Editoria 2.0 a pagamento?

Come inizia?

Una squadra di professionisti dell’editoria valuta ogni manoscritto. Per lo più gratuitamente.

Come prosegue?

C’è una campagna di crowdfunding che ha lo scopo di fare conoscere le potenzialità del progetto-libro al pubblico dei lettori. A quel punto, se credi nel progetto, lo puoi preordinare. La campagna punta a raggiungere un certo numero di prevendite (da 100 a 200 copie prepagate, cartacee oppure on line).

Come finisce?

Se si raggiunge l’obiettivo di copie prevendute, allora il progetto si realizza: il libro viene stampato e distribuito a chi l’ha richiesto.

 

Ma questa non è la classica editoria a pagamento che sostituisce all’autore che prepagava un certo numero di copie (di solito tra le 100 e le 200), circa 100-200 lettori che prepagano una singola copia del libro al posto suo?

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20 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

20 risposte a “Editoria 2.0 a pagamento?

  1. Sono stata lì lì per accettare 2 volte avendo superato la selezione stava infatti per cominciare al mia campagna, avevo il contratto in mano e mi sono tirata indietro. Ho chiesto in giro e la risposta che aderisce maggiormente al mio sentire è stata: “è un modo per farsi leggere, non di pubblicare.” Si tratta di sostenere un progetto: ok, ma l’editore non si assume il rischio d’impresa, cosa che dovrebbe fare essendo imprenditore. Come disse una persona che stimo “l’editoria è un transatlantico che sta andando a fondo e le scialuppe fanno gola a molti.” Il crowdfunding è una di queste scialuppe, poi magari nel contenuto troviamo ottimi libri, i buoni contenuti sono ovunque: nei cassetti di chi non ce l’ha fatta e negli scaffali di chi invece sì, ma questo è un altro discorso.

    • Cara Sandra, è evidente che tu passi le selezioni, tutta la tua storia editoriale dice oggettivamente questo. Ma nel tuo caso è una selezione che ha previsto l’invio di tutto il romanzo o solo dell’idea/sinossi?

      • Tutto il romanzo. Uno era quello di Natallia già finito, l’altro non è finito manco ora e glielo mandai un anno fa, nel senso era terminata la prima stesura piena di magagne, per cui quando lo accettarono io risposi col mio solito piglio “va be’ ma e scartate qualcuno, oppure no?” Dissero che ne scartano un sacco. I libri pubblicati li ho già visti in qualche negozio.

      • Mi pare di capire che conservi qualche dubbio sulla professionalità delle persone che hai incontrato dall’altra parte del libro.

    • Per quanto i tuoi testi siano già passati sotto le “grinfie” di CBM (che potrebbe essere facilmente la “persona che stimi”), rivolgo anche a te la domanda che ho fatto a Nadia: hai avuto sentore che avessero un editing vero, in programma? Quando ti hanno accettata ti hanno fatto una scheda di valutazione oppure ti hanno solo dato un “ok” generico?

      • Se viene fatta una scheda di valutazione l’autore non ne è a conoscenza, si riceve una prima mail di conferma e poi un appuntamento telefonico per discutere a voce di come avviene la campagna. Se questo sia un ok generico non so, ma lo parrebbe.

  2. Buongiorno, mi presento, faccio parte di quella fetta di mondo che ci prova con il crowdfunding. Per due motivi: uno sono contraria all’editoria a pagamento e solo quella mi sono ritrovata davanti, due mi sono sentita in dovere di provarci per darmi l’opportunità di pubblicare. Certo è che non posso ancora dire nulla di più, in quanto ho solo concluso la campagna e sto attendendone l’uscita che dovrebbe essere imminente. Posso garantire che non viene chiesto un euro all’autore, posso anche però ammettere che oltre a scrivere si deve imparare a fare “la faccia buona” proponendo un libro che ancora non è tale, sia in rete che nella realtà. Nel mio caso si trattava di una prima stesura completa, ma so che vale lo stesso percorso anche per una bozza non completa, o per lo meno per un libro a cui mancano stati di lavorazione di stesura. L’editing, la cura grafica, la copertina etc invece sono a carico della casa editrice e serve solo l’ok dell’autore per trasformarli in definitivi.
    Non so se questo può chiarire o per lo meno certificare che, per noi che ci affidiamo al crowdfunding, ci sia la certezza che non si tratta di editoria a pagamento. L’importo raggiunto permette la pubblicazione non solo per i sostenitori (di solito circa 150 copie), ma anche per l’uscita nei canali di vendita consueti, quindi per iniziare il viaggio verso l’editoria tradizionale (attraverso Messaggerie su ordinazione anche nelle librerie).

