Archivi categoria: Moleskine

Annotazioni varie, appunti, idee, stimoli creativi per la scrittura

Scrivere di getto o progettando, ma anche riciclando

Scrivo di Getto. Impetuoso, non sai dove andrà a parare, curioso, capace di sorprenderti, uomo di pancia, viscerale. Irrazionale, direi irragionevole. Va a zig zag, a tentoni, goffamente sicuro di sé, in realtà assolutamente inattendibile, si fa guidare dall’istinto. Imprevedibile: quando lo rileggi è capace di sorprenderti, se riparte giunge in due luoghi diversi, non sa nemmeno lui perché c’è andato. Incapace di indicarti una via, un metodo, una trama, un personaggio, un punto di vista che non sia il suo di quel momento che un momento dopo è già superato, Getto è sempre stato e sempre sarà irrispettoso, ti spruzza l’acqua in faccia senza un perché, eiacula precocemente.
Fondamentalmente stronzo, individualista, non gliene frega nulla dei giudizi altrui e anche dei propri. Mentitore, spergiuro, giuda. Traditore, se la fa con tutti, puttana, dice tutto e il contrario di tutto, stringi stringi non dice niente, non si prende nessuna responsabilità per quello che scrive, con la scusa di tirare fuori quello che è, quello che sente, quello che prova, quello che anche non prova, quello che proverà, quello che ha provato, dopo che l’hai visto, l’hai detto, l’hai letto non ti serve praticamente a niente, non ti fa progredire, non di fa retrocedere, ti lascia esattamente dove ti trovi, praticamente al capolinea della scrittura. Lo scrivere di Getto non si può analizzare, valutare, classificare, giudicare, censurare, riprodurre, copiare, copincollare. Getto è incomunicabile, la gente quando trova scritti di Getto dopo poche righe molla, desiste, si arrabbia, si infuria, poi si incazza e alla fine chiude tutto dicendo che cazzo scrivi se non hai idee, cambia mestiere, fai il panettiere. La letteratura di Getto non è vendibile, commerciabile, promozionabile, diciamo che è inabile, assolutamente antieconomica.
Getto è antipatico, egocentrico, solipsistico, edonistico, mitologico. Getto lascia gli errori di gramatica.

Progettando, invece, mi dà l’occasione per dirvi che se si vuole scrivere un testo che sia in qualche modo efficace rispetto a un certo target deve necessariamente avere delle qualità che vado ora a elencare in ordine di importanza:

1) Progettando è, diversamente da Getto, attendibile. Crede nel processo di scrittura che passo dopo passo giunge a una focalizzazione maggiore, e quindi più profonda, delle idee di chi scrive.
2) Progettando, da che mondo è mondo, determina testi più leggibili, che giungono più facilmente di Getto in fondo a un ragionamento.
3) Progettando è prudente, conformista, razionale, non gli piace sprecare forze inutilmente, è conservatore ma anche progressista.
4) Progettando acquista tutti i manuali di scrittura creativa pubblicati per verificare se i suoi appunti, spunti, osservazioni sparse, che Getto butterebbe ai quattro venti, potrebbero entrare in una trama scalettata, divisa per atti, scene, paragrafi, periodi atti a realizzare il romanzo che ha in mente da parecchi lustri.
5) Progettando è di una noia mortale; divide le sue idee in sottoidee, sottopunti, sottoparagrafi, sottoparagrafi indicati con i numeri, sottosottoparagrafi indicati con le lettere dell’alfabeto prima italiano, poi greco.
6) Progettando realizza libri che trasferiscano le sue elucubrazioni mentali esattamente nel modo in cui si sono generate, perfezionate, solidificate, cristallizzate, enumerate nella sua mente, sulla pagina.
7) Progettando è puntuale, veste classico, scrive mettendo soggetto verbo complemento, seguendo la grammatica e i consigli di progettazione di chi l’ha preceduto.
8) Progettando si rilegge, sperando di non lasciare nemmeno un errore di gramatica che inficerebbe tutte le sue belle e lustre teorie e ragionamenti.

 

Post scriptum: oggi non sapevo che cosa scrivere e allora ho riciclato un commento da un post di Salvatore Anfuso. Me ne scuso con il blogger e con i lettori.

14 commenti

Archiviato in Moleskine

Domande (forse) per scrittori

È possibile sentire più intimità nell’estraneità che in un incontro tra amanti?

