Responsabilmente

Scrivere è prendersi la responsabilità del testo. Ma la responsabilità è anche una fregatura. Lo dice Marina Guarneri nel suo ultimo post sul suo taccuino-blog.

Affidiamo alla scrittura il compito di dire bene le cose, dice. Le parole che scegliamo con cura devono convincere il lettore, centrare l’obiettivo che si prefigge l’autore, giungere al destinatario nel modo non solo giusto, ma addirittura «esatto». Dice anche che gli scritti sono sentenze senza appello – in questo si aggrappa ai suoi trascorsi giuridici –, che devono portare chi legge sulla stessa lunghezza d’onda di chi scrive. Il lettore deve procedere sullo stesso asse mentale che ha portato alla creazione della storia.

La sua conclusione è che le parole devono fare bene il loro mestiere e accreditarsi da sole senza bisogno di una bàlia che le giustifichi o le spieghi. Non posso che essere d’accordo.

La quasi totalità dei commenti al suo post, invece, va in tutt’altra direzione. Il che mi piace perché mi pone come al solito, snobisticamente, nel partito dei pochi – io, Marina e forse un’altra anima nera –.

Il coro dei commenti è unanime e ben intonato. E il lettore?, si chiede. Come la mettiamo con il lettore e le sue infinite interpretazioni soggettive? La responsabilità – dicono – non pesa sull’autore che scrive, ma sul lettore che legge dando significati diversi al libro e traendone emozioni che possono variare addirittura rileggendo lo stesso libro a distanza di anni.
Impossibile quindi mettere le briglie al lettore, ingabbiarlo nel nostro obiettivo. Dieci lettori, dieci interpretazioni da un unico libro. E questa può essere addirittura una ricchezza del testo.

Questo slittamento di responsabilità dall’autore al lettore, e poi alla critica, non mi trova d’accordo. Mi chiedo: perché scrivere se non si ha potere sul destinatario? Se poi lui va per la sua strada e legge il suo libro e non il mio?

Gli scrittori alla Guarneri, che cercano disperatamente di trasmettere con parole accurate il proprio pensiero perché venga colto in modo preciso – poi si può essere in totale disaccordo con questo pensiero, ovviamente – peccano di superbia e di immodestia. Gli altri, quelli che accettano come naturale le tante divergenze nella lettura, quand’anche i ribaltamenti di significato, rispetto agli obiettivi che si era prefissato l’autore, mi sembrano invece umili e modesti. Per loro la soggettività del lettore è un dato di fatto, una variabile indipendente su cui non si può intervenire. Accettano che qualcuno li capisca e che la maggior parte li interpreti.

Cara Marina, tu però continua a essere immodesta e superba, insegui con accanimento il desiderio di condurre tu il gioco, stabilire le regole, tirare i dadi facendo sempre dodici e vincere sempre la partita. Scrivi con la stessa cura maniacale di Manzoni, di Kafka, di Poe, di Hemingway, di Calvino, di tanti.

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibile) nell’errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.

Tu credi che Eco scelga queste parole perché il lettore possa prendere altre strade se non la sua? Sii immodesta come lui. Lascia che siano gli scrittori modesti quelli in balìa dei lettori.

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43 commenti

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43 risposte a “Responsabilmente

  1. Tiziana

    Come al solito, io non sto seguendo nulla questo periodo. Mi faccio beatamente i fatti miei intenta nella mia scrittura e lettura. Ne avrei da dire su come si trasmette al lettore, ma io non sono una scrittrice.
    Più che chiedermi cosa debba arrivare o meno o se le parole siano giuste, passerei alla pratica.
    Le teorie sono per giustificarsi. Io preferisco fare il compito sbagliato senza che nessuno giustifichi sul diario che non ho potuto (o saputo, o voluto) svolgere. Trasmettere è dono di pochi, forse degli scrittori. Trasmettere quello che sentiamo noi e pretendere che il lettore interpreti lo stesso è assurdo. Ognuno ha testa, cuore, sentimenti e sensibilità diversa. E meno male.

    Una non scrittice.
    Ritorno beatamente nei fatti miei.

  2. Massimiliano Riccardi

    Articolo di Marina che ho gradito molto. Sono intervenuto con piacere con affermazioni più o meno condivisibili. Alla fine il succo di tutto il mio ciarlare si racchiude in questa mia frase estrapolata dal contesto:”…Poi ci sono le variabili legate al gusto personale di chi ci legge, in questo caso possiamo fare poco e, in fondo, è l’unica cosa di cui non dovremmo preoccuparci.”