    • Buongiorno, Nadia, e benvenuta, ma già avevi commentato in passato perché non eri in moderazione…

      Non ne so nulla di crowdfunding, sono semplicemente andato su una o due piattaforme tra le più cliccate e ho cercato di riassumere in estrema sintesi il percorso che propongono questi editori. Mi sembra che grosso modo quanto ho ridotto all’osso sia corretto. Quanto meno non lo contesti. Dopo aver detto cosa sia il crowdfunding ho posto una domanda precisa. Ma tu non hai risposto a quella, hai invece giustificato la tua scelta per il crowdfunding. Bene, dici di essere contraria all’editoria a pagamento, mentre io non mi pronuncio 😀 Dici anche che volevi darti una possibilità di pubblicare senza pagare un editore. E non hai pagato nulla. Bene.

      Adesso però, per farmi capire una volta per tutte, spiegami anche questo: la campagna è finita. Ci sono 150 sostenitori. Voglio capire: hanno messo un like di sostegno psicologico alla campagna o hanno prepagato, mettiamo, 10 euro per la copia del libro che è imminente? Nel primo caso nessuno ha messo soldi: né l’editore, né l’autore, né il sostenitore. E quindi non è editoria a pagamento. Nel secondo invece i sostenitori hanno versato interamente a un altro soggetto (editore? autore? editore più autore?) 1500 euro.

      Se l’editoria a pagamento è l’editore che si fa pagare interamente dall’autore, farsi pagare interamente dal sostenitore, che editoria è se non a pagamento anch’essa? Non puoi consolarti con il semplice fatto che tu non hai pagato. Resta una forma di editoria ambigua e che non rischia capitali propri.

      Aggiungiamo un altro caso, giusto per completare le possibilità: la campagna non raggiunge l’obiettivo. Si sono raccolti 78 sostenitori e ne servivano 150. I soldi vengono restituiti? Direi di sì. Ma nel tempo che dura la campagna, quei 780 euro chi li amministra? E come li amministra?

      Guarda, hai una bella possibilità: quella di portare tanti scrittori a valutare il crowdfunding se rispondi con chiarezza a queste domande, che poi non sono altro che raccontare come si distribuiscono i soldi nel crowdfunding del tuo libro (cioè, chi paga cosa).

      • Infatti ti ringrazio per l’occasione e spero di essere il più chiara possibile, anche perché mi preme davvero spiegare nella massima trasparenza quello che noi autori apoggiamo del sistema del crowdfunding.

        Allora, funziona così. Se la campagna non va a buon fine i soldi vengono completamente restituiti, senza dolore alcuno se non per l’ego dell’autore (mi è accaduto sostenendo una campagna che non ha avuto successo, ritrovandomi sulla postepay l’importo versato, ed è la garanzia minima che si richiede per iniziare con serenità. Quindi confermo).
        Se invece si riescono a far preordinare almeno 50 copie si ha diritto alla pubblicazione, senza una cura editoriale vera e propria, o per lo meno poco più che una correzione di bozze.
        Fino al momento della pubblicazione invece i soldi dei sostenitori rimangono su una piattaforma di moderazione chiamata Stripe che li trattiene proprio in modo che non ci guadagni l’editore durante i 6 mesi di raccolta fondi.
        Ovviamente al momento della pubblicazione l’intera cifra va nelle casse dell’editore con una piccola percentuale per l’autore anche sulle copie in preordine, come da contratto.
        Per quanto riguarda l’amministrazione del raccolto è invece tutta discrezione della casa editrice che sceglie quanto devolvere all’editing, alla cura grafica, ecc., che sono collaborazioni esterne (tipo World of dot per la cura grafica, Messagerie per la distribuzione, Emme Promozione per la promozione). In linea di massima si tratta di una modalità uguale per tutti i libri come tempistica e come professionalità del lavoro, ma certamente ogni libro è a sé e abbisogna di diversa cura e attenzione.

