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Come scrivere un best seller in 57 giorni

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A dispetto del titolo, Come scrivere un best seller in 57 giorni di Luca Ricci non è un manuale di scrittura creativa, anche se vi troverete parecchi consigli di scrittura a patto che il vostro obiettivo sia scrivere un best seller dai tanti milioni di copie vendute. Tra l’altro alcuni di questi consigli vi hanno tenuto compagnia sul mio blog nelle scorse settimane, e li troverete tutti taggati qui a destra con lo stesso titolo del libro.

Ma se Come scrivere un best seller non è un manuale di scrittura, che cos’è allora? È una lotta contro il tempo da parte dei protagonisti di questo romanzo che sbeffeggia un certo tipo di scrittore, magari proprio voi, per elogiarne un altro: quello che pensa a fare i soldi con l’editoria e quindi produce dei best seller anziché grande letteratura.

Per riuscire a scrivere un best seller serve un cambio di prospettiva che non tutti sono in grado di realizzare, a meno che…

A meno che non si sia costretti per aver salva la vita a scrivere un best seller in 57 giorni. Può esistere motivazione più potente di questa per scrivere un best seller?

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Dialogo quinto tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Alla lingua ci badi?
@ Rossana: Intendi le parole?
@ Cyrano: Esatto.
@ Rossana: Nemmeno per sogno.
@ Cyrano: Eppure rivestono un ruolo importante, sono le cellule del libro.
@ Rossana: Appunto. Quando mai pensiamo alle cellule di qualcosa? Perché dovremmo farlo con un libro?
@ Cyrano: Perché le parole di un libro sono sotto i nostri occhi, non c’è bisogno di un microscopio per vederle.
@ Rossana: Non me ne importa niente delle parole. Per me un libro è come un film rudimentale, ci sono una serie di immagini che escono dalle pagine. Ti ricordi quei libri per bambini con le figure tridimensionali che si alzano quando giri le pagine?
@ Cyrano: Sì.
@ Rossana: Ecco. I libri per adulti non dovrebbero essere molti diversi da quelli per bambini.

Luca Ricci

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Dialogo quarto tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Che te ne pare?
@ Rossana: È avvincente.
@ Cyrano: Sul serio?
@ Rossana: Sai emozionarmi.
@ Cyrano: È meglio l’emozione o la riflessione?
@ Rossana: È meglio l’emozione. Ma è giusto mettere anche un po’ di riflessione. È importante far credere alla gente che stia riflettendo.
@ Cyrano: A volte la tua lucidità mi spaventa.
@ Rossana: Cerco di essere sincera, è l’unico modo che ho di aiutarti.
@ Cyrano: Emozioni a palate, riflessioni con il contagocce (meglio se contraffatta), avvenimenti a cascata, tecnica invisibile… Non è solo intrattenimento, un bieco prodotto di consumo?
@ Rossana: Chiamalo come ti pare, sono i libri che piacciono alla gente.

Luca Ricci

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Dialogo terzo tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Programmi per oggi?
@ Rossana: Leggere un bel libro.
@ Cyrano: Ottimo programma.
@ Rossana: E il tuo?
@ Cyrano: Scrivere un bel libro.
@ Rossana: Sei uno scrittore?
@ Cyrano: Proprio così.
@ Rossana: Ma è meraviglioso! Magari ho già letto qualcosa di tuo.
@ Cyrano: Lo escludo.
@ Rossana: Che genere scrivi?
@ Cyrano: Genere?
@ Rossana: Si, che genere.
@ Cyrano: Ehm…
@ Rossana: Ehm?
@ Cyrano: Un libro deve appartenere per forza a un genere?
@ Rossana: È la letteratura di oggi.
@ Cyrano: E chi lo stabilisce? Voglio dire, cosa è letteratura e cosa non lo è?
@ Rossana: Per me la letteratura è ciò che viene letto in un determinato periodo storico. È un concetto flessibile.
@ Cyrano: Quindi se scrivessi un madrigale sarei fuori gioco.
@ Rossana: Non sarai mica uno di quegli scrittorucoli antimoderni e snob?
@ Cyrano: Figurati, sono un provocatore…
@ Rossana: Le forme si rinnovano. Prendi la Tour Eiffel.
@ Cyrano: Che c’entra adesso la Tour Eiffel?
@ Rossana: Dovevano rimuoverla, all’epoca era troppo moderna, una specie di esperimento, e invece adesso è il simbolo di Parigi, al pari di Notre-Dame. L’arte brucia le forme, capisci?
@ Cyrano: Intendi dire che i generi letterari di oggi potrebbero essere il canone classico di domani?
@ Rossana: No, intendevo dire che se scrivi sul serio madrigali sei un povero sfigato.

Luca Ricci

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Dialogo secondo tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Oggi zero ispirazione.
@ Rossana: L’ispirazione è una fregatura.
@ Cyrano: Cioè?
@ Rossana: Se aspetti l’ispirazione rischi di non combinare niente.
@ Cyrano: Ma allora le muse non esistono?
@ Rossana: Che ci credano i lettori. Tu sei uno scrittore.
@ Cyrano: Io ci credo, la mia musa sei tu.
@ Rossana: Adulatore! Sarebbe meglio darsi delle scadenze.
@ Cyrano: Aiuterebbe il lavoro?
@ Rossana: Imporsi degli obblighi rende produttivi.

Luca Ricci

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Dialogo primo tra lo scrittore e il lettore

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@ Cyrano: Quando leggi fai attenzione al narratore?
@ Rossana: No, non ci bado mai.
@ Cyrano: Sei sicura?
@ Rossana: Certo che ne sono sicura. Il narratore è la voce che racconta, giusto?
@ Cyrano: Sì, è proprio quella voce.
@ Rossana: Mi piace quando è naturale.
@ Cyrano: Che intendi per naturale?
@ Rossana: Non saprei dirtelo meglio. Non voglio che interferisca tra me e la storia. Dev’essere solo un anello di congiunzione, un tipo speciale di cerniera.
@ Cyrano: Non vuoi accorgerti del narratore?
@ Rossana: Per quanto stupido possa sembrarti, per me il narratore non si deve immischiare troppo nella faccenda.

Luca Ricci

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Tratti vincenti per il personaggio

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Ecco l’incipit di Shining di Stephen King:

Jack Torrence pensò: Piccolo stronzo intrigante. Ullman era alto poco più di un metro e sessanta, e quando si muoveva aveva la rapidità scattante che sembra essere peculiare a tutti gli ometti grassocci. Aveva i capelli spartiti da una scriminatura impeccabile, e il completo scuro era sobrio, ma severo. Sono un uomo al quale potete tranquillamente esporre i vostri problemi, diceva quel completo alla clientela solvente.

(Bastano pochi tratti per restituirci l’essenza di un personaggio. Grande o piccolo che sia. In questo caso si tratta di Ullman, una figura secondaria, ma che rimane impressa grazie alla micidiale progressione di King: tratti fisici, mobilità, dettaglio scriminatura dei capelli, abbigliamento. Da notare soprattutto quanto possa rivelare di un personaggio il modo in cui si veste. Gli aggettivi per il completo scuro sono sobrio e severo – aggettivi riferiti a giacca e pantaloni, ma evidentemente validi anche per la persona. Lo stesso King alla fine ammette che è il completo a parlare di Ullman).

Luca Ricci

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