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Montanelli contro corrente, quarant’anni fa come oggi

Politica e cultura

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Nella sua corrispondenza di ieri l’altro da Lisbona, il nostro Cervi riferisce che Otelo Saraiva de Carvalho, il candidato delle sinistre alla presidenza della Repubblica largamente battuto da Antonio Ramalho Eanes, avrebbe un giorno esternato in tono di rimpianto: «Se avessi avuto un po’ più di letture, sarei diventato il Fidel Castro del Portogallo!». Pensate un po’ che curiose ambizioni cova quest’uomo e quante poche letture deve effettivamente avere per credere che Fidel Castro ne abbia molte.

Indro Montanelli, Controcorrente, 4 luglio 1976

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Invincibilmente con

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Oggi non possiamo essere contro. Ci sentiamo invincibilmente con. Con i friulani.

Indro Montanelli, Contro corrente, 8 maggio 1976

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Di martiri e di scocciatori

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Indispettito per il mancato accesso alla tv delle «minoranze» ch’egli rappresenta, Marco Pannella ha annunciato che da domani riprenderà lo sciopero della fame. Ed essendo risoluto, stavolta, ad «andare sino in fondo», ha aggiunto che rinuncerà anche ai tre cappuccini quotidiani finora ammessi, per convenzione, nelle diete dei digiunatori. Ne siamo vivamente preoccupati perché Pannella è uomo – bisogna riconoscerlo – capace di farlo davvero. E se la vita è già tanto difficile con un Pannella vivo, figuriamoci cosa diventerebbe con un Pannella morto. Di uno scocciatore ci si può sempre liberare; di un martire mai più.

Indro Montanelli, Contro corrente, 15 aprile 1976

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Applausi, prego

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Per dimostrare quanto il suo regime sia democratico, il segretario comunista Gierek ha chiamato i polacchi alle urne. E gli è andata male: ha ottenuto solo il 99 per cento dei suffragi. Per compensarlo di un margine di vittoria così risicato, i compagni gli hanno attribuito un’ovazione di quindici minuti, pari a quella che sigillò il trionfo di Breznev alla fine del congresso del partito comunista sovietico, ma uno scherzo in confronto ai ventun minuti filati di acclamazione con cui i democristiani del Palasport hanno salutato l’altra sera il 51 per cento di Zaccagnini. C’è poco da fare: sull’applausometro, i più forti siamo noi italiani, che non abbiamo nemmeno bisogno di un regime che ce lo comandi per farne salire l’indice alle vette più eccelse.

Indro Montanelli, Contro corrente, 31 marzo 1976

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Un angolo di mondo e il mondo

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Alla fine una notizia incoraggiante. Chiamati alle urne, i 6.500 abitanti di un paesotto degli Stati Uniti hanno eletto a loro sindaco una meretrice, arrestata ben diciassette volte per esercizio abusivo di una casa chiusa. Ecco un angolo di mondo in cui la gente dimostra di aver capito che, in una società ridotta com’è ridotta, la miglior cosa da fare è di affidare l’amministrazione a chi s’intende di bordello.

Indro Montanelli, Contro corrente, 13 marzo 1976

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Gestire o non gestare? Questo è il dilemma

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Abbiamo letto che le femministe di un collettivo milanese rivendicano il diritto di «gestirsi da sole la gravidanza». La pretesa ci sembra più che legittima, ma non riusciamo a coglierne il carattere rivoluzionario: anche le nostre mamme e nonne la gravidanza se la gestivano da sole – salvo l’intervento della levatrice all’ultimo round –, e i loro mariti si guardavano bene dal contestargliene la facoltà. Evidentemente, la richiesta delle femministe milanesi va posta in relazione all’aborto, di cui esse reclamano piena libertà. E sia. Ma usino almeno i verbi giusti. Non ci dicano che vogliono gestire. Ci dicano, francamente, che non vogliono gestare.