        Concordo sul discorso di rischio di capitale che non avviene per l’autore e per l’editore, ma solo per il singolo sostenitore che è chiamato però nella veste di sostenitore e non foraggiatore. Per lo meno è questa la differenza che vorrei sottolineare. I nostri sono progetti, sogni nella fase embrionale, in cui c’è tantissimo desiderio di mostrare qualche cosa che da soli non saremmo in grado di pubblicare in self (ebbene sì, io per prima ammiro molto i self e ritengo siano davvero bravi in quanto completi, ma non sfioro loro nemmeno le stringhe) trovando l’opportunità di venire conosciuti da una platea virtuale e reale che decide se prendere a cuore il progetto. Non si tratta solo di far cassa, cosa altrimenti assai triste, ma di far diventare il lettore da subito centro del progetto.
        Spero di aver chiarito meglio, ma resto disponibile per ulteriori delucidazioni.

      • Hai chiarito gli aspetti più importanti del crowdfunfing, e ti ringrazio.

        Ora, guardiamo la situazione dal lato editore per capire se è o non è editoria a pagamento.

        L’editore a pagamento incamera i nostri 1500 euro dall’autore per dargli due cose: una qualche forma di editing, che il più delle volte si limita a una sommaria correzione di bozze, e poche altro sul testo, che andrà già quasi bene, a detta sua. Poi stampa metà delle copie concordate per l’autore e l’altra metà per sé. Dice, di solito, che immetterà queste copie sul mercato facendo promozione. Spesso invece, quasi sempre, le tiene in magazzino. Alla fine cercherà di rivenderle all’autore a prezzo scontato. L’unico che fa promozione è l’autore stesso che cercherà di vendere qualche copia alle presentazioni, intascandosi il tutto. E quelle che non riesce a vendere, per me, finisce che le regala. Quindi a fronte di 1500 euro l’editore fa qualche lavoro marginale sul testo, dà all’autore materialmente delle copie perché le gestisca come meglio crede e non fa promozione del libro, che ricade tutta sull’autore.

        L’editore nel crowdfunding invece prende questi 1500 euro dai sostenitori, i lettori, ed esegue dei lavori sul testo in collaborazione con l’autore, lavori che vanno dalla semplice correzione a diversi gradi di editing sostanziale. Qualcosa in più del beta-lettore del self-publishing, si spera. Con quello che rimane dopo avere pagato i propri collaboratori (grafici ed editor, esattamente come l’editore a pagamento) stampa le copie per i sostenitori. Anche lui però non fa promozione del libro, che è a carico dell’autore. Se il suo lavoro terminasse qui avremmo che chi ha prepagato finanzia i costi del libro (nell’editoria a pagamento è l’autore), le 150 copie vanno a chi l’ha finanziato (nell’editoria a pagamento dovrebbe venderle l’autore stesso), non fa promozione (nell’editoria a pagamento i libri restano in magazzino), l’autore percepisce un piccolo introito (nell’editoria a pagamento deve vendere qualcuna delle copie che gli vengono assegnate per guadagnare qualcosa). Finisse qui avremmo che dal punto di vista dell’editore c’è solo un cambio di chi paga i costi del libro (sostenitore anziché autore).

        Il punto è ciò che avviene dopo, se avviene qualcosa. L’editore a pagamento ha delle copie in magazzino, ma non le distribuisce per non perdere soldi. L’editore in crowdfunding ha copie in magazzino che invece distribuisce tramite Messaggerie o altri? O terminate le copie prepagate non stampa più nulla se non su richiesta? Se avesse, poniamo altre 150 copie prodotte dall’introito totale della campagnia potrebbe mandarle alle varie librerie. Ma esistono queste copie? E le promuove? Tu dici che distribuisce tramite Messaggerie o altri. Quindi stiamo parlando di altre copie rispetto a quelle dovute ai sostenitori, giusto?

        Secondo me questo è un punto importante: se fa altro, un po’ di promozione, un po’ di distribuzione con copie sue allora siamo un gradino sopra l’editore a pagamento. Se non lo fa, non mi sento di dire che sia più editore dell’altro: ha trovato un escamotage per far pagare non all’autore ma al mercato copie prepagate. Puoi chiarire questo punto, in base alla tua esperienza?

      • Hai perfettamente colto la differenza spiegandone le sottili linee di demarcazione. Posso solo aggiungere quello che i miei colleghi pubblicati stanno vivendo, in quanto io sto appunto aspettando di vedere pubblicata l’opera e non posso parlare per esperienza personale vissuta.

        Giunti i libri ai sostenitori esiste un tempo tecnico di circa un mese in cui i percorsi on line (Ibs, Amazon, ecc.) vengono riforniti, così come il tempo tecnico con cui Messagerie prende in carico il libro facendolo entrare in catalogo per le librerie fisiche. I sostenitori quindi godono del beneficio di avere in anticipo sugli altri il libro in anteprima spedito direttamente a casa, di leggerlo e volendo recensirlo dimostrando ancora di credere nel progetto.

