Archivi tag: Circolo Pickwick

I giorni perduti

foto_sole_nuvole

Mi raccomando Helgaldo, niente polemiche oggi, o finirai per essere antipatico: proponi quello che hai da proporre e non aggiungere opinioni. Cercherò di contenermi allora, di dirvi solo l’essenziale. E più essenziale de I giorni perduti c’è ben poca roba in giro. Mezza pagina di racconto, un gioiellino, c’è solo ciò che serve per una grande storia, si legge in un minuto. Non come certi papiri che vedo pubblicati in rete… frena, devi dire solo di chi è, nient’altro. Ah sì, Dino Buzzati, un marchio di fabbrica. oggi si direbbe un brand… Allora vuoi fare polemica a prescindere… No, è che ormai va bene tutto. Ok, ok, ritiro. Buona lettura, o rilettura, e ci vediamo nei commenti.

Che ci sarà poi da commentare in un racconto di mezza paginetta lo sai solo tu, Helgaldo.

Annunci

59 commenti

Archiviato in Leggere

L’alibi semantico di grasso

foto_maiale

Se finora il Circolo Pickwick ha analizzato racconti brevi di autori celebri e meno celebri, oggi sono costretto dalle circostanze a fare uno strappo alla regola. Volevo proporvi Goloso di Giuseppe Pontiggia, pagine stupende che dovrebbero entrare nelle antologie scolastiche di letteratura. Non ne ho però trovato traccia in rete, e devo ripiegare – si fa per dire – su una breve osservazione dell’autore comasco dal titolo L’alibi semantico di grasso. Due paginette due, una sorta di post ante litteram, dove parla di diete, con riferimenti autobiografici precisi.

Al di là del tema, che può interessare o no, ricordo che lo scopo del Circolo Pickwick vorrebbe essere non tanto quello di far esclamare «mi piace, non mi piace», quanto quello di provare ad analizzare le tecniche narrative presenti nel brano per rubare il mestiere a quelli che sanno scrivere, e sicuramente Pontiggia è uno che sa scrivere.

Credo quindi che occorra rileggere, riflettere, pensare, evidenziare, sottolineare e proporre spunti che possano essere utili a tutti nelle rispettive scritture, anche partendo da due paginette.

L’analisi del brano sotto osservazione, il quinto che trovate sull’anteprima delle Sabbie immobili, non è altro che una scusa per imparare a leggere e a scrivere con più consapevolezza nei mezzi espressivi che abbiamo a disposizione. Se vi piacerà, ma anche se non vi piacerà, non fermatevi alla superficie. Cerchiamo di scavare insieme come la parola scritta riesca a influenzare i nostri stati d’animo mentre la leggiamo.

Concludo dicendo che forse questa costrizione a «ripiegare» sulla non fiction, ammesso che anch’essa non sia in fondo romanzata – e vi lascio con questo spunto sperando che qualcuno poi ne parli nei commenti –, ha un aspetto positivo che vorrei farvi notare: quanto leggo nei vari blog sugli argomenti più diversi tratta quasi sempre temi interessanti. L’aspetto deficitario dello scritto risiede invece, non dico tutte le volte ma spesso, nel come viene trattato. Analizzare come uno scrittore dipana temi quotidiani può forse aiutarci a trovare nuovi modi per esprimerci efficacemente nei nostri blog. Buona lettura a tutti. Appuntamento nei commenti.

27 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

The box

foto_pacco_dono

Se per sventura da piccoli un incidente vi ha segnato la guancia con una cicatrice, da quel giorno qualsiasi cosa facciate nella vita una parte del vostro cervello dovrà fare i conti con il vostro aspetto esteriore cambiato in modo indelebile.

Il racconto breve che vi propongo oggi per il Circolo Pickwick è stato per me, dalla prima volta che l’ho letto, il mio racconto-cicatrice, quello che ha cambiato in modo definitivo la mai percezione della lettura e soprattutto della scrittura. Da quella breve lettura giovanile, ogni volta che scrivo un qualsiasi pensiero, che si tratti di fiction o di un semplice post, una parte del mio cervello rimette in moto le sensazioni che quel racconto ha provocato in me e che diventano lo standard in cui specchiarmi per garantirmi una buona prosa. Mi capita di leggere un romanzo che appena riposto è già finito nel dimenticatoio. Al contrario, The box di Richard Matheson, non so perché, è invece stampato a fuoco nella mia memoria letteraria.