17 commenti

Archiviato in Moleskine

L’aforisma rivelatore

L’aforisma è l’ultima frontiera della scrittura. I grandi, specie del passato, hanno spesso avvertito l’esigenza di confrontarsi con questa forma breve che compendia in poche parole una delle tante contraddizioni umane che potrebbero diventare materia di un intero saggio o di un romanzo.

Per lo scrittore l’aforisma è la sfida estrema, quella che non si può sbagliare. Se la sua mente pecca di lucidità o la penna di tecnica, ecco che la sentenza aforistica crolla miseramente, si sgonfia, svapora. E il lettore non si illumina leggendola.

In tutto questo è la retorica a giocare un ruolo decisivo, l’unico mezzo a disposizione di chi scrive per rendere efficace ed evidente l’intuizione che vuole trasmetterci. Insomma, l’aforisma è una materia per pochi, e aggiungerei anche fuoriclasse, gli unici che possono permettersi questo genere letterario.

Mi stupisce quindi l’aver trovato in rete una quindicenne che oltre a cimentarsi nei racconti – e che racconti, considerata la sua età!, credo sia una rarità che Helgaldo faccia un complimento simile dopo averne letti due-tre a caso, visto che a lui di solito non piace nulla – mi stupisce, ripeto, che senta anche l’esigenza di scrivere aforismi. Certo, qualcosa è ancora da perfezionare, da asciugare, e avrà il tempo dalla sua: ma già tentare è un po’ riuscirci. Ecco un bell’esempio fresco e spontaneo e inaspettato di quella «immodestia positiva» di cui ho parlato qualche giorno fa, che può portare solo alla buona scrittura, e forse all’eccellenza.

Piccoli talenti crescono.

7 commenti

Archiviato in Moleskine

Responsabilmente

Scrivere è prendersi la responsabilità del testo. Ma la responsabilità è anche una fregatura. Lo dice Marina Guarneri nel suo ultimo post sul suo taccuino-blog.

Affidiamo alla scrittura il compito di dire bene le cose, dice. Le parole che scegliamo con cura devono convincere il lettore, centrare l’obiettivo che si prefigge l’autore, giungere al destinatario nel modo non solo giusto, ma addirittura «esatto». Dice anche che gli scritti sono sentenze senza appello – in questo si aggrappa ai suoi trascorsi giuridici –, che devono portare chi legge sulla stessa lunghezza d’onda di chi scrive. Il lettore deve procedere sullo stesso asse mentale che ha portato alla creazione della storia.

La sua conclusione è che le parole devono fare bene il loro mestiere e accreditarsi da sole senza bisogno di una bàlia che le giustifichi o le spieghi. Non posso che essere d’accordo.

La quasi totalità dei commenti al suo post, invece, va in tutt’altra direzione. Il che mi piace perché mi pone come al solito, snobisticamente, nel partito dei pochi – io, Marina e forse un’altra anima nera –.

Il coro dei commenti è unanime e ben intonato. E il lettore?, si chiede. Come la mettiamo con il lettore e le sue infinite interpretazioni soggettive? La responsabilità – dicono – non pesa sull’autore che scrive, ma sul lettore che legge dando significati diversi al libro e traendone emozioni che possono variare addirittura rileggendo lo stesso libro a distanza di anni.
Impossibile quindi mettere le briglie al lettore, ingabbiarlo nel nostro obiettivo. Dieci lettori, dieci interpretazioni da un unico libro. E questa può essere addirittura una ricchezza del testo.

Questo slittamento di responsabilità dall’autore al lettore, e poi alla critica, non mi trova d’accordo. Mi chiedo: perché scrivere se non si ha potere sul destinatario? Se poi lui va per la sua strada e legge il suo libro e non il mio?

Gli scrittori alla Guarneri, che cercano disperatamente di trasmettere con parole accurate il proprio pensiero perché venga colto in modo preciso – poi si può essere in totale disaccordo con questo pensiero, ovviamente – peccano di superbia e di immodestia. Gli altri, quelli che accettano come naturale le tante divergenze nella lettura, quand’anche i ribaltamenti di significato, rispetto agli obiettivi che si era prefissato l’autore, mi sembrano invece umili e modesti. Per loro la soggettività del lettore è un dato di fatto, una variabile indipendente su cui non si può intervenire. Accettano che qualcuno li capisca e che la maggior parte li interpreti.

