Archivi categoria: Arti e mestieri

Dove si parla del mestiere di scrivere, e gli scrittori stessi danno consigli di scrittura, di stile e giudizi sul mondo editoriale

Regole per matti

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Gli scrittori si dividono in due: quelli che seguono le regole di scrittura e quelli che le hanno capite.

Michele Scarparo

 

Post scriptum: non faccio in tempo a ripulire i muri della Scuola Santa Rosa che li trovo già scarabocchiati…

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Citazionismo

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Credevo che oggi vi avrei lasciato in pace almeno per un giorno. Pensa e ripensa, non mi venivano spunti degni di nota per il blog, neppure del tipo stupidate come i contro aforismi di ieri.

E poi mi metto davanti alla tv – oggi relax – e mi imbatto in due cartoni animati dei Simpson a inizio pomeriggio su Italia Uno. Nel primo episodio si vede una ragazzina della scuola che riceve il suo primo bacio da parte di Bart, il che costringerà la scuola a stabilire delle regole ferree che vietano ogni contatto fisico tra i bambini; e Lisa scriverà sul suo blog di ecologia, il che indurrà Michelle Obama ad andare in elicottero militare dal suo orticello alla Casa bianca fin davanti alla scuola di Springfield solo per lodarla pubblicamente davanti a tutti.

Nel mezzo di tutto questo vengono però inserite nell’episodio due incredibili citazioni cinematografiche montate a una velocità impressionante. Prima un inseguimento in skateboard tra Bart e la ragazzina, che culminerà nel bacio, e che richiama nei temi, nelle immagini, nel montaggio sulla colonna sonora di Philip Glass Koyaanisqatsi di Goffrey Reggio. Poco dopo al cinema Bart e Omar sono spettatori di un cartone animato sanguinolento di Grattachecca e Fichetto che riproduce sulle note di Ennio Morricone la sequenza del bacio di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Qualche volta, per fortuna. c’è anche un po’ della nostra Italia di cui non dobbiamo vergognarci.

Quella della citazione è una modalità che dà qualità alla narrazione, indipendentemente dal contesto in cui è applicata. Qualcuno dice, ed è vero, che un libro non è altro che una citazione di altri libri. Penso alla Divina Commedia e all’Eneide. Ma l’elenco è lunghissimo. Spesso ce ne dimentichiamo, quando addirittura non l’abbiamo mai pensato. L’evoluzione dall’aspirante scimmia allo scrittore uomo avviene anche tramite il citazionismo. L’importante è che non sia fine a se stesso ma inserito armoniosamente nel tessuto narrativo. Buon ciuccio a Maggie.

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Ma voi la usate la retorica?

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Quando non ho argomenti da proporre, copio.

MAMMA SIMPSON (canta)
How many roads must a man walk
down before you can call him a man?

HOMER
Sette.

LISA
No, papà, è una domanda retorica.

HOMER
Retorica… ehm… otto.

LISA
Papà, lo sai che significa «retorico»?

HOMER
Se io so il significato di «retorico»?

Ma voi la usate la retorica?

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Su commissione

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«Lavorare su commissione aiuta a procedere spronati. Non c’è spazio per la pigrizia».

Paolo Conte

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Breve lezione di scrittura

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Quando non so che cosa scrivere, come mi capita oggi, prendo un libro e inizio a ricopiare il testo, le idee poi arriveranno.

Ieri sera, nella bella palestra della Lisbon High School, i tifosi della squadra locale e quelli della Jay Hills sono stati insieme increduli testimoni di una prestazione sportiva senza uguali a livello scolastico. Bob Ransom, noto come «Bullet» Bob per stazza e precisione di tiro, ha segnato trentasette punti. Sì, avete letto bene. Inoltre lLo ha fatto con grazia, velocità… e anche con insolita cortesia, commettendo solo due falli personali nella sua cavalleresca rincorsa a un record che sfuggiva ai frombolieri giocatori della Lisbon dalgli anni della Corea 1953…

Le correzioni sono opera di John Gould, direttore del «Lisbon», al pezzo scritto da un giovane redattore, Stephen King, il quale imparò così in soli dieci minuti quello che non aveva appreso sulla scrittura in due anni di corsi di letteratura inglese. Una pura rivelazione quella pennona nera che eliminava il superfluo dalla sua prosa. «Ho solo eliminato i punti brutti», gli disse Gould.