    • Sei saggio Massimiliano, preoccupiamoci solo di quello che dipende strettamente da noi: le parole che stanno sulla nostra pagina. Quelle devono essere le più precise possibili per esprimere esattamente il nostro intento. Se devi allegare un secondo libro al primo per spiegarlo – l’ho sentito dire da Manzoni in persona -, be’ mi pare ridicolo. Basta un libro per volta.

      • Massimiliano Riccardi

        Saggio mai. Lo testimonia la mia condotta di vita 😀 Però ti ringrazio.
        In merito alla scrittura, sono soltanto consapevole dei miei limiti e dei mezzi. Sono modesto in quanto scribacchino in itinere, ambizioso perché punto al miglioramento.
        Marina, come tutte le persone intelligenti, si pone dei quesiti e propone domande. Getta il sassolino nello stagno, come si suol dire, guardacaso pur avendo già delle qualità evidenti. Altra cosa sono coloro che si propongono come maestri, guru o che stracazzo ne so io. Dobbiamo affrancarci da queste figure patetiche, anzi peripatetiche. Coccolare chi ci stimola al cambiamento e ci indica la direzione verso l’eccellenza. Leggere, leggere, leggere, scrivere, scrivere, scrivere. Offrirsi, proporsi, esporsi, confrontarsi. La cura verso la “malascrittura” è insita in queste semplici ma faticose operazioni. Poi, doti innate a parte, si impara anche a essere efficaci e diretti, si acquisisce la capacità di una scrittura comunicativa e profonda. Che non sia soltanto l’estensione orizzontale del niente.
        Vabbè, cerca di volermi bene nonostante questo pippotto da andropausa 😀 Già hai rifiutato le mie profferte sessuali… non infierire ulteriormente 😀

      • Tiziana

        Max, nun ce provà…:P

  3. Belìn. Quindi se ho capito bene (eh, sì, mi tocca interpretare quanto scritto 😀 ) il grande scrittore è destinato solo a pochi eletti che leggendo capiscono “esattamente”. Gli scrittori umili e modesti (perché non aggiungere anche “incapaci”: ce l’hai lì sulla punta della lingua… 😀 ), invece, sono destinati alle grandi masse che devono accontentarsi di interpretare, perché non possono capire l’esatto significato.
    L’ho sempre detto che Manzoni scriveva bene solo per i suoi ventiquattro lettori. Con buona pace dei milioni e milioni di lettori che sono venuti dopo, nei secoli dei secoli. Amen.

    P.S.: a scanso di interpretazioni errate del mio commento, dico che non sono d’accordo. 🙂
    Che non sia d’accordo sul Manzoni, o su quello che hai scritto nel post, be’, te lo lascio interpretare. 😛

    P.P.S.: sto cercando di applicare il tuo ragionamento un po’ fuori dal nostro mondo. Dunque: qualche giorno fa ho letto la notizia che la NASA sta mandando (o ha già mandato, non ricordo) un satellite vicino al Sole per studiarlo meglio. Mi son detto: e pensare che migliaia di anni fa intere civiltà adoravano il Sole come un dio. Cosa è cambiato nel frattempo, mi chiedo? Mi verrebbe da dire: l’interpretazione della realtà!
    Eh, sì, è leggermente cambiata in migliaia di anni: l’uomo, “lettore” della realtà e della natura che lo circonda, ha cambiato più volte le sue interpretazioni. È cresciuto. Eppure il Sole è sempre rimasto fermo al suo posto (anzi: anche lui nel suo piccolo si muove…).

    Penso al buon Dio e alla fatica immane mentre “scriveva” il creato: quanto tempo dovrà ancora aspettare prima che capiamo tutto ma proprio tutto?
    😛

    P.P.P.S.: tutto scritto con simpatia, naturalmente. Nessun rancore 😀
    (mi tocca scrivere anche questo, a scanso di equivoci…)

    • Scusa, Darius, ma lascia che te lo dica anche io con affetto: non hai capito niente. Il grande scrittore è grande proprio perché, attraverso le sue parole, tutti lo capiscono come lui intendeva essere compreso. Gli altri sono solo scribacchini. 🙂
      A questo fa eccezione la scienza – che si basa sulla matematica la quale non è, per definizione, un’opinione – che può permettersi esatta senza che il lettore capisca.

