attesa (La coscienza di Zeno è uno dei miei preferiti, ricordo di averne apprezzato l’ironia, con tutte quelle ultime sigarette), leggo romance cercando di trattenermi, leggo fantasy ma solo quelli che escono dai soliti schemi triti e ritriti perché non sono un purista, non leggo Crichton (non ancora) ma leggo Dan Brown, un altro affezionato agli “spiegoni” scientifici. Pensavo non mi sarebbero mai piaciuti gli storici, e invece leggo Gabaldon che ha scritto solo quelli. Considererei mai una pagina come questa nella mia prova? Magari!! Ma io di biologia e sociologia non so nulla, al massimo potrei scrivere un thriller “informatico” ma… anche no.

  2. Nel contesto del mio post, ho proposto questo brano (scadente o mirabile 🙂 ) come uno di quelli il cui messaggio trovo venga veicolato meglio a parole. Io non riuscirei a pensare a un’immagine efficace in grado di sostituire tali parole.

    Mi piace molto la tua riflessione quando parli delle “verità nascoste tra le pieghe del romanzo”. Possono essere diverse. Autore, narratore, personaggi. Ognuno può avere la sua verità. Ma anche il lettore (che sia critico o meno) ha le sue. E a volte è proprio l’esigenza di scoperta e confronto che fa nascere la voglia di leggere. Altre volte il lettore non le ha: e magari ha proprio bisogno che qualcuno gliele sbatta in faccia.

    • Voglio solo capire come valutiamo una certa pagina. Capire che lettori/scrittori siamo. Ritengo che certi generi letterari facciano, per necessità narrative, uso abbondante di pagine simili. C’è chi ama dare/ricevere la spiegazione del mistero, del dato scientifico, dell’usanza etnografica, della valutazione sociologica, del sentimento amoroso. Altri scrittori/lettori arrivano alle stesse cose con pagine diverse, meno esplicite. Preferisco questi ultimi.

      Per esempio il cinema mitiga molto le spiegazioni puntuali, parti deboli del film. Ragion per cui gli amanti dei generi quando ne vedono la trasposizione al cinema restano delusi, spesso non riconoscono neppure la storia che hanno amato perché non ritrovano le parole che sono state dette nel libro.

      • Per rispondere alla tua domanda, io la pagina la trovo interessante e bella.
        Altrimenti non me la sarei nemmeno appuntata. 😛

        E come la valuto? La valuto in base al mio vissuto di lettore, alle mie preferenze di lettura, alle mie conoscenze. E, perché no, anche al mio vissuto quotidiano. Da qui il mio entusiasmo. E dalla stessa pagina il tuo non-entusiasmo.
        Ma tutte queste differenze per me sono ricchezza. Che, involontariamente, smentiscono il pensiero di Crichton (o meglio: del personaggio di Crichton).

  3. Devo aggiornarmi sul post di Darius, ma intanto rispondo alla tua domanda: la mia opinione soggettiva è che non amo questo genere letterario, dunque il brano a me non dice nulla. Però, forse, c’è il solito discorso della contestualizzazione: letto nell’ambito di una certa storia, può essere la conseguenza di qualcosa che a me sfugge, verso la quale rimango ferma nel dire che non ho alcuna curiosità.

  4. Io a volte faccio fatica a capire: un capitolo di Melville che spiega gli ammutinamenti sulle navi della marina inglesi (oppure un qualche orpello bizzarro che abbia a che fare con le balene) è letteratura. Quattro battute di Crichton che spiegano il concetto di biodiversità, no.

    A scanso di equivoci: a me non piace né l’uno né l’altro.

  5. Mondo perduto, per quel che conta la mia opinione, è nato male e per vil pecunia, basti dire che il titolo è rubato da Doyle e che un personaggio era morto in Jurassic Park e in questa pagina parla.
    Jurassic Park l’ho letto ben prima che uscisse il film che poi l’ha reso famoso. Ok, facevo la quinta elementare, ma l’ho trovato affascinante in grado di sostituire il suo mondo al mio, per la prima volta sentivo parlare di genetica, frattali e teoria del caos, mi ha aperto mondi.
    È letteratura? Non lo è? Ma se non è letteratura una storia che spinge la tua mente verso percorsi che autonomamente non avrebbe percorso, cosa lo è?
    (Perdono, ma gli amori infantili non si toccano)

    • Ma qui non bisogna giustificarsi, semplicemente dire se si odia o si ama un certo modo di raccontare. Siamo lettori diversi a seconda se ci piace/non ci piace un tipo di prosa sulla pagina.

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