Se fossi stato il direttore del «Lisbon» avrei tolto anche insieme, che mi pare superfluo, e avrei sostituito i tre puntini di sospensione dopo velocità con una semplice virgola. Ma questa è solo un’opinione.

La certezza invece è che se si entrasse una volta almeno in una redazione, anche solo sportiva, e per dieci minuti si vedesse come si lavora sulle parole per renderle disponibili al pubblico, si smetterebbe di scrivere o si inizierebbe a scrivere veramente. Stephen King è diventato Stephen King dopo quei dieci minuti, non prima.

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Come scrivere un best seller in 57 giorni

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A dispetto del titolo, Come scrivere un best seller in 57 giorni di Luca Ricci non è un manuale di scrittura creativa, anche se vi troverete parecchi consigli di scrittura a patto che il vostro obiettivo sia scrivere un best seller dai tanti milioni di copie vendute. Tra l’altro alcuni di questi consigli vi hanno tenuto compagnia sul mio blog nelle scorse settimane, e li troverete tutti taggati qui a destra con lo stesso titolo del libro.

Ma se Come scrivere un best seller non è un manuale di scrittura, che cos’è allora? È una lotta contro il tempo da parte dei protagonisti di questo romanzo che sbeffeggia un certo tipo di scrittore, magari proprio voi, per elogiarne un altro: quello che pensa a fare i soldi con l’editoria e quindi produce dei best seller anziché grande letteratura.

Per riuscire a scrivere un best seller serve un cambio di prospettiva che non tutti sono in grado di realizzare, a meno che…

A meno che non si sia costretti per aver salva la vita a scrivere un best seller in 57 giorni. Può esistere motivazione più potente di questa per scrivere un best seller?

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Dialogo quinto tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Alla lingua ci badi?
@ Rossana: Intendi le parole?
@ Cyrano: Esatto.
@ Rossana: Nemmeno per sogno.
@ Cyrano: Eppure rivestono un ruolo importante, sono le cellule del libro.
@ Rossana: Appunto. Quando mai pensiamo alle cellule di qualcosa? Perché dovremmo farlo con un libro?
@ Cyrano: Perché le parole di un libro sono sotto i nostri occhi, non c’è bisogno di un microscopio per vederle.
@ Rossana: Non me ne importa niente delle parole. Per me un libro è come un film rudimentale, ci sono una serie di immagini che escono dalle pagine. Ti ricordi quei libri per bambini con le figure tridimensionali che si alzano quando giri le pagine?
@ Cyrano: Sì.
@ Rossana: Ecco. I libri per adulti non dovrebbero essere molti diversi da quelli per bambini.

Luca Ricci

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È sicuro?

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«È sicuro?».

Questa è la domanda che Christian Szell, ex criminale nazista in incognito a New York, pone a Babe, il maratoneta interpretato da un giovane Dustin Hoffman, protagonista dell’omonimo film. La vita di Babe dipenderà dalla risposta che saprà dare a questo oscuro quesito ossessivamente ripetuto dal suo torturatore.

Cambiando argomento, incontro spesso siti internet che propongono servizi editoriali per scrittori. Si va dalla correzione delle bozze alle schede di valutazione, fino all’editing vero e proprio. In questi casi cerco di capire se hanno l’esperienza editoriale che dicono di avere, se sono affidabili, anche in vista di una possibile mia fruizione futura.

A onor del vero la maggior parte di loro ha creato anche una sezione del sito dove elencano gli autori e le case editrici con cui hanno lavorato. Non di rado quando scorro questi elenchi mi accorgo che si tratta di autori in self-publishing e/o che hanno pubblicato con una sola casa editrice per lo più sconosciuta.

Domanda: «È sicuro?».

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Niente geni, grazie

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«Dovreste mettervi in testa che uno scrittore è una persona semplice e come tale deve essere giudicato. Non deve essere un genio, né un grande pensatore e neppure un filosofo, ma solo un narratore di storie».

Erskine Preston Caldwell

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Il troppo che stroppia

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«L’editor si trova spessissimo davanti al troppo: troppe descrizioni, troppo lirismo, troppa bella scrittura, giochi di parole, erudizione, spiegazioni, informazioni come se l’autore volesse dire tutto, come se quel tutto potesse essere detto. Mentre, al contrario, l’artificio del romanzo è di far credere al tutto nominandone soltanto un’infima parte».

Claire DeLannoy

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