    • Caro Darius, pensa alla signora Rowling. Il suo ultimo libro della saga è uscito in contemporanea in tutto il mondo lo stesso giorno. Un libro atteso dalle grandi masse, come dici tu. Ma il suo mondo fantastico, quello di Harry Potter, che sta tutto nella sua testa di scrittrice, perché lei solo sa come proseguirà la storia, è perfettamente strutturato. L’esattezza è tanto alta, precisa, nitida e soprattutto non interpretabile in svariati modi dai milioni di lettori in tutto il mondo, appartenenti anche a culture diverse tra di loro, che in Italia sono stati reclutati gente del calibro di Bartezzaghi solo per avvicinare questa esattezza. La sua potenza di scrittrice è tale che è in grado di condurre il lettore lungo tutto l’asse della storia. E i lettori le sono grati e riconoscenti per essere condotti da lei in questo mondo di magia, magia però precisa. Al pari della Rowling, un grande scrittore non scrive mai per pochi eletti: King, Calvino, Hemingway, Manzoni scrivono per le masse. Per questo inseguono l’esattezza sulle loro pagine. Gli scrittori umili e modesti invece scrivono per 24 persone, nome e cognome, ognuna con la sua interpretazione del libro.

      Manzoni legge Scott, il romanzo storico inglese, e pensa a una storia popolare italiana. Riproduce esattamente l’Italia del Seicento per i lettori dell’Ottocento. Ed è così preciso che ci vedi riprodotta con precisione finanche la società attuale dove viviamo anche noi e che non riusciamo a descrivere. E non ne siamo capaci, purtroppo, perché ci mancano le parole «esatte», quindi le idee esatte, che invece Manzoni possedeva.

      «Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull’animo del poveretto, quello che s’è raccontato». Venticinque, non ventiquattro. Precisi almeno in questo…

      Dio non ha scritto il creato, ha lasciato che lo scrivesse l’uomo, ed è una scrittura per nulla esatta. Per questo mandiamo le sonde nello spazio, per scrivere con più precisione quello che prima abbiamo descritto in modo poco preciso. Il satellite serve per scrivere meglio ciò che in passato era stato scritto in modo approssimativo. Solo scrivendolo meglio oggi potrai leggerlo meglio domani. Il problema dell’autore, scienziato o scrittore, è sempre di precisione. Galileo non ha pensato un universo diverso da quello che erano abituati a considerare: l’ha messo con precisione per iscritto. Proprio per questo, perché l’ha scritto, l’hanno costretto a rinnegare le sue teorie. Come dico nel post lo scrittore umile e modesto sposta la responsabilità sempre dalla scrittura alla lettura, quindi all’interpretazione, perché sa che non ha la capacità di precisione che hanno solo i grandi, come Galileo, che era un ottimo scrittore oltre che scienziato.

      Ma alla fine di tutto, il mio post è un invito a Marina a perseverare in una certa ricerca nella scrittura, che non è detto riesca a realizzare. Sarò libero di darle il consiglio che ritengo migliore per lei? O devo dirle di seguire i modesti?

    • @ Michele:
      Cosa ti posso dire, buon Michele? 😀
      Dimmelo pure con affetto: io lo leggo con altrettanto affetto.
      Del resto l’ho ipotizzato io stesso iniziando col dire “Quindi se ho capito bene”.
      Ci sta che non abbia capito. 😛

      Il grande scrittore è grande proprio perché tutti lo capiscono?
      Potrei persino concordare.
      Ma tutti chi? Come dice Helgaldo, tutti i lettori dell’Ottocento per i quali Manzoni ha descritto il Seicento?
      Allora bisognerebbe sapere se i lettori dell’Ottocento, all’epoca, lo capivano, il Manzoni. E se lo capivano esattamente come lui “intendeva essere compreso”.

      E se invece pensiamo ai lettori dei giorni nostri?
      Secondo te, se prendiamo un campione di mille italiani del giorno d’oggi (ma facciamo pure diecimila, va… 🙂 ), pensi davvero che tutti capirebbero fino in fondo le opere del Manzoni? Immagina solo di far rileggere I Promessi Sposi a diecimila italiani. Pensi che lo capirebbero? Esattamente come lui “intendeva essere compreso”?

      Secondo me, no.
      (Lo dico con ragionevole certezza, immaginando la cultura media dell’italiano medio).

