La coscienza di Helgaldo

A me un po’ dispiace di essere uomo.

Come attacco non c’è male, però poi mi sono incartato, ho scritto e riscritto, e poi ho cancellato tutto, e volevo addirittura rinunciare a questo post, perché dire che noi uomini non sapremo mai amare una donna so già che verrà liquidato come la solita esagerazione di Helgaldo. Parla per te, direte voi maschi; ma anche voi donne che avete un partner affettuoso e sensibile, direte che esagero. Va bene, esagero. Forse. Però non è colpa mia, ma della Coscienza di Zeno, che sto leggendo con avidità in questo periodo.

‘Sto coso, anzi ‘sto Cosini, mi sta simpatico perché autobiografandosi nella sua lunga autoanalisi per lo psicologo, che poi coincide con il libro stesso, afferma una verità sacrosanta: gli uomini non potranno mai amare se non se stessi. Malati immaginari, bisognosi di coccole e rassicurazioni, pronti all’innamoramento, impreparati all’amore; spergiuri, calcolatori, menzogneri, traditori del matrimonio ma anche dell’adulterio. Sempre bravi a giustificarsi con se stessi, dai perenni buoni propositi mai mantenuti neppure per cinque minuti; prima ci piace la ragazza per la sua spontaneità, il giorno dopo ci crolla il desiderio perché troppo spontanea. Il matrimonio è bello, metto la testa a posto. Perché dovrei mettere la testa a posto solo perché mi sposo? Siamo una contraddizione in termini, mai d’accordo con noi stessi, mai siamo capaci di lucida e chiara sincerità. Giuda dei sentimenti, corriamo da una femmina perché la vogliamo in esclusiva. Appena ci sussurra quelle parole magiche tutte per noi – ti amo, voglio esser tua – eccoci a progettare la fuga da Alcatraz. Dio, Shakespeare, Dante, Moccia ma che ne sapete voi dell’amore? Dell’innamoramento sì, arrivate fino al lucchetto sul ponte, ma poi? Ognun per sé e la partita di calcetto con gli amici per tutti: io la maglia numero nove, Higuain forever!

Leggo Zeno Cosini e la sua coscienza, e intanto penso alla mia. Che vergogna! Siamo uguali, io e lui: lui finzione, io realtà. O è il tutto il contrario?

A me un po’ dispiace di essere uomo.

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16 commenti

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16 risposte a “La coscienza di Helgaldo

  1. Tiziana

    Inetto all’amore.
    Ognuno è inetto in qualcosa.

  2. Massimiliano Riccardi

    Forse hai ragione. Spesso, noi uomini, pur amando siamo incapaci di custodire e coltivare un simile sentimento. Forse.

  3. Come attacco è decisamente troppo timido. Con quel «po’» troppo colloquiale (piuttosto suggerirei la forma completa «poco») e che sfuma la verità del protagonista fino a renderla falsa (gli dispiace? o non gli dispiace? secondo me, alla fine, non gli dispiace affatto).

    Io suggerirei così:
    Chiamatemi donna. Alcuni giorni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca ma una copia de La coscienza di Zeno e nulla di particolare che m’interessasse amare, pensai di darmi alla letteratura ed esplorare l’altra metà del cielo.

    Oppure:
    Tutte le donne felici amano; ogni uomo infelice è invece inetto all’amore a modo suo. In casa Helgaldo tutto era sossopra. La moglie aveva scoperto una busta piena di vestiti da donna, nascosta dietro l’armadio, nessuno dei quali era suo. L’odore che emanavano, invece, era inequivocabilmente quello del dopobarba del marito.

    O ancora:
    Molti anni dopo, di fronte al flash del fotografo per l’ennesimo rinnovo della patente, il colonnello Helgaldo si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui Cosimo lo aveva condotto a rompere il ghiaccio della barriera di genere. “Da dove sto scrivendo” era allora un blog con venti lettori, costruito su una piattaforma gratuita. Internet era così recente che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava linkarle col mouse.

    • Quell’incipit nel post di Helgaldo che parla di uomini vien quasi a un tratto a discorrere d’amore tra il serio e il faceto, dicendo che da un lato il sesso forte sa amare solo l’innamoramento e dall’altro che le donne stanno anni luce avanti in fatto di sentimenti autentici, e par che alla Coscienza di Zeno si possa ricondurre tutto questo come fonte d’ispirazione senza passare per Le Memorie di una vagina né Moccia.

  4. Zeno è un uomo deluso e i delusi tendono a diventare egoisti.
    Gli uomini sicuramente amano meno delle donne, però possono essere realmente innamorati all’inizio. Ciò che li frega è l’incapacità di reggere le delusioni: una donna spesso riesce a amare con la stessa intensità anche il terzo, il quarto, il quinto uomo della sua vita sentimentale, fregandosene delle mazzate ricevute nelle storie precedenti. Un uomo no: un uomo che ha preso mazzate finisce col non credere più nella possibilità stessa di amare, con il conseguente atteggiamento disilluso e la paura a lasciarsi coinvolgere troppo nelle sue nuove relazioni.

    • Tiziana

      Non credo dipenda dal sesso. Ci sono uomini che amano tanto e donne poco. È soggettivo. Solitamente l’uomo è più pratico in certe questioni di cuore, ma non è detto.
      Non è vero che una donna ama con la stessa intensità anche al quinto uomo, le mazzate ti frenano. Ogni volta vai più cauta. Ma tutti, uomini e donne.

    • Sono d’accordo: a noi la mazzata ci giustifica con le donne successive. Come dico nel post, è nella nostra natura dare la colpa a una donna se non amiamo le altre. Giustificarsi! Giustificarsi! Giustificarsi!

  5. Alla fine ci specchiamo un po’ tutti in quello che leggiamo, quando troviamo l’opera giusta. Io dico: si è come la natura ci ha voluti, poi conviverci è un’altra cosa. La tua è un’ammissione? Una confidenza tra le righe (sarebbe bellissimo)? Un rimpianto?
    Dico anche (e mi perdonerai): la donna che si innamora di te è consapevole di infilarsi con tutt’e due le scarpe in un bel guaio? 😊

  6. L’uomo perfetto esiste solo tra le pagine di un libro. Rosa, di solito.
    La donna perfetta… non esiste. 😛

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