        Con la casa editrice con cui ho firmato, lo preciso perché credo che per ognuna sia diverso (Bookabook), le copie stampate successivamente non vengono proposte all’autore per le presentazioni, ma tenute pronte per fiere, eventi e situazioni in cui la casa editrice sarà invitata. L’autore può ovviamente ordinare per presentazioni in posti non forniti di libreria (bar, circoli…) di un numero esiguo di copie in conto vendita (non oltre le 25, quindi non viene assolutamente incentivato questo meccanismo). Per il resto passa tutto attraverso Messagerie.

        C’è da precisare però una cosa. Ognuno dei libri pubblicati entra in catalogo, ma viene promosso nello specifico dal promotore professionale (good seller) solo al raggiungimento di ulteriori 100 copie, digitali e cartacee, vendute (da sommarsi alle precedenti 150 della prevendita in campagna). In pratica viene proposto e spiegato con un’attenzione diversa al libraio, e viene garantita un’attività di marketing specifica e di visibilità sullo store Amazon.
        Esiste poi uno scalino ancora successivo, in premio per l’ulteriore progresso di vendita che si aggira nell’arco di 6 mesi nel caso venga raggiunta la vendita di 500 copie (per alcuni utopia, per altri invece realtà già avvenuta).
        La casa editrice si impegna a realizzare:
        – una tiratura di stampa, con un sistema di magazzino tradizionale presso la sede dell’editore o presso altra sede individuata dall’editore.
        – un’attività specifica e personalizzata di ufficio stampa.
        – un’attività di Digital PR nei confronti dei principali blogger in campo letterario e/o nel campo più prossimo alle tematiche trattate dal libro.

        Arrivati al succo del discorso la casa editrice si trasforma in vera promotrice solo con i libri nel suo catalogo che sono emersi per numero di vendita e si attiva davvero quasi certa di avere un prodotto con un margine di successo alto. Non essendo una grande azienda ma una piccola realtà offre pari condizioni a tutti e lascia spazio d’azione a ogni autore, certo è che il post pubblicazione per i meno esperti rischia di essere un momento critico in cui deve farsi strada provandole tutte (come in campagna): dal proporsi alle librerie per un firmacopie, al candidarsi alle presentazioni o interviste. Il passaggio pubblicitario che la casa editrice riserva a ogni libro pubblicato è il medesimo sui social come post sponsorizzato, ma per il resto ognuno continua a fare da sé per la promozione.

      • Questa parte è un po’ più complessa, specie per me che non ne capisco tanto. Sintetizzando ancora mi pare di capire che se l’autore continuando a promuoversi vende altre copie, 100 o 500 allora l’editore inizia a interessarsi a lui. E se trova poi un jolly che rende allora si dà da fare direttamente lui sui social e altri canali facendo anche ufficio stampa. Insomma, se ha tra le mani l’autore che vende lo affianca.

        Però non segue nessuno in particolare se non si verificano tali condizioni. Non ha una linea editoriale, spera solo nel cavallo vincente che emerge da solo. Mi sembra paradossale che esista un progetto in cui crede l’autore e i sostenitori, mentre l’editore ci crede solo dopo che ha raggiunto certi obiettivi ben quantificabili.

        L’editore a pagamento, per esempio Il Filo, organizza per contratto un passaggio radiofonico dell’autore e presentazioni dei libri. Tutto per dare l’idea all’autore che non è solo. Anche se nei fatti lo è. Non mi pare molto diverso.

        Mi dispiace che la discussione prosegua solo fra noi due. Ci sono molti elementi che non vengono sviluppati sui blog quando se ne parla: perché non fai la sintesi di quanto abbiamo detto e la riproponi sul tuo blog, invitando il tuo editore a dire la sua, magari esistono elementi che non sono emersi, o non sono corretti, che lui può mettere in luce per il bene del crowdfunding.

      • Diciamo che al momento questo è proprio il punto più interessante. Non posso fare paragoni di mercato, non conoscendo a fondo come si comporta l’editoria non a pagamento con gli autori per la loro promozione. La sostanza è che abbiamo a disposizione qualche opportunità in più rispetto alla sola pubblicazione, potendo arrivare in libreria ed avendo Messagerie etc, ma siamo noi autori sempre benzina e motore del tutto. Artefici del proprio destino dalla campagna in poi, motivati a dare più valore possibile al proprio libro.
        Il blog che al momento segue il discorso del crowdfunding è quello di Silvia Algerino Lettore Creativo, ed è sicuramente fatto in maniera professionale e completo. Lascio a lei il confronto con l’editore (che peraltro è il medesimo), ma resto sempre disponibile per affrontare l’argomento con sincerità e trasparenza, in modo che ogni interessato possa avvicinarsi con il maggior numero di informazioni possibili. E ti ringrazio ancora sia per l’ospitata che per l’interesse dimostrato.