      Quindi, secondo il tuo ragionamento Michele, Manzoni non è un grande scrittore perché non tutti oggi (nell’Ottocento, non saprei) lo capiscono come lui voleva essere compreso. 😀

      P.S.: non posso sapere se Dio è un self-publisher. Credo che non abbia avuto bisogno di una casa editrice per le sue opere. Mi pare, non sono sicuro… 😀

      @ Helgaldo

      Non sono molto preparato sulla Rowling. Non ho letto nessuno dei suoi libri ma ho visto tutti i film.
      Per quel poco che so, mi pare che della sua saga, compreso l’ultimo libro uscito in contemporanea mondiale (che in realtà mi dicono essere una sceneggiatura teatrale) diversi libri sono usciti dopo la trasposizione cinematografica dei primi romanzi.
      Quindi non mi sembra che l’esempio sia molto calzante perché ovviamente la trasposizione cinematografica ha definito molto le ambientazioni e i personaggi nell’immaginario collettivo del pubblico, lasciando ben poco spazio all’immaginazione di chi legge e quindi poco spazio per interpretare “diversamente”.
      Ovviamente potrei sbagliarmi visto che, ripeto, non ho letto nessuno dei suoi libri.

      L’autore, scienziato o scrittore, crede di scrivere in modo preciso. Ci prova. Lo fa in buona fede. Ma saranno solo i posteri a decretarne l’effettiva precisione. Non è stato Democrito il primo a parlare di atomo? È stato preciso. Ma non abbastanza. Oggi sappiamo che la materia può essere divisa in parti molto più piccole.

      P.S.: tornando agli scrittori “alla Guarneri”, credo (credo) di capirli molto meglio. 🙂
      Non li trovo nè superbi, nè immodesti. Semplicemente capaci.

      • Davvero credi che i Promessi Sposi siano tanto ostici da leggere? Mi puoi riportare un passo che sia incomprensibile o meno che comprensibile?

      • No, non credo che sia ostico.

        Credo che se prendi un campione statisticamente rilevante di italiani e gli fai rileggere un capitolo dei Promessi Sposi, una buona fetta non lo capirebbe fino in fondo. O almeno non lo capirebbe per come “intendeva farsi capire il Manzoni”.

        Secondo il tuo ragionamento (che, con affetto :-D, non condivido), ciò non fa del Manzoni un grande scrittore dato che sostieni che un grande scrittore è tale se tutti lo capiscono attraverso le sue parole.

        Però è un dato di fatto che qualsiasi scrittore, grande o anonimo che sia, è destinato a non essere capito da un’ampia fetta di lettori perché occorre che questi siano pronti per certe letture. Pronti e preparati.

        Ci sono lettori che non sono pronti (ed evitano certe letture). Ci sono lettori che credono di essere pronti (ma non lo sono) e leggono comunque.

        Togli Manzoni e mettici qualsiasi nome. Carver? Wallace? Crichton ?!? (questo è per Helgaldo, so che apprezzerà 😀 😀 :-D). Il discorso non cambia. Ci sarà sempre qualcuno che non capirà i loro romanzi. Però ciò non toglie che siano grandi scrittori.

        Dunque, da dove eravamo partiti? Dalla buona scrittura, dal fatto che le parole non devono essere spiegate e che se le spiegare vuol dire che non sei un bravo scrittore?

        Non concordo.

        Tutto sempre scritto con grande simpatia. Vi offrirei la pizza se fossimo intorno a un tavolo a parlare. 😀

      • Mi arrendo: ognuno con le sue idee 🙂

      • Resto sempre impressionato dai tuoi esempi che hanno la capacità di irritarmi anche Michele.

        Un campione di mille italiani significativo dei giorni nostri, anzi diecimila? Non dico in pratica, ma anche per parlarne così, teoricamente. E come lo scegli questo campione per fargli leggere un capitolo di Manzoni? Ci mettiamo spettatori della D’Urso, partecipanti ai provini del Grande fratello? Imbianchini, extracomunitari, ausiliari del traffico, neonati, papponi, precari della pubblica amministrazione, disoccupati, calciatori dell’eccellenza, bagnini di Riccione, commessi della Apple, venditori di zucchero filato? Chiedilo a mille professori di letteratura, a mille persone presenti al Salone del libro, a mille scrittori italiani, a mille lettori forti e vedrai che te lo sanno leggere e capire tutti. A un campione scelto con il metodo Darius si può al massimo chiedere se Manzoni è uno scrittore o un calciatore…

        La Rowling. Hai visto tutti i suoi film? E non ti sei chiesto come mai l’industria cinematografica abbia investito sulle sue storie e i suoi personaggi? Sarà stata l’amante di qualche produttore, certamente. Figurati se ha scritto qualcosa che valga un investimento di miliardi di dollari. Da scrittore, sei scrittore no?, non ti chiedi quale livello di qualità debba avere un testo per diventare una pellicola hollywoodiana? Credi che basti una vaga idea di trama e un pugno di maghetti messi a caso?