Cara Marina, tu però continua a essere immodesta e superba, insegui con accanimento il desiderio di condurre tu il gioco, stabilire le regole, tirare i dadi facendo sempre dodici e vincere sempre la partita. Scrivi con la stessa cura maniacale di Manzoni, di Kafka, di Poe, di Hemingway, di Calvino, di tanti.

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibile) nell’errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.

Tu credi che Eco scelga queste parole perché il lettore possa prendere altre strade se non la sua? Sii immodesta come lui. Lascia che siano gli scrittori modesti quelli in balìa dei lettori.

43 commenti

Archiviato in Moleskine

Scrivere da matti

«Tutti quelli che scrivono sono un po’ matti. Il punto è rendere interessante questa follia».

François Truffaut

 

Post scriptum: da quando abbiamo distribuito le matite per renderli innocui i nostri pazienti scrivono, scrivono, scrivono. Ho letto anche qualcuno dei loro sfoghi: compensano con l’estensione la mancanza di profondità. Nulla di interessante, quindi. Ce ne sono però due o tre, da monitorare con attenzione, che scrivono poco o niente: questi sono i più a rischio per sé e per gli altri, bisognerà  sedarli farmacologicamente.

7 commenti

Archiviato in Moleskine

Le cinque fasi della trama

Come quasi tutti sanno le fasi in cui si articola una trama sono cinque: dire, fare, baciare, lettera, testamento.

Si inizia col dire, e se ci pensate questo è talmente logico che a una lettura superficiale potrebbe sembrarvi finanche banale. L’incipit è dire, questo è un punto fermo irremovibile: poi non dite che non ve l’avevo detto.
Ovviamente, potete dirlo in tanti modi, e qui sta alla vostra fantasia e bravura trovare il modo più efficace di dirlo. Purtroppo i primi capitoli di molte trame – specie in self-publishing, questo me lo dovete concedere – dicono troppo o troppo poco. Invece bisognerebbe dire il giusto, né troppo né troppo poco. Non fate gli splendidi se non ve lo potete permettere lungo tutta la prima parte della trama; peggio ancora non siate tirchi, il pericolo opposto, e dire invece pochissimo, magari solo le vocali, «aiuo, iao iai iui eo!», perché il lettore difficilmente vi seguirà fino in fondo alla pagina. Se la vostra trama inizia con una coppia rimasta chiusa in ascensore, dite: «Aiuto, siamo rimasti chiusi dentro!», usate cioè tutti i fonemi che conoscete. Attenzione: non tutti sulla stessa riga possibilmente, non fatevi prendere da eiaculazione precoce (vale anche per le autrici) come ho visto fare una volta – purtroppo – nel self-publishing.

Bene, ora che nella prima fase avete detto tutto il dicibile, meglio ancora se dite l’indicibile, e dire l’indicibile vi proietterebbe nell’olimpo della letteratura mondiale e nazionale, anche regionale, ma lo so, non è facile dire l’indicibile, entreremmo nel campo della poesia, anche un po’ enfatica, adesso sarebbe lungo il discorso sulla poesia affrontato in questo post dove già abbiamo cinque fasi della trama, che già inizio centro fine a voi crea delle difficoltà enormi. Enormi, credetemi, in base a molti, moltissimi libri in self-publishing che ho sfogliato. E allora vi chiedo lo sforzo, so che non tutti ci possono riuscire, ma tutti ci dovete provare, di seguirmi in ognuna delle cinque fasi anziché tre. E passiamo alla seconda.

Ecco, prima hai detto? Bene, ora fai. Il fare: uno scarto repentino, un’accelerazione fulminante, seconda quarta. Una molla narrativa: dovete fare. Il lettore si era adagiato nel dire, ora lo prendete alla gola col fare. Improvvisamente. Il protagonista stata dicendo alla madre passami il sale? Ora, prende il sale, se lo getta scaramanticamente alle spalle, si toglie le calze, si taglia le unghie, apre la finestra e si lancia nel vuoto senza paracadute. Il lettore lo segue oltre il davanzale, adrenalina. Non chiedetevi il perché il percome, tranquilli. Meglio sarebbe che si tagliasse le unghie mentre cade nel vuoto, ma bisognerebbe cambiare il punto di vista in corsa, e già non è che con il punto di vista siamo messi bene, che si fa una confusione totale tra punto di vista onnisciente, saccente, primo della classe, so tutto io, e punto di vista immerso nella sicilianità, non vedo non sento non parlo. Questo l’ho trovato spessissimo nel self-publishing.

