Oltre il finestrino

Banchina bagnata. Gocce di pioggia sul finestrino formano una costellazione trasparente. Alcune grosse, irregolari. Altre più piccole, tondeggianti. La banchina è finita.

Alberi, graffiti sui muri, pannelli solari. Prati coltivati. Frumento, grano. Catone Trasporti, filari di betulle. Campi squadrati, vegetazione spontanea, rovi. Una cascina diroccata. Roggia, ruscello. Una ciminiera si erge a righe orizzontali bianche e rosse in lontananza. I binari convergono, treno merci, ferraglia, cisterne, stazione. Solo 2 cl S1.

Auto parcheggiate a lisca di pesce. Nuovi muri graffitati e sbriciolati. Una strada asfaltata, capannoni industriali a perdita d’occhio. Una linea ferroviaria scorre parallela, si innalza. Sopraelevata. Ponte, piloni nell’ombra. Villette a schiera. Banchina deserta e asciutta. C’è il sole. Do not cross the railway lines.

Grano che cresce, piantine sottili. Carcassa di autobus azzurro, segnali stradali ammassati, traliccio nel campo. Case, case, villette, tegole basse, palazzi. Una parabolica, un’altra. Audi bianca che riflette i raggi del sole, sullo sfondo il fogliame danzante nel vento. Un treno taglia l’aria improvviso. La costellazione di gocce è svanita, ne restano cinque nell’angolo in basso a sinistra. Divieto di accesso.

Binari morti prendono vita, entusiasti si lanciano avanti. Trattore nei campi. File di auto in coda come scatole di latta su un nastro d’asfalto. Distese di grano e di terra. Due giovani neri su una panchina in banchina. Un nano incerto sulla direzione da prendere nel sottopassaggio. Altro treno, ma lento.

Sterpaglie, sfumature di verde. Buio improvviso, pallida luce. Un palazzo con disegni a losanghe. Tag nere offendono i muri bianchi in stazione. Uscita/exit a destra e a sinistra. Parallelepipedo grigio con balconi minuscoli. Lenzuoli ad asciugare. Buio. Buio profondo. Scompartimento riflesso nel buio. Me stesso riflesso, sguardo perplesso. A caratteri cubitali BAD DEAL. Palazzi di vetro, Unipol Sai sospesa nel cielo. Divieto di sosta ai pedoni. Vietato attraversare i binari. Qui tutto è vietato alla gente. Immigrato che si tiene tra le mani la testa, sta forse piangendo.

Nuovi binari si aggiungono ad altri binari usciti dal nulla. Il mio binario è ora uno dei tanti, insignificante binario, binario perso tra gli altri. Vorrei viaggiare su quelli rimasti liberi e vuoti che portano altrove. Stazione. La gente che aspetta.

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1 Commento

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Una risposta a “Oltre il finestrino

  1. Il mio appuntamento al mattino è con un extracomunitario fermo sempre allo stesso semaforo; non parla l’italiano, fa solo cenni e ha un gran sorriso. Io e i miei figli lo chiamiamo Mustafà, ma potrebbe chiamarsi in qualunque altro modo. Intanto sono l’unica a sfoggiare un parabrezza sempre splendente a dispetto di un’auto ridotta a uno schifo.

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