Qualcosa di nuovo sull’amore

Questa cosa che tutto è già stato scritto da Omero, da Dante, da Shakespeare, e perciò quello che possiamo fare noi che siamo venuto dopo, molto dopo, consiste solo nel trovare nuove forme per dire le stesse cose che sono state dette da quelli che hanno avuto la fortuna di essere venuti prima, ma sarà poi vera fortuna?, ecco a me questa storia non mi convince affatto.

Prendiamo per esempio l’amore, un tema universale, che figurati cosa si può dire di nuovo sull’amore. Innanzitutto ci sono le mail, che prima non c’erano. Non è che Dante poteva scrivere una mail a Beatrice. E poi c’è la rete, che prima non c’era, e puoi comunicare un sentimento forte, qui e ora, a un altro essere dall’altra parte del mondo, lì e ora. E anche questo non c’era, non è che Dante poteva scrivere una mail a una Beatrice indiana, americana, peruviana, australiana, groenlandese, che nemmeno sapeva che esistessero altri continenti. Per lui c’era solo inferno, purgatorio e paradiso. Quindi, perché negarlo, siamo messi meglio noi, nelle lettere d’amore rispetto a Omero, Dante, Shakespeare, questo bisogna pur dirlo per onestà intellettuale o almeno geografica.

Eh, ma uno dice: sì, però loro hanno scritto parole memorabili sull’amore, che noi neppure a starci cent’anni riusciremmo a esprimere, non è una questione di mail, di continenti, di progresso tecnologico. Ma infatti, dico io, non è una questione di mail, ma nemmeno di Dante. Non è che possiamo qui e ora intendere l’amore come lo viveva Dante pensando la sua Beatrice. «La sua Beatrice», questo è l’amore per Dante in una certa fase della sua vita.
Qui e ora, addì 20 luglio 2017, non è che dobbiamo parlare «alla sua Beatrice» in altri modi ma con lo stesso spirito, ma possiamo parlare – l’amore non è mai un dovere è sempre un potere – alla nostra Elisa, Martina, Simona, Paola, scegliete voi il nome che più vi sta a cuore, ma vale anche per le signore, scegliete i Marchi, i Giovanni, gli Stefani che più vi ispirano, inoltre Beatrice
non avrebbe potuto rispondere perché non sapeva scrivere, ma se avesse saputo scrivere chissà a chi avrebbe scritto, non è detto proprio a Dante, magari a un ragazzino, un garzone di bottega, e soprattutto cosa gli avrebbe detto o confessato, mi sono perso nella frase ma sicuramente voi che cogliete sempre tutto al volo avrete compreso ugualmente.

Perciò oggi, 20 luglio 2017, dopo la lettura di questo post – io lo dico per voi perché questo è un consiglio di scrittura che non lo trovate sui manuali a pagamento mentre io ve lo offro gratuitamente, perché l’amore è gratuito, e sull’amore a pagamento ci possiamo, se volete, se interessa, tornarci un’altra volta; dicevo, dopo la lettura di questo post potete (non è certo un obbligo) scrivere una mail d’amore alla persona che amate, oppure – che è ancora meglio, cosa nuova e inaspettata – a una persona che potreste amare, ma non glielo avete mai detto per i tanti motivi per cui certe cose non si dicono. E potreste immaginare, perché uno scrittore che non ha immaginazione dovrebbe fare il politico che lavora con le parole ma non con il cuore e la fantasia, potreste immaginare di andare al primo appuntamento con il destinatario della vostra mail. E raccontargli nella mail il vostro stato d’animo mentre andate al primo appuntamento, i vostri timori e le vostre speranze che nasceranno da questo primo incontro, che magari avete fissato davanti a uno stadio vuoto, al cancello 22, per esempio, in modo che se lei o lui verrà all’ora stabilita, vorrà già dire qualcosa sull’amore, di nuovo e non verbale, che né Dante, ma nemmeno Omero, e neppure Shakespeare hanno detto a Beatrice e a tutte le altre. Che al cancello 22 dello stadio vuoto, oggi 20 luglio 2017, ci siete solo voi e lei o lui, o lui per lui, o lei per lei. E quello che vi dirà lei o lui, se verrà, ma anche se non verrà, ma vi scriverà per mail il motivo o i motivi per cui non è venuto, non è potuto venire, non se l’è sentita di venire, sono sicuro come del mio stesso nome – io mi chiamo Helgaldo – che non l’ha vissuto né detto né raccontato nessuno in tutta la storia dell’umanità da Adamo ed Eva in poi, che anche loro qualcosa si saranno pur detti al primo appuntamento davanti al cancello 1 del giardino che Dio gli aveva appositamente progettato, che se se lo fossero scritto sapremmo qualcosa in più sull’amore.

Perciò questa è cosa nuova sull’amore, mai nessuno l’ha scritta, ne sono sicuro, perché se non la scrivete proprio voi e proprio oggi 20 luglio 2017 non verrà mai alla luce. E poiché è una cosa nuova, ed è la vostra esperienza sull’amore, se non la scrivete, domani non lamentatevi che non si può dire nulla di nuovo in nessun campo. Perciò dovete scriverla, ma non per pubblicarla. Non dovete scrivere qualcosa di nuovo sull’amore per pubblicarlo, perché sarebbe qualcosa di nuovo a scopo commerciale. Scrivetelo e basta, e poi speditelo. Solo così, se rischierete tutto questo, mettendoci cuore e cervello e onestà di sentimenti, potrebbe anche succedere che ne esca qualcosa degno di Omero, Dante, Shakespeare, quindi della letteratura alla pari di un sonetto o un verso, anche se sarà contenuto in una vile mail. Ma se seguirete le indicazioni di cui sopra scoprirete che una mail non è altro che un supporto come lo è stato il papiro o la carta, per esprimere concetti nuovi. E in più del tutto vostri, che li avete nell’anima ed è il momento di esprimerli, cari scrittori.

