Dante e il robot

La luce del sole si dissolve sulla finestra di vetro è il titolo di una raccolta poetica pubblicata in Cina. Il volume, in libreria in questi giorni, è composto da 139 poesie ed è pubblicato a cura della Cheers Publishing, non cercatelo quindi alla Feltrinelli o alla Mondadori.
L’altra caratteristica dell’opera, che la rende interessante per qualcuno, è che il poeta che ha prodotto questi versi non è altro che un robot, Microsoft Little Ice. L’algoritmo ha memorizzato i testi scritti da 500 poeti nell’arco di 90 anni e ha prodotto 10.000 poesie da cui sono state selezionate le più valide, confluite poi nella pubblicazione da leggere, presumo, in cinese.

Di questa notiziola l’unico aspetto che mi colpisce è che l’intelligenza artificiale produce testi nuovi, e forse originali, a partire da testi già esistenti, rielaborandoli. D’altra parte un calcolatore – ma esiste ancora questa parola? – non può agire senza partire da una massa di dati, in questo caso parole, rime, metrica.
Sono però convinto che il cervello umano funzioni allo stesso modo e la scrittura creativa del poeta non sia altro che rielaborazione inedita di stimoli ed esperienze, parole e metrica, di chi l’ha preceduto. Dante e Microsoft Little Ice hanno operato con la stessa modalità, in un insieme creativo di citazioni di citazioni.

De Sanctis dice che «la “divina commedia” non è un concetto nuovo, né originale, né straordinario, sorto nel cervello di Dante e lanciato in mezzo a un mondo meravigliato. Anzi il suo pensiero giaceva in fondo a tutte le forme letterarie, rappresentazioni, leggende, visioni, trattati, tesori, giardini, sonetti, canzoni».

Adesso non dite che scrivere è dire la stessa cosa con parole diverse, che invece è la traduzione; o peggio, che tutto è stato già scritto e può cambiare solo la forma in cui scriverlo.
Dante e Microsoft Little Ice hanno in comune questa origine meravigliosa: creano il nuovo a partire dai concetti di tutti. Forse è per questo che amo i classici – gli elaboratori elettronici non l’ho ancora deciso, ma esiste ancora questa perifrasi? –. Non ho mai sentito i classici dire che scrivono perché vogliono esprimere se stessi. Che vogliono esprimere se stessi lo dicono solo gli autori per hobby.
Il dramma è che poi attuano la minaccia, purtroppo. Viva Dante e i robot.

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6 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

6 risposte a “Dante e il robot

  1. Grilloz

    In realtà Dante era un replicante mandato dal futuro… 😛

  2. Avrai visto, forse, i sogni della IA – intelligenza artificiale – di Google (http://www.corriere.it/foto-gallery/tecnologia/cyber-cultura/15_giugno_22/androidi-pecore-elettriche-google-sogni-intelligenza-artificiale-db0b53e4-18cd-11e5-9aa1-cadc98d103d7.shtml).
    O forse avrai letto che, sempre per Google, un’altra IA sta battendo ripetutamente gli umani a go, un gioco che si supponeva inadatto a essere giocato da un computer. Qualche tempo fa un’altra IA – forse Microsoft? – ha inventato una nuova canzone e un’altra ancora ha inventato dei nuovi colori.
    Queste sono piccole notizie, che a malapena emergono e si arenano sulle pagine della cultura come note di colore. Ma questi computer imparano – pensano, agiscono – tutti i giorni. Ventiquattro ore al giorno. E nessuno, fuori da quegli uffici che li controllano, sa davvero cosa facciano.

    • Stai cercando di spaventarmi? Ci sei riuscito.

    • Grilloz

      Beh, sono passati più di 20 anni da quando Deep Blue batté Kasparov, e mi pare che siamo rimasti lì se non andati proprio indietro. Ho l’impressione che questa “intelligenza artificiale” di cui tutti parlano sia in realtà un po’ marketing e un po’ forza bruta. Prendi Google Translator, continua a tradurre male se non peggio dal 2003 e ogni volta ce la menano col nuovo algoritmo, coi big data, con le nuove AI.
      Quando ho letto che con questo autoapprendimento un computer (non ricordo i numeri esatti) è in grado di riconoscere la cifra 3, ad esempio, dopo averla confrontata con un milione di immagini della cifra 3, cosa che un bambino di 4 anni è in grado di fare dopo averla vista giusto un paio di volte, ecco, mi sono fatto qualche domanda.
      Oggi abbiamo potenza di calcolo in abbondanza e con quella, ho l’impressione, stiamo sostituendo gli algoritmi raffinati alla base della macchina di IBM, insomma è un po’ come se per colpire un bersaglio a distanza invece di usare un cecchino si sparassero a caso un milione di colpi tanto statisticamente prima o poi lo si colpisce. 😉

      • Non posso competere con la preparazione tua e di Michele in materia. Forse altri possono tentare di arricchire il tuo commento, personalmente ne prendo atto con interesse.

      • È cambiato il paradigma di calcolo: siamo passati dal backtrack di Deep Blue alle reti neurali di Google. Serve tempo, ma l’orizzonte di sviluppo è decisamente diverso.

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