Si tratta di un racconto di fantascienza, o almeno nell’antologia in cui lo incrociai rientrava in questo genere letterario.
Il titolo della traduzione era Il pulsante, a mio avviso più efficace dell’originale inglese. Anche se non amate questo genere di narrazione non abbiate ritrosia a leggerlo perché di fantascienza ne contiene poca. È ricco invece di dialogo, anzi al novantanove per cento è costituito da dialogo. Un dialogo dinamico ed essenziale. Quando i dialoghi presentano queste caratteristiche di solito si pensa a Hemingway. Invece si può rubare molto anche dalla tecnica di Matheson.

Se già non lo conoscete – in realtà il racconto è famoso – The box (Il pulsante) lo trovate qui. Leggerlo o rileggerlo è sempre una buona lezione di lettura e di scrittura. Buon divertimento.

 

34 commenti

Archiviato in Leggere

Il più grande spettacolo al mondo

foto_leone_dormiente

Se finora nel nostro Circolo Pickwick di lettura vi ho proposto racconti famosi di autori famosi, Calvino, Buzzati, Edgar Allan Poe – tutti classici della letteratura, tutta gente morta da tempo – oggi prendo una strada completamente diversa, direi anche rischiosa, mettendo a repentaglio la poca rispettabilità e autorevolezza che mi sono costruito mese dopo mese sul blog, proponendovi un racconto che presumo non abbiate mai letto, di un autore per giunta vivo e vegeto, e neppure famoso. Anzi, per la verità un po’ di fama se l’è creata, per via di certi suoi toni accesi, picareschi, a tratti indisponenti e polemici, in alcuni suoi interventi sul web, di cui qualcuno di voi ha certamente memoria. Sto parlando di un blogger-scrittore che risponde al nome di Gaspare Burgio, autore di libri in self-publishing, quella famosa zona franca dell’editoria dove capolavori presunti e schifezze accertate regnano sovrani. Il racconto che sottopongo alla vostra attenzione è «Il più grande spettacolo al mondo», il primo della raccolta Teatro degli anonimi, che potete leggere nell’estratto disponibile in questa pagina di Amazon.

A questo punto qualcuno di voi penserà che accostare uno sconosciuto come Burgio a un calibro come Calvino, è la prova provata che Helgaldo è da ricovero. Portato come sono a dubitare di me, delle mie azioni, dei mie stessi giudizi, potreste anche aver ragione. Prima però lasciatemi dire come sono giunto a proporvi questa «originale» lettura: sentito nominare per la prima volta Gaspare Burgio in quanto al centro di un tifone di polemiche da lui stesso create in un post di Appunti a margine della blogger Chiara Solerio, un personaggio sicuramente sopra le righe (Gaspare, non Chiara, sia chiaro), incuriosito dai suoi giudizi autoincensanti riguardo alla propria scrittura, sono andato a leggermelo in punta di piedi, potremmo dire in silenzio, e ho incrociato proprio il racconto che ora vi propongo. Per dirla in due parole, per me vale un Calvino.

Caspita, direte voi, questo ti ha pagato per sbilanciarti così tanto. Sappiate allora che, nell’ordine: A) con questo Burgio non ho mai scambiato una parola né direttamente né indirettamente; B) questo racconto è l’unica lettura che ho fatto, e non conosco null’altro della sua produzione, né in fondo desidero conoscere; C) se verrà a sapere che un suo racconto è sotto i riflettori al di fuori della sua volontà potrà sentirsi offeso o lodato, non lo so; D) c’era anche un d, ma non me lo ricordo più. Come al solito, comunque, buona lettura.
Poi, se sono davvero da ricovero, mi direte la diagnosi.

58 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

I sette messaggeri

foto_pontile

Uno dei maestri del racconto italiano è sicuramente Dino Buzzati. Ne ha scritti tanti di famosi – penso solo al Colombre –, ma ce n’è uno che rileggo sempre volentieri ogni volta che mi ricapita tra le mani una sua antologia: si tratta dei Sette messaggeri.
Se nella vostra libreria alberga la Boutique del mistero, è il racconto che fa da apripista agli altri. Recuperatelo da lì o dal sito di Amazon, dov’è leggibile nell’estratto (basta aprirlo e saltare le brevi note introduttive). Se invece desiderate scaricarlo per una comoda lettura successiva ecco un altro indirizzo dove vi apparirà immediatamente. Lascio scegliere a voi, ma leggetelo, soprattutto se non lo conoscete. E poi ditemi la vostra. Giusto per invogliarvi vi dirò che… no, non ve lo dico.

Post scriptum Qualcuno protesta perché non lascio il tempo di commentare, data la velocità in cui si susseguono i post nel blog. A questo qualcuno dirò due cose: primo, si può sempre commentare, anche nei giorni successivi alla pubblicazione, senza limitazione alcuna; secondo, ha perfettamente ragione, perciò prometto che mi quieto per quarantotto ore, in modo che possiate dilungarvi con commenti e impressioni.