 

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17 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

17 risposte a “Qualcosa di nuovo sull’amore

  1. Tempo fa mi ero messa a scrivere un post poi stava diventando troppo intimo, era sull’amore necessario, su mio marito, e alla fine l’ho copiancollato in una mail e mandato a mio marito al lavoro. E niente blog: troppo intimo, anche per me che mediamente sono poco riservata.

  2. Meglio di no. Meglio non scriverlo, meglio non inviarlo, non verrebbe capito, non vuole essere capito.
    E forse non ha neppure senso se viene recepito male o addirittura fastidioso.
    Non scrivete e non inviate più, si passa per ridicoli dopo averlo fatto più volte.

    • Mi chiedo cosa pensava di sé stesso Leopardi quando scriveva A Silvia. Che poi non so se le scrisse veramente, o le dedicò la poesia con la mente soltanto. Forse anche lui, come tutti, si sarà sentito incompreso o ridicolo. Anche questa infelicità dovuta all’incomprensione fa parte del tema dell’amore. A volte però si è compresi, per fortuna.

    • Simona C.

      Leopardi: timido stalker di gran classe.

      Tiziana, pensa a quante storie producono anche gli amori incompresi e i cuori spezzati per gli scrittori, ma pure per i musicisti, quante canzoni ne parlano…

      • Non serve leggere gli scrittori e ascoltare i musicisti, si vive sulla propria pelle. Tramite loro possiamo sentire le stesse sensazioni che vogliono trasmettere. Gli scrittori e i musicisti sono su un altro livello…

  3. Cosa inventiamo quando inventiamo l’amore

  4. Io l’ho scritta, ma il tasto “invia” non l’ho premuto, anzi sai che faccio? premo “canc” e non se ne parli più!
    Una pagina di amore senza coraggio.

    • Pazza e criminale! Con il tuo gesto ci privi di una pagina importante, decisiva per le nostre vite. Basta cambiare un nome, limare un pensiero, elidere una frase, e hai una pagina non scontata da offrire in un romanzo, in un racconto a noi lettori che non leggiamo per ingannare il tempo, ma per ingannarci e continuare a vivere. Senza nessun riferimento preciso a una persona, ma sicuramente a un sentimento. Non saranno i soliti dieci consigli di scrittura o la strategia di marketing sui blog a salvarci dall’insensatezza del vivere, ma leggere qualcosa che ci tocca, in cui ci riconosciamo. Come possiamo dirci scrittori autentici se non abbiamo il coraggio di esprimerci sulla pagina? Non so, il tuo atto censorio mi ha fatto ricordare il dialogo tra Ettore e sua moglie (non ricordo il nome di lei), col figlioletto in braccio. Pensa se Omero avesso censurato quella scena, quel dolore, quell’amore: oggi saremmo meno umani, ci mancherebbe qualcosa. Ci mancherebbe un po’ della nostra famiglia, un po’ del dovere sociale, un po’ del destino a cui andare incontro a testa alta, un po’ di quello che rende Ettore Ettore e quindi l’uomo uomo. Poi occorre celare se stessi, ovvio. La manifestazione particolare non interessa a nessuno. Ma se c’è un nucleo vitale, negarlo ai lettori è negare il proprio ruolo di scrittori o di poeti. Perché scrivere, altrimenti?

      • Non è così facile raccontare la verità facendo finta che non ci sfiori nemmeno; essere autentici senza sembrare narratori autobiografici.
        Sentire, provare certe sensazioni e cambiare nomi e riferimenti alle cose per mostrarle nascondendole. Un ossimoro di tutto rispetto per dire che non ce la so.

      • Non si tratta di sostituire meccanicamente ma di attingere alle proprie fonti più profonde. Al di là dei casi personali, Proust o la Ciabatti, che è la ciabatta di Proust, si possono dire scrittori perché attingono alla propria esperienza e non solo ai libri che hanno letto. Ma questo lo possiamo fare anche noi, il risultato poi probabilmente sarà disastroso, ma meno disastroso che scrivere sensazioni masticate solo da altri. Non sarà per questa rinuncia, timidezza, pudore, tra l’altro giustificato, che non siamo mai soddisfatti di quello che scriviamo e di quello che leggiamo scritto da altri?

      • Sicuramente ci sfiora se narriamo un sentimento, un fatto vissuto.
        Si può rielaborare. A meno che sul libro non ci sia scritto biografia, il resto sarà una parte del nostro vissuto o di ciò che hanno visto i nostri occhi. O con la fantasia, ma pur sempre ti sfiora. Se non ti dà a te per primo quell’emozione, non si può pretenderla che la provi il lettore.
        Uno qualsiasi appunta frasi carichi di emozioni per se stesso.
        Uno scrittore lo fa per se stesso e per gli altri portandolo nel suo mondo, biografico o fantastico è irrilevante.

      • Anche una biografia è sempre una rielaborazione della vita, quindi in tuo discorso vale sempre per chiunque scrive.

    • Luz

      Concordo con Helgaldo, perché gettare via?
      La scrittura ha bisogno sempre di verità. Ieri sera ho visto un discreto film che riguarda proprio questo: un giovane scrittore che fa della propria vita l’oggetto di una narrazione di grande successo, senza orpelli. Una storia vera, sofferta, in cui a un certo punto lo spettatore dubita che quello che scrive sia poi la verità, perché appare così estrema. Il giovane ne prende coscienza ed elabora un principio sul ricordo. Sul diritto di ricordare in un certo modo a dispetto della consegna di una verità a tutti i costi.
      Vabbè, ho fatto un volo pindarico. 🙂

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