        E dunque da dove eravamo partiti? Dalla buona scrittura che arriva al lettore, cioè quella che ti prende alla prima pagina e non ti fa più smettere fino in fondo al libro.

      • No, no: non mi irrito per questo. Al limite me ne dispiaccio, perché non sono felice quando so che qualcuno persevera in un errore. Anche quando è felice di farlo.

        Però, Hel, lascia stare i precari della pubblica amministrazione: tutta gente con almeno due lauree finita a fare lavori da travet, quando va bene, sottopagata e senza futuro. Lasciali leggere Manzoni in pace, loro che lo capiscono più di me… 🙂

      • Ma certo, qualcuno che legge Manzoni e lo capisce c’è pure nel campione non significativo di Darius. In ognuna delle categorie, tranne i neonati, c’è chi legge e capisce Manzoni. Il problema è proprio nella scelta degli esempi per sostenere un pensiero, esempi deboli, lacunosi, anche goffi. Possibile non aver mai avuto l’esperienza di essere catturati da un libro, una storia?
        Se uno mi chiedesse come si scrive bene un best seller gli direi leggi Il codice da Vinci. L’ho iniziato un pomeriggio e non mi sono più fermato fino alla fine alle tre di notte. Preso alla gola, in un meccanismo inattaccabile. A qualcuno che aspira a fare lo scrittore non piace Dan Brown, Manzoni, Kafka? Peggio per lui, non saprà mai cosa significa scrivere bene. Si legga l’amico di blog in self-publishing, cinque stelle si negano solo ai Promessi sposi, romanzo banalotto e superato.

      • Be’ le tue idee non le condivido, però le rispetto.
        Si può stare seduti attorno allo stesso tavolo con idee diverse. O no? 🙂

        Tanto paga Helgaldo. 😀

      • Mi dispiace molto sapere che i miei esempi vi irritano.

        Per campione “significativo” intendevo significativo da un punto di vista statistico, non significativo da un punto di vista intellettuale. Mi pare di averlo specificato (non ho riletto i miei commenti).

        Se vuoi fare una qualsiasi indagine che abbia statisticamente un senso, devi prendere un campione che copra adeguatamente uno scenario realistico.
        Lo deve coprire sia in termini di quantità (non puoi prendere solo 4 italiani), sia in termini di qualità: non puoi prendere solo intellettuali.
        Questo non è il metodo Darius, ma il metodo che un qualsiasi esperto in statistica suggerirebbe.
        Poi, è chiaro: si possono fare tutte le declinazioni che si vogliono e scoprire che gli intellettuali conoscono Manzoni mentre i calciatori pensano al difensore che hanno in squadra.

        È in quest’ottica che non condivido il ragionamento di Michele quando dice “tutti”.

        Sulla Rowling ti posso dare ragione fino a un certo punto perché mi pare (non sono esperto di cinema) che l’industria hollywoodiana investa miliardi solo dopo che una saga ha raggiunto un certo successo internazionale. Quindi quando i produttori hanno una ragionevole certezza di avere già un certo pubblico.

      • No, Darius: irritato mai 🙂
        Quella è una fatica che riservo a cose altre…

        Però dispiaciuto sì: ho una idea della definizione di “campione statistico” molto più significativa di quanto supponi. E rimango convinto che Manzoni sia compreso almeno a 5 sigma, se non a 5 (se sai cosa significa).

        Quanto al cinema: anche qui sei convinto che a Hollywood ci siano quattro parrucconi che abbiano bisogno di vedere le statistiche di vendita di un libro prima di farne un film? Girano i miliardi, non le noccioline: ti assicuro che c’è gente con teste sopraffine, che io e te ci sogniamo…

      • 4 sigma, se non a 5 (non si capisce più niente in questi commenti 🙂 )

      • Non metto in dubbio che sappiate di statistica.

        Vista la risposta di Helgaldo, avevo messo in dubbio di non aver specificato (io, nei miei commenti) che mi riferivo a un campione statistico e non a un campione “generico”.

