Il nuovo Moccia

Da tempo ormai mi chiedevo quando sarebbe successo, perché che sarebbe successo, prima o poi, questo era sicuro. Non potevo però prevedere il quando, il dove, né grazie a chi. Perciò quando l’altro ieri Maurizio Crozza, in Fratelli di Crozza, è apparso nei panni di Mauro Corona, per quanto mi riguarda ero già preparato da tempo.

La prima volta che ho visto Corona in tv, ospite di Daria Bignardi, in realtà era la seconda volta che me lo trovavo davanti. La prima era stata durante la diretta di Marco Paolini dal Vajont nell’anniversario della tragedia, una delle pagine teatrali più felici del dopoguerra italiano. In quell’occasione, se rivedete i minuti finali dello spettacolo, noterete che tra il pubblico è inquadrato per qualche istante questo strano individuo, con una bandana in testa e l’aria da montanaro di Erto – una delle frazioni colpite dall’alluvione.

Quando dalla Bignardi si presentò lo stesso montanaro, io che conosco la rappresentazione teatrale a memoria, carotaggi compresi, l’ho beccato subito. «Ma quello lì l’ho già incontrato sulla diga!», mi sono detto. La mia attenzione in quell’intervista fu davvero massima. Questo Mauro Corona era finito nello studio della Bignardi per parlare di betulle e aceri, di montagna e libri, di scrittura e valori umani. E tanto più parlava, soprattutto di scrittura, tanto più mi affascinava con la sua personalità. Parlò di cultura contadina, di una grande passione per la lettura – «ho letto due tir di libri prima di mettermi a scrivere» –, di tanto altro. Il tutto espresso in maniera semplice e profonda, al punto che io, che non mi faccio certo condizionare dall’autore di grido ospite da Fazio, il giorno dopo sono andato in libreria per acquistare un libro di Corona: scelto a caso, come al solito, non l’ultimo che teneva in mano dalla Bignardi durante la trasmissione. Aspro e dolce, il titolo, se ben ricordo. Un buon titolo, mi ero detto, un’antitesi classica per andare sul sicuro. Il libro era una confessione fiume del suo rapporto drammatico con il vino e l’alcol. Mi aspettavo molto da quel libro, qualche riflessione interessante e non banale sull’argomento. Insomma, un testo che fosse sorprendente come il personaggio che l’aveva scritto, personaggio non costruito a tavolino.

La delusione fu enorme, non mi ripresi: un semplice elenco cronologico di sbornie, senza mai un guizzo, né una riflessione lucida che fosse una. Libro più orrendo di questo credo di non averlo mai letto. Da quel giorno Mauro Corona ne ha fatta di strada in libreria, ma soprattutto nei salotti televisivi. Come il prezzemolo lo trovi ovunque, dal telegiornale della notte alla poltrona della D’Urso, dalla telefonata a Cruciani della Zanzara al programma giornalistico di Floris.

Caricatura di se stesso, mi chiedevo da tempo quando sarebbe diventato rappresentazione comica dello scrittore in quanto tale. L’altra sera, da Crozza, si è consumato l’atto finale. Ora è perfetto: se in passato la parodia dello scrittore è confluita su Moccia – che torna in questi giorni prepotentemente sul mercato con il terzo libro della sua saga, e farà sfracelli – attualmente è Corona la sintesi plastica dello scrittore che si parla addosso in toni involontariamente comici.

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10 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

10 risposte a “Il nuovo Moccia

  1. Ne avrei così di cose da dire. Ma sono di un’ovvietà così scostante che te le lascio solo immaginare. 🙂

  2. Non ho letto Aspro e dolce, ma ho letto qua e là altri suoi scritti e La fine del mondo storto è lì che mi aspetta, quello che ne ho letto a caso mi è piaciuto. Gusti, come al solito.
    Il fatto che sia diventato come il prezzemolo in tv conferma due cose (la seconda sottolineata da Crozza): gli scrittori non vivono di scrittura ma di comparsate ed eventi; questo scrittore è al momento uno strumento politico, una sorta di make up per vecchi problemi irrisolti.
    Moccia non farà sfracelli: già il secondo capitolo di quella storia non fu completamente apprezzata dai fans; a quello sono seguiti i successi di “Scusa ma…” e “Amore 14”, ma “L’uomo che non voleva amare” non ha venduto granché (perché lo scrittore ha cambiato repentinamente target: va bene che gli adolescenti crescono, ma non puoi passare subito al pubblico dei trentenni/quarantenni), per non parlare del flook-flop di “Tu sei ossessione”. A un anno dell’esperimento, è stato l’unico libro in quel formato, troppo caro e con un finale scontato. Più di qualcuno ha detto/scritto che Moccia è stato spodestato dal trono da Volo (nonostante il libro natalizio di Volo sia stato addirittura coperto da insulti dai suoi fans…)

  3. Mi viene da pensare che questi non sono veri scrittori come li intendiamo e amiamo noi, sono personaggi, e come tali al vero lettore non interessano (più).

  4. E poi, deluso dal Corona Mauro, ti sei tuffato sul Corona Fabrizio!
    Peccato che la parentesi “Thriller” non premi più nessuno, se no potevi pensare di piazzare pure questo! 😃

  5. Condivido anch’io. Anch’io ho scoperto Corona con lo spettacolo di Paolini (che adoro) e sono poi stata sommamente delusa da lui sia come scrittore che come personaggio…

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