Passiamo al terzo punto: dire, fare, ora baciare. Baciare è il conflitto, la parte centrale, quella più lunga, articolata, tortuosa, finanche tortosa se ci si bacia a una festa di compleanno di lei. Qui il protagonista ha lui tutto in mano, è veramente protagonista, non come quei protagonisti, sempre nel self-publishing che sono annoiati, non sanno cosa fare, se la passano male, sono dei perdenti, sono depressi, perché non fanno niente ma dicono dicono dicono. Quindi capite perché i vostri romanzi non funzionano: non avete tenuto conto delle prime due fasi: dire-fare.

Ora siamo al climax. La torta, ricordate? Ha detto una frase, il protagonista? Ti voglio bene… mi manchi… ti amo dal primo momento che ti ho detto ti voglio bene… dal primo momento che ti ho detto che mi manchi, attenzione non fate l’errore di cambiare verbo – è il dire che comanda la prima parte –: poi nella seconda fase vi buttate dalla finestra senza dialogo.
Potremmo anche dire: dire è dialogo (cinque capitoli di dialogo), fare è non parlo più (cinque capitoli che ti butti dalla finestra). Ovvio che devi essere uscito prima dall’ascensore… L’ascensore è un esempio, ovviamente. È salire, è scendere, a volte resti bloccato. Ma non pensiamo ora all’ascensore, non perdiamo di vista la trama. Dove siamo? Al baciare, mi seguite?

Baciare. O ti bacia o non ti bacia. Ecco il conflitto nella sua essenza. Te la dà o non te la dà? Di solito nel self-publishing non te la dà. Nell’editoria tradizionale se ne può parlare: hai un contratto, dei soldi, gli paghi tu la cena di compleanno e la torta con l’anticipo dell’editore? Allora forse te la dà. Forse. Però potrebbe avere quell’aria interrogativa per via del dilemma: si sarà tagliato le unghie? Tu gli dici che l’hai fatto, se non ci crede gliele fai vedere (è importante anche il vedere nella seconda fase, ma questa parentesi non leggerla ora, la leggi dopo se no ti perdi la progressione della frase, perché voi o c’è il soggetto, il verbo, il complemento, altrimenti non mi seguite più), ecco l’importanza del fare, e lei ti bacia.

Che ti bacia o non ti bacia, baciare orienta le ultime due fasi. Ora c’è lettera, ricordi? Se c’è lettera le stai scrivendo («perché non mi hai baciato?»). Quindi: dire, fare, baciare, lettera – lei non ti bacia. Sempre. Se ti bacia è finita la storia, la gente se ne va, è rimasta delusa, le trame che finiscono bene non piacciono a nessuno, neppure nel self-publishing. Per questo lei non ti bacia, è funzionale alla trama, cioè il suo rifiuto serve per introdurti alla lettera. Ecco, in questa fase sei tu che scrivi: ta-tan! Finalmente entra in gioco la scrittura. Sai scrivere una lettera a chi non ti ha baciato? Allora sei uno scrittore, è il tuo momento. Ma non scrivere una lettera da sfigato del self-publishing dove dici dici dici. Un po’ dici, un po’ fai, un po’ baci. Ricapitoli per il lettore quello che la trama ha mostrato finora. In lettera fai letteratura, in un certo senso. Ripercorri i processi mentali che ti hanno portato a lanciarti nel vuoto tagliandoti le unghie a fianco del narratore che sa tutto lui, dopo essere uscito dall’ascensore. In lettera bisognerebbe parlare anche del tecnico dell’ascensore della ditta Mammoli che è corso a riparare il guasto. È un personaggio di secondo piano, è vero. Il protagonista poi è rimasto chiuso al terzo, non si incontra con il tecnico, non lo vede proprio. Però ci parla, attraverso l’interfono dell’ascensore nella prima fase, quella del dire. «Siamo rimasti chiusi dentro», oppure se preferisci «iao iai iui eo», ma io lo sconsiglio, anche perché il tecnico non capirebbe.