      • Lettore creativo però mi sembra che già collabori con l’editore che citi. Senza nulla togliere a Silvia Algerino, che stimo, mi piace com’è nata e cresciuta la nostra discussione spontanea dal tuo primo intervento: proprio sicura di non volerlo fare tu? 🙂

    • Al di là di capire come girano i soldi (pratica sempre molto indicativa di come funzionano davvero le cose al mondo, dalla politica internazionale fino alle banalità da amministrazione di condominio) a me interessava un’altra cosa: che tipo di editing hanno proposto? Hanno lavorato su quali aspetti del tuo testo (facendo salva la correzione di bozze, intendo: stile, struttura, personaggi)?

      Grazie 🙂

      • Allora, su questo mi trovo meno preparata, ma spero di rispondere lo stesso in maniera esauriente.Non ho metri di paragone, mai fatto altri editing. Però posso raccontare come funziona avendolo sostenuto. Esistono due stadi di editing, il primo si affronta finita la campagna e dura diversi mesi in cui l’editor legge almeno 4 volte il testo e apporta migliorie leggere senza modificarne troppo la natura. Poi stila un documento in cui presenta incongruenze trovare, frasi non chiare, tempi da migliorare o interi periodi su cui lavorare. Diciamo in maniera leggera senza mai modificare la struttura, questo almeno non l’ho mai sentito dire da nessun autore.
        Ne discute con l’autore per ogni singolo passo, aspetta la sua rilettura completa e le impressioni e l’ok. Si passa quindi al secondo passaggio. Il libro viene impaginato dallo studio grafico e ripreso in mano da un secondo editor che rilegge nuovamente il tutto con la nuova struttura grafica ed evidenzia nuovamente se qualche cosa va modificato in collaborazione con l’autore. Dopodiché si procede alla stesura della quarta di copertina, alla bio, alla scelta della copertina e alla stampa.
        Dirti di più sull’editing non so, a me non sono stati consigliati eccessivi cambi su nulla, né censurato o posto limitazioni, però abbiamo discusso molto su terminologie tecniche in bocca a un personaggio piuttosto che l’inserimento della firma nelle pagine di diario o quali parti scrivere in corsivo per dare maggior risalto. Insomma un lavoro sottile ma di forma, senza intaccare una sola idea o forzare la trama. Nulla a che fare con struttura o stile che sono rimasti invariati.

  3. Mi ritrovo nel tuo dubbio Hel e mi chiedo sempre più che strada ci sia per chi proprio non ha lo spirito del venditore o del pubblicitario se tutti vogliono che sia l’autore a procacciare le vendite…

  4. La stortura è avvenuta quando la piattaforma, nata per proporre i titoli che avevano raggiunto il goal agli editori, si è trasformata in editore stesso.
    Tutto sommato si tratta di una prevendita, e ci sta, ma poi secondo me si è perso un po’ il controllo, forse per i troppi candidati.

  5. Non so se ho colto alla perfezione tutte le sfumature della cosa, comunque direi che:
    “A quel punto, se credi nel progetto, lo puoi preordinare. ”
    Secondo me sta lì la differenza. Nell’editoria a pagamento devi pagare 200 copie, se non le paghi nisba libro. Qui invece devi interessare 200 lettori a che comprino il tuo libro (pre-comprino, OK), ma è una loro scelta: se non intrighi, non vendi. Nell’editoria a pagamento puoi anche non interessare a nessuno: paghi e hai il libro a prescindere.
    Non so se ho espresso in maniera chiara il mio pensiero.

    • Il tuo pensiero è chiaro. Ma ha un rovescio speculare: se 200 lettori non credono al progetto, nisba libro. L’editore del crowdfunding si comporta esattamente come l’editore tradizionale a pagamento. Non ci mette un euro di tasca sua per il tuo libro. L’editoria non a pagamento invece anticipa tutti i costi del tuo libro, perché ci crede davvero, e lo consegna ai lettori solo quando sarà pronto, rischiando di non rientrare delle spese. Per me solo questo è un vero editore, gli altri offrono solo dei servizi editoriali a pagamento.

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