Indro Montanelli, Contro corrente, 11 marzo 1976

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Medici senza esquimesi

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Antonio Di Stefano è finito in galera. Ma non per bustarelle. Sfuggito all’arresto in Italia per essersi inventato una laurea in medicina e aver a lungo prestato la sua opera come assistente chirurgo nell’ospedale di Ceprano, era riparato in Canada e, pur di continuare a esercitare la sua professione, aveva piantato le tende tra gli esquimesi, di cui era diventato l’idolo per lo zelo e il disinteresse con cui la svolgeva. Chiestone e ottenuto il rimpatrio, la giustizia italiana lo ha spedito a Regina Coeli. Non riusciamo a capire il perché di tanto e così insolito accanimento. Che in un Paese dove un titolo di «Dottore» non lo si nega a nessuno si mandi in galera uno dei pochissimi che ha dimostrato di meritarlo, sarà legale, ma è anche immorale.

Indro Montanelli, Contro corrente, 6 marzo 1976

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Su tutt’altro registro

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«Una commozione profonda, fatta di risonanze innumerevoli, che diventavano riconoscenza. E un desiderio di fargli sentire che tutti gli eravamo vicini, dalla sua parte, che avremmo voluto sostenere il suo sforzo morale, e che avevamo ammirazione per lui. Berlinguer insomma era diventato un capo carismatico, non solo del suo partito, ma del Paese, e al di là del Paese, di tutti coloro che nella speranza di un vero comunismo avevano atteso questo giorno».
Questo scampolo di prosa degno di Libro e moschetto dei più ruggenti anni mussoliniani, non è comparso sull’Unità che a dire il vero queste cose non le scrive. È comparso su un nuovo quotidiano che si professa di sinistra non comunista. E reca la firma di Francesco Alberoni, giovane e promettentissimo sociologo che fino a ieri scriveva, su tutt’altro registro, sul Corriere della Sera. Ora ha cambiato casa, e possiamo capirlo. Ha cambiato idee, e possiamo capire anche questo. Ma ha cambiato anche decenza, cioè l’ha persa. E questo, di capirlo ci rifiutiamo.

Indro Montanelli, Contro corrente, 4 marzo 1976

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Estetica del crimine

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Eravamo a Tokio nel 1948, quando fummo chiamati a testimoniare la più bella rapina del secolo: una banca svaligiata senza segno di forzatura coi suoi dodici impiegati stecchiti sul pavimento senza traccia di sangue. La polizia aveva così ricostruito il crimine: un signore in camice bianco, presentatosi come ufficiale sanitario, aveva letto un bando dell’autorità che ingiungeva a tutti i cittadini di immunizzarsi da un virus mortale con una pozione che il messo portava seco. Ligi come sempre alla Legge, i dodici solerti funzionari avevano trangugiato, ed erano caduti fulminati dal cianuro di potassio. L’assassino, smascherato dopo sedici anni, era un mite pittore nostro amico: Sadamichi Hirasawa. Condannato a morte nel ’64, ora leggiamo sui giornali che ha festeggiato in prigione il suo ottantaquattresimo genetliaco, componendo festosi e rugiadosi affreschi. Ci sembra giusto. Non sappiamo se Hirasawa sia quel grande artista del pennello che dicono, Ma certamente lo è del delitto: il quale non avrà un’etica, ma un’estetica sì.

Indro Montanelli, Contro corrente, 21 febbraio 1976

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Non esiste proprio

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Riferiscono le cronache che, sorpreso nel suo ufficio dalla irruzione di una ventina di dimostranti i quali chiedevano di parlare con lui, il presidente della giunta regionale lombarda, Cesare Golfari, abbia risposto, en impromptu: «Golfari non c’è». Che un tale rinnegamento di se stesso sia stato dettato dalla paura lo escludiamo. Propendiamo piuttosto a credere che Golfari, posto così perentoriamente di fronte al problema della propria identità politica, si sia improvvisamente reso conto di non averne nessuna. Il che lo apparenta, senza ombra di dubbio, a tutta una classe politica della quale, quando se ne ha bisogno, ci si accorge che «non c’è».

Indro Montanelli, Contro corrente, 13 febbraio 1976

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