Post scriptum 2 Devo aver letto da qualche parte nelle classifiche di vendita di settimana scorsa che ci sono ben due antologie di racconti nei primi posti dei libri acquistati in libreria. Uno è Stephen King, e lo posso anche capire. L’altro in questo momento mi sfugge, credo sia un italiano.
Com’era quella diceria? I racconti in Italia non vendono perché non interessano a nessuno. Ma sarà poi vera questa storia? Tra un romanzo e un racconto, per quanto mi riguarda non c’è storia. Racconto über alles.

28 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

L’avventura di due sposi

foto_matrimonio

Se per il nostro Circolo Pickwick dedicato all’analisi di celebri racconti brevi, ho scelto per la prima discussione Il barile di Amontillado, che ha fatto emergere interessanti osservazioni non convenzionali sulla scrittura di Edgar Allan Poe, il racconto che vi propongo oggi è ancora più famoso, e probabilmente per tutti voi si tratterà di una rilettura. Sto parlando dell’Avventura di due sposi, di Italo Calvino.

Personalmente la voglia di scrivere puntando a certi modelli di narrazione mi è venuta proprio da questo breve testo dell’autore della trilogia degli antenati. Se non l’avete a portata di mano nella vostra libreria, lo potete leggere integralmente anche in questa pagina web.

Aspetto con curiosità le vostre osservazioni. Ovviamente chi volesse aggiungere ulteriori considerazioni al racconto precedente di Poe, la discussione per quanto mi riguarda è sempre aperta. Vi attendo dunque nel nostro Circolo Pickwick virtuale. Buona lettura.

31 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

Il barile di Amontillado

foto_whisky_hd_2

Diversamente da quello che si dice in giro, che in Italia non si legge, noto che sul territorio nazionale dalle Alpi alla Sicilia ci sia invece un fiorire di circoli letterari, club del libro, gruppi di lettura che si ritrovano a scadenze fisse in biblioteche, sedi di associazioni, e a volte anche a casa di amici per discutere il libro del mese. Immagino che anche sui social ci siano apposite pagine dedicate a chi è interessato a dire la sua sui libri. Insomma, i lettori ci sono e le letture di qualità non mancano anche da noi.

Mi sono chiesto se un blog personale come questo possa diventare anche una sorta di appuntamento fisso attorno a un testo da discutere, che non sia una mera dimostrazione di erudizione e di critica letteraria: sono atteggiamenti che non sopporto, e che neppure mi interessano. Quello che mi preme invece di un testo è la relazione che posso instaurare con lui da scrittore, cioè chiedendomi quali tecniche l’autore ha messo in atto per affascinarmi con la sua storia e la sua prosa.

Purtroppo non sempre sono in grado di portare alla luce tutti i segreti nascosti tra le righe di una storia. Ma se lo facciamo assieme forse ognuno di noi potrà dare un contributo decisivo a una lettura più profonda del testo, sempre in chiave da scrittore.

Perciò alla domanda se Da dove sto scrivendo possa diventare luogo di incontro per una lettura di questo tipo risponderei di sì. Ma quali testi scegliere, considerando che ognuno di noi ha già innumerevoli impegni di scrittura e no, e diventerebbe faticoso aggiungerne uno nuovo e così serio?

Ho pensato allora che ci si possa raccogliere attorno a un racconto invece che a un romanzo. Non ho mai sentito di gruppi di lettura interessati al racconto. Ve lo propongo allora come una novità assoluta, sapendo di affermare qualcosa di impreciso o errato. Però chi può smentirmi? Passa così poca gente da questo blog che non corro certo il rischio di essere sbugiardato clamorosamente.

E ora il racconto per verificare se la proposta piace: ho scelto Il barile di Amontillado, un famosissimo racconto breve di Edgar Allan Poe. Il mio suggerimento è di leggerlo da un libro, la lettura a video diventerebbe faticosa. La lettura – rilettura se già l’avete letto – è sempre un’attività che dà i suoi frutti migliori quando ci si posiziona comodamente in casa. Per chi non abbia voglia di allungare la mano fino allo scaffale, vi indico due link dove potete leggerlo in versione integrale senza spendere un euro. Il racconto lo trovate qui; alcuni dei più famosi racconti di Poe, tra cui quello che vi propongo oggi, li potete invece leggere o scaricare da Liber liber. Buona lettura.

30 commenti

Archiviato in Trame e personaggi