Scritta la lettera dovresti imbucarla. Busta, francobollo, mittente, destinatario, buca delle lettere. Questo è fare: compro la busta? lecco il francobollo? metto il mittente? il destinatario? vado alla posta? Ė tutto fare. Quindi? Quindi devi scriverlo nella fase due. Fai una digressione, scriverai la lettera dopo il baciare, nella lettera. Ma la logistica della busta è un flashforward nella fase due, che fa sempre colpo, non come nel self-publishing che non fa mai colpo perché hai solo la fase uno dove dici che comprerai una busta, dici che comprerai il francobollo, dici che metterai il mittente, il destinatario. Dici anche con un inciso troppo marcato che andrai alla posta a imbucarla. Poi non lo fai, e non chiudi la storia della lettera. Scriverai la lettera e poi non potrai imbustarla. E tutta la trama vacilla, non chiude. E il lettore lo capisce, e soprattutto non perdona.

E adesso il finale. Hai spedito la lettera? Lei non risponde, e tu lo sai che lei non ti risponderà mai. Forse da morto quando è già troppo tardi. L’ideale sarebbe che la lettera di risposta arrivasse mentre ti stai buttando nel vuoto, suonano alla porta, la tua mamma va ad aprire ed è il postino che le consegna la lettera con ricevuta di ritorno. Poi la mamma, con la busta in mano, ti cerca per casa e non ti trova, dove sei finito, pensa. L’unica cosa sensata che ti rimane da compiere – hai appena scritto la lettera, se sciolto, vai spedito, sei ispirato, hai la penna in mano – è fare testamento. Che è un finale già visto ma sempre memorabile. Poi vai a tavola, chiedi il sale, porta le forbici. Sipario.

6 commenti

Archiviato in Moleskine

Matti edipici

Caro Helgaldo, sei totalmente pazzo. Potrei financo innamorarmi di te, anche fisicamente intendo.

Massimiliano Riccardi

 

Post scriptum: Figura secondaria riconducibile agli schemi archetipici della cultura occidentale, alcuni ospiti della mia struttura hanno dichiarato sotto ipnosi in più sedute il desiderio di incontrare questo mitico Helgaldo in modi che vanno dal confronto intellettuale puro all’atto sessuale nudo e crudo. Tale pulsione rientra facilmente nella teoria edipica dell’incontro erotico con il genitore di sesso opposto. Nel caso del Riccardi bisognerà aumentare la dose di sedativi per evitargli un’ulteriore crisi che potrebbe giungere all’autoerotismo cronico.

11 commenti

Archiviato in Moleskine

Tanto per dirne una

Sul blog di Marina Guarneri è stato pubblicato ieri un post che non esito a definire irritante tanto appare, a mio immodesto parere, politically irriverente. L’idea che in rete tra gli aspiranti scriventi circolino già da tempo masticati argomenti del tutto irrilevanti concernenti ipotetiche tematiche deficienti, nel senso di mancanti di sostanziale originalità, mi sembra un atto di assenza di onestà intellettuale, e di lettura un po’ superficiale, per nulla cerebrale, di blogger che ci mettono anima e penna per estrarre da sé stessi, senza chiedere nessun tipo di permessi ai più noti scrittori ed editori, quelle regole eccezionali e le relative eccezioni regolari, del buon scrivere un romanzo, fregandosene altamente se sia scontato o assolutamente geniale, per cui la discussione è sempre uguale e improntata all’effetto placebo dei soliti dieci punti da seguire per autopubblicare senza il consulto di editor e di altri loschi figuri della professione editoriale.

Aggiunge inoltre la Guarneri, autoproclamatasi da ieri baricentro delle dispute scrittorie nella rete, non si sa in base a quali credenziali, nessuno infatti l’ha eletta presidente, che girino per tradizione ormai consolidata quattro argomenti virali – incipit, dialogo, cliché, punto di vista – più un ipotetico dibattito sul plagio, nuovo nella rete da un mesetto e che permette ai più quotati blogger di guardare dall’alto in basso tutti gli altri popolari che non godono di scopiazzamenti non autorizzati per mettersi al centro dell’onda lunga del momento stando almeno al suo ragionamento.

Mi dispiace, ma non concordo nella maniera più totale. Argomenti nuovi ce ne sono a iosa, per chi li vuol trovare: certo, diceva sant’Agostino che bisogna fare lo sforzo di cercare. E se si sente malmostosa, la sua critica ingiusta e annoiata, invero poco meditata, potrà trovare nuova linfa vitale attingendo a questo stesso articolo che dato il contesto attuale è sicuramente mai letto e originale, a dimostrazione che la scrittura ha una sua creatività intrinseca che non segue le mode del momento che piacciono ai mediocri che scrivono solo per dire poco, che per non dir niente serve una mente superiore o almeno una persona intelligente.

