Domande (forse) per scrittori

È possibile sentire più intimità nell’estraneità che in un incontro tra amanti?

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17 risposte a “Domande (forse) per scrittori

  1. Grilloz

    Sì, forse sì, in certi scambi di sguardi tra sconosiuti. Sai quando uno guarda l’altro e appena si incrociano gli occhi entrambi distolgono immediatamente lo sguardo. Ecco, quell’istante, un battito di ciglia.

  2. Mi sa che dovrò sperare nelle osservazioni femminili, dove ci si mette maggiormente in gioco… Noi uomini siamo davvero capaci d’intimità nell’estraneità, quando a volte non ci riusciamo (e non ci interessa) neppure come amanti? 😀

  3. Luz

    Un parere femminile (altamente opinabile): esistono fra esseri umani scambi di energie che trascendono la materia. Vale in tutti i casi di comune empatia, ma anche semplicemente fra due intelligenze affini. Lo spazio diventa relativo, perché tra affinità ogni distanza si annulla.
    Non sempre l’amore ha questa esclusiva, è qualcosa che pertiene piuttosto l’anima, il soffio vitale dei greci, quella cosa che peserebbe appena 7 grammi.
    L’esperienza rende in grado di individuare questi fenomeni, riconoscerli, “oggettivarli” e gestirli.

    • A me sembra che l’attuale tendenza a relazionarsi virtualmente in maniera diffusa e con estrema facilità porti a riconoscersi come simili molto più che in altre epoche. Se l’occasionale incontro con uno sconosciuto, magari al bar o nello scompartimento di un treno, poteva tramutarsi in un’intimità vincolata a un intervallo di tempo molto breve, oggi anche tramite i social, e a volte anche grazie all’anonimato, si moltiplicano le occasioni per scoprire più affinità con chi è lontano rispetto a quelli che ci circondano nella vita reale.

      Penso a un caso concreto. Mi basta dire in un social che amo la cucina macrobiotica, le strisce di Mafalda, la saga di Harry Potter, il gioco della dama e rispetto al passato attraggo persone con un interesse simile dal quale mi è facile partire per giungere ad altre affinità in cui lo spazio, ma anche il tempo, non pongono più limiti. Magari sbaglio, ma ho la sensazione che sia questa ormai – l’intimità nell’estraneità – la modalità dominante in questi tempi. E se quello che ho detto ha un senso, mi chiedo se gli scrittori, riproducano nei loro scritti questa modalità di incontro tra i personaggi.

      Oggi Romeo non deve più intrufolarsi alla festa dei Capuleti per incontrare un’estranea di nome Giulietta. Può incontrare molte più Giuliette a lui affini parlando di sé in un social, nascondendo la sua identità (cosa che peraltro avviene anche in Shakespeare, a pensarci bene). Se intimità ed estraneità venivano una volta viste come eccezionalità, incontro fortuito del destino, oggi ottengono l’effetto opposto. Parliamo naturalmente e più intimamente con chi ci è estraneo, che con quelli di casa, con cui dovremmo essere intimi.

      Rispondo a Luz ma mi rivolgo, ovviamente, a tutti.

      • Grilloz

        In fondo già il Cyrano è la storia di un amore virtuale, dove Cristiano è l’avatar del protagonista.

      • La letteratura, il cinema, anche la quotidianità, sono ricche di «trame» basate sull’intimità con sconosciuti. Che si reggono anche sulla falsa identità. Cyrano è un esempio. Ma credo che nella vita di tutti noi troviamo queste affinità, di solito le cerchiamo. Basta un libro «galeotto», magari poco noto ma apprezzato da entrambi gli sconosciuti e scatta qualcosa che non possiamo esplicitare con persone più vicine a noi fisicamente.

      • Luz

        Mah, l’interesse attorno a un argomento, anche comunissimo come le ricette di cucina o la saga di Harry Potter, può generare l’opportunità di “fare comunità”, ma l’affinità è un’altra cosa.
        Un esempio personale: gestivo anni fa un forum in cui si andava dalla letteratura all’arte, al cinema, alle chiacchiere quotidiane, ai viaggi, ecc. Non ho mai voluto che fosse “troppo frequentato”, pochi e sceltissimi, insomma. Ebbene, fra quelle 15/20 persone assidue nacquero amicizie, con tanto di ritrovi molto simpatici, nacquero affetti – qualcuno anche troppo profondo – ma col tempo, e direi col morire della stessa piattaforma-forum un po’ ovunque, tutto si sgretolò miseramente.
        La cosa stupì perché io per prima, che avevo fortemente voluto un mio “luogo virtuale” che a un certo punto era diventato una seconda casa (un errore non da poco questo), per quanto ogni giorno lavorassi strenuamente per gestire equilibri, armonia, interessi da tenere sempre vivi, mi resi conto che si era nel virtuale, che questo aspetto non era “a prescindere”, anzi. E si trattava di account con tanto di nome e faccia reali, eh.
        La scrittura era nel forum un mezzo potente, che filtrava tutto e aveva due volti, quello di rivelare molto di sé ma anche quello di distorcere una verosimiglianza di rapporti.
        Tornassi indietro, rivivrei quell’esperienza con molta leggerezza, con distacco, perché quando stai fisicamente male per qualcuno o qualcosa, e questo non riguarda la tua sfera quotidiana, reale, ma una piattaforma web, allora c’è qualcosa che non va.
        Concludendo, sì, il tuo discorso sull’opportunità oggi di imbattersi in centinaia di persone che percepisci come “somiglianti”, non fa una piega. Ma se entri nel merito, se ti spingi nel profondo di questi rapporti, questi si svelano per ciò che realmente sono.

      • La conclusione del tuo commento – se entri nel merito, se ti spingi nel profondo di questi rapporti, questi si svelano per ciò che sono realmente –, mi viene da applicarla soprattutto nei rapporti con chi ci è vicino. Anch’essi nel profondo possono far emergere estraneità, che poi sono il succo della maggior parte delle storie che ci appassionano. Rapporti familiari, d’amicizia, d’amore regolare o clandestino, spesso nascondono solitudine, incomprensione, ipocrisia ed egoismo. I libri, le pièce teatrali, i film spesso svelano questi rapporti falsi. E a volte è proprio l’estraneo che si incrocia nella storia, a far crollare le certezze a cui ci si aggrappava.

        L’intimità non porta necessariamente alla passione amorosa o anche solo affettiva. Penso alle tante corrispondenze che hanno intrattenuto gli scrittori, dove si rintraccia una forte intimità tra persone che non si potevano incontrare, ma che condividevano una sensazione, uno stile di vita, una scelta difficile, anticonformista o dolorosa, un pensiero filosofico. Forse va tracciato il confine dell’intimità tra estranei. L’ambito in cui si raggiunge una reciproca conoscenza «perfetta», e quello dove invece non è saggio spingersi.

  4. Luz

    “L’intimità non porta necessariamente alla passione amorosa o anche solo affettiva. Penso alle tante corrispondenze che hanno intrattenuto gli scrittori, dove si rintraccia una forte intimità tra persone che non si potevano incontrare, ma che condividevano una sensazione, uno stile di vita, una scelta difficile, anticonformista o dolorosa, un pensiero filosofico”.
    Condivido pienamente. Mi vengono in mente le lettere fra Leopardi e Pietro Giordani. Anzi proprio l’esigenza di questo tipo di epistolario, che in Leopardi nasceva o meglio esplodeva dal desiderio di varcare i confini del “borgo natìo”, è quella che meglio si accorda al nostro discorso. Affinità elettive, con un termine che da sempre amo.

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