Frasi fatte sì, frasi fatte no

Aprendo la posta in arrivo mi ritrovo un quesito che mi inchioda da parte di una blogger:

 

Secondo te, queste sono frasi fatte, espressioni stereotipate?

Palla al piede

Uccidere il vitello grasso

Palude mentale

Nuotare nei sensi di colpa

Andare a rotoli

 

Penso di risponderle privatamente, ma ripensandoci trovo più utile estendere la domanda a tutti quelli che passeranno di qui, perché nei blog letterari si discute spesso di stereotipi, cliché, frasi fatte – io stesso ne ho parlato in più di un post – con il rischio di confondersi ulteriormente le idee su quali espressioni convenga usare o evitare quando scriviamo.

Penso di intuire il motivo della domanda, o dubbio che dir si voglia: verrebbe giudicata scialba e banale una prosa che contenesse questo genere di espressioni; oppure sono tutti falsi problemi, «paranoie da scrittori», e dobbiamo solo preoccuparci di produrre una storia emozionante e bella senza badare a queste piccolezze?

Affronterei il problema in due fasi, prima guardando alla grammatica. Cara blogger, cari tutti, delle espressioni di cui mi si chiede un giudizio, direi che la prima, la seconda e la quinta sono espressioni idiomatiche, come tante ce ne sono in ogni lingua, il cui significato è noto a tutti. Se una volta tali espressioni avevano un senso letterale facilmente intuibile, nel tempo si sono estese al senso figurato, quindi alla metafora. Anche le altre due espressioni – palude mentale, nuotare nei sensi di colpa – sono metaforiche. Ma mentre nel primo caso, per esempio, la palla al piede si metteva davvero al condannato e l’uccisione del vitello grasso esisteva dai tempi biblici, nel secondo è il sostantivo palude e il verbo nuotare ad estendere il suo significato al figurato. Che poi la palude sia mentale, tributaria, letteraria e che si possa nuotare, oltre che nei sensi di colpa, nel nulla o nella rete – sinonimo del nulla o quantomeno del poco – dipenderà dalle scelte comunicative specifiche di chi scrive. Alcuni le capiranno immediatamente, altri le troveranno più oscure. Ma tutte e cinque le espressioni esistono, sono corrette e lecite, nessuno potrà mai censurarle a priori.

Altro problema è quello espressivo, soprattutto in ambito narrativo. E qui pesa il contesto in cui vengono usate. A mio parere, opinabilissimo, queste espressioni idiomatiche in bocca ai personaggi durante un dialogo, ci starebbero bene. «Sei una palla al piede!», va benissimo. E se invece è una frase in bocca al narratore, magari in terza persona, magari con un punto di vista asettico? Qui la faccenda si fa più delicata, dipende dalla sensibilità e consapevolezza letteraria di chi scrive. Un fatto è certo: quelle frasi sono la prima scelta che viene in mente, proprio perché linguisticamente diffusa. Esprimevano una volta, ma ora esprimono meno. In fondo risolvono un problema comunicativo, semplificandolo. Sono una sorta di formula breve per dire un concetto a volte complesso, contraddittorio, dove occorrerebbe una quantità maggiore di parole per renderlo specifico. Essere una palla al piede dice sì tutto, ma lo dice genericamente. Forse uno scrittore potrebbe avere bisogno di dirlo con una sfumatura particolare o inusuale che quella espressione idiomatica non è in grado di raggiungere. Perciò ha senso cercare altre forme espressive, non ingabbiate nella lingua comune.

Prima di tutto uno scrittore dovrebbe sempre pensare al significato letterale e non metaforico dell’espressione. Chi è che oggi è ancora incarcerato con una palla al piede, o uccide il vitello grasso per festeggiare il ritorno di un figlio uscito dal tunnel della droga? Ci sarebbe da chiedersi allo stesso modo chi è che nel 2017 esce dai tunnel reali prima ancora che metaforici. Purtroppo al confine di Ventimiglia tra Francia e Italia questo accade ancora ai migranti. Se la vostra è una storia di migranti, ecco, usarlo non sarebbe uno stereotipo. Insomma, dipende dal contesto.

Io ti risponderei così, cara blogger.

 

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8 commenti

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8 risposte a “Frasi fatte sì, frasi fatte no

  1. Una domanda:
    Deve usare tutte queste frasi in un manoscritto? Oppure è una domanda generica? Non amo le frasi fatte in eccesso, solo se serve al testo. Si può esprimere in un altro modo. Dipende. Prima di metterle leggerei bene cosa stai narrando. Anche da cosa stai scrivendo. In un post ci può anche stare se stai su un tema leggero, colloquiale, su articoli, racconti, romanzi, li peserei.

    • Infatti Tiziana, dipende sempre dal contesto e dall’obiettivo che ci si prefigge scrivendo. L’importante è avere la consapevolezza della scelta linguistica che si effettua in rapporto anche all’intenzione espressiva che si vuole dare alla prosa.

  2. Non so, se ne leggessi una, forse, neanche ci farei caso, ma se tutte insieme fossero utilizzate all’interno di uno stesso testo, alla fine, penso che mi stancherebbero e non mi farebbero una buona impressione.

    • Sono andato a rileggermi il thriller per frasi fatte: quasi tutte, se prese alla lettera, ci riportano indietro di minimo cent’anni. Fa uno strano effetto, prova anche tu a soffermarti su quei significati propri. Effettivamente ti accorgerai che è una prosa povera e superata, ti farà una pessima impressione come di chi scrive con manierismo senza dire niente. Basta qualche riga per identificare al volo la differenza tra una scrittura valida e un’altra senza vitalità.

  3. iara R.M.

    In proposito, ricordo l’esercizio, utile e divertente, dove abbiamo tentato di scoppiare le coppie note per creare nuovi modi di dire. Non credo al divieto assoluto di usare certe espressioni, perché magari, fatte pronunciare da un personaggio in una certa situazione potrebbero anche andare bene, ma penso a quanto sarebbe bello guardare la realtà e inventare nuovi modi di dire che possano segnare un’epoca e restare a memoria nel tempo.

  4. fabio painnet blade

    Le frasi fatte tratte da un patrimonio culturale (biblico nel nostro caso, ma anche storico) hanno un valore universale , per le altre ci vorrebbe una bella svecchiata o una rivisitazione aforistica. Ad esempio ‘affogare nei sensi di colpa’ l’ho visto usare da grandi autori in maniera efficace: ‘ i sensi di colpa lo soffocavano”; ‘ emerse con affanno da un oceano di colpe mai riscattate’ e così via. Oppure: la sua era una palla al piede ma per disdetta non si chiamava Schiaffino (oggi diremmo: non si chiamava Messi, o Maradona) . Insomma non tutto ciò che è vecchio deve essere necessariamente buttato al macero.

    • Quella di modificare coi tempi attuali è una buona idea. Anch’io ho detto che si possono esprimere in un altro modo. Buttare le frasi fatte no, ma ammettiamolo che in eccesso o metterle lì in modo troppo colloquiale non è sempre funzionale. Gettare tutto no, salviamo qualcosa o modifichiamolo. La bravura degli scrittori sta lì.

  5. fabio painnet blade

    Sì, nell’innovare, modificare con originalità, rischiare…

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