Quindi il consiglio che mi sento di darle è di plagiare il tono del mio intervento, riproponendolo sul Taccuino in un post non troppo lontano nel tempo e che diventi entro breve un tormento universale, o meglio ancora un tormentone, facendone la moda dell’estate in modo che se a luglio in spiaggia andate ricordando queste osservazioni ne potrete fare il nuovo must sociale su Facebook, su Twitter, su quel che più vi pare così che fino a settembre si occuperanno i blog di allitterazioni, rime e assonanze, dando ai like nuove speranze, con obbligo di citazione della fonte originale onde evitare la disputa se è meglio essere copiati oppur copiare.

11 commenti

Archiviato in Moleskine

Oroscopo editoriale

Ariete (21 marzo-20 aprile)
Dialoghi a sorpresa, ancora più intensi perché farneticanti, illumineranno come lampi nella notte quel romanzo ricco di cliché che state provando a scrivere da anni. Grande tenerezza e complicità tra i protagonisti della storia prima di scuoiarsi a vicenda. Dominate la voglia di mantenervi su una trama rosa, virerete decisamente all’horror. La luna consiglia un finale silenzioso: acqua in bocca ai personaggi e corpi smembrati nello stagno.

Toro (21 aprile-20 maggio)
La serenità nel mezzo della trama è un traguardo ormai irraggiungibile. Qualche rinuncia del protagonista maschile è inevitabile a questo punto: conto in banca prosciugato, niente più lavoro e anche cornuto per mano del suo mentore. Una dura prova che si rifletterà negli insulti scomposti che rivolgerà al narratore. La luna consiglia di annotare le metafore in uso negli stadi per scoprire nuovi territori linguistici inesplorati.

Gemelli (21 maggio-20 giugno)
Compleanno social indimenticabile. I vostri 25 lettori piangeranno per la commozione e insisteranno perché smettiate di scrivere. Tutte le sconfitte editoriali di questi anni vi hanno insegnato pochissimo, sperate nelle prossime. La luna suggerisce di scartare a priori qualsiasi nuova trama.

Cancro (21 giugno-22 luglio)
Paura di scrivere, ma per voi c’è anche dell’altro: il timore di esporvi e confessare le vostre inclinazioni al pubblico. Raccontare l’autobiografia di un pedofilo non sembra una grande idea, specialmente se il personaggio ha il vostro stesso nome. La luna consiglia di stare in retrovia aspettando che la trama ve la scriva qualche vescovo americano, un vero esperto di questo genere letterario.

Leone (23 luglio-22 agosto)
Il viaggio dell’eroe è il leitmovit della vostra nuova trama. Lo seguirete tra doveri, interessi, e finirà anche in prigione. Costruire un impero immobiliare partendo dal nulla e in concorrenza con il mercato è un conflitto potenzialmente interessante per un personaggio. Però fargli compiere più volte tre passi indietro con tanti auguri e senza passar dal via ucciderà la suspense. La luna consiglia che un eroe vincente debba acquistare almeno tre stazioni.

Vergine (23 agosto-22 settembre)
Scrivere vi procura una gioia immensa che vi trasforma dall’interno. Come in Alien le apprensioni maggiori per il vostro romanzo fantascientifico emergeranno verso fine stesura, dandovi bruciori di stomaco insopportabili. Ogni volta che scriverete qualcosa di nuovo voi stessi diventerete quel qualcosa. La luna consiglia di tagliare l’ultimo capitolo finché siete in tempo, o potrebbe rivelarsi per voi davvero l’ultimo.

Bilancia (23 settembre-22 ottobre)
La pubblicazione, reale o immaginaria, questa settimana sarà il vostro pensiero fisso maniacale. Difficile trovare un editore man mano che si avanza con l’età, specie per voi che da vent’anni inviate manoscritti a cani e porci. Pazienza e non violenza. La luna ricorda che solo i più saggi e i più stupidi pubblicano in self-publishing.

Scorpione (23 ottobre-21 novembre)
L’obiettivo della settimana è un dialogo lineare, sincero, libero da maschere e ipocrisie tra la coppia protagonista della storia, lasciando che i loro sentimenti fluiscano con emozione forte sulla pagina senza domandarsi che cosa ne diranno gli altri. Ma l’idea di ambientare la trama in una comune di sordomuti sessantottini non è così geniale come andate sostenendo da sempre. È il momento della concentrazione e del silenzio: la mancanza di voce letteraria si traduce inevitabilmente in un profondo senso di insicurezza sulla validità della pubblicazione. La luna consiglia mutismo e rassegnazione.

