Tanto per dirne una

Sul blog di Marina Guarneri è stato pubblicato ieri un post che non esito a definire irritante tanto appare, a mio immodesto parere, politically irriverente. L’idea che in rete tra gli aspiranti scriventi circolino già da tempo masticati argomenti del tutto irrilevanti concernenti ipotetiche tematiche deficienti, nel senso di mancanti di sostanziale originalità, mi sembra un atto di assenza di onestà intellettuale, e di lettura un po’ superficiale, per nulla cerebrale, di blogger che ci mettono anima e penna per estrarre da sé stessi, senza chiedere nessun tipo di permessi ai più noti scrittori ed editori, quelle regole eccezionali e le relative eccezioni regolari, del buon scrivere un romanzo, fregandosene altamente se sia scontato o assolutamente geniale, per cui la discussione è sempre uguale e improntata all’effetto placebo dei soliti dieci punti da seguire per autopubblicare senza il consulto di editor e di altri loschi figuri della professione editoriale.

Aggiunge inoltre la Guarneri, autoproclamatasi da ieri baricentro delle dispute scrittorie nella rete, non si sa in base a quali credenziali, nessuno infatti l’ha eletta presidente, che girino per tradizione ormai consolidata quattro argomenti virali – incipit, dialogo, cliché, punto di vista – più un ipotetico dibattito sul plagio, nuovo nella rete da un mesetto e che permette ai più quotati blogger di guardare dall’alto in basso tutti gli altri popolari che non godono di scopiazzamenti non autorizzati per mettersi al centro dell’onda lunga del momento stando almeno al suo ragionamento.

Mi dispiace, ma non concordo nella maniera più totale. Argomenti nuovi ce ne sono a iosa, per chi li vuol trovare: certo, diceva sant’Agostino che bisogna fare lo sforzo di cercare. E se si sente malmostosa, la sua critica ingiusta e annoiata, invero poco meditata, potrà trovare nuova linfa vitale attingendo a questo stesso articolo che dato il contesto attuale è sicuramente mai letto e originale, a dimostrazione che la scrittura ha una sua creatività intrinseca che non segue le mode del momento che piacciono ai mediocri che scrivono solo per dire poco, che per non dir niente serve una mente superiore o almeno una persona intelligente.

Quindi il consiglio che mi sento di darle è di plagiare il tono del mio intervento, riproponendolo sul Taccuino in un post non troppo lontano nel tempo e che diventi entro breve un tormento universale, o meglio ancora un tormentone, facendone la moda dell’estate in modo che se a luglio in spiaggia andate ricordando queste osservazioni ne potrete fare il nuovo must sociale su Facebook, su Twitter, su quel che più vi pare così che fino a settembre si occuperanno i blog di allitterazioni, rime e assonanze, dando ai like nuove speranze, con obbligo di citazione della fonte originale onde evitare la disputa se è meglio essere copiati oppur copiare.

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11 commenti

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11 risposte a “Tanto per dirne una

  1. Tiziana

    Da lettrice e non da Blogger, dico che basta cercare, è vero.
    Questi giorni sono impegnata in altri fronti e non ho seguito bene tutte le varie discussioni, ho una visione parziale. Tuttavia l’originalità manca negli ultimi tempi. Da lettrice faccio fatica a volte a leggere i post, per cui abbandono e non è un buon segno. Prima non mi succedeva. Lo so che io, come Helgaldo, ho un’onestà intellettuale elevata e non riesco a dire “bene, bravi, bis” se non lo provo. Purtroppo negli ultimi tempi mi annoio di alcuni contenuti. Se commento vuol dire che ne valeva la pena (ma non sono un critico letterario, né un editore, né una scrittrice, né una professionista, per cui la mia valutazione è da lettrice ed è pure peggio). Almeno per me, preferisco che il mio intervento abbia un senso, ma il “la” deve darmelo il Blogger col suo pezzo. Si chiama “scrittura funzionale”, secondo me. Se pensate che sia facile scrivere un post non è così, non basta avere un Blog e dire alcune cose. Ci vogliono requisiti e competenze. Ci si può improvvisare lettori, non ci vuole nessuna competenza, cosa diversa per un Blogger.
    P.s. odiatemi, ma io dico sempre ciò che penso, spero senza aver offeso nessuno.

    • Secondo me, cara Tiziana, hai detto delle cose molto giuste, non è facile proporre sempre cose nuove e di qualità, tuttavia se vogliamo fare i blogger tocca provarci almeno, poi ai lettori la sentenza.

      • Tiziana

        Grazie, Sandra. Assolutamente da provarci. Essere un Blogger originale e competente non è facile, per questo, pur se mi è capitato di scrivere da qualcuno, erano racconti o semplici considerazioni quasi in tono giocoso. A volte mi capita di scrivere ancora, dagli altri, però (stima immeritata). Non credo di essere pronta per un blog mio, anche se mi piacerebbe molto scrivere articoli, ma lì si va sul giornalismo ed è tutt’altra storia.
        Da lettrice sono esigente, però vale lo stesso quando vengo io giudicata da un lettore. Bisogna accettare le critiche. Le lodi si fa presto a raccoglierle, fanno senz’altro piacere, ma sono rare da prendere.
        Per quel che riguarda il plagio, visto che tanti argomenti vengono rimbalzati ognuno dal suo P.D.V. o P.O.V (in inglese), tutti copiano un po’. Certo frase per frase, meglio di no, visti i precedenti casi. Ma la sostanza…

  2. Felice di averti irritato al punto da ispirarti questo post che ho già salvato per allenarmi al plagio in vista dell’estate.
    (Quando si dice fare colpo!) 😉

  3. Facciamo un plagio party?

  4. Massimiliano Riccardi

    TU, caro Helgaldo, sei totamente pazzo. Potrei financo innamorarmi di te, anche fisicamente intendo 😀 😀 😀

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