      • Scusa Darius, ma se anziché chiedere al tuo campione se riesce a leggere una pagina di Manzoni gli chiediamo di dire il congiuntivo trapassato nella coniugazione passiva del verbo amare o di enunciare il secondo principio della termodimica cosa dovremmo poi dedurre dai risultati?

        Mi piace il tuo sillogismo cinematografico. Poiché il cinema ha investito sulla Rowling solo dopo che lei ha raggiunto il successo internazionale, allora la saga ha scarso valore.

        Cerco di allargare il tuo pensiero. Tutti i libri trasposti in successivi film devono essere di scarso valore. Tolkien, ad esempio. Carrie di King, altro esempio. Simenon, lo dimentichiamo? Shakespeare, un drammaturgo modesto rivalutato solo dal cinema. Guerra e pace, mica il romanzo, il film val la pena di leggerlo. Questo è il Darius-pensiero?

        Che poi Harry Potter dici anche che te lo sei andato a vedere tutto…

      • Luz

        La Rowling, come Dan Brown, concordo, sono campioni di narrativa. L’industria cinematografica li guarda estasiato e realizza produzioni, ma fa pure film sulle Cinquanta sfumature, solo perché il campione molto vario di Darius è stato acchiappato da quei romanzetti. Comunemente quindi avrebbe un valore relativo questo aspetto.
        I Promessi Sposi sono diventati banali e noiosi nell’immaginario comune perché generazioni di insegnanti non li hanno capiti e li hanno trasmessi male, amara verità.

      • Qui non si parla del Darius-pensiero.
        Qui ho letto solo alcune affermazioni che non mi trovano d’accordo. Tutto qua.
        È possibile non essere d’accordo?

        Se poi i miei esempi (sbagliati, deboli, goffi, ecc…) non vi piacciono, pace.
        Se addirittura “rimani impressionato” perché irritano, cosa ti posso dire? Appendi la mia foto in cima al blog con scritto “Io non posso entrare”. 🙂 .

        Il sillogismo cinematografico l’hai dedotto tu. Io mi sono solo pronunciato sul caso specifico della Rowling (che sempre tu hai chiamato in causa) dicendo che in questo caso l’industria cinematografica si è interessata solo dopo il grande successo dei suoi primi romanzi.
        I guru del cinema non sempre ragionano così, è chiaro.
        Altrimenti perché de “Il seggio vacante”, sempre scritto dalla Rowling dopo la saga di Potter, finora ne è stata tratta una miniserie semisconosciuta ai più? Mi verrebbe da dire (ma non sono esperto di cinema, l’ho già detto) per via del fatto che l’omonimo romanzo (che – lo saprai sicuramente – la Rowling ha pubblicato in prima battuta con uno pseudonimo) non ha fatto i numeri di Potter. Nemmeno dopo che è stato reso pubblico il nome della vera autrice.
        Pare che il grande cinema l’abbia quindi snobbato per saltare a pie’ pari sul nuovo filone degli “Animali fantastici”.

      • Ho detto che i grandi, quelli immodesti, cercano di scrivere in modo che il lettore sia costretto a seguire il loro flusso di parole e pensiero, esattamente come predisposto da lui sulla pagina.

        Tu allora hai commentato dicendo che «se ho capito bene, il grande scrittore è destinato solo a pochi eletti che leggendo capiscono “esattamente”. Gli scrittori umili e modesti, invece, sono destinati alle grandi masse che devono accontentarsi di interpretare, perché non possono capire l’esatto significato».

        Io ti dico che Rowling (o Dan Brown) scrive per le masse portandole nel suo mondo immaginario «esatto», e tutte queste masse capiscono l’esatto significato delle sue parole. A questo punto la Rowling non ti va più bene, perché è un esempio che contraddice quello che hai tu stesso scritto. La Rowling è una grande scrittrice per le masse, sono i fatti a dirlo, non Helgaldo o Darius. Allora tu neghi i fatti, questo è irritante, e ti inventi che se non ci fosse stato il cinema chissà se diventava così famosa. Ma se tu hai potuto vedere i film di Harry Potter senza aver letto i suoi libri, è proprio perché lei ha una scrittura esatta che può finire sullo schermo e le sue storie essere comprese anche se condensate in due ore di proiezione e viste da chi non ne sa nulla della sua saga.

        Pur di aver ragione ti inventi anche irrealistiche indagini statistiche. Cosa si può ottenere chiedendo a gente comune, che fatica a leggere anche solo poche righe su internet, di esprimersi su una pagina di Manzoni? Ma lo stesso vale se gli chiediamo di spiegarci la termodinamica. L’uno e l’altro sono due esempi sciocchi, ne convieni?, lontani da qualsiasi realtà, sono situazioni estreme. Interroghi gente comune su questioni specifiche. Ma su questioni specifiche puoi interrogare solo gli esperti. Altrimenti che dato ottieni? Che Manzoni e la termodinamica sono «illeggibili» ai più. E invece Manzoni si legge già alle medie, e la termodinamica si studia al liceo. Altro fatto evidente. Mi irrita che tu, pur di darti ragione, fai subito esempi estremi (tra l’altro, proprio perché estremi, facilmente ribaltabili). Per parlare di buona scrittura dobbiamo scomodare il lancio di un satellite? E le scie chimiche non riusciamo a inserirle in questa discussione? Peccato, ci starebbero bene.

        Si può parlare davanti a una pizza, ma non usando sempre e solo esempi estremi e fantasiosi. Anzi, più le tue osservazioni saranno comuni, basate sull’esperienza condivisa anche da altri, più diventeranno valide. Almeno cerca di non negare la realtà: Manzoni si legge a scuola e la Rowling è amata da un numero sterminato di lettori in tutti i continenti. Qui non si tratta più di scrittura o del mio post, si tratta di aderire alla realtà che ci circonda. Poi ci sono anche quelli che credon che l’Io sia l’unica realtà esistente. Io li mando alla Santa Rosa per accertamenti, poi vedremo.

      • Non mi sembra di essermi inventato nulla, “pur di aver ragione”.
        Stavo solo esponendo le mie opinioni, tutto qua.
        Se poi sono irritanti, non ci posso fare nulla. Vedrò di starmene fuori come i cani dal panettiere 🙂 .

        Al di là dei miei esempi estremi, goffi, deboli e banali, penso che la questione sia tutta qua:
        http://retroblog.tredplanet.net/conoscenza-mutua-conoscenza-comune/

      • E concludiamo con l’autocitazione, apoteosi dell’Io!

        La questione sta tutta nel tuo post? Non ne rimane fuori nemmeno un pezzettino?

        Uomini di fatica, fuochisti, affini ecco a voi il Darius-pensiero in tutto il suo perfetto splendore. E di cui noi siamo solo misere e incomplete emanazioni. 😀

  4. Tiziana

    Per leggere i commenti di tutti da Marina ci vuole tempo, è seguita e commentata.
    Sono d’accordo su questa frase:
    La sua conclusione è che le parole devono fare bene il loro mestiere e accreditarsi da sole senza bisogno di una bàlia che le giustifichi o le spieghi.
    Però ora dimmi:
    “Quando è che le parole fanno il loro mestiere?”.
    Vorrei una risposta da chi è scrittore.
    Da lettrice la so.

    Altra cosa:
    “Come mai quando succede di confrontarsi leggendo lo stesso libro ognuno ti dirà impressioni diverse? A volte contrastanti con quello che l’autore voleva trasmettere. È un male? Oppure ognuno ci vede qualcosa di differente?
    Ti faccio l’esempio pratico della lettura di Billy Budd. Non sempre collimavano le impressioni.
    Vorrei una risposta da chi è lettore, se vuole pure chi è scrittore.

    • “Quand’e che le parole fanno il loro mestiere?
      Da lettrice lo so.”

      Se lo sai da lettrice è perché a monte c’è uno scrittore che ha usato bene le parole. 😉

    • Brava, prendiamo Billy Budd, che conosciamo bene per spiegarci: mentre leggevi ti sei fatta un’idea chiara di chi sia Billy Budd e John Claggart? Del capitano, degli altri personaggi secondari? Hai seguito la storia dall’inizio alla fine, la sapresti raccontare? Hai compreso le personalità dei tre protagonisti, il ruolo che hanno sulla nave? Perché è successo quello che è successo? Se sapessi disegnare, magari sai disegnare, riusciresti a disegnare il volto, il vestito di Billy Budd? Riesci a immaginartelo in cabina dal capitano o sul ponte della nave? Lo vedi chiaramente con l’immaginazione mentre compie una manovra sull’albero? Ti stupisce che Billy Budd non sappia difendersi a parole nel momento in cui ne ha bisogno? Se a tutte queste domande risponderai sì vorrà dire che Melville ti ha portato per mano dall’inizio alla fine del libro e tu l’hai seguito volentieri perché le sue parole ti hanno raccontato una storia vera, che potrebbe esistere con queste persone e non con altre. Se improvvisamente Billy diventa malvagio e Claggart un uomo onesto e leale, qualcosa ti stonerebbe. Allora vuol dire che le parole usate da Melville hanno raggiunto lo scopo.
      Pensi che ci possa essere qualcuno che ha letto con noi la storia che possa avere interpretato diversamente ruolo e trama dei suoi personaggi? Poi a qualcuno può non essere piaciuto il libro ma sicuramente tutti l’hanno compreso come Melville voleva che fosse compreso.