Sagittario (22 novembre-21 dicembre)
Interiormente maturo e consapevole, il vostro eroe si circonderà di gente dello stesso calibro. Bandite le teste calde problematiche e cautela nel mettere in scena serial killer e passioni estemporanee che si accendono e si spengono come un interruttore. Non è credibile che questo avvenga tra le mura di un asilo. Ricordatevi di inserire nella trama la merenda delle quattro e almeno un giro giro tondo, ma senza finalità politiche. La luna consiglia di addormentarsi con un peluche di Trudi.

Capricorno (22 dicembre-20 gennaio)
Trasformazioni nella trama e nell’ambientazione, modificazione delle relazioni tra i personaggi, cambiamenti del punto di vista, crollo di alcune certezze narrative. Buttate nel cassonetto le mille pagine già scritte e ripartite con serenità e fiducia dal nuovo incipit, perché già oggi in fondo è un altro giorno. Lasciato Rhett al suo destino, ora Rossella si dedicherà alla terra e al giardiniere. La luna vi suggerisce di farvi inseminare per rendere più realistiche le scene erotiche.

Acquario (21 gennaio-19 febbraio)
La fase più felice sarà il fine settimana perché non scriverete. Nelle altre giornate anche se partite con il piede giusto arriverete al fallimento. Non sarà la stesura, però, il vostro pensiero principale. Le tre accuse di plagio che pendono sulla vostra testa sono giunte finalmente al capolinea. Emozioni e incontri nuovi in carcere vi terranno svegli in cella a fantasticare su una nuova trama. La storia di due amanti a Verona, però, l’hanno già scritta. La luna consiglia di ragionare con la testa di Moccia.

Pesci (20 febbraio-20 marzo)
Come sulle montagne russe in questa settimana andrete su e giù leggendo le correzioni apportate dal beta-lettore ai vari capitoli del vostro inedito. Entusiasti all’inizio, riflessivi a metà, nervosi e intrattabili alla fine. Forse il vostro amico esagera a torchiarvi in questo modo. Quando la mole di congiuntivi segnalati con la penna rossa è così vasta, allo slancio creativo subentra la rassegnazione, condita con un senso di disfatta. La differenza tra il successo e il fallimento passa però dalla grammatica. La luna consiglia di non legare una corda al lampadario, potrebbe anche reggervi.

20 commenti

Archiviato in Moleskine

In verità, in verità vi dico

Dio non sa scrivere, infatti detta a Mosè i dieci comandamenti. Il Cristo invece non si sa: a volte sembra analfabeta, altre scrive sulla sabbia. Di sicuro sa leggere, perché spiega e commenta le scritture al tempio, lasciando stupiti i dottori della legge. Ma di scritto di suo pugno o dettato ad altri, un trattato sull’amore e il perdono, non ha lasciato nulla. Neanche i primi discepoli si preoccupano di scrivere: tutto viaggia con il passaparola. Il Vangelo, la buona novella, viene da ángelos, il messaggero, colui che dà il buon annuncio. Mi pare che Dio non sia interessato a pubblicare.

L’oralità è più diretta, precisa e coinvolgente della parola scritta. Sembrerebbe il contrario, che sia la scrittura a vincere sulla parola, non fosse altro perché ciò che viene scritto viaggia più velocemente e immutabile anche oltre le generazioni. Scripta manent, ciò che è scritto resta.

Ma è vero che resta? Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, francamente me ne infischio, e io pago, e poi ci troveremo come le star, essere o non essere, che la forza sia con te, questo matrimonio non sa da fare, perché Sanremo è Sanremo, capra!, capra!, capra! Quarantaquattro gatti. Il mio cervello è un magazzino di parole alla rinfusa, non di libri ben ordinati.
Il primo rapporto con il mondo avviene grazie alla voce della madre che ci culla e rassicura. Lingua madre, appunto. Poi a sei anni si viene violentati dalla scuola, smettiamo di capire perché iniziamo a leggere. Abcd…

In verità, in verità vi dico. Non ha mica detto che ci scriveva.

Post scriptum: quando una ragazza ti piace e pensi di dirglielo tramite lettera, pessima idea: il modo più sicuro per avere picche.

5 commenti

Archiviato in Moleskine