      • Tiziana

        Rispondo sì a tutte le domande mentre invece non c’è nessuno che ha interpretato diversamente i personaggi e la storia. Melville è riuscito a farsi capire. Con l’esempio è più chiaro per tutti.

  5. Mi metterò nei panni di tutti i grandi che hai citato. Immodestamente.

    • Tiziana

      Modestamente non sono una scrittrice e non posso mettermi nei panni di entrambi.
      P.s. non hai risposto, o forse è un segreto degli scrittori non svelare il segreto di usare bene le parole.
      Continuerò a leggerlo per scoprirlo. 😉

  6. Se la platea non ride, è colpa della tua barzelletta o di come l’hai raccontata. Soprattutto di come l’hai raccontata.

    • Tiziana

      Concordo.
      Il tuo è un esempio facendo un’analogia con la barzelletta. Perfetto. Sei l’unica che ha spiegato anziché girarci intorno.
      Se le tue parole non arrivano al lettore, hai sbagliato, hai utilizzato parole errate. Le impressioni di cui dicevo sopra possono variare, ma se è oggettivamente ben scritto, sarà apprezzato, anzi arriverai a far passare il tuo messaggio al lettore.
      Perché non ha funzionato? Perché non ha riso alla mia barzelletta?
      Perché non era ben scritta(anche la barzelletta). Lo scriver bene non è nei paroloni, che se li conosci e li sai mettere non fanno orrore, ma nel raccontare quella storia in quel modo. Quale? Scrivendolo con cura, rileggendolo, facendolo leggere e dubitando che abbiamo scritto un capolavoro. I capolavori frenano la scrittura. Chi si cimenterebbe dopo un successo di copie vendute? Tutti i veri scrittori poiché sanno che non si arriva mai anche se qualcosa l’hai ottenuta. Dura, eh? Nessuno ha detto che fosse stato facile.

      • Michele, 😀 per il filmato, sul resto la penso come te.

        Tiziana, ho semplificato, ma il mio pensiero è quello. Riguardo i paroloni, sì, possono benissimo funzionare nella “barzelletta” adatta, stonano quando sono usati senza criterio. Il grande scrittore sa quando e come per ogni parola.

        Darius, credo l’equivoco nel tuo ragionamento sia la definizione di pubblico e il pubblico di uno scrittore non è diecimila italiani a caso, ma diecimila italiani che leggono. E poi ci sono i diecimila italiani che guardano il film, uno dei motivi per cui i film sono sempre diversi dal libro.

      • Nel pubblico di diecimila italiani che leggono non ci sono mai sempre e solo diecimila italiani che leggono e capiscono esattamente quello che vuole dire lo scrittore.

        Ci sono lettori che leggono e capiscono. Ci sono lettori che leggono e interpretano le varie sfumature.
        Nelle varie interpretazioni, ci sono i lettori che si avvicinano molto a quello che voleva dire lo scrittore. E ci saranno sempre quelli che si allontanano molto.
        E dalla propria interpretazione (più o meno corretta), ogni lettore trae il suo personale apprezzamento dell’opera.

      • Tiziana

        Se un lettore non comprende ciò che ho scritto, sono IO che l’ho redatto male. Sono IO che non l’ho condotto dove volevo IO.
        IO conduco il gioco, perché IO sto narrando, il lettore è catturato se tu lo intrappoli nelle tue parole.
        Dare la colpa al lettore di non avermi compreso ciò che volevo esporre è come nascondere che l’ho scritto male. Cosa vuoi coprire? Quando scriviamo bene il messaggio arriva diretto e senza duecento interpretazioni o fraintendimenti.
        P.s. meglio la pizza a ‘sto punto, a forza di parlare mi è venuta pure sete. 🙂

  7. Tiziana

    Simo, ho apprezzato il paragone con la barzelletta, già l’avevo detto ieri.
    Rende l’idea benissimo. Io sono per gli esempi pratici, il